Riportiamo qui due articoli, uno recentissimo ed uno che risale addirittura al 2006, ma che ribadiscono il concetto già più volte illustrato in vari articoli sul nostro blog, tra cui “Tasse o non tasse? Questo è il problema…“, “Riflessioni sulla strategia del governo Monti per il salvataggio dell’Italia” e “Perchè le imprese italiane fuggono all’estero?“: troppe tasse soffocano la crescita. Metaforicamente, esse sono paragonabili al funzionamento dei farmaci: a piccole dosi sono benefiche e necessarie per il sostentamento dei servizi e del sistema di welfare, ma a dosi troppo alte deprimono l’economia al punto di rischiare di annientarla completamente. E’ appena uscito anche un bel libro, che vi consigliamo, intitolato “Sudditi. Un programma per i prossimi 50 anni“, di cui qui di seguito troverete la descrizione.

Proprio oggi, 5 giugno 2012, il presidente della Corte dei Conti ha lanciato un allarme in proposito, ma il problema bipolare dell’eccesso di tassazione e della scarsa crescita economica in Italia esiste già da molti anni, si è aggravato sempre di più e nessuno ha mai pensato di cercare delle soluzioni per alleviarlo. Sarebbe stato meglio accorgeresene prima dell’avvento della crisi, ma così non è stato: questa è l’inconfutabile prova dell’assoluta incompetenza della stessa classe politica che ora si permette di criticare il Governo e che sta mettendo in pratica le più squallide e demagogiche strategie per ESTORCERE voti alle prossime elezioni. E poi vorremmo la meritocrazia? Io per meritocrazia intendo questo: chi non sa fare bene il proprio lavoro deve cambiare mestiere! Perchè questo non può valere nè per i politici e nè per chi fa parte del settore pubblico? Per quanto riguarda il Governo Monti, fino ad ora ha seguito esattamente le orme di chi l’ha preceduto, ci auguriamo che se ne rendano conto dopo questo appello del presidente Giampaolino e che possano presto trovare una più retta via…

L.D.

http://www.brunoleoni.it/e-commerce.aspx?ID=11585&level1=2166

Libro “Sudditi. Un programma per i prossimi 50 anni” a cura di Nicola Rossi

Spentisi gli echi delle celebrazioni del Centocinquantenario dell’Unità d’Italia, è arrivato il momento di domandarsi quale potrebbe essere l’agenda di questo nostro paese nei prossimi cinquant’anni. Che cosa, in altre parole, vorremmo poter festeggiare alla scadenza del prossimo Giubileo di storia unitaria? Il primo punto nell’agenda riguarda il rapporto fra Stato e Cittadino. È qui lo spread più preoccupante fra l’Italia e i suoi principali partner occidentali ed è questo il filo conduttore del libro, forte dei contributi di Silvio Boccalatte, Luigi Ceffalo, Natale D’Amico, Alessandro De Nicola, Franco Debenedetti, Giampaolo Galli, Pietro Ichino, Maria Leddi, Pasquale Medina, Lucia Quaglino, Giorgio Rebuffa, Fabio Scacciavillani, Manuel Seri, Serena Sileoni, Carlo Stagnaro, Marianna Vintiadis ed Enrico Zanetti.

La disparità di trattamento fra Stato e Cittadini permea pressoché ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Si traduce in norme che non oseremmo nemmeno lontanamente immaginare nel rapporto fra privati. Prende la forma di una capillare e continua invadenza nelle vite di tutti noi. Si manifesta sotto l’aspetto di una diffusa e onnipresente arbitrarietà nell’interpretazione e nell’applicazione della legge. Semina dosi massicce di incertezza che rendono impossibile l’ordinato svolgimento di attività economiche. Genera senza sosta le occasioni per una corruzione tanto minuta quanto devastante. Ottunde, fino ad annullarlo, il nostro senso civico. Limita, senza ragione, la nostra libertà.

Il rapporto fra lo Stato e i Cittadini è in Italia un rapporto profondamente distorto e non da oggi. Sudditi è un viaggio in un’Italia in cui lo Stato è rimasto ancora il Sovrano e i Cittadini sono rimasti, appunto, Sudditi. In cui si è perso quello che Cavour chiamava il “senso della libertà”. Per uscire dalla crisi, quella di oggi ma anche quella di ieri, gli italiani devono tornare a essere Cittadini. Leggere Sudditi è un primo passo in questa direzione.
Nicola Rossi, presidente della Fondazione Istituto Bruno Leoni, è attualmente Senatore della Repubblica. È professore ordinario di Economia Politica all’Università di Roma “Tor Vergata”. Ha pubblicato, per il Mulino, Meno ai padri e più ai figli (1997) e Riformisti per forza. La Sinistra italiana tra il 1996 e il 2006 (2002) e per Laterza, Mediterraneo del Nord. Un’altra idea del Mezzogiorno (2006).
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Consigliamo anche di dare un’occhiata al Calcolatore personalizzato (in base ad età, sesso e reddito annuo lordo) del costo dello Stato, realizzato dall’Istituto Bruno Leoni:

www.costodellostato.it

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http://chelinse.altervista.org/pdn03/am061001.htm

