Un chimico italiano, già cent’anni fa, si accorse della limitatezza della risorse fossili e della necessità di puntare su fonti energetiche alternative, tra cui in particolare il Sole. Se solo avessimo avuto dei politici più lungimiranti e scientificamente colti, che si fossero accorti di questi problemi e della concretezza di tale “profezia”, forse oggi non saremmo messi così male. Si sarebbero potute finanziare molte ricerche nei vari settori scientifici (fisica, chimica, ma nemmeno la biologia è da sottovalutare) e chissà, forse avremmo già avuto a disposizione alternative migliori di quelle di cui attualmente disponiamo. Anche oggi, le strategie energetiche non si possono improvvisare e non possono nemmeno avere orizzonti temporali limitati a qualche anno e della durata di una sola legislatura. I politici dovrebbero quindi, in sostanza, avere due delle competenze non hanno dimostrato di possedere:

– competenze scientifiche;

– lungimiranza per il bene del paese.

Potete leggere, in proposito, anche l’articolo “Consigli di lettura per i presidenti del futuro”.

“Credo che nessuno possa sottrarsi ai grandi problemi legati all’energia del futuro e al suo impatto sull’ambiente. Tutti abbiamo una parte di responsabilità: è essenziale il dovere degli uomini di scienza di informare sulla realtà di tutte le fonti energetiche e sul prezzo REALE da pagare per ciascuna. Non si può prendere decisioni senza consapevolezza e il primo punto di cui essere consapevoli è il cattivo uso e lo spreco delle risorse […]. Tutti dovrebbero conoscere il problema-energia senza essere strumentalizzati, né nella direzione del catastrofismo né in quella dell’incoscienza“. 

Carlo Rubbia – TuttoScienze – 19/09/2007

Come diceva Machiavelli nel “Principe”, il vero potere politico si basa sulla capacità di prevedere i grandi eventi del futuro prima ancora che siano visibili a tutti, perché allora, in quel momento in cui tutti lo vedono, non esiste soluzione possibile!

L.D.

http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Manca-un-piano-nazionale-energetico-100-scienziati-scrivono-al-Governo_313087661242.html

Manca un piano nazionale energetico, 100 scienziati scrivono al Governo

14 marzo 2012

Negli altri paesi europei è consentito programmare la politica energetica a livello istituzionale a lungo termine
La preoccupazione espressa in una lettera dell’Associazione Galileo 2001
Roma, 14 mar. – (Adnkronos) – Manca un piano nazionale di sviluppo energetico e di gestione delle risorse che salvaguardi le necessità di approvvigionamento del Paese. Questo in sintesi il contenuto della lettera inviata dall’Associazione Galileo 2001 per la libertà e la dignità della Scienza, al Presidente del Consiglio e ai Ministri Passera, Clini, Profumo e Balduzzi, affermando le proprie opinioni sulla posizione dell’Italia a proposito di risorse e strategie energetiche di fronte alla seria crisi economica di ampiezza globale che interessa anche il nostro Paese. Gli oltre 100 firmatari del mondo della fisica, della medicina e della scienza, individuano nell’incidente di Fukushima, nella recente consultazione referendaria, nei problemi di approvvigionamento energetico di un Paese come il nostro largamente dipendente dall’estero, nella possibile carenza di gas nel rigido inverno, nei costi e nelle conseguenze sanitarie derivanti dall’utilizzo spropositato di combustibili fossili e nel trascurato stato della ricerca al riguardo, sufficienti motivi per riaccendere a più lunga scadenza preoccupazioni in realtà sempre vive.
”Prima fra tutte, si legge nella lettera, quella di non avere un adeguato e convincente piano nazionale di sviluppo energetico che tenga conto della necessità, oltre che dell’opportunità, di ragionare su tempi strategici affrancandosi da pregiudiziali che possano condannare precocemente progetti lungimiranti per via di perplessità politiche e tecniche attuali”. L’associazione ricorda come sia negli altri paesi europei, sia in quelli emergenti, non solo asiatici, sia consentito programmare la politica energetica a livello istituzionale a lungo termine, facendo riferimento alla politica della vicina Francia che ha operato senza incidenti con il suo parco nucleare e libera da inibizioni paralizzanti impostando, così come stanno facendo anche il Regno Unito e altri Paesi europei, una programmazione attiva delle risorse che salvaguardi anche una significativa indipendenza energetica. […]
In conclusione, l’appello del Presidente, Prof. Renato Angelo Ricci alle autorità di Governo: ”come Associazione Galileo 2001 e con il conforto di molti colleghi di varia estrazione, culturale, tecnica, accademica ed industriale oltre che associativa, riteniamo doveroso richiamare l’attenzione del Governo sulla necessità di promuovere una più chiara politica energetica tesa a tracciare una strategia a medio e lungo termine tuttora carente nel nostro Paese […].
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http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/fotochimica-di-ciamician-superare-carbone-e-petrolio

