La domanda naturalmente è ironica e provocatoria: meglio avere delle città intelligenti (le famigerate “smart cities” di cui oggi va di moda parlare) oppure dei cittadini intelligenti, degli “smart citizens”?

La nostra risposta è: potete mettere tutta la tecnologia che volete nelle nostre città, ma sarà inutile se poi i cittadini non la sapranno cogliere, utilizzare e valorizzare, in TUTTI i suoi aspetti.

Ancora oggi, in Italia, non si riesce a differenziare correttamente la spazzatura, per mancanze che riguardano sia i comuni cittadini che coloro che dovrebbero guidarli ed indirizzarli eticamente, ovverossia gli amministratori locali (io abito in una città del nord Italia e noto ogni giorno, molto tristemente, come nè nel centro storico, nè nei centri commerciali e nè in qualunque ufficio o locale pubblico, esistano gli appositi bidoni della raccolta differenziata), anzi, ancora peggio: la gente non riesce nemmeno a buttare i rifiuti in un bidone qualunque, vista la mole VERGOGNOSA di spazzatura che si trova ai margini delle strade!!!

A parte questo, quanta tecnologia abbiamo nelle nostre case? Da vent’anni esiste la tecnologia domotica, ripeto DA VENT’ANNI. La suddetta domotica non serve, come molti pensano probabilmente, solo per la sua “figaggine” intrinseca, ma serve anche e soprattutto ai fini del risparmio energetico. Tuttavia, essa non è ancora entrata nemmeno in minima parte nelle nostre abitazioni e chi la vorrebbe installare (tra cui la sottoscritta) viene considerato alla stregua di un alieno tecnologicamente avanzato giunto sulla Terra da un altro pianeta. Nossignori, non è così: non siamo “noi” che vorremmo la domotica ad essere troppo avanzati, ma è la maggioranza della popolazione che rimane sempre troppo indietro. Di quanto? Solo di vent’anni come minimo! Penso comunque che buona parte della colpa sia da attribuire alla scuola: negli istituti tecnici e professionali probabilmente la professione di elettricista/elettrotecnico/elettronico viene ancora insegnata nella maniera convenzionale, com’è giusto che sia, ma bisognerebbe anche obbligare i docenti a seguire dei corsi di aggiornamento, in modo tale che possano trasmettere agli studenti le conoscenze più avanzate del settore. In questo modo, gli studenti, una volta diplomati, sarebbero già pronti ad entrare sul mercato del lavoro e sarebbero anche avvantaggiati rispetto a chi lo è già, rendendo più competitivo ed innovativo il settore (ho fatto questo esempio, ma la stessa cosa dovrebbe valere per tutte le professioni).

Infine: quanta informatica insegnano nelle nostre scuole ai ragazzi? MENO DI ZERO: mi capita di seguire numerosi stagisti frequentanti le scuole superiori (dal liceo scientifico alle scuole tecniche e professionali), ma nessuno di loro conosce nemmeno le funzioni di base di un programma di calcolo semplice ma potente come Excel.

Non posso che rimanere sinceramente ed amaramente basita da tutto ciò…

E noi vorremmo realizzare delle “città intelligenti”? Volentieri, ben vengano, ma forse le priorità sono ben altre…

N.B. Solo quando vedrò i margini delle strade puliti (non perchè qualcuno li pulisce ma perchè la gente non li deturpa) ed i bidoni della raccolta differenziata OVUNQUE SIA POSSIBILE, potrò pensare che saremo davvero degni di avere delle città intelligenti…

L.D.

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/intelligenze-urbane-strada-verso-le-citta-del-futuro

Intelligenze urbane: la strada verso le città del futuro

Francesca Gatti

Cosa sono le smart cities e perchè sono così importanti

di Rita Giuffredi

Le città hanno rappresentato storicamente, almeno in Occidente, un potente motore per l’innovazione e lo sviluppo economico e culturale, ma sono state anche centri di povertà, crimine e scarse condizioni sanitarie. Si tratta di conseguenze inevitabili?
Così pensavano Thomas Jefferson, Frank Lloyd Wright e Gerald Ford; altri si dicono convinti che non sia così: le città possono e devono diventare “intelligenti”. Di questa opinione è evidentemente anche il Ministro Profumo, che ha annunciato un maxi-stanziamento da un miliardo di euro per lo sviluppo di “Smart Cities” in Italia. Ne ha dato annuncio il 23 febbraio 2012, in un intervento al convegno dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) a Torino.

