Ebbene sì, fino ad ora il governo Monti è riuscito a mettere alcune pezze qua e là, non senza creare qualche buco in più, come effetto collaterale inevitabile, in una coperta troppo piccola per poterci coprire comodamente tutti quanti: coprendo da una parte si scopre un’altra parte, mentre tirando da più lati la coperta prima o poi si strappa…

Concretamente parlando, al di là delle metafore, le manovre varate dal governo Monti sono state in parte salvifiche e progettate con un’ottica rivolta verso il futuro. Ma il nostro passato, quel debito pubblico spaventosamente elevato che i nostri governi hanno accumulato sulle nostre spalle (nonchè alle nostre spalle…), ci rende estremamente fragili e vulnerabili, in un periodo di grave crisi economica come quello attuale. Governi di miserrime vedute ci hanno governati, purtroppo: governi di cicale, che hanno sempre speso tutto e ancor più di tutto, senza pensare che un inverno sarebbe prima o poi arrivato. Ma la stoltezza, la volubilità, la cecità e la vigliaccheria prima o poi si pagano. Una duplice vigliaccheria, quella dimostrata dalla nostra classe politica: da una parte quella di non saper/voler affrontare di petto i problemi veri del nostro paese, dall’altra quella di mentire a noi cittadini, facendo promesse che non sono state mantenute, raccontandoci frottole, nascondendo e falsificando a loro piacimento la realtà dei fatti. Potremmo trovare decine, centinaia, migliaia di esempi. Ora sembra proprio arrivato il momento di pagare, anche se, purtroppo, a pagare non sarà chi ha dilapidato senza ritegno il provente dei nostri contributi, ma saremo ancora, come sempre, noi contribuenti. Loro, i politici vigliacchi ed impenitenti, sono ancora lì, seduti a sonnecchiare sulle loro comode poltroncine e a godere dei loro immeritati guadagni, privilegi e vizi, quasi come fossero dei semidei. Mentre a noi spetteranno, purtroppo, solo lacrime e sangue.

Come abbiamo già detto (articolo “Bugie e verità sulla crisi“) e continueremo a ripetere, i nostri politici continuano a dirci che la colpa è altrove: ora della Spagna, della Germania, del contagio, di questo e di quello. Della povera Italia di certo no, l’Italia è vittima innocente di un mondo brutto e cattivone. Nossignori, non cascate a queste BALLE che vanno dicendo: se l’Italia fosse davvero innocente, non sarebbe messa male come invece si ritrova: la vera colpa è dei POLITICI, che hanno fatto di tutto per rendere l’Italia un paese nel quale è IMPOSSIBILE investire!! Certo, le condizioni in cui versano Grecia e Spagna rimbalzano su di noi, rendendoci ancora meno affidabili, ma la situazione pregressa è interamente dovuta alle gravi mancanze della nostra classe di politici. Ora il povero Monti deve correre a destra e a manca per farci pubblicità e, proprio come un commerciale, deve cercare di convincere gli investitori stranieri ad investire capitali in Italia. Un compito, questo, davvero molto arduo…

L.D.

Fiscal compact

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il Fiscal compact, formalmente Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, noto anche come Patto di bilancio, è il trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’unione economica e monetaria che è stato firmato il 2 marzo 2012 da 25 Stati dell’Unione europea.

Esso contiene una serie di regole, chiamate «regole d’oro», che sono vincolanti nell’UE per il principio dell’equilibrio di bilancio. Tutti gli stati membri dell’Unione europea hanno firmato il trattato il 2 marzo 2012 ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca. Il trattato entrerà in vigore il 1º gennaio 2013 se in quel momento almeno dodici membri della zona euro l’avranno ratificato.

http://www.ilvostro.it/economia-e-lavoro/fiscal-compact-litalia-approva-ma-sara-una-missione-impossibile/49737/

Fiscal compact, l’Italia approva
Ma sarà una missione impossibile

È passato praticamente sotto silenzio il via libera del Parlamento italiano al Trattato sulla stabilità nell’Unione Economica e Monetaria Europea. Costringerà il Paese a raggiungere e mantere obiettivi di equilibrio debito/Pil che, a conti fatti, trasformeranno i prossimi vent’anni in un periodo lacrime e sangue senza precedenti

Nicolò Petrali

Roma – Il fiscal compact,  il Trattato sulla stabilità nell’Unione Economica e Monetaria Europea, è stato approvato dal Parlamento italiano nonostante i voti contrari di Idv, Lega Nord e di qualche esponente del Pdl. Bene. E ora? Con la ratifica di ieri, di fatto, il nostro paese si impegna nell’arco dei prossimi vent’anni a far diminuire il rapporto tra il debito pubblico e il Pil al 60%, vale a dire ad un livello pari alla metà di quello attuale (120% circa). L’Italia dunque, insieme ad altri paesi europei dovrà, fra le altre cose, ridurre il proprio debito di almeno 3 punti percentuali all’anno per ben 4 lustri, se non vuole che scattino le sanzioni dell’Unione Europea.

