E’ veramente assurdo che, fino ad ora, lo Stato non abbia mai controllato nè messo freni alle spese dei Comuni. I quali, chi più e chi meno, chi in alcune cose e chi in altre, ne hanno approfittato per benino.

No ma dico: ci voleva Mario Monti per andare a guardare queste cose? Perchè le generazioni dei vari Presidenti del Consiglio che si sono succeduti prima di lui non l’hanno mai fatto? L’inadempienza e l’incapacità dei politici si stanno manifestando in tutta la loro gravità: nessuno ha mai verificato seriamente i conti pubblici, il nostro debito è andato alle stelle mentre loro cianciavano, ed ora noi cittadini dobbiamo subire oltre al danno (il fatto di aver sempre versato tasse in modo sproporzionato rispetto ai servizi ricevuti dallo Stato) pure la beffa: il fatto cioè di avere sul groppone un debito pubblico pro-capite di circa 30.000 euro (circa 30.724 euro per ogni italiano, inclusi neonati e ultracentenari, ovvero 80.327 euro per ogni occupato) che, se andrà bene, riusciremo a ripagare con altri sacrifici, se andrà male lo ripagheremo con sacrifici ancora maggiori…

Per farvi meglio rendere conto della situazione: tra gennaio e luglio 2010 il debito pubblico è aumentato di 50.100.143.820 euro, più di 7 miliardi al mese, 236 milioni al giorno, quasi 10 milioni di euro all’ora, 164.112 euro al minuto. Ogni secondo, questo debito immenso è cresciuto di 2.735 euro, più di quanto guadagni una famiglia media in un mese (www.brunoleoni.it/).
A questo debito ha contribuito non solo lo Stato italiano, ma anche tutte le amministrazioni locali, a partire dalle Regioni, fino alle Province ed ai Comuni. 

L.D.

http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1053690/spending-review-tutte-le-spese-dei-comuni.shtml

Dieci città medio-grandi a rischio crac. Arriva la spending review dei Comuni

Enormi le disparità confrontando le voci di costo ogni 100 abitanti dei consumi intermedi nei capoluoghi da Nord a Sud

23.7.2012

Dimmi come spendi i soldi pubblici e ti dirò chi sei. Sono tante e diverse le spese dei Comuni nel mirino della spending review. Le disparità, confrontando le voci di costo ogni 100 abitanti dei consumi intermedi nei capoluoghi, variano incredibilmente da città a città. […]

Come riporta Il Sole 24 Ore su dati del ministero dell’Economia, nel capoluogo lombardo il trasporto pubblico costa al Comune il 60% in più rispetto a Roma(ma funziona meglio), mentre la Capitale paga per gli incarichi professionali quasi 2.600 euro ogni 100 abitanti contro i 465 di Milano. Enna spende invece per i rifiuti il quadruplo della media nazionale arrivando a pagare il 77% in più di Novara e il 366% in più di Salerno. Asti batte tutti nelle utente (telefono, acqua, gas, luce) Chieti invece nelle spese per cancelleria e materiale informatico. A Lucca si spende il quintuplo rispetto alla media dei capoluoghi nella manutenzione degli uffici e degli immobili. Sempre in Toscana, a Siena, nel 2011 sono stati spesi quasi 3 milioni in manifestazioni e convegni mentre a Ferrara “solo” 34mila euro.Ora la spending review cercherà di venire a capo all’ingarbugliata questione delle voci di spesa. Per capire anche come mai, ad esempio, Palermo e Napoli, a quanto risulta al sistema informatico del ministero, non spendano neanche un euro per pulire gli uffici.
Dieci grandi città a rischio bancarotta
Dieci grandi città italiane sarebbero a un passo dal default. Lo scrive La Stampa, che presenta un ampio dossier sull’argomento. “Ci sono dieci grandi città italiane con più di 50 mila abitanti che sono ad un passo dal crac. Napoli Palermo in cima alla ‘lista nera’, anche se da settimane una task force a Palazzo Chigi sta facendo di tutto per evitare il peggio. Poi Reggio Calabria, finita in rosso già nel 2007-2008 ed ora oggetto di un’inchiesta della magistratura. E poi tante altre amministrazioni, grandi e meno grandi (come Milazzo), magari fino ad oggi virtuose, potrebbero essere costrette a chiedere il ‘dissesto’, che significa scioglimento della consiglio, entrata in campo della Corte dei Conti e commissario prefettizio. L’ultimo colpo, o se vogliamo il colpo di grazia, sta infatti per arrivare: e’ una norma inserita nel decreto sulla spending review, che nelle pieghe delle nuove regole che impongono l”armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio,’ impone di svalutare del 25 per cento i residui attivi accumulati sino ad oggi. Si tratta di entrate contabilizzate ma non ancora incassate, come possono essere i proventi delle multe e le tassa sui rifiuti.Cifre importanti, che servono a ‘fare’ il bilancio di un ente che spesso, per prassi, gonfia queste voci pur sapendo di non riuscire a poter incassare il 100 per cento degli importi messi a bilancio. Incassi spesso molto dubbi insomma, che ora non possono più servire a far quadrare i conti […]
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La «roulette» delle spese dei Comuni