Ma cosa rende una città “intelligente”?
Le città “smart” si propongono di cogliere e amplificare gli aspetti positivi della vita in città, eliminandone al contempo quelli negativi, tramite una progettazione “intelligente” di alcuni ambiti chiave: l’economia, la mobilità, l’ambiente, la rete sociale, la qualità della vita, la partecipazione al governo cittadino. Si tratta di coniugare il modello della città “digitale”, resa più efficiente da un ampio dispiegamento di informatica e di comunicazioni, con il crescente ampliarsi dell’idea di qualità della vita. A cosa serve poter disporre di internet ad altissima velocità nelle proprie abitazioni, quando non si ha un parco in cui fare una passeggiata, o un teatro in cui andare con gli amici? A che scopo conoscere in tempo reale la situazione del traffico, quando si passano ore a cercare un parcheggio e non si può partecipare alla discussione sulla nuova tangenziale che verrà costruita in mezzo alla città?

Certamente, tuttavia, la strada verso le città “smart” parte da un massiccio intervento sulle infrastrutture tecnologiche, in particolare quelle digitali. Come racconta lo speciale di “Le Scienze” di novembre 2011, a Masdar negli Emirati Arabi Uniti, ogni edificio, lampione e dispositivo elettronico personale è stato dotato di un equipaggiamento ad alta tecnologia, per massimizzarne il rendimento energetico, riducendo gli sprechi; a Saragozza il Padiglione d’acqua digitale è una scultura “responsiva”: i muri sono costituiti di getti d’acqua in grado di reagire alla presenza delle persone, disattivandosi per permettere al passante di passare senza bagnarsi. Altrove, a New Songdo City in Corea del Sud e a PlanIt Valley in Portogallo sono in progetto nuovi centri urbani dotati di infrastrutture e servizi avanzati, che saranno costruiti da zero.

Recenti fenomeni come la “rivoluzione del gelsomino” in Tunisia la primavera scorsa, in gran parte coordinata e realizzata tramite i social network, hanno inoltre fatto intravedere agli urbanisti la possibilità di migliorare drasticamente l’efficacia delle reti di rilevazione urbane facendo sì che siano i cittadini stessi a fornire i dati necessari tramite gli ormai diffusissimi smartphone e tablet: nel 2009 a Parigi, che aveva meno di una decina di stazioni di monitoraggio dell’ozono, sono stati distribuiti 200 apparecchi di rilevazione dell’ozono ad altrettanti parigini; nel corso del primo test in un solo quartiere della città sono state effettuate oltre 130000 rilevazioni.

Quest’ultimo esempio mostra come la città tecnologica si sforzi anche di essere sostenibile: proteggere l’ambiente, ridurre l’inquinamento, progettare la gestione delle risorse naturali e, last but not least, valorizzare la bellezza del territorio in cui si trova sono condizioni essenziali per potersi definire “smart”.

Una città intelligente, inoltre, è tale solo se lo sono i suoi cittadini: se cioè il loro livello culturale è buono, in termini di titolo di studio ma anche di attitudine all’aggiornamento continuo, alla flessibilità, alla creatività, alla capacità di vivere in un ambiente plurale e multietnico e alla partecipazione alla vita pubblica. Il governo della città, da parte sua deve prevedere e incentivare la partecipazione ai processi decisionali, fornire servizi sociali pubblici e garantire trasparenza.

Ma i cittadini delle città smart non sono solo impegnati ed efficienti, ma possono godere di diversivi e momenti di svago di alto livello, grazie alla presenza di istituzioni culturali e formative. Infine, essi vivono in abitazioni di qualità, in un contesto sociale coeso e sicuro. Lo studio urbanistico si è storicamente concentrato sulle grandi metropoli, che presentano maggiori problemi e opportunità: le informazioni sulle città medio-piccole, che costituiscono la grande maggioranza del tessuto urbano, scarseggiano. Su queste ultime ha deciso di concentrarsi il progetto “European smart-cities”, condotto dall’Università di Vienna in collaborazione con le Università di Delft e Lubiana, che si occupa di stilare la “classifica” delle città medio-piccole più “smart”. In testa attualmente si trova Lussemburgo, mentre la prima italiana, Trento, si trova al quarantacinquesimo posto, seguita da Trieste al quarantanovesimo, Ancona al cinquantunesimo e Perugia al cinquantaduesimo.

Quattro “città del futuro”

di Silvia Gerola

Per quale motivo una città dovrebbe diventare “smart” e non nascere “smart”?  Questa è la semplice idea alla base di quattro coraggiosi progetti di edilizia urbana, in fase di sviluppo a Parades (Portogallo), New Songdo (Corea del Sud), Masdar (Abu Dhabi) e Caofeidian (Cina). Proviamo a considerare i pregi di costruire una città da zero invece che intervenire su una già esistente. Una corretta pianificazione dell’opera può permettere di risparmiare circa il 30% delle risorse usate durante la fase di edificazione, riducendone così l’impatto ambientale. Inoltre, scegliendo di inserire le tecnologie più all’avanguardia all’interno della struttura stessa della città, è possibile farne un laboratorio all’aperto, perfetto per la sperimentazione e lo sviluppo di nuova conoscenza, sempre in ambito tecnico-scientifico. Una città “intelligente” fin dalla sua origine, in cui sarà possibile ridurre al minimo gli sprechi. I progetti proposti hanno caratteristiche avveniristiche; tra queste una rete i cui sensori, presenti all’interno delle pareti di ogni edificio, raccolgono informazioni che vengono inviate a una struttura centrale che le elabora. In caso di incendio, per esempio, la pattuglia dei pompieri potrà essere indirizzata, grazie a queste informazioni, non solo verso il palazzo coinvolto, ma proprio verso la stanza avvolta dalle fiamme. Delle quattro città del futuro, a ricevere la maggiore copertura mediatica è stata quella che sorgerà nei pressi della città di Paredes a nord del Portogallo con il nome di PlanItValley. Oltre ad aver ottenuto nel settembre 2011 l’importante riconoscimento di “pioniere della tecnologia 2012” da parte del World Economic Forum, PlanIt Valley deve parte della sua fama al coinvolgimento della Microsoft nel progetto. La Microsoft è responsabile dello sviluppo di un sistema operativo capace di gestire al meglio le informazioni raccolte dai milioni di sensori che saranno presenti in ogni punto della città. Proprio il coinvolgimento di quest’azienda è alla base di alcune delle perplessità, come la gestione della privacy. […]

Una giornata a Göttingen

di Antonio Pilello

Una città universitaria, giovane, verde, ospitale ed economica. Questa è Göttingen, una delle sei “smart cities” tedesche, famosa per la Georg-August Universität, fondata nel 1734, con quasi 25000 studenti iscritti. Arrivare in questa città di circa 130000 abitanti della Bassa Sassonia, nel cuore della Germania, non presenta particolari difficoltà: la stazione ferroviaria (Bahnhof), infatti, è una tappa di molte linee InterCity Express (ICE), il sistema di treni veloci della Deutsche Bahn, come la Berlin-München e la Hamburg-Stuttgart. Anche il trasporto regionale, gestito da privati, è molto efficiente e permette di raggiungere in breve tempo Hannover e Kassel. La piazza della stazione, un edificio in Hannoverschen Rundbogenstil, è caratterizzata da un parcheggio per biciclette molto grande, con migliaia di mezzi a due ruote. È subito chiaro, per chi viene da fuori, che a Göttingen ci si può spostare facilmente. In effetti, passeggiando per le strade della città si notano numerose piste ciclabili, che si estendono in maniera capillare in ogni direzione. Questa impressione  trova conferma nelle parole di Gloria, una studentessa Erasmus:

Mi sposto principalmente in bicicletta, anche se a volte non disdegno una bella camminata. La viabilità per pedoni e ciclisti è assolutamente sicura: ci sono alcune zone solo pedonali e altre che lo diventano dopo una certa ora. Mi ha davvero colpito l’uso incondizionato della bicicletta a tutte le ore del giorno e della notte, d’estate e d’inverno, con la pioggia e con la neve.

