http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/07/19/FISCO-CONFCOMMERCIO-PESO-REALE-55-RECORD-MONDIALE-_7207078.html

Pressione fiscale al 55%, in Italia record mondiale

Il sommerso economico e’ pari al 17,5% del Pil, l’imposta evasa ammonterebbe a circa 154 mld

19 luglio 2012

ROMA – Nel 2012 la pressione fiscale effettiva o legale in Italia, cioe’ quella che mediamente e’ sopportata da un euro di prodotto legalmente e totalmente dichiarato, e’ pari al 55%. Lo indica l’Ufficio studi di Confcommercio, precisando che si tratta di un record mondiale, e che la pressione fiscale apparente e’ al 45,2%. Il valore della pressione fiscale effettiva, precisa Confcommercio nel rapporto ‘Una nota sulle determinanti dell’economia sommersà, “non solo è il più elevato della nostra storia economica recente, ma costituisce un record mondiale assoluto”.

[…]  “Non solo l’Italia è al primo posto” nel mondo, “ma è difficile che in un futuro prossimo saremo scavalcati” dagli altri Paesi, ha detto il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio Mariano Bella, spiegando che gli altri paesi alle spalle dell’Italia non solo stanno riducendo la pressione fiscale, ma hanno un sommerso economico molto ridotto rispetto a noi“. “Sotto il profilo aritmetico – si legge nel rapporto – il record mondiale dell’Italia nella pressione fiscale effettiva dipende più dall’elevato livello di sommerso economico che dall’elevato livello delle aliquote legali“.

L’Italia si classifica ai vertici della classifica internazionale anche per la pressione fiscale apparente, quella data dal rapporto tra gettito e Pil: con il suo 45,2% il nostro Paese è al quinto posto su 35 paesi considerati […] Tra il 2000 e il 2012, mentre la pressione apparente media è scesa di nove decimi nell’area euro e di un punto nell’Ue27, l’Italia è tra gli unici Paesi europei ‘grandi’ ad aver innalzato il prelievo: +3,4 punti percentuali […] E anche nel mondo, dove prevale la tendenza alla riduzione, l’Italia guida la classifica […]. Il sommerso economico in Italia è pari al 17,5% del Pil e l’imposta evasa ammonterebbe a circa 154 miliardi di euro (il 55% di 280 miliardi di imponibile evaso). […]

RAPPORTO DI CONFCOMMERCIO : “Una nota sulle determinanti dell’economia sommersa” (pdf)

Ecco a voi un breve passaggio tratto dal rapporto sopracitato:

[…] “in Italia, la frazione di Pil dovuta al sommerso economico è pari al 17,5%, un valore moderatamente decrescente negli ultimi dieci anni […]. Se consideriamo la pressione fiscale apparente del 2012 (cioè data dal rapporto tra gettito e Pil, così come queste grandezze vengono osservate e cioè ci appaiono) le nostre stime dicono 45,2% (non dissimile dalle valutazioni di altri centri di ricerca e da quelle dello stesso Governo contenuto nel DEF 2012). Ora, se da questo rapporto togliamo la parte di Pil che non paga imposte – cioè assumiamo che sull’imponibile sommerso non venga pagata alcuna imposta – otteniamo la pressione fiscale effettiva o legale, cioè quella che mediamente è sopportata da un euro di prodotto legalmente e totalmente dichiarato in Italia: questo valore è pari al 55% [(cioè 45,2/(1-0,175)]. Questo valore non solo è il più elevato nella nostra storia economica recente ma costituisce un record mondiale assoluto.” […]

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/economia/2012/12-luglio-2012/mia-impresa-paga-l-83percento-tasse-ha-senso-produrre-questo-paese-201977911318.shtml

LA LETTERA

La mia impresa paga l’83% di tasse
Ha senso produrre in questo Paese?

Nel maggio di quest’anno l’azienda che fa capo alla mia famiglia ha approvato il bilancio dell’esercizio 2011, che chiude in utile. Anche se tale utile è piuttosto modesto, dati i tempi che corrono abbiamo più di qualche ragione per esserne ben lieti ed anzi anche un po’ orgogliosi. Se si esamina il bilancio, sorgono però alcune questioni di non poco conto, con particolare riguardo al livello di imposizione fiscale. Il bilancio è pubblico (o, meglio, lo diverrà quando la Camera di Commercio, alla quale lo abbiamo trasmesso nei tempi di legge, lo renderà effettivamente tale): non svelo quindi alcun segreto e, anzi, chi lo vorrà potrà verificare di persona quanto vado ad affermare in questa nota. In estrema sintesi: l’azienda ha realizzato ricavi per 40 milioni di euro, l’utile ante imposte ammonta a 680.000 euro, l’utile al netto delle imposte a 131.000 euro. Purtroppo avete letto bene e non c’è alcun errore di battitura: tra Ires e Irap ci sono 549.000 euro di imposte, che gravano su un risultato ante imposte di 680.000 euro.

Ires e Irap incidono dunque per l’81% sul risultato economico dell’esercizio. Basterebbe e avanzerebbe, ma purtroppo non è tutto qui: sul bilancio di esercizio gravano infatti anche 55.000 euro di Ici (che con la nuova Imu sono destinati ad aumentare considerevolmente) 17.000 euro di tasse sui rifiuti, 18.000 euro di imposta di pubblicità, 9.000 euro di tasse di circolazione automezzi: complessivamente altri 99.000 euro. Proviamo a fare il riassunto: ricavi 40 milioni di euro; utile senza imposte e tasse 779.000 euro; imposte e tasse varie 648.000 euro; utile netto 131.000 euro. Incidenza complessiva di imposte e tasse varie sul risultato economico 83%.

Meglio fermarci qui, almeno per il momento, e tralasciare considerazioni sull’incidenza degli oneri contributivi e previdenziali a carico dell’azienda sulle retribuzioni dei dipendenti, in merito alla quale bisognerebbe aprire un altro grosso capitolo… Come è noto, l’utile netto è ciò che resta per 1) fare investimenti; 2) distribuire dividendi ai soci. Non c’è dubbio che con importi così rilevanti che ci restano dopo il prelievo fiscale, abbiamo ampi margini di manovra per entrambe queste finalità!

In questi mesi l’Entwicklungsagentur Kärntnen GmbH- agenzia governativa per gli insediamenti aziendali in Carinzia – sta promuovendo con grande efficienza (anche presso le aziende vicentine) gli insediamenti produttivi in quel territorio. Lì (come in tutta l’Austria) l’imposta sui redditi delle imprese è del 25%, ci sono importanti contributi agli investimenti ed alle attività di ricerca e sviluppo, i prezzi di terreni ed immobili sono vantaggiosi, vi sono infrastrutture adeguate e disponibilità di manodopera qualificata, solo per citare alcuni degli aspetti che interessano le aziende. Simili condizioni sono proposte dall’ente che promuove gli insediamenti aziendali nel Canton Ticino (conosciamo imprenditori che hanno investito in quell’area e sappiamo che non sono promesse da mercante). D’accordo, non è tutto oro quel che luccica e siamo consapevoli che non mancano i problemi anche in Carinzia e nel Canton Ticino.Mail confronto fa male e induce purtroppo a qualche seria riflessione sul senso di restare a fare impresa in questo paese.

Umberto Ferretto
*Ferretto Group spa
12 luglio 2012

Vedi anche gli articoli “Perchè le imprese italiane fuggono all’estero?” e “La nostra pressione fiscale VERA? 51% !!

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