Gianni Trovati – 23 luglio 2012

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http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-11/corre-debito-societa-house-063639.shtml?uuid=AbB9MSqF

Per le società dei Comuni un debito da 34 miliardi

Gianni Trovati – 11 giugno 2012

[…] È il debito accumulato dalla miriade di società che lavorano con gli enti locali, in genere grazie a contratti in house con Comuni e Province che sono i loro unici azionisti. […] Le norme degli ultimi anni, ricorda la Corte, hanno moltiplicato i vincoli ai bilanci degli enti locali, stringendo in particolare sulla gestione delle spese e sulla possibilità di indebitarsi, ma la via d’uscita che passa dalle società è sempre aperta. Il debito, per esempio, esce dai conti dell’ente locale, che però ne rimane nei fatti il titolare e in caso di liquidazione deve farvi fronte (ne sa qualcosa il neosindaco di Parma, Federico Pizzarotti), mentre anche sulla spesa corrente e sulla spesa di personale si moltiplicano le possibilità elusive. […]

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I DEBITI DEI COMUNI ITALIANI (pdf aggiornato al 2010, pubblicato da “Il Sole 24 Ore”)

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Aggiornamento del 7 gennaio 2014:

Ma quale spending review, daaaaai non prendiamoci in giro!!!

I comuni stanno spendendo ancora esattamente come prima!!! Il motivo? Spesso e volentieri, come nel caso eclatante del comune di Roma, perchè sono né più né meno che degli STIPENDIFICI, dunque nessuno si prende la briga di ridurre il personale. Attenzione: non sarebbe soltanto da ridurre il personale, ma anche e soprattutto ridurre le alte cariche manageriali, tante, costose e troppo spesso INUTILI!!! Ma in una “bolgia” simile, sarebbe forse più semplice e più sensato fare una cosa facile facile, che nessuno naturalmente intende fare: PRIVATIZZARE!!!! Eh no, privatizzare no: nelle aziende private c’è un capo vero, non ci sono i dirigenti che decidono/concordano tra loro i maxi-stipendi, o che decidono autonomamente le condizioni (banali) per le quali riceveranno il premio di produzione!!! Eh no, se si privatizza poi bisogna sgobbare davvero e si guadagna molto meno, perchè farlo quando adesso si sta così bene, vero?!?

http://roma.corriere.it/roma/notizie/politica/14_gennaio_06/peccato-capitale-una-citta-dissesto-atac-ama-acea-31mila-dipendenti-d2ad0460-76ec-11e3-b5b8-f597f656ab59.shtml

IL COMUNE DI ROMA HA PIU’ DIPENDENTI DELLA FIAT

Il peccato Capitale di una città in dissesto. Atac, Ama e Acea: 31mila dipendenti

Le cifre dei buchi di bilancio rivelate da un dossier pubblicato dal consigliere comunale Magi su Opencampidoglio.it

7 gennaio 2014

[…] Ventisei società, più una marea di controllate: oltre cinquanta quelle di Acea (energia e acqua), Ama (rifiuti) e Atac (trasporti). Tre gruppi che da soli hanno qualcosa come 31.338 dipendenti, ovvero l’85 per cento del personale di tutte le partecipate comunali, che si aggira intorno alle 37 mila unità. Circa diecimila in più rispetto ai 26.800 dipendenti degli stabilimenti Fiat in Italia. Senza contare i 25 mila dipendenti diretti dell’amministrazione comunale. […] La verità è che queste aziende, e non è certo una particolarità di Roma, sono state spesso interpretate dalla politica, anche con pesanti complicità sindacali, alla stregua di poltronifici o gigantesche macchine clientelari, piuttosto che strumenti per fornire servizi essenziali alla città da gestire oculatamente. Salvo poi trovarsi di fronte a sorpresine al pari di quella spuntata nell’ultimo bilancio dell’Ama, che dà notizia di una raffica di arbitrati innescati dalla società titolare della discarica di Malagrotta. Alcuni dei quali già conclusi nel 2012 in primo grado con la condanna dell’azienda pubblica a pagare alla ditta che fa capo a Manlio Cerroni, tenetevi forte, la bellezza di 78,3 milioni di euro.

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Aggiornamento del 18 aprile 2015:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/08/spesa-dei-comuni-fassino-cieco-renzi-sordo-e-i-giornalisti-muti/1572722/

Spesa dei comuni: Fassino cieco, Renzi sordo e i giornalisti muti

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