Sembra impensabile che in piena crisi si potesse dire, ma questa è la dimostrazione che non c’è limite al peggio, dove il limite non è determinato da catastrofici eventi esterni ma solo dalla nostra incapacità.
Un anno fa (giugno 2011), in piena crisi avevamo uno  spread a 120….
…120???
E cosa è successo?
Semplicemente il mondo si è reso conto che l’euro non garantiva la solidità del singolo stato!!!
Ora, lasciamo perdere “chi glielo ha detto” e non ragioniamo sul fatto che l’euro ci ha finora protetti da questo spread (con buona pace di chi continua a pensare a un euro malefico nonostante le palesi evidenze di tutti i suoi pro…)
E… indovinate un po’… l’Italia schizza a 500!!!
Ma perchè nel 2003 ai tedeschi permettiamo di sforare dai limiti di Maastricht mentre ora loro non ci permettono di farlo?!?
Tedeschi traditori?
No.
La differenza è che loro avevano un obiettivo ed una roadmap precisa per raggiungerlo:  unificare le 2 Germanie! Romantico? No! Spaventosamente costoso ma incredibilmente remunerativo sul lungo termine ( n.b. il “lungo termine” è un concetto che il politico italiano non comprende, così come il medio e talvolta pure sul breve ha difficoltà!!!)
….
E noi?

Come ci siamo presentati in Europa per chiedere aiuti? Con quale roadmap?

Roadmap?
….
Noi arrivavamo da un Tremonti che neanche parlava con Berlusconi da mesi,  da una presentazione economica in Europa preparata da Brunetta (n.b. che ha inchiodato Monti al pareggio di bilancio nel 2013 e ad una politica fiscale di assoluto rigore!!!), da una Lega Nord che minacciava ogni giorno la scissione (con che coraggio, visto il successivo crollo…), 15 anni di sprechi e di tasse sempre in aumento alle imprese, riforma delle pensioni da fare, correzione dei conti pubblici da impostare, un parlamento che ha sfornato non più di una decina di leggi in un anno di vita…

Ora, di sicuro l’Europa dovrebbe almeno concederci di poter riparare ai nostri errori dandoci un po’di corda (non possiam tagliare e aumentare i tassi…), ma vogliamo renderci conto dei nostri errori ed assumerci le nostre colpe?!?

Se il dottore ci dice che abbiamo una malattia seria, tutti ci informiamo in merito…
…. ed ora che ci troviamo in questa drammatica situazione, quanti di noi si sono informati su dove hanno sbagliato i nostri politici e su come determinare chi meriterà di essere eletto in futuro per evitare di compiere gli stessi errori fatti in passato?
Quali politici hanno un’idea sul futuro economico dell’Italia e sulle roadmap da seguire? Quanti cittadini sono in grado di distinguere una proposta seria dal mero populismo?

Non sarebbe forse il caso che ci mettessimo tutti quanti a seguire con maggiore attenzione le vicende politiche ed economiche, a comprendere la situazione in cui ci troviamo e come siamo giunti fin qui, in altre parole a “studiare” un po’ di più??? E’ proprio per questo che l’Italia non è mai cambiata e continuerà a non cambiare: manca la spinta al cambiamento perchè preferiamo vivacchiare e continuare a divertirci fregandocene di tutti i problemi, anzichè darci da fare per capire i problemi e cercare  in qualche modo di risolverli, almeno parzialmente o gradatamente!!!

_____________________________________________________________

Libro “Stai a vedere che ho un figlio italiano” di Jeff Israely

Quando un giornalista straniero scrive del nostro paese finisce spesso per svelarci qualcosa di noi che non sapevamo, qualcosa che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni ma che, proprio per questo, non riusciamo più a vedere. È questo il caso di Jeff Israely e del suo libro. Per dieci anni corrispondente di “Time” da Roma, Jeff Israely sposa una bella ragazza italiana, Monica, e dal loro matrimonio nascono due bambini, due “quasi italiani”, o “quasi americani”, a seconda dei punti di vista. Per chi, come lui, ha il compito di raccontare l’Italia al resto del mondo, il piccolo Tommaso e il modo in cui, passo dopo passo, diventa sempre più un perfetto italiano, è un tesoro di storie su di noi: sui nostri vizi e sulle nostre virtù, sulle nostre forze e sulle nostre debolezze, su chi siamo, anche se non sempre lo sappiamo. Dal calcio alla scuola, dal cibo ai parenti, dal condominio al mercato rionale, Jeff Israely racconta questo paese mentre osserva suo figlio diventare sempre più profondamente italiano e romano. Così italiano che alla fine, un po’ spaventato, Jeff decide che forse è ora di fare i bagagli e di andarsene in un altro paese, lontano da qui. Lontano dalla nostra bellezza ma anche dal nostro individualismo, lontano dalle nostre meravigliose tradizioni ma anche dal nostro cinismo, per provare a far respirare a Tommy e sua sorella un’aria diversa.