Pubblicato sul quotidiano “Libero” di Domenica 01 ottobre 2006 – anno XLI n. 236 – pagg. 1 e 5   (testo da IBL)

Ma per alzare il reddito bisogna prima produrlo

di Alberto Mingardi – 01 ottobre 2006

[…] il reddito per essere distribuito va anzitutto prodotto. […] Solo che il mio incentivo a produrre rimpicciolisce, man mano che tu governo aumenti la quota dei miei guadagni che t’intaschi. Creazione e distribuzione della ricchezza non abitano pianeti diversi. Stanno sullo stesso pianerottolo. Tutti sappiamo che la decisione di lavorare di più e di produrre di più è presa “al margine”. Le persone non sono megalomani senza costrutto. Un aumento di stipendio vale magari un paio di migliaia di euro l’anno, e tanto sudore. Ma se portare a casa più soldi significa pagare più tasse, forse forse – pensa l’uomo comune armato di comune calcolatrice – tanto vale lavorare meno e passare del tempo con la famiglia. Scelta legittima, ma se la fa non un solo essere umano bensì qualche centinaia di migliaia di persone il risultato è presto detto: si produce meno reddito. E pure i pigmei che fanno girare gli ingranaggi dell’elefantiaca burocrazia italiana hanno meno pane. Chi troppo vuole meno stringe. […] La questione è come fare entrare nel circuito virtuoso della creazione di ricchezza chi ne è fuori. Non come farne uscire chi vi partecipa. […]

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Aggiornamento del 5 giugno 2014:

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1894661&codiciTestate=1&sez=hgiornali&testo=&titolo=Toh,%20la%20Corte%20conti%20scopre%20che%20ci%20sono%20troppe%20tasse

Toh, la Corte conti scopre che ci sono troppe tasse

di Marco Bertoncini  – 5/06/2014

[…] Quando si legge che «il sistema tributario italiano è caratterizzato da un livello di prelievo eccessivo», non c’è bisogno di compulsare nei particolari le 308 pagine del Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2014 diffuso dalla Corte dei conti. Si dirà che è la scoperta dell’acqua calda; peccato, però, che a questa ovvietà non si dia mai il dovuto seguito con provvedimenti di governo e parlamento. […] Le manovre degli anni scorsi sono regolarmente coincise con inasprimenti fiscali, attestati dai grafici del rapporto della magistratura contabile. […] Le sgargianti e inventive affabulazioni del presidente del consiglio non risolveranno mai i problemi italiani, finché non affronteranno il viluppo di troppe tasse-troppe spese-troppo debito. Ci vogliono liberalizzazioni, privatizzazioni, riforme, riduzioni tributarie: vere, però. […]

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Aggiornamento dell’8 febbraio 2016:

Facciamo un breve riassunto: quando prendiamo lo stipendio, il 23% ci viene tolto per l’Irpef, il 27,7% per l’INPS, a noi rimane in tasca solo il 49,3%. Quando poi andiamo a spendere questi soldi, il 22% se ne va sotto forma di IVA. Lo Stato incamera quindi il 72,7% del nostro lavoro, senza contare i tributi locali. A fronte di tutto ciò, dicono che gli italiani sono dei forti evasori fiscali…

www.piovegovernoladro.info/2016/01/27/lavresti-mai-detto-litalia-passera-alla-storia-come-lunico-paese-in-cui-la-crisi-e-innescata-dalle-tasse/

L’avresti mai detto?L’Italia passerà alla storia come l’unico paese in cui la crisi è innescata dalle tasse

27 gennaio 2016

L’Italia potrebbe passare alla storia come l’unico Paese in cui la crisi finanziaria è stata innescata dalle tasse. Non una bolla immobiliare, come è successo negli Usa o in Irlanda, né crediti concessi con troppa generosità. Nelle case degli istituti italiani non c’erano tanti titoli tossici, ma nemmeno un’eccessiva esposizione verso Paesi emergenti, come in Germania. A mettere a rischio le nostre banche sono 200 miliardi di sofferenze, per i tre quarti da ascrivere alle aziende, un quarto alle famiglie. […] La pressione fiscale sulla casa dal 2011 è triplicata. Da 9,2 miliardi della vecchia Ici, ai 25 di Imu e Tasi del 2014. Una patrimoniale mascherata, varata dai governi di Mario Monti ed Enrico Letta.

[…] La stangata fiscale sul mattone degli ultimi anni, invece di risolvere i problