Ma che bella idea, quella delle baby-pensioni! Sembra che di gente capace di fare due conti, nella politica italiana, non ce ne sia mai stata molta: le baby-pensioni che stiamo pagando sono circa 500’000 e ci costano la bellezza di 9,5 miliardi l’anno!!!

Sembrerò spietata, ma io proporrei di decurtare queste baby-pensioni del 50%: chi si accontenta faccia dei sacrifici (visto che fin’ora ha goduto di un certo privilegio) e chi non si accontenta torni a lavorare. In fondo non è giusto che tutti gli errori commessi in passato ricadano così onerosamente sulle spalle di noi giovani, non è onesto che chi sa di costituire un peso per la società faccia spallucce senza sentirsi in colpa, non è serio che un governo che sta realizzando un progetto di spending review, alla luce dei gravi problemi finanziari che stanno mortificando questo paese, ignori il problema…

L.D.

Baby pensioni

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Con baby pensioni o pensioni baby sono indicate quelle pensioni erogate dallo stato italiano a lavoratori del settore pubblico che hanno versato i contributi pensionistici per pochi anni, o che hanno avuto la possibilità di ritirarsi dal lavoro con età inferiore ai 40-50 anni. Le baby pensioni furono inaugurate nel 1973 dal governo Rumor con il DPR 1092 che consentiva le baby pensioni nell’impiego pubblico: 14 anni 6 mesi e 1 giorno di contributi per le donne sposate con figli; 20 anni per gli statali; 25 per i dipendenti degli enti locali. Le baby pensioni vennero eliminate dal Decreto legislativo 503 del 30 dicembre 1992 (“Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell’articolo 3 della legge 23 ottobre 1992, n. 421”).

http://www.tempi.it/baby-pensioni-fino-ad-oggi-ci-sono-costate-163-miliardi-e-mezzo#axzz21RUqIWyK

Baby-pensioni: fino ad oggi ci sono costate 163 miliardi e mezzo

28 Ottobre 2011 – Redazione

Sono 6.630 euro a cittadino. Le 531.752 baby-pensioni, fenomeno abolito nel 1992, si fanno ancora sentire sulle casse italiane. Ogni persona che si ritira prima dei 50 anni costa in media 279.582 euro in più di un normale pensionato

Seimilaseicentotrenta euro. Tanto ogni cittadino italiano ha pagato fino ad oggi per le cosiddette baby-pensioni, quelle elargite a lavoratori sotto i 50 anni d’età. Secondo una ricerca di Confartigianato, le 531.752 baby-pensioni sono costate all’Italia una cifra abnorme, pari a 163 miliardi e mezzo di euro. Magra consolazione, il fenomeno è stato abolito nel 1992, ma i suoi effetti finanziari si sentono ancora.

Poiché il mezzo milione di pensionati precoci riceve un trattamento pensionistico più lungo di 15,7 anni rispetto alla media, il risultato è che ognuno di loro costa 279.582 euro in più di uno ordinario. Dunque, facendo le somme, un costo complessivo di 148,7 miliardi a cui vanno aggiunti altri 14,8 miliardi in mancati contributi.

Secondo la durata media della vita, le 291.669 persone che sono andate in pensione tra i 45 e i 49 anni, godranno di 37,4 anni di pensione. I 145.197 che si sono ritirati tra i 40 e i 44 anni, ne avranno 42,4. I 77.913 che hanno smesso di lavorare tra i 35 e i 39 anni, almeno 47,4. Infine, i 16.953 che fino a 35 anni hanno abbandonato il posto di lavoro, staranno in pensione per 53,9 anni.

