Da dove spunti questo partito chiamato “Unione Popolare” non l’abbiamo capito. Si è capita bene soltanto una cosa: che è partito (perdonate il gioco di parole) decisamente con il piede sbagliato. Questo neonato “partito” si è infatti guadagnato notorietà, in questi ultimi mesi, grazie all’iniziativa della raccolta firme per poter proporre il referendum avente come finalità l’abolizione della diaria dei parlamentari. Un’iniziativa di nobile intento ma che, purtroppo, per svariati e prevedibili motivi che apprenderete leggendo gli articoli di seguito riportati, non ci porterà a nessun referendum …

Se questa è la serietà delle persone che ne fanno parte … è meglio che non si presentino nemmeno alle prossime elezioni, per non aggravare ulteriormente i problemi di una classe politica già di per sé fin troppo poco seria …

N.B. Questa è stata la risposta che ho ricevuto dal mio comune in merito alla questione, in data 12 luglio:

questo Comune non è stato attivato da nessun comitato per la raccolta firme da lei indicata. Pur essendo, per legge (legge 352/1970) compito dei comitati procurare e fornire agli uffici gli appositi moduli, questo ufficio ha provveduto a richiedere i suddetti, ma dall’Unione Popolare non è ancora pervenuta risposta.”

L.D.

l referendum contro gli stipendi dei parlamentari è anticostituzionale e non si farà

Scritto il  alle 10:45 dalla redazione di DGMag

Sono molti gli italiani che in questa calda estate 2012 sono stati invitati ad andare a firmare per un referendum indetto dall’Unione Popolare per abrogare la “disposizione di cui all’2 della legge 1265, n. 1261″ ovvero abolire la “diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma” dei parlamentari. In pratica l’abolizione della diaria, pari a 3500 euro, che incassa il parlamentare che vive a Roma o che è costretto a vivere a Roma per assolvere ai suoi doveri. La scadenza per la raccolta delle firme è fissata al 27 luglio ma a ben guardare il referendum non ha molto senso e nelle ultime ore sul gruppo Facebook del comitato promotore si è scatenata una bagarre di cui è impossibile non tenere conto.

Partiamo infatti dal fatto che la legge non ammette consultazioni referendarie l’anno prima delle elezioni politiche e, calcolando che nel 2013 nel nostro Paese si voterà al 100%, nel caso in cui si raggiungesse il numero di firme necessarie il tutto sarebbe rimandato al post-elezioni 2013 e quindi presumibilmente al 2014, calcolando le tempistiche legate alle verifiche della costituzionalità dello stesso quesito.

Inoltre esiste già una l’idea, inserita in un decreto legge di luglio 2012, di modificare i compensi dei parlamentari e quindi basterebbe solo che il Parlamento la trasformasse in legge: calcolando però che potrebbe essere difficile che qualcuno si decida a mettere davvero nero su bianco la questione della riduzione dei compensi o delle indennità parlamentari, la proposta di un quesito referendario potrebbe avere senso se non si verificassero le condizioni di cui sopra.

Da ciò si deduce come, stando a questi basilari calcoli, qualcuno sia arrivato a pensare che la richiesta di firme sia stata solo un pretesto per far parlare puntando tutto sull’argomento che più va di moda in questo momento, i privilegi della casta, e che in realtà il referendum, pur raggiungendo le 500.000 firme necessarie, non si farà mai.

La coordinatrice nazionale dell’Unione Popolare Maria Prato ha diffuso un video in cui sostiene che il referendum e le firme raccolte sono valide, aggiungendo che la legge relativa all’attuazione del referendum è incostituzionale ma che il partito continuerà a raccogliere firme ad ottobre in modo che siano valide fino a gennaio 2013, data che renderà possibile presentare la richiesta di referendum.

Le domande sorgono spontanee e fanno infuriare molti di quelli che hanno firmatoc’era davvero bisogno che qualcuno sollevasse dei dubbi affinchè il comitato promotore del referendum desse delle spiegazioni? Che fine fanno le firme raccolte finora? Quanto populismo c’è stato dietro tutta questa operazione e quanta poca trasparenza?

Chissà se l’Unione Popolare si renderà conto che certe campagne vanno pianificate con cura e dedizione e non puntando su elementi che fanno discutere senza avere nulla di cui discutere.

http://www.wallstreetitalia.com/article/1410751/no-agli-stipendi-d-oro-della-casta-referendum-rischia-di-saltare.aspx

“No agli stipendi d’oro della casta”: referendum rischia di saltare

di: Paolo Ribichini
Pubblicato il 16 luglio 2012
[…] Basta recarsi al proprio comune di appartenenza e mettere una firma. “Finora abbiamo raccolto 200mila firma, ne servono altre 300mila entro il 26 luglio”, spiegano gli organizzatori. Eppure molti si sono recati davvero al proprio comune ricevendo un’unica risposta: “noi non ne sappiamo nulla”. Ma non si tratta di un bluff. Piuttosto sembra che l’intoppo riguardi problemi organizzativi dei promotori (che si raggruppano intorno ad un fantomatico partito politico dal nome “Unione popolare”). Infatti, nonostante manchino solo dieci giorni alla scadenza del deposito delle firme, non sono stati ancora in grado di dare adeguata copertura alla raccolta.
Abolire gli stipendi dei parlamentari? No, solo la diaria. Ma questo è solo l’ultimo dei problemi di questo strano referendum. In primo luogo ciò che si dice su Facebook non rispecchia realmente la portata del quesito. Infatti, un referendum che chiedesse l’abolizione dello stipendio dei parlamentari risulterebbe incostituzionale. E a quanto pare gli organizzatori su questo sembrano abbastanza informati. Così, il quesito chiede l’abolizione dell’articolo 2 della legge 1261 del 1965 che stabilisce una diaria per i giorni trascorsi a Roma dai parlamentari durante i lavori di Camera e Senato. Circa 3.500 euro al mese per ogni deputato e senatore, per un risparmio annuo di 50 milioni di euro. Certo, a chi fa notare che il risparmio è inferiore al costo dello stesso voto, gli organizzatori rispondono che si tratta di una questione di principio, un messaggio chiaro da lanciare alla casta in un periodo di ristrettezze economiche.

Inammissibile, per un errore (grossolano). Se in questo modo il referendum è inattaccabile sotto il profilo costituzionale (anche se si è scelta di conseguenza una linea più “morbida” rispetto alle aspettative), non può essere accolto, non per il quesito, ma in base ai tempi di raccolta delle firme. Infatti, l’articolo 31 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 stabilisce che “Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”. Poiché si voterà, per scadenza naturale, nel 2013, nel 2012 (anno antecedente a quello del voto) non si può depositare richiesta di referendum. Così, le firme finora raccolte andranno al macero per un errore evidente di chi, forse per farsi pubblicità, è stato poco attento alle varie norme referendarie. Tuttavia, qualcuno meno sprovveduto riuscirà un giorno a far votare i cittadini sullo stipendio dei propri parlamentari, ma non sarà questo il caso.

LINK AL SITO DEL PARTITO “Unione Popolare

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