Il tema è di questi giorni ed è particolarmente in sintonia con la stagione estiva… tema caldo, caldissimo, degli sprechi nella regione Sicilia. Sono molto dispiaciuta del fatto che tutta Italia se la stia prendendo con i poveri siciliani, ma d’altra parte c’è ben poco da fare: questa situazione l’hanno voluta e creata loro, ed ora devono prendersi le proprie responsabilità e rimediare al danno che hanno procurato, alla loro regione ed all’Italia intera. Mi spiace che i siciliani cerchino delle giustificazioni, del tipo che loro hanno la mafia, che da loro non c’è lavoro eccetera eccetera. Ma non è colpa del babau: se non avessero cercato, come loro priorità, di imboscarsi a frotte nel settore pubblico, se avessero cercato di promuovere e sviluppare il settore turistico (visto che hanno la fortuna di abitare in una delle regioni più belle d’Italia, come una piccola perla preziosa che loro stessi hanno ricoperto di fango), se si fossero uniti ed organizzati per combattere la mafia … bé, penso che oggi le cose sarebbero un po’ diverse. Ergo, lo scandalo di questi giorni, cioè il fatto che la regione Sicilia stia rischiando il fallimento poiché a corto di liquidità, grazie proprio agli scandalosi sprechi di cui è stata fin’ora capace, potrebbe rappresentare un’occasione da cogliere al volo per rimettere in riga i siciliani: speriamo dunque che l’attuale governatore Lombardo si dimetta (o venga comunque costretto a farlo), che la regione venga commissariata e che gli sprechi vengano tagliati, con buona pace di tutti quei siciliani che fin’ora hanno goduto e fatto la bella vita a spese di altre persone che hanno lavorato per loro…

Non si può, comunque, parlare della Sicilia senza menzionare le altre 4 regioni a Statuto Speciale italiane. Trattasi di Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Con un gesto di particolare sensibilità politica, nel secondo dopoguerra, a queste regioni vennero conferite maggiori autonomie nei confronti dello Stato centrale, autonomie che ad oggi non hanno più alcuna ragion d’essere, essendo ormai decadute le ragioni storiche che giustificarono la loro istituzione. Ecco perché, con un gesto di altrettanta sensibilità politica da parte dell’attuale governo, sarebbe auspicabile che tali autonomie venissero meno, considerando il fatto che tutte e 5 queste regioni hanno dei bilanci in passivo, ossia ricevono dallo Stato più denaro di quanto ne versino a spese delle rimanenti 15 regioni a Statuto Ordinario…

L.D.

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REGIONE SICILIA

http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/07/il-crack-della-regione-sicilia-lombardo.html?m=1

Il crack della Regione Sicilia: Lombardo scappa, in cassa nemmeno un euro. Stipendi a rischio

MARTEDÌ 17 LUGLIO 2012

Dopo l’infinita scia di tangenti, appalti e consulenze varie ad amici e parenti della casta, il potere del governatore siciliano Raffaele Lombardo crolla sotto il peso degli sprechi e della corruzione. Con il suo esercito di ventimila dipendenti, con il suo buco di 17 miliardi di euro, la Sicilia è a un passo dal default, cioè dal fallimento. La regione a statuto speciale rischia di non essere in grado di chiudere i suoi bilanci. Da settimane si parla di una situazione di gravissima crisi. Ma ora la cosa è diventata ufficiale: da Palazzo Chigi è arrivata una nota in cui si chiede al governatore della regione, Raffaele Lombardo, se corrisponde al vero la sua intenzione di dimettersi. “Il Presidente del Consiglio Mario Monti, facendosi interprete delle gravi preoccupazioni riguardo alla possibilità che la Sicilia possa andare in default a causa del proprio bilancio, ha scritto una lettera al Presidente della Regione, Raffaele Lombardo per avere conferma dell’intenzione, dichiarata pubblicamente, di dimettersi il 31 luglio”. […]

Sicilia, più dipendenti del governo inglese

La presidenza della Regione ne conta 1.385.
Downing Street si ferma a 1.337

ROMA – Esiste in Italia un ufficio pubblico dove c’è un dirigente ogni sei impiegati. Si trova a palazzo dei Normanni, Palermo: è la presidenza della Regione siciliana. Ma il governatore Raffaele Lombardo sappia che non è l’unico in Europa a guidare un esercito pieno zeppo di generali. Il premier britannico David Cameron è nelle sue stesse condizioni: anche a Downing Street ogni dirigente ha in media sei sottoposti. Il fatto è che pure i numeri sono più o meno gli stessi. Cameron ha 198 dirigenti, Lombardo 192. Quanto ai dipendenti il Cabinet Office, equivalente della nostra presidenza del Consiglio, ne ha 1.337: quarantotto meno dei 1.385 che la presidenza della Regione siciliana contava alla fine del 2011.