In pratica, queste persone in media trascorrono in pensione il 48% della loro esistenza: «Le baby-pensioni sono un fenomeno paradossale, un’assurda iniquità. Con queste cifre si mette in ginocchio qualsiasi sistema. Con una seria riforma della previdenza si potrebbe fare un’intera manovra di sviluppo». Forse Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, ci va giù troppo duro ma i numeri sono di quelli da capogiro.

http://www.ilmessaggero.it/economia/le_baby_pensioni_costano_150_miliardi_la_spesa_in_40_anni_di_welfare_squilibrato/notizie/209870.shtml

Le baby pensioni costano 150 miliardi
La spesa in 40 anni di welfare squilibrato

Quaranta anni di welfare squilibrato. Nel pubblico le madri si ritiravano con 14 anni e 6 mesi, gli uomini con 5 di più

di Marco Ferrante, 23 luglio 2012

[…] In un mondo come quello attuale in cui ci sono quarantenni privi di copertura previdenziale adeguata, questi dati spiegano le reazioni che, negli anni, il fenomeno dei baby pensionati ha cominciato a destare in una opinione pubblica alle prese con le trasformazioni del lavoro. Spiega Chiara Giorgi, che insegna Storia della Pubblica Amministrazione all’università di Genova: “Oggi queste prestazioni – che vengono dal conflitto tra la spinta universalistica del welfare classico e la declinazione italiana di un welfare corporativo – sono incomprensibili per almeno due generazioni che sono cresciute in un modello lavoristico dove non c’è il posto fisso e che non avranno mai quel tipo di previdenza”.

Per farsi un’idea, i nove miliardi e mezzo l’anno che noi spendiamo per le pensioni baby (tra il 4 e il 5% del totale della nostra spesa pensionistica) sono all’incirca il doppio di quanto – secondo una stima fatta da Confindustria – ci costano tutti gli anni i circa 180.000 eletti del sistema politico-istituzionale italiano, la cosiddetta casta: quattro miliardi contro cui un pezzo di opinione pubblica è costantemente mobilitata.

Negli anni, per gli eccessi dei pensionamenti agevolati sono cresciuti fastidio e indignazione, in aree politiche e culturali molto diverse. C’è tutta una fortunata pubblicistica sui pensionati baby e sulle loro storie. Non solo la moglie di Umberto Bossi, eletta a simbolo della categoria. Ma ci sono le storie di gente comune. Le baby pensionate scovate e intervistate dalla stampa, quasi tutte prive di sensi di colpa. I racconti di Mario Giordano in “Sanguisughe” (Mondadori, 2011, pag. 168, 18,50 euro).

E poi c’è Internet. Su Giornalettismo, per esempio, è scoppiata una polemica sulle pensioni baby a favore dei sacerdoti. Mentre sull’edizione italiana di Indymedia – considerato il forum online internazionale della sinistra antagonista – a gennaio sono spuntate le storie di due baby pensionati di Modica (perché in Sicilia il meccanismo delle baby pensioni ha resistito alla scure degli anni ’90) e anche l’accusa di censura rivolta da parte degli anti-baby pensionati ai difensori dei baby pensionati. […]

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Aggiornamento dell’1 agosto 2013:

Non solo baby-pensionata (a 50 anni), ma pure con una pensione magari non “d’oro” ma comunque “d’argento” (3700 euro netti al mese!). Cosa si può volere di più dalla vita?

Niente a che vedere con la miseria di noi italiani “comuni mortali”, che non possiamo contare sui privilegi di cui può godere chi si trova nell’Olimpo della politica italiana.

Tanto per fare un confronto, mio padre (dapprima artigiano poi tecnico specializzato con ruolo di responsabile presso l’azienda per la quale lavora), con oltre 40 anni di contributi, andrà in pensione con circa 1800 lordi al mese, che al netto della tassazione (28%!!!) diventeranno solo 1300 euro, mentre mia madre (ex-commerciante ed attualmente disoccupata), con oltre 32 anni di contributi versati, tra 10 anni prenderà la pensione minima (500 euro scarsi al mese), che, attenzione attenzione, nel 2013 è aumentata addirittura del 3% rispetto al 2012 come adeguamento al costo della vita!!! Un vero trattamento da pascià, quello che il nostro caro Stato riserva ai cittadini che per tutta la vita lavorano pagando fior di tasse per mantenere questo inutile circo della politica e della burocrazia italiana!!!

L.D.

http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/alessandra-guerra-pensione-a-50-anni-di-3700-e-per-ex-governatore-friuli-1634246/

Alessandra Guerra, pensione a 50 anni di 3700 € per l’ex governatore del Friuli

31 luglio 2013

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