Dalla puntata del 22 giugno di Focus Economia di S. Barisoni.

Un’ottima visione ad ampio respiro che finalmente ci separa dalla navigazione a vista che imperversa da oramai 4 anni. La crisi non ci ha infatti permesso ancora di fermarci per capire quale possa essere il modello economico che dovremo perseguire nel futuro. La priorità è naturalmente quella di salvare l’Europa, ma un indirizzo futuro va assolutamete costruito e ricercato.

Cosa ha determinato la crisi? 12-20 anni di crescita basata su bisogni indotti, economia misurata sui consumi, dove la misurazione dei consumi ha preso il posto della misurazione del lavoro (modello che ha funzionato dal ’50 all’80). Produrre meno del consumo ha conseguito la bolla creditizia, i mutui sub-prime etc. etc.

Discussione con il prof Mauro Magatti che propone un nuovo modello (non solo catastrofismo)

La contrazione ridimensiona il carico del debito: se ben indirizzati, i sacrifici possono portare a pura recessione oppure ad un nuovo modello di economia che sappia creare le basi per la futura crescita. Un modello che non sia più basato sulla quantità ma piuttosto sulla qualità dei consumi, che possa mettere a frutto quella ricchezza, umana e spirituale, che solo le democrazie possono sprigionare.

Il problema sta però nell’individualismo di cui siamo malati: servono forme di alleanza e di socialità e contribuzione. Il disordine pre-crisi non è quindi un bel ricordo da perseguire, ma un demone da evitare. Bisogna andare oltre.

Ricordiamoci infatti che i nostri consumi erano ben superiori alla nostra produzione, produzione che si era infatti spostata verso i paesi in via di sviluppo… con la conseguente economia agevolata (rate, mutui etc.)

Il “tecnonichilismo”:

30 anni straordinari di espansione e globalizzazione grazie al progresso tecnologico. Idem per la finanza.

Il nichilismo è arrivato dall’assenza di identità locali, abbandonate per la globalizzazione, nella quale però mancano molti punti di riferimento.

La crisi ci fa guardare avanti. Quello che c’era prima andava bene fino a qualche anno fa, poi è scoppiato: non ha più retto e va sostituito.

30 anni di bombardamento pubblicitario sul fatto che “conti solo tu”, col messaggio che il prodotto consumistico differenziasse ciascuno di noi dagli altri. Però quando la situazione peggiora, è meglio mettersi tutti vicini…

Un “neoconsumo” più sobrio e parte della società:

La crescita è la proiezione dell’essere umano e non possiamo esimerci dal crescere. Questo va quindi qualificato. Abbiamo capito che dopo 30 anni di beni a consumo ultrarapido, forse conviene cercare modelli più sobri: la qualità di vita dipende dall’ambiente, dei servizi etc… Anche in Italia molti imprenditori producono sia per profitto che per passione. Negli stati moderni non dovremo avere più solo un riempimento quantitativo, ma anche espressioni pù alte determinate dalla nostra ricchezza. Si comprano oggetti a valore aggiunto notevole (cibi sani, strumenti di comunicazione etc.), posticipando gli acquisti di status symbol o di oggetti ad elevato deperimento. Saremo tutti chiamati a cercare dei valori nei prodotti che sceglieremo di acquistare ed il motivo di vanto non sarà più determinato dall’essere in grado di captare e possedere i prodotti all’ultima moda.

Il problema è determinato anche dalla crisi dei valori. La crisi del secolo scorso ci aveva fatto capire che l’intera comunità e società doveva crescere… ce ne siamo dimenticati negli anni ’80 e ora sarà meglio ricordarcelo. Sviluppo sociale ed economico devono andare di pari passo. Ricordiamoci che il mondo è cambito: siamo alla 2a globalizzazione.

La politica….

… dove va? Stanno rincorrendo i mostri senza determinare un’agenda di marcia che permetta di abbatterli. Serve che tutta la società sappia crescere. Il futuro sarà per quelle società, quei territori che nel mare della globalizzazione riusciranno a stipulare delle alleanze, dove si mescolano le risorse disponibili offrendo al mondo qualcosa di cui ha bisogno. Questa politica in Italia non c’è.

Valori di unione: anche le imprese possono allearsi  meno, ma la linea principalre rimane unica:

  • crescita ecnomica se cresce la società
  • crescita di società se crescono le persone

La Germania, ad esempio, 10 anni fa era la grande malata, ma aveva il grande progetto politico di riunificazione. Progetto mancante ad altri paesi… L’energia nasce da uno sviluppo comune, non solo del singolo.