Ciò basta per immaginare quali stupefacenti risultati potrebbe dare da queste parti una seria spending review . Afferma la relazione della Corte dei conti sul rendiconto del bilancio 2011 che la Regione siciliana ha ufficialmente 17.995 dipendenti. […]  nel 2011, anno in cui riesplodeva la crisi economica più drammatica da un secolo a questa parte, ben 4.857 di questi dipendenti, in precedenza reclutati con contratto a termine, sono stati assunti in pianta stabile, a tempo indeterminato. Il che, argomentano i giudici contabili, non mancherà di avere ripercussioni future sui conti regionali. E poi perché a quei 17.995 se ne devono aggiungere altri 717 comandati e distaccati presso altre strutture che comunque fanno capo alla Regione. Oltre a 2.293 a tempo determinato il cui stipendio è pagato in qualche modo dall’ente. Totale: 21.005. Un totale, però, anch’esso incompleto. Dove mettiamo, infatti i 7.291 dipendenti delle 34 società controllate o collegate alla Regione siciliana? Se contiamo anche quelli arriviamo a 28.796. E facciamo grazia di forestali e lavoratori socialmente utili (24.880) in forza a molti Comuni, in parte a carico della casse regionali. […]

I soli dipendenti «ufficiali» assorbono 760,1 milioni, e si tratta di un costo superiore del 45,7% rispetto al 2001. Se però calcoliamo anche gli oneri sociali, allora si arriva a un miliardo 80 milioni. Cioè poco meno della metà del costo del personale delle quindici Regioni a statuto ordinario. Le quali hanno, tutte insieme, un numero di dirigenti pari a quello della sola Sicilia. […] Ma se al costo del personale «ufficiale» sommiamo anche quello dei dipendenti delle società partecipate (226 milioni) e dei dipendenti pensionati, che in Sicilia sono a carico della Regione (641 milioni), allora veleggiamo di slancio verso i due miliardi. […]

Sergio Rizzo

Il festival degli sprechi

Tra il 2000 e il 2006 la Sicilia ha ricevuto il quintuplo dei fondi assegnati a tutte le Regioni del Nord messe insieme

Fanno davvero male, di questi tempi, bastonate come quella che Bruxelles ha appena dato alla Regione Siciliana. Dove sono stati bloccati 600 milioni di fondi Ue, una boccata di ossigeno, perché l’Unione non si fida più di come vengono spesi nell’isola i soldi comunitari. […] In una dura relazione di poche settimane fa i magistrati contabili avevano scritto di «eccessiva frammentazione degli interventi programmati» (troppi soldi distribuiti a pioggia anziché investiti su pochi obiettivi-chiave), di «scarsa affidabilità» dei controlli, di «notevolissima presenza di progetti non conclusi», di «tassi d’errore molto elevati» tra «la spesa irregolare e quella controllata», di «irregolarità sistemiche relative agli appalti». Una per tutte, quella rilevata nella scandalizzata relazione che accompagna il blocco dei fondi: l’appalto dato a un signore con «procedimenti giudiziari a carico». Come poteva l’Europa non avere «difficoltà di comprensione»? […] Sono anni che la Sicilia, cui la Ue aveva inutilmente già dato un ultimatum a gennaio, è ultima nella classifica di chi riesce a spendere i fondi Ue. E la disastrosa performance, insieme con quella della Puglia e delle altre tre regioni già «diffidate» (Campania, Calabria e Sardegna) ci ha trascinato al penultimo posto, davanti solo alla Romania, nell’Europa a 27. I numeri diffusi mesi fa dal ministro Fabrizio Barca sono raggelanti. Tra il 2000 e il 2006 l’isola ha ricevuto 16,88 miliardi di fondi europei, pari a cinque volte quelli assegnati a tutte le regioni del Nord messe insieme. Eppure su 2.177 progetti finanziati quelli che un anno fa, il 30 giugno 2011, risultavano conclusi erano 186: cioè l’8,6%. La metà della media delle regioni meridionali. Uno spreco insensato negli anni discreti, inaccettabile oggi. […] In queste condizioni, buttare via quelle preziose risorse europee che non piovono da una magica nuvoletta ma sono accumulate con i contributi di tutti i cittadini Ue, italiani compresi, grida vendetta. Buttarle per incapacità politica, per ammiccamenti ai vecchi vizi clientelari, per cedimenti alla criminalità organizzata o per i favori fatti a questa o quella cricca di amici e amici degli amici, è una pugnalata. Non solo ai siciliani, non solo ai meridionali ma a tutti gli italiani. Quelli che giorno dopo giorno, Moody’s o non Moody’s, cercano di spiegare all’Europa d’avere imboccato davvero una strada diversa.