Il centro, chiuso al traffico automobilistico, dista solo pochi minuti a piedi. Si tratta di una piacevole camminata lungo la Planetenweg, la via dei pianeti, caratterizzata da una riproduzione in scala del Sistema Solare. Superato, per così dire, Giove, si arriva nella strada principale della città, la Weender Straße, che conduce alla piazza del municipio medievale (Altes Rathaus), dove si trova, la Gänseliesel, una fontana eretta nel 1901. Anche se di dimensioni piuttosto ridotte, si tratta del simbolo più noto di Göttingen. Oggi questo monumento  è anche importante per le celebrazioni di laurea: ogni studente che termina un dottorato deve scalare la fontana e baciare la statua raffigurante una ragazza con un’oca in mano. L’atmosfera è gradevole e le strade sono piene di giovani. Sarà così anche in periferia? Il servizio di autobus, gestito dalla GöVB, prevede passaggi ogni 15-20 minuti. È già pomeriggio, ma conviene comunque acquistare un biglietto giornaliero, così è possibile vedere anche i quartieri più periferici. L’aspetto della città cambia un po’, diventa tutto un po’ più grigio, ma nel complesso l’impressione di quiete e ordine rimane inalterata. Il Klinikum, il complesso ospedaliero sembra molto ben organizzato, con numerosi cartelli informativi all’esterno e una fermata dei mezzi pubblici proprio davanti all’ingresso. Poco più avanti, in cima a una piccola collina, a dire il vero un po’ isolata, si trova la Nord-Uni, il nuovo campus che ospita tutte le facoltà scientifiche. La qualità dell’insegnamento e delle strutture richiama ricercatori da tutto il mondo.
È il caso, per esempio, di Elisa Ferro, ricercatrice presso l’Università di Siena:
“Nel campo che mi interessa, la microscopia, Göttingen è un centro di eccellenza a livello europeo e mondiale. In particolare, il gruppo dell’Istituto di Neuroscienze con cui ho lavorato è tra i più competenti del settore. Le strutture e le attrezzature scientifiche sono di livello più alto rispetto all’Italia. Questo è il motivo per cui mi sono trasferita.” 

Il nuovo complesso universitario è  molto grande ed è facile perdere l’orientamento nel parco che porta alla Nord-Mensa, la cui qualità, secondo gli studenti, non è eccezionale. Molto meglio il servizio offerto dalla mensa centrale, che si trova all’interno del campus con le facoltà umanistiche, distante circa 15 minuti in autobus, a pochi metri dalla zona pedonale. Una volta arrivati, è impossibile non notare la nuova biblioteca universitaria, un edificio davvero moderno. Ci sono anche qui molti ragazzi, che sembrano essere il vero motore, anche economico, della città. Una stanza singola costa 250-300€ in pieno centro, meno in periferia. Le doppie, così tanto diffuse in Italia, qui, come in tutta la Germania del resto, praticamente non esistono. Quali sono le differenze con il nostro Paese? Maresa, una studentessa della Georg-August Universität, spiega con chiarezza cosa cambia rispetto a Padova, dove sta facendo l’Erasmus: A Padova mi piace molto la vita all’aperto, in piazza o al mercato. Tutto è più vivace, ma è anche una scelta legata al clima, che è sicuramente migliore. Mi sento molto più vivacei. Al contrario, la vita culturale non è così sviluppata come a Göttingen. Ci sono pochi cori e orchestre. Poi mi manca la natura: non ci sono spazi verdi, manca un bosco e a volte mi sento un po’ chiusa nella città.” La sera si avvicina. La stazione dista poche centinaia di metri. Prima di cena partono parecchi ICE. Ci sono anche molti pendolari su treni a due piani, che sembrano proprio studiati per l’alta capacità. Altri convogli, quelli che conducono a Berlin, Hamburg e molte altre grandi città, sono invece molto più frequentati nel weekend. Nel complesso, il 22° posto nel ranking delle “european smart cities” sembra rispecchiare le qualità e i servizi della città, soprattutto per quanto riguarda l’ecologia (11° posto), la mobilità (12°) e le condizioni ambientali (15°). Tutti i parametri relativi a Göttingen sono disponibili sul sito del progetto.

Intervista a Pier Paolo Maggiora – di Francesca Gatti

L’architetto torinese Pier Paolo Maggiora è autore di alcuni progetti di urbanistica “intelligente”, tra cui Laguna verde, Caofeidian, 100città. Lo abbiamo intervistato a proposito delle “smart cities”.

Nell’ultimo periodo si è aperta una riflessione sulle città “intelligenti” e molte città cercano di definirsi tali. Secondo Lei, quali sono le caratterische più importanti in unasmart city? Tecnologia, ambiente, mobilità,…?
Le “smart cities” sono un passo importante per un cambiamento culturale necessario. Ma si tratta solo di una prima parte del discorso. Rimane ancora un grande equivoco, quello di pensare esclusivamente alla città o agli edifici e non al territorio nel suo complesso. Si dovrebbe estendere la riflessione agli “smart territories”. A maggior ragione oggi che, grazie alla tecnologia, le persone e gli spazi sono più connessi. Già dal momento del progetto è necessario aprire lo sguardo su diversi aspetti e abbandonare la forte settorializzazione tra le figure coinvolte. In un certo senso va abbattuto culturalmente il muro di cinta dipinto attorno alla città nell’Allegoria del Buon Governo.

Lei lavora molto anche all’estero, in particolare in Cina. Come pensa che si possa collocare l’Italia all’interno di questo processo di ripensamento delle città e dei territori?

L’Italia può avere un ruolo molto importante. Non c’è nessun paese accreditato nel mondo come l’Italia sui prodotti di alta qualità. Per noi è molto facile pensare in questi termini, perché siamo storicamente formati così. È la nostra vocazione. All’estero questo è tenuto molto in conto ed è premiata l’italianità. Ho vinto due grandi progetti in Cina (Caofeidian, 100città). Lì danno molto valore alla creatività italiana, dove creatività è intesa con un’accezione più ampia, artistica e tecnica.

In Cina si stanno sperimentando molti progetti innovativi e investendo molto in direzionesmart. Cosa pensa, invece, della situazione italiana?

Sono piuttosto ottimista riguardo all’Italia. In particolare al sud. Nelle zone ancora poco trasformate c’è una potenzialità enorme di evolvere velocemente come territorio. Paradossalmente sono le situazioni più drammatiche che subiscono una spinta più forte per interventi di alta innovazione. Il sud Italia in qualche modo ricorda la Cina di qualche anno fa, prima del chinese dream. Ma anche al nord ci sono zone promettenti. Ad esempio quella della Serenissima, intorno a Venezia. Bisogna però imparare a muoversi su sistemi territoriali nuovi e creare reti con altre importanti città internazionali.

28 maggio, 2012

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Aggiornamento del 24 luglio 2013:

Cretini in una stanza intelligente

4 dicembre 2012 – di Guido Vetere

“La popolazione italiana in età di lavoro soltanto per il 20% ha le capacità minime indispensabili per orientarsi nella vita di una società moderna” avverte da anni Tullio De Mauro, inascoltato. Molti dei nostri giovani non hanno “l’opportunità di aprire un libro, andare al cinema, allenarsi in uno sport, connettersi ad Internet” denuncia la De Gregorio, citando dati di Save The Children. In compenso, vogliamo vivere su un pianeta intelligente, ovvero: pieno di oggetti che pensano. Telefoni che sanno cosa stai per fare, automobili che guidano da sole, frigoriferi che decidono quando è il momento di fare la spesa, e via dicendo. […]  La storia (narrazione, direbbe qualcuno) di una società di individui omologati in un’aurea mediocritas dell’intelletto, ma complessivamente in grado (nel bene o nel male) di produrre un’inedita eccellenza, ha dunque (almeno) due svolgimenti. Uno è quello del complotto capitalista che sfugge di mano e si trasforma in tragedia. E’ la storia di Matrix, sequel tecno del Golem cabalistico. In una versione lievemente meno disastrosa, questo svolgimento si conclude alla Orwell-Huxley, con l’umanità ridotta in un limbo ipercontrollato ed eterodiretto. L’altro è quello della rivoluzione illuministica: l’avvento di una ragione immanente in una Repubblica filosofica di stampo non aristocratico (come in Platone) ma paritario (come in Campanella), in cui vivremo tutti in un falansterio planetario dotato di wi-fi e banda larga. L’incertezza di quale sia, tra così diversi futuri, quello destinato a realizzarsi, può anch’essa avere molteplici sviluppi: mania, depressione, ansia, nostalgia, invettiva, sconcerto, ritiro dal mondo. Per quanto mi riguarda, io non ho nulla in contrario che una stanza sia più intelligente di me. Tuttavia, non intendo entrarci al buio, specie se c’è in giro la voce che sia piena di cretini. Quindi, prima di tutto, cerco l’interruttore della luce dentro un buon libro.

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