La fotochimica di Ciamician per superare carbone e petrolio

Di Marco Taddia

Nel primo decennio del secolo XX l’inquinamento da carbone si faceva sentire un po’ ovunque, come dimostrato anche da studi recenti (Science, 2007) sui depositi nevosi della Groenlandia, laddove si è osservato un impennarsi della concentrazione di fuliggine proprio in quel periodo. Oggi molti si chiedono con preoccupazione come ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, come contenerne i danni e come passare alle energie rinnovabili. Ebbene, proprio cento anni fa, il chimico Giacomo Ciamician (Trieste, 1857- Bologna, 1922) denunciò in sede internazionale la “crescente avidità e spensierata prodigalità” con cui allora si ricorreva al carbone.  Era il 1912 e a New York si svolgeva l’VIII Congresso Internazionale di Chimica Applicata. Le quattro lingue ufficiali erano francese, tedesco, italiano (altri tempi…) e inglese. Giacomo Ciamician faceva parte del ristretto gruppo di relatori invitati a rappresentare le nazioni delle quattro lingue ufficiali. Ciamician  parlò nel pomeriggio di mercoledì 11 settembre. Durante la sua conferenza “La fotochimica dell’avvenire” formulò ipotesi ardite, enunciando profezie che sembrarono sogni. Riferendo il suo intervento, il Journal of Industrial and Enginneering Chemistry scrisse:

“This lecture, delivered in Italian, was of great practical importance on account of the suggestions it contained in regard to the better utilization of radiant energy”.

Il testo fu tradotto in più lingue e pubblicato subito dopo (27 settembre) da Science . Quando il New York Times scrisse del Congresso, non mancò di aggiungere il sottotitolo “Italian scientist predicts that black and nervous civilization will yield to quiet one”. Partendo dalla constatazione che, all’epoca, ci si serviva del carbon fossile “con crescente avidità e spensierata prodigalità”, Ciamician faceva notare che i giacimenti non erano inesauribili e che occorreva domandarsi se l’energia solare fossile era la sola che potesse giovare alla civiltà moderna. La risposta partiva dalla constatazione che la maggior parte dell’energia che la terra riceve dal sole va in gran parte sprecata.

La soluzione di Ciamician

Quali i rimedi? Innanzitutto aumentare notevolmente la produzione di materia organica vegetale, migliorare le rese delle industrie di trasformazione ed estendere l’impiego dei materiali di origine vegetale. In secondo luogo, trasformare le piante in combustibile gassoso. In terzo luogo, valorizzare la capacità delle piante di produrre sostanze preziose per l’industria (alcaloidi, glucosidi, essenze, gomme e coloranti) che, altrimenti, dovevano essere ricavate per sintesi dai derivati del catrame. D’altronde, ricordava Ciamician: “Negli ultimi tempi alcune industrie organiche si sono sviluppate rigogliosamente all’infuori dell’anello benzolico del catrame”. Poi, citando i risultati ottenuti nel suo laboratorio di Bologna, ricordava che “si può intervenire direttamente nella vita delle piante e modificare in un certo senso i processi chimici che in esse si compiono”.

L’ultimo suggerimento riguardava la fotochimica industriale. Secondo Ciamician il problema principale dal punto di vista tecnico era quello di fissare con opportune reazioni fotochimiche l’energia solare. Occorreva imitare il processo di assimilazione delle piante e immaginare pile a base di processi fotochimici. Riferendosi anche alle sue ricerche, immaginava applicazioni industriali degli effetti chimici della luce (polimerizzazioni, isomerizzazioni, idrolisi, ossido-riduzioni ecc…). Citava anche la fotochimica delle materie coloranti e le sue applicazioni in tintoria, suggerendo di trattare le stoffe con sostanze fototrope.  Osservò infatti: “Il vestito di una signora che fosse similmente preparato, cambierebbe di colore a seconda dell’intensità della luce….le dernier cri de la mode à venir“.

Nella sua geografia fotochimica, Ciamician riservava alle zone temperate i processi basati sulle piante e ai deserti le applicazioni della fotochimica industriale, in apposite “colonie industriali” con serre e tubi trasparenti. Sulla terra, scriveva Ciamician,

“v’è largamente posto per tutto e per tutti… quando le colture sieno debitamente perfezionate ed intensificate ed adattate razionalmente alle condizioni del clima e del suolo”.

Affidarsi alla fotochimica voleva dire, secondo lui, costruire una società più tranquilla, meno frettolosa e più felice.  Siamo sulla strada giusta? 

9 giugno, 2012

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Libro “La patria ci vuole eroi. Matematici e vita politica nell’Italia del Risorgimento” di Umberto Bottazzini  e Pietro Nastasi

Chi sono gli “eroi” che affollano le pagine di questo libro? Sono gli uomini di scienza, e in primo luogo i matematici, che nell’arco del lungo Risorgimento sono stati protagonisti della vita politica del nostro paese. Alla guida delle istituzioni nelle “Repubbliche sorelle” nate dalle baionette delle armate di Napoleone; combattenti nelle battaglie del Quarantotto; protagonisti della “rivoluzione”, come la chiamò Manzoni, che ha portato all’Unità d’Italia. Matematici come Federico Menabrea, esponente di spicco della Destra cattolica e oltranzista, deciso oppositore di Cavour e primo ministro nello Stato unitario; e come Francesco Brioschi e Luigi Cremona, fieri anticlericali, impegnati nel progetto politico e culturale di portare il nuovo Stato al livello delle più avanzate nazioni europee. Fondatore del Politecnico e a lungo punto di riferimento della vita politica ed economica milanese, dopo Porta Pia Brioschi è impegnato nel “progetto cosmopolita”, come lo chiamò Sella, di fare della nuova capitale la Roma della scienza, dopo quella dei Cesari e dei Papi. E come lui Cremona, l’amico dei fratelli Cairoli che conclude la sua carriera politica come ministro e vice-presidente del Senato.

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