Gian Antonio Stella – 14 luglio 2012

Assunzioni assurde nel capoluogo siciliano

110 nuovi autisti di bus. Senza patente!!!

Quando in un’azienda normale una persona va in pensione, il buon senso vuole che per rimpiazzarla si cerchi qualcuno con le caratteristiche adatte a ricoprire l’incarico vacante. Nulla di strano o di particolare, evidentemente, e non ci vogliono menti eccelse per capire che la cosa e’ abbastanza ovvia.

Ma evidentemente per qualcuno, in quel di Palermo, non e’ così.
Per venire incontro alle richieste della societa’ dei trasporti alle prese con i problemi dati dal pensionamento di un centinaio di autisti, Alberto Campagna, assessore al personale del comune siciliano, gia’ al centro delle polemiche per l’assunzione della moglie alla municipalizzata del gas lo scorso settembre, ha pensato bene di assumere, guarda caso sotto le elezioni, senza alcun bando di concorso, 110 precari per metterli alla guida dei bus cittadini. Peccato che nessuno (!!!) di questi sia in possesso della patente D, così, nel periodo di addestramento saranno utilizzati come lsu presso l’Amat! E se non riusciranno ad ottenere la licenza per condurre i bus? Una domanda evidentemente troppo complessa da porsi!!!

Conteggio dello spreco:
Poniamo caso che vada tutto per il meglio, e che i 110 neo-assunti riescano ad ottenere tutti la patente al primo colpo. Ipotizziamo una spesa di 1000 euro a testa presso le scuole guida, e due i mesi di tempo necessari in cui riceveranno uno stipendio da, ipotizziamo, 2000 euro lordi mentre si preparano invece di svolgere l’impiego per cui sono stati assunti: sono 550.000 euro, cui vanno aggiunti gli straordinari che l’azienda dei trasporti dovra’ pagare agli autisti attualmente in servizio per riuscire a coprire i buchi, ed otteniamo quindi una (ottimistica) cifra di 600.000 euro

Fonte: Corriere della Sera, 04 maggio 2007

Altro che internet! Ora la Sicilia assume trenta “camminatori”

Domenico Ferrara – Ven, 18/05/2012
Di abbandonare le vetuste tradizioni e di lasciarsi attrarre dall’innovazione tecnologica, la Regione Sicilia non ne vuole sapere. Macché computer, posta elettronica e hard disk. A Palazzo d’Orleans i documenti devono viaggiare rigorosamente su due gambe. E a portarli devono essere i commessi di piano. Cioè, detto gergalmente, i “camminatori”. Il motivo ufficiale è la carenza del personale. Ma, visti i numeri di organico della pubblica amministrazione siciliana, pare più una giustificazione sarcastica che una reale necessità. Sono oltre 16mila infatti i dipendenti della Regione Sicilia, a cui si aggiungono più di 1200 dirigenti. Che messi a confronti con i 3mila (tra dipendendi e manager) della Regione Lombardia la dicono tutta. Ma evidentemente il personale siculo non è sufficiente. E così, il direttore generale del Dipartimento dei Trasporti, Vincenzo Falgares, ha avviato la ricerca di “regionali interessati a trasferirsi da un ufficio all’altro”. Camminatori, appunto. Ne servono 30, tra operatori di servizio di portierato e commessi di piano. Ma per non farsi mancare nulla e sopperire alla “mancanza” di personale, ecco che lo stesso dipartimento è a caccia anche di 60 funzionari direttivi (58 con titolo di studio tecnico e 2 amministrativi-contabili) e di 20 collaboratori preferibilmente con esperienza acquisita nei servizi di protocollo e archivio. Protocollo, archivio cartaceo, faldoni, pratiche e fatica. La Regione Sicilia è legata alle tradizioni. Nonostante internet e la digitalizzazione, in Sicilia c’è assoluta necessità di gente dai vigorosi muscoli delle gambe, con una discreta forza nelle braccia e una gran voglia di sgambettare da un piano all’altro, da un ufficio all’altro, ché già gli impiegati sono oberati di compiti da svolgere. Per avere un’idea della complessa macchina di Palazzo d’Orleans, basta citare alcune delle principali mansioni svolte. Ci sono otto dipendenti che si occupano di “relazioni diplomatiche internazionali”, 33 persone al dipartimento del lavoro, 21 che si occupano di promuovere l’identità siciliana, 157 chauffeur. E vuoi che non servano 30 camminatori?