I NUMERI – Cosa significa questo in termini numerici? Semplice: il Belpaese produce un Pil (prodotto interno lordo) annuale di circa 1580miliardi su cui grava un debito pubblico che si aggira intorno ai 1965miliardi. Dunque il 60% del Pil corrisponde su per giù a 948miliardi di euro. La parte del debito eccedente al 60% del Pil è quindi più o meno di 1017miliardi. Questo significa che l’Italia dovrà produrre annualmente circa 51 miliardi di avanzo per centrare l’obiettivo previsto dal trattato. E se l’Italia dovesse centrare il pareggio di bilancio e mantenerlo per i prossimi 20 anni, il tasso di crescita medio del Pil che le permetterà di raggiungere il traguardo del rapporto debito/Pil del 60% è di 3,71 punti percentuali. E’ vero che il proverbio dice che “volere è potere”, ma questo scenario sembra davvero troppo utopistico in un’ Italia in cui si riesce a tagliare tutto tranne che la spesa pubblica improduttiva. Dunque, se il nostro paese è davvero intenzionato a rispettare i patti, ciò significa che per i prossimi 20 anni ci aspetta un periodo davvero lacrime e sangue, in cui le generazioni presenti e future dovranno tirare la cinghia per pagare un debito prodotto da 150 anni di malapolitica. Serviranno certamente altre manovre finanziarie e difficilmente la pressione fiscale si abbasserà dato che lo Stato necessiterà giocoforza delle risorse adeguate per non incorrere in sanzioni da parte dell’Ue. E questo, purtroppo, non ha niente a che vedere con l’allarmismo, sempre che la matematica non sia diventata un’opinione.

GLI ALTRI REQUISITI Nel testo del fiscal compact non si parla solo di riduzione del debito, anche se quello è certamente l’obiettivo più difficile da raggiungere.  Ecco gli altri punti contenuti nel testo:

- Il deficit strutturale di ogni paese, cioè quello che gli Stati registrano quando il ciclo economico è in condizioni di normalità e non si trova in un periodo di forte recessione, non deve superare lo 0,5% del prodotto interno lordo, oppure l’1% se il rapporto tra debito e pil è inferiore al 60%.

- I paesi europei dovranno inserire nella propria Costituzione (o nelle leggi dello stato), il principio del pareggio di bilancio, che obbliga ciascun governo a garantire sempre l’equilibrio tra le entrate e le spese pubbliche.

- La Corte di Giustizia Europea vigilerà sempre sull’operato degli stati, per verificare che le regole del Fiscal Compact siano state ratificate nella loro legislazione. I paesi che non applicano gli accordi firmati subiranno una sanzione dell’1% del pil (pari a circa 15 miliardi di euro nel caso dell’Italia). Inoltre, se un governo non riuscirà a rispettare gli obiettivi del trattato, dovrà mettere in atto (quasi automaticamente) delle misure correttive, cioè varare delle manovre straordinarie di finanza pubblica.

- Tutti i membri di Eurolandia dovranno infatti garantire la loro presenza ad almeno due summit continentali all’anno, di cui almeno uno dovrà essere partecipato anche dei membri dell’Ue che non hanno adottato la moneta unica.

21/07/12

http://www.fanpage.it/lo-spread-tutta-colpa-del-contagio/

Lo spread? Tutta colpa del contagio

Per Monti la colpa dello spread è tutta nel rischio contagio. Occorre dunque ritrovare la fiducia dei mercati per veder scendere i tassi e per questo più che nuove tasse servono vere riforme e spirito imprenditoriale…

di Luca Spoldi
20 luglio 2012
[...] per quanto Monti, a differenza di chi l’ha preceduto, possa vantare una personale credibilità spendibile presso le autorità europee (tanto che non sembrano esservi molte alternative praticabili ad un “Monti bis” sostenuto da una vasta coalizione anche dopo le elezioni della prossima primavera) sono i mercati ormai a non credere più né nella capacità delle autorità italiane né nella lungimiranza di quelle europee. Essere virtuosi “sino alla morte” non serve, insomma, se non si riconquista la fiducia dei mercati.

Per riconquistare la fiducia dei mercati, come stanno dicendo da tempo analisti ed enti sovranazionali, oltre a un’imprescindibile azione comune a livello europeo che convinca i mercati che ci sono le risorse per sostenere gli stati in difficoltà (dunque un vero meccanismo antispread e in prospettiva un’unione fiscale e bancaria che consenta la nascita degli Eurobond) servono più che nuove tasse (si inizia purtroppo a parlare di un’ulteriore “una tantum” che potrebbe essere prelevata su conti correnti e depositi, sull’esempio di quanto fece nel 1992 Giuliano Amato prelevando il 6 per mille delle somme giacenti sui conti correnti bancari italiani) nuove riforme in grado di scardinare il sistema di caste e lobbies che gravano sull’intera economia italiana, una vera lotta all’evasione (tuttora stimata pari al 17,5% del Pil ovvero a 154 miliardi di euro di imposte evase), l’abbattimento della burocrazia che assieme al cuneo fiscale sul costo del lavoro sta riducendo a zero la natalità imprenditoriale del Belpaese.

A dirla tutta servirebbe anche che gli italiani imparassero a piangersi meno addosso e ad abbracciare con maggiore convinzione l’innovazione in tutti i campi, perché è l’innovazione, sempre, che può traghettare l’economia da un “miracolo” all’altro permettendo di superare periodi di crisi come l’attuale. [...]

http://www.trend-online.com/prp/piazza-affari-spread-grecia-spagna/

Piazza Affari crolla. La colpa è ancora di Spagna e Grecia

Alberto Susic 2012
 
http://www.imolaoggi.it/?p=21971

Cicchitto, oggi spread a 500: colpa della Merkel e della speculazione

Pubblicato da ImolaOggi  lug 17, 2012

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