Una bella dichiarazione di Mario Monti nell’incontro con la Merkel del 5 luglio: finchè stiamo arroccati sui nostri privilegi non riusciremo a vedere vie di progresso nel nostro paese che siano percorribili da tutte le parti sociali.
Italia e Germania sono i più disposti ad andare verso una condivisione di sovranità a livello comunitario se questo fornirà strumenti più efficaci per portare a livelli di competitività migliori (fermo restando il dovere di fare i compiti a casa di ogni stato). Vanno superati i pregiudizi alla integrazione europea. Noi non chiediamo eurobond nè scudo antispread: c’è un disavanzo sufficiente ad evitarlo. La riforma del lavoro è stata varata soprattutto per i giovani. Perchè non ha avuto il supporto di una buona stampa nel nostro paese visto che è stata giudicata molto positiva sia dal fondo salvastati che dagli osservatori della commissione europea (enti con regole molto dure e sofisticate). Le parti di lavoratori e datori di lavoro si sono consolidati sul desiderio di conservatorismo della prima e sul desiderio di stravincita dalla seconda. La soluzione attuata è invece equilibrata: definita da alcuni come epocale viene svilita da entrambe le categorie di partecipanti.

L’europa non deve essere vista solo come una autorità di integrazione negativa, una serie di regole, meccanismi di allerta, procedure di monitoraggio e sanzioni… ma deve essere un vettore/motore di integrazione positiva: stimola gli stati, apre speranze, propone soluzioni comuni. Il patto per crescita e occupazione completa il fiscal compact per sostenere l’economia e la crescita.

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