Sicilia, la corsa di Lombardo ad assumere voti: infornata di 1000 rilevatori

PALERMO – Nella Sicilia del dimissionario Raffaele Lombardo c’è posto per altri 1000 lavoratori pagati dalla collettività. Tutto nonostante lo spettro del default e nonostante  le cifre raccontino che quella amministrata da Lombardo è già di gran lunga la Regione con il tasso pro capite di dipendenti pubblici più alto.

Eppure sul sito della Regione si legge che “causa carenze interne di personale”  la Sicilia assume 1000 “rilevatori”: si tratta di personale esterno inserito in due appositi elenchi e che sarà chiamato per svolgere indagini statistiche. Insomma tra i  gli oltre 18 mila dipendenti, compresi 1.600 dirigenti, in organico, figure in grado di fare i “rilevatori” semplicemente non ci sono.

L’amministrazione, quindi,  ha istituito due elenchi (indagini di tipo generale e in agricoltura) che rimarranno in vigore per tre anni. Rispetto alle graduatorie appena scadute, il numero dei ‘rilevatori’ raddoppia: passa da circa 500 dell’ultimo triennio a oltre mille del triennio 2012-2015. I compensi per questo personale esterno saranno stabiliti di volta in volta, in base alla tipologia di attivita’ da svolgere per conto del servizio statistica della Regione.

La notizia arriva nello stesso giorno in cui, in un’intervista al quotidiano La Sicilia, l’assessore alle Infrastrutture Andrea Vecchio ha denunciato l’alternarsi di 18 stenografi per appuntare un discorso di Lombardo durato un’ora. Basta una semplice divisione: in media gli stenografi hanno fatto il loro lavoro per circa tre minuti a testa.

Di qualche giorno fa, invece, è la notizia dell’ennesimo tentativo della Regione di stabilizzare i circa 20mila precari. Impresa al limite dell’impossibile considerando il buco da 5 miliardi e  la minaccia del default. Eppure il tentativo è in atto.

23 luglio 2012

Spending review. In Sicilia tutti forestali

In Sicilia ci sono 28 mila persone pagate per occuparsi dei boschi. In un solo paese, nove uomini su 10 vivono di questo.

16-07-2012
[…] Tutti al fedele servizio del glorioso reparto per la salvaguardia dei boschi della Regione Siciliana. Braccianti, addetti antincendio, guardie e amministrativi: 28.542 persone, che costano quasi 693 milioni di euro all’anno. Un’armata Brancaleone fatta soprattutto di precari: quasi 26 mila persone, sei mesi di impiego e altri sei di disoccupazione. Un meccanismo che si perpetua da vent’anni, diventato uno dei più fulgidi combinati disposti tra sprechi e clientele esistenti in Italia. Meglio allora, mutuando l’odierna discussione sulla spending review, la cesoia o il bisturi? Il dilemma svilisce di colpo di fronte alle prodezze isolane: qui il machete permetterebbe appena una sfrondatina. La ridente Godrano è dunque capitale indiscussa dei forestali. «Togliendo anziani, donne e disoccupati, il 90 per cento dei miei concittadini lavora nei boschi» ammette Cannella, specialista dell’antincendio e primo cittadino al secondo mandato. «Senza la regione potremmo emigrare tutti al Nord». […] In Sicilia i precari dei boschi hanno cominciato a lavorare a metà giugno. La retribuzione è di circa 1.400 euro netti al mese, fino a dicembre: per le 26 mila assunzioni la regione spende quasi 400 milioni di euro all’anno. Nei sei mesi in cui sono a riposo paga invece l’Inps. Tra disoccupazione e assegni familiari, un precario con moglie e due figli guadagna in media 1.200 euro circa: per l’ente previdenziale l’esborso complessivo è di circa 180 milioni. Arriviamo così a 580 milioni, a cui vanno aggiunti i 113 milioni necessari per gli stipendi dei 2.709 assunti a tempo indeterminato: guardie, braccianti e amministrativi. Il delirante totale sfiora i 700 milioni all’anno. […]
di Antonio Rossitto

