Puntata di “2024” del 16 giugno, di Enrico Pagliarini. Intervista fatta al ministro Profumo su Digitalia, il decreto al varo per l’informatizzazione del paese:

La Pubblica Amministrazione può essere un driver in quanto coinvolge tutto il paese con 2 elementi molto forti: scuola e servizi al cittadino. La rivoluzione vera e propria dovrebbe essere quella in cui il servizio va al cittadino e non viceversa. Un processo culturale che può partire dalla scuola. Gli studenti sono già alfabetizzati, sono i migliori ambasciatori per le loro famiglie e proprio attraverso di loro può avvenire il trasferimento della cultura informatica ai genitori. Ma i giovani digitalizzati costituiscono anche un’onda che sfonderà nel mondo del lavoro.

La riforma della pubblica amministrazione deve partire dall’inserimento di profili di persone con capacità: statistica, matematica, ingegneria, fisica… Uno dei punti chiave sono gli open data: un termine che sottointende il riuso e la condivisione nella pubblica amministrazione di dati, software, esperienze… Infatti potremmo chiederci: perchè ogni comune è isolato dall’altro e ogni volta che tratta il tema digitale (pensiamo ad un servizio di informazione sui trasporti, sui documenti del cittadino, su sportelli online….) reinventa tutto da capo con forte spreco di soldi, tempo, esperienza? Per di più, ogni volta che si cambia città il cittadino trova servizi diversi… L’open data deve essere un punto chiave per lo sviluppo, necessario per una profonda crescita del paese. Il trattamento di questi dati sono un’opportunità enorme per le aziende. Molte imprese in Europa sono nate e vivono grazie al servizio aggiunto che riescono a dare proprio partendo da questi dati. Va però fatta una gestione centralizzata, affinchè questi dati e servizi siano omogenei. Un po’ come se ogni città parlasse il proprio dialetto: è necessario che tutte le città italiane “parlino” la stessa “lingua” dal punto di vista dei servizi digitali. La norma che impone il riuso del sw è attualmente già in vigore, ma evidentemente non ha funzionato. Il cloud è un’ottima opportunità insieme ai dati aperti. Niente dati isolati ma dati comuni tra i vari enti. Questo potrebbe portare ad un censimento costante e quotidiano, evitando di farne uno ogni 10 anni. Siamo davanti ad un’opportunità storica, un po’ come l’automobile che ha fatto da progetto pilota per tutto quello che è arrivato dopo: prima sono arrivate le infrastrutture, poi un nuovo modo di vivere le città, il commercio, il modo di vivere di ognuno di noi. Bisogna saper indirizzare bene questo cambiamento e sfruttarlo appieno.

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Aggiornamento del 19 dicembre 2012:

http://massimochiriatti.nova100.ilsole24ore.com/2012/12/vogliamo-curarci-con-il-digitale.html

Vogliamo curarci con il digitale?

16 DICEMBRE 2012 – di Massimo Chiriatti

S’intravede una relazione tra tutto quello che è successo negli ultimi giorni, cioè gli arresti nei ministeri, il record del debito pubblico, e l’approvazione dell’Agenda Digitale.

I problemi economici dell’Italia sono in primo luogo riconducibili a corruzione ed evasione fiscale. Da questi due reati discende la nostra realtà: nel sistema sanitario creano costi crescenti, nel sistema scolastico gli ignoranti, nel mercato del lavoro i disoccupati, nell’organizzazione statale la raccomandazione e quindi l’inefficienza; last but not least, il debito pubblico sul piano interno e lo spread in Europa.

Intanto noi attacchiamo la politica tedesca nello specifico, o i mercati in generale. È invece una cronica malattia italiana, possiamo considerarla un’epidemia, perché ha caratteristiche sociali: nessuno si sente personalmente responsabile; la colpa è sempre degli altri untori. Per questo non abbiamo mai voluto sporcarci le mani dentro il rosso della giustizia e il nero del fisco.

