La vendita degli immobili pubblici è stimabile intorno ai 200-300 miliardi di euro. Cifra importante che potrebbe far pensare ad una mossa di forte impatto contro il nostro debito pubblico e una forte ripercussione sulla fiducia (e relativo spread).
Va posta però attenzione su diverse problematiche che ne attenuano il pur buon indirizzo:
-) L’orizzonte temporale è di 2-3 lustri
-) Vanno vendute quelle strutture che possono garantire il proprio servizio/prezzo (ovvero la propria efficienza) senza discriminazioni anche una volta in mano ad un privato. Tante aziende hanno bilanci pressochè in pareggio e non sono molto appetibili sia come acquisto di un privato che come suo mantenimento. Bisogna individuare quei settori dove un acquisto con successivo investimento da parte del privato risolleverebbe l’azienda. Bisogna stare attenti che non si effettui il semplice acquisto con smembramento, creando un disservizio nella popolazione.
-) Vanno vendute strutture appetibili ed economicamente non troppo impegnative
-) Vanno mantenute pubbliche quelle strutture per cui la vendita implicherebbe un affitto od un noleggio verso privati che sarebbe più oneroso del mantenimento attuale
-) L’impatto sullo spread potrebbe non essere così rilevante nell’immediato: decidere di vendere i nostri patrimoni (e quindi recuperare denaro) non implica che saremo di conseguenza credibili dai nostri finanziatori (ovvero recuperare denaro non fa di noi bravi investitori).
-) Vendere assets che danno reddito implica la perdita di flusso del flusso di cassa che questi determinano anno per anno

Chiaramente l’obbiettivo di vendere è ben accetto, l’importante è che non vengano prese decisioni affrettate che (come già successo in passato più volte anche recentemente) si tramutino in pochi anni in maggiori costi rispetto alla situazione attuale…

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