http://livesicilia.it/2012/07/17/vecchio-gli-incendi-forse-li-appiccano-i-forestali

L’assessore alle Infrastrutture

Vecchio: “Gli incendi? Forse li appiccano i forestali”

“Com’è possibile che in Sicilia ci siano più incendi che nelle altre regioni? E’ solo un sospetto, ma credo che il numero dei roghi sia direttamente proporzionale al numero dei forestali, precari o da stabilizzare”.

17 Luglio 2012 – di Accursio Sabella

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/04/pianista-calciatore-e-sciatore-ecco-consulenti-di-raffaele-lombardo/341668/

Un pianista, un calciatore e uno sciatore. Ecco i consulenti di Raffaele Lombardo

L’ex governatore siciliano in quattro anni ha nominato 340 consulenti esterni per una spesa da tre milioni di euro. E questo nonostante la Regione disponga di 20mila dipendenti. Oggi indaga la Corte dei Conti. I giudici contabili vogliono capire come mai molti di queste nomine si basino su curricula quantomeno anomali

[…] Francesco Micali, ventiquattrenne studente fuoricorso di Giurisprudenza a Messina, che per ben due volte è stato nominato consulente per la ricostruzione del peloritano dopo l’alluvione di tre anni fa. Nel curriculum che Micali aveva fornito alla Regione (salvo poi sostituirlo con uno più “sobrio”) spiccavano le attività di animatore svolte dal giovane consulente all’oratorio salesiano di Messina nonché l’esperienza di organista della parrocchia San Nicolò di Giampilieri, la sua città natale, in cui è stato attivo anche nella “Corale polifonica che da 30 anni promuove la diffusione della musica polifonica sacra e profana, ricevendo lusinghieri apprezzamenti e importanti riconoscimenti a livello nazionale”. Un pedigree arricchito dalle performance di “pianista da pianobar” e che nonostante la mancanza di uno straccio di laurea gli è già valso l’incarico di consulenza per la ricostruzione della zona di Giampilieri: distrutta tre anni fa da una disastrosa alluvione, oggi è ben lontana da essere rimessa in sesto. In compenso Micali è già costato alle casse regionali quasi 33 mila euro per quindici mesi di consulenza, solo una piccola parte degli oltre 400 mila euro spesi da Lombardo in consulenti per il post alluvione.

Come Gabriele Amato, per esempio, anche lui reclutato da Lombardo per la ricostruzione di Giampilieri e retribuito con quasi duemila euro al mese. Anche lui senza uno straccio di laurea si occuperà di innovazione tecnologica fino all’ottobre prossimo, giusto in tempo per dedicarsi allo sci alpino, un sport di cui deve essere davvero innamorato se lo ha inserito addirittura nel curriculum. […]

Gioca a calcio invece un altro musicista prestato alle consulenzeCarmelo Arcoraci, trombettista amatoriale con grandi esperienze nell’organizzazione di eventi “nelle principali discoteche della zona”, trasformato in esperto per la promozione del territorio dall’assessore al Turismo Daniele Tranchida […]

di Giuseppe Pipitone – 4 settembre 2012

Aggiornamento del 20 gennaio 2014:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/15/sicilia-questanno-1-160-euro-al-mese-in-piu-per-gli-11-capigruppo-in-regione/843397/

Sicilia: quest’anno 1.160 euro al mese in più per gli 11 capigruppo in Regione

I deputati siciliani ci hanno messo un anno ad adottare la spending review di Monti, “riducendosi” lo stipendio a 11.100 euro al mese. Ma ora l’ufficio di presidenza dispone una nuova “indennità di funzione” per chi guida i gruppi consiliari. Cancelleri (M5S): “Noi rinunciamo”

di Giuseppe Pipitone | 15 gennaio 2014

Aggiornamento del 6 giugno 2014:

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/ars_sicilia_tagli_stipendi_assemblea_regionale_siciliana/notizie/728149.shtml

Sicilia, spending review alla Regione ma gli stipendi restano altissimi: per gli stenografi tetto di 200mila euro

di Mario Ajello – 5 giugno 2014

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REGIONI A STATUTO SPECIALE

http://www.intrage.it/rubriche/societaeistituzioni/federalismo/regioni_statuto_speciale/index.shtml

Le Regioni a statuto speciale

Sicilia

Storia
Il dopoguerra della seconda Guerra Mondiale lasciava dietro di sé tracce difficili da cancellare, soprattutto perché lì si registrava l’acuirsi di fenomeni quali banditismo e consorteria. Movimenti separatisti, come il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, fiancheggiato dall’Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana, chiedevano ripetutamente, anche attraverso atti di forza, l’autonomia dall’Italia. Il 15 maggio 1946 la Sicilia divenne “Regione a statuto speciale”, il suo decreto istituzionale fu firmato dal principe Umberto di Savoia, Luogotenente del Regno d’Italia per il padre Vittorio Emanuele III che sancisce per la Sicilia un’autonomia regionale a Statuto speciale. Viene inoltre creata la Cassa per il Mezzogiorno, e, nell’aprile del 1947, è eletto il primo Parlamento regionale. L’aspetto inedito del progetto era concepire la Sicilia come entità politica primaria, dotata di proprie competenze pur restando all’interno dei confini dello Stato unitario.

Un esempio dell’aspetto amministrativo
Lo Statuto speciale ha attribuito alla Regione siciliana competenza esclusiva in alcune importanti materie: agricoltura e foreste, industria e commercio, urbanistica, acque pubbliche, pesca e caccia, turismo, tutela del paesaggio, conservazione delle antichità e delle opere artistiche, regime degli enti locali, istruzione elementare, musei, espropriazione per pubblica utilità.

Sardegna

Storia
Con lo scoppio della seconda Guerra Mondiale, la Sardegna era stata destinata ad essere la base delle operazioni aeree del Mediterraneo, in tal modo subì costanti e pesanti bombardamenti, solo Cagliari ebbe il 75% delle case totalmente distrutte. Nonostante le difficili condizioni politiche e sociali e la continuazione della guerra, riprese a pieno vigore la vita politica. Furono costituiti i Comitati di Liberazione Nazionale e i Comitati di Concentrazione e nel settembre del 1944 fu costituita una Giunta Consultiva Sarda con rappresentanti di tutte le forze politiche antifasciste, al centro del dibattito fu posta la questione dell’autonomia, che era vista da tutte le forze politiche e sociali come la condizione indispensabile per riparare i danni della guerra e per affrontare la soluzione ai problemi di sempre. Anche se venne riconosciuto il principio della specialità dell’autonomia sarda, ad esso non corrisposero i contenuti normativi, infatti alla Regione Sardegna, per esempio, fu sì riconosciuto un potere legislativo ma con portata ed effetti limitati.

Un esempio dell’aspetto amministrativo
Come recita Statuto: “La Regione ha facoltà di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione sulle seguenti materie: istruzione di ogni ordine e grado, lavoro, previdenza e assistenza sociale, antichità e belle arti e nelle materie previste da leggi dello Stato.

Friuli Venezia Giulia 

Storia
Diversamente dalla Sicilia, la specialità della Regione Friuli Venezia Giulia non è stata la “legalizzazione” di una precedente situazione. Diversi sono i fattori concorrenti all’adozione del principio di autonomia, in primis il “Memorandum d’intesa” del 1954 che stabiliva, oltre ai nuovi confini fra Italia e Jugoslavia, la suddivisione del Territorio di Trieste in due Zone: la Zona A, amministrata dall’Italia e la Zona B, amministrata dalla Jugoslavia. Lo Statuto, ancora oggi, riflette l’impostazione iniziale e originaria, ovvero quella di voler aiutare e incentivare lo sviluppo di una zona riconosciuta come poco sviluppata.