Cosa vuole essere l’Europa nel mondo? Qual è il suo percorso di integrazione politico?

Un’Europa basata unicamente sull’iperindividualismo della finanza è stato un grave errore: un’unificazione basata solo su finanza, moneta e sui conti pubblici. Non c’è un comune obbiettivo decisionale… E infatti ora vediamo fazioni nazionalistiche in tutta Europa…

Il percorso della costituzione europea, approvata in Europa e respinta dalle singole nazioni. L’assenza di unità politica europea è una deficienza storica che ancora stiamo pagando caro.

Che l’Europa si decida cosa vuole essere…

…anche se i politici finiscono per pensare ai propri interessi personali.

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Aggiornamento del 24 settembre 2012:

http://marcobaccanti.nova100.ilsole24ore.com/2012/09/un-paese-%C3%A8-sviluppato-non-quando-i-poveri-posseggono-automobili-ma-quando-i-ricchi-usano-mezzi-pubblici-e-biciclette.html

Un Paese è sviluppato non quando i poveri posseggono automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette.

16 settembre 2012 – di Marco Baccanti

[…] lo sviluppo inteso solo come incremento del potere di acquisto, se non accompagnato da una crescita culturale e di senso civico nella popolazione provoca un peggioramento, non un miglioramento, della qualità della vita, della salute, della felicità dei cittadini. E un impatto negativo sulle casse dello stato.

[…] consapevoli dell’importanza dell’esercizio fisico e dell’impatto ambientale delle loro automobili, ormai migliaia di cittadini delle città Scandinave, Svizzere, dei Paesi Bassi per il pendolarismo casa ufficio usano quotidianamente la bicicletta; si tratta di cittadini in tutti gli strati sociali, ma in particolare delle persone più colte, che lì sono in genere anche le più affluenti, per le quali l’uso ingiustificato dell’automobile inizia a diventare un comportamento biasimato. Negli stessi Paesi l’amministrazione pubblica è veloce ad interpretare ed assecondare i bisogni e sta mettendo a disposizione le infrastrutture necessarie. Ad esempio a Copenhagen sono in costruzione 16 ‘highway’ per ciclisti (in italiano abbiamo solo il termine ‘autostrade’, sintomatico), ovvero strade di collegamento del centro con le varie zone residenziali dedicati solo a ciclisti, con percorsi senza curve, senza pedoni né automobili, con pochi semafori e comunque sincronizzati con la velocità media delle biciclette, con barre per appoggiarsi e pompe a disposizione ad ogni chilometro. Costa? Certo, ma prima di deliberare l’investimento è stata effettuata una analisi economica mettendo in conto l’effetto benefico sulla salute dei cittadini. […]

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Aggiornamento del 23 novembre 2012:

Libro “L’onestà al potere – La rivoluzione del Buon Governo. Albertini, l’impolitico che ha cambiato la politica” di Roberto Gelmini

Una stagione politica che ha cambiato la politica. I partiti costretti a fare un passo indietro, rientrando nei confini che la Costituzione e ancor più il buonsenso assegna loro, senza un solo avviso di garanzia, uno scandalo, un sospetto. In cui uomini e donne, in maggior parte provenienti dalle imprese o dalle professioni, hanno lavorato al servizio della comunità, e non per favorire o alimentare gli appetiti dei propri sostenitori. Cercando sempre e solo i risultati, sovente coinvolgendo maggioranza e opposizione. Non è la fotografia del “governo del Presidente”, di un Monti che sta cercando faticosamente di ricostruire nel paese un clima accettabile e costruttivo. È invece un film lungo nove anni, iniziato nel 1997 a Milano. Gabriele Albertini, il “sindaco in Vespa”, l’industriale strappato dalla sua fabbrica per dare nuova vita e speranza ad una città che usciva dal torpore leghista e di Formentini, ha anticipato ciò che il paese sta scoprendo solo ora: l’importanza dell’autonomia, della libertà intellettuale, dell’onestà. Ripercorrere quegli anni, in particolare i primi quattro, i più rivoluzionari, è dunque un contributo a comprendere ed a costruire il nostro immediato futuro. In questo libro, con tanti episodi inediti o non compresi dai giornali, parlano i fatti. E, a conclusione, anche Cesare Romiti e Fedele Confalonieri, i due sponsor di Albertini, e lo stesso Silvio Berlusconi, in interviste molto suggestive.


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