Adesso la novità è il tema dell’Open Data e dell’Agenda Digitale. Essi sono ottimi strumenti, rimane però l’attenzione sul loro impiego perché con un servizio adeguato faciliteranno la trasparenza, e ciò non è sempre benvoluta nella nostra storia. […]

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Aggiornamento del 3 marzo 2014:

http://oggiscienza.wordpress.com/2014/02/26/la-carica-degli-open-data-ecco-i-punti-caldi-in-italia/

La carica degli open data: ecco i punti caldi in Italia

Pubblicato da Giulia Annovi su 26 febbraio 2014

CRONACA – Nel 2014 per farlo bastava rispettare 3 regole d’oro: 1. il giorno prescelto doveva essere il 22 febbraio; 2. le porte dovevano essere aperte a tutti; 3. il tema doveva riguardare gli open data in tutte le loro forme. Questa è la legislazione che hanno formulato gli appassionati di open data, per organizzare una giornata dedicata ai dati fruibili da qualsiasi cittadino. La missione era quella di far conoscere questa grande opportunità, nonché educare i cittadini all’attenzione per i dati e all’uso responsabile.

Chiunque poteva organizzare un evento intitolato “Open data day” nella propria città. All’appello hanno risposto 194 città, sparse nei 5 continenti. In Italia, sono 19 le città coinvolte in questa iniziativa: 10 di queste si trovano nel Meridione. Alcune delle città italiane hanno ospitato gruppi provenienti da province vicine, comportandosi da “hub”. Il fenomeno open data day è in crescita: le città che hanno partecipato sono il 38% in più rispetto all’anno precedente. […]

Le storie dell’open data day italiano

Passando da un punto all’altro dell’Italia ci si imbatte in tante storie diverse, che il più delle volte raccontano le problematiche di un territorio. Alcune storie ci hanno colpito più delle altre per l’originalità o la novità.

Partendo dalla capitale, un tema che ha ricevuto una certa attenzione è OpenLabor, un progetto nato per rendere le offerte di lavoro più facili da raggiungere. L’idea nasce in Italia, ma si basa su due progetti europei: CitySDK e Commons4EU.

A Torino l’elemento principe è stata l’apertura dei dati relativi alle opere d’arte conservate in alcuni musei cittadini. Cosa simile è successa in Emilia Romagna con il progetto Reload di apertura dei dati archivistici. A Bologna si è parlato di genere. Via del mare racconta parla di fabbrica e di lavoro, narrati dal punto di vista delle donne. Si respira la storia e i problemi nell’usare i dati di archivio. Work Wide Women ha lanciato la sfida di mappare le aziende più women friendly in tutta Italia, con lo scopo di creare un network in favore delle donne. È invece dedicato al Mediterraneo il progetto HOMER, che si inserisce in una proposta europea che riguarda Spagna, Italia, Francia, Malta, Grecia, Slovenia, Cipro e Montenegro. L’obiettivo di Homer è quello di aprire i dataset relativi a 5 temi caldi per il mare su cui ci affacciamo: agricoltura, turismo, ambiente, energia e cultura.

Molte città hanno fatto partecipare i cittadini proprio nella giornata del 22 febbraio, lanciando un Monithon, il monitoraggio di alcuni aspetti che riguardano da vicino le città. Il fermento non è mancato e il movimento promette bene. Non ci resta altro da fare che mantenere gli occhi aperti sugli open data.

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Aggiornamento del 28 aprile 2015:

http://www.linkiesta.it/open-data-barometer-classifica-italia-foia

Trasparenza e open data: oltre le promesse di Renzi il nulla

Ultimi tra i componenti del G7, i dati della Pubblica Amministrazione sono ancora opachi e ostaggio degli enti

Luca Rinaldi – 21/04/2015

[…] Il report, stilato dalla World Wide Foundation, posiziona l’Italia in 22esima posizione in tema di dati aperti a livello di flussi elettorali, ambiente, contratti, istruzione, performance del settore sanitario, commercio, trasporto pubblico, crimine, registri delle imprese, spesa pubblica, giustizia e statistiche nazionali.

Tra i Paesi del G7 l’Italia è quella messo peggio alle spalle di Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Canada, Germania e Giappone. Meglio tra i Paesi del G20, dove tuttavia è scavalcata da Australia, Corea del Sud e Brasile. […]

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