Un esempio dell’aspetto amministrativo
La Regione ha istituito norme per la tutela e la promozione della lingua e della cultura friulane ed un servizio per le lingue regionali e minoritarie: fermo restando il carattere ufficiale della lingua italiana, l’amministrazione regionale, gli enti locali e i loro rispettivi enti strumentali operanti nei Comuni possono usare il friulano; gli Statuti dei Comuni, delle Province, e degli altri enti locali dotati di autonomia statutaria,  possono prevedere l’uso scritto e orale della lingua friulana nei rispettivi Consigli; l’uso, accanto ai toponimi ufficiali, dei corrispondenti termini in lingua friulana in tutte le situazioni in cui sia ritenuto opportuno; l’uso della lingua friulana in altre situazioni, ivi compresi i rapporti dell’Amministrazione con i cittadini.

Trentino Alto Adige 

Storia
In epoca fascista, in seguito alla pesante opera di snazionalizzazione intesa ad annientare l’identità linguistica e culturale tedesca degli abitanti, nel 1946 furono stabiliti importanti accordi di tutela dell’autonomia linguistica e amministrativa, tra i governi di Italia e Austria e si giunse, nel 1948, alla costituzione della Regione autonoma a Statuto speciale, che voleva essere un’ulteriore garanzia per la pacifica convivenza tra le due etnie.

Un esempio dell’aspetto amministrativo
La Regione può, attraverso le proprie leggi, e sentite le popolazioni interessate, istituire nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni. Qualora tali modifiche influiscano sulla circoscrizione territoriale di uffici statali, avranno effetto solo due mesi dopo la pubblicazione del provvedimento nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Valle d’Aosta 

Storia
Durante il fascismo la Valle d’Aosta vide sorgere gravi problemi politici e culturali, in seguito al forzato processo di italianizzazione che, fra l’altro, determinò un intenso fenomeno di emigrazione. All’indomani del secondo Conflitto Mondiale, il 7 settembre del 1945, Umberto di Savoia, Luogotenente del Regno, firmò un decreto legislativo con il quale veniva riconosciuta alla Valle d’Aosta una speciale autonomia amministrativa, che così ne spiegava le motivazioni: “In considerazione delle suecondizioni geografiche, economiche e linguistiche del tutto particolari”. Oggi, fra le norme speciali, vi è anche il libero uso della lingua francese riconosciuta al pari di quella italiana.

Un esempio dell’aspetto amministrativo
La Regione autonoma Valle d’Aosta, ai sensi del decreto legislativo 28 dicembre 1989, numero 431 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Valle d’Aosta in materia di finanze regionali e comunali), provvede al finanziamento degli enti locali con le risorse proprie, oltre che con quelle assegnatele agli stessi fini dallo Stato e, eventualmente, dall’Unione europea.

http://blog.ilgiornale.it/foa/2010/06/21/ecco-quanto-costano-le-regioni-a-statuto-speciale-aboliamole/

Le regioni a statuto speciale? Ecco i dati. Aboliamole…

21 giugno 2010

Nei giorni scorsi ho scritto per il Giornale un’inchiesta sulle regioni a statuto speciale, per sapere quanto costano davvero allo Stato. Sono emerse queste verità:

– Tutte e e cinque sono in passivo, dunque incassano dallo Stato centrale più di quanto versino.

– A sorpresa, la Valle d’Aosta ha la spesa pubblica pro capite più elevata con 8744 euro.

– Considerando però anche le entrate, il quadro cambia. Il deficit della Valle D’Aosta risulta di appena 617 milioni di euro, quello della Sicilia di quasi 22 miliardi, la Sardegna segna 7 miliardi, le altre due regioni si limitano a rossi di due miliardi ciascuna. Dunque,  le tre regioni settentrionali costano alla collettività 4,8 miliardi, le due del sud ben 28,8 miliardi.

– Le tre regioni del nord producono ricchezza, con un reddito pro capite medio di circa 23 mila euro, quelle del sud no, Sardegna e Sicilia sono sotto i 14mila euro.

– Le regioni del nord usano in modo molto efficace le risorse pubbliche, con un’evasione fiscale bassa e un tasso di spreco limitatissimo. In Sardegna e soprattutto in Sicilia la situazione è opposta: l’evasione è alta e il tasso di spreco superiore al 50%. (vedi questi esempi riferiti alla Sicilia).

Più in generale mi chiedo: ma hanno ancora senso le regioni a statuto speciale? La mia risposta è no […] Non c’è più ragione per cui queste regioni debbano beneficiare di condizioni finanziarie molto più favorevoli rispetto alle altre. Sbaglio?

Marcello Foa

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