______________________________________________________________

http://www.lastampa.it/2009/11/04/cultura/opinioni/lettere-al-direttore/nella-vita-come-nel-calcio-siamo-un-paese-di-catenacciari-1V3giKIysE1uTRjlFsFA3H/pagina.html

Mario Calabresi – 4 novembre 2009

Nella vita come nel calcio siamo un Paese di catenacciari

“[…] Non ci rendiamo neppure conto di quanto sia radicata nella nostra cultura la ragione stessa del nostro fallimento: giudicare meglio essere i primi fra i meno bravi piuttosto che i secondi competendo con l’eccellenza. Questo spiega perché la qualità e la competizione sul merito viene aborrita: perché tentiamo sempre di giocare al ribasso, dagli uffici, alla televisione, al cinema, al mondo del lavoro. Siamo noi per primi che non vogliamo migliorarci, terrorizzati di competere con la qualità, anche con la propria. […] il corrispondente americano Jeff Israely […] ha scritto un divertente libro per raccontare la sua lunga esperienza nel nostro Paese. Premesso che Israely ha talmente amato l’Italia da sposare una nostra concittadina, farci nascere due figli ed essere un tifoso sfegatato della nostra nazionale, la tesi di fondo è però amara: siamo un Paese che gioca sempre per il pareggio. La sua analisi mi sembra la più calzante: applichiamo il modulo del catenaccio a ogni cosa della vita, l’importante non è far gol ma cercare di non prenderne. Certo non è sempre così, c’è ancora chi parte, sperimenta e rischia, ma c’è una vocazione maggioritaria al pareggio e all’accordo al ribasso che preoccupa e deprime. Lo ha raccontato anche Luigi La Spina […], sottolineando come la politica cerchi costantemente un accomodamento e non abbia vere spinte al cambiamento […]”.

______________________________________________________________

Libro “Non siamo stato noi” di Stefano Benni

http://www.stefanobenni.it/fabula/libri/non78.html

non siamo stato noi
corsivi e racconti
dalla fuga di kappler a quella di leone
un anno di mirabolanti vicende politiche
attraverso lo specchio deformante della satira
I edizione giugno 1978

http://www.tecalibri.info/B/BENNI_stato.htm

Piove (Singing in the rain) 

Piove
(D'Annunzio-Modugno-Mogol)
Dal 52" Festival della canzone italiana.

    Ascolta
    Non odo
    Parole che dici
    Umane
    Ma odo
    Parole non nuove
    Che dicono
    Gocciole e foglie
    E agenzie di stampa
    Democristiane

    Piove
    Sui nostri volti silvani
    Sui servizi segreti
    Americani
    E l'acqua arriva
    A metà Fanfani

    Piove
    I fiumi escon fuori
    Escono gli evasori
    I ladri i truffatori

    Piove
    Sui fiancheggiatori
    Su paesi e città
    Piove sulla Carrà
    Sull'Italia che frana
    Piove in val Padana
    Piove sui tamerici
    Su Bisaglia e i suoi amici

    Piove su Gava
    Così almeno si lava

    Piove
    Con crepitio che dura
    E si sente in questura
    Piove sulla lira
    Che si ritira

    Piove
    Sull'acqua che sale
    E Focar vende
    Il suo memoriale
    A un settimanale
    E dice la barca
    E' stata affondata
    Da un'orca affamata
    alla terza puntata

    Piove
    Oggi più di ieri
    Su tutti i sentieri
    Sui carabinieri
    Sui processi insabbiati
    Sui disoccupati
    Sui dimenticati
    Lo Stato
    E' tutto bagnato
    Piove nell'orto
    Piove sull'aborto
    Sulla favola nuova
    Che ieri ci illuse
    Che oggi ci illude
    O Ermione
    La favola bella
    Della Costituzione.

 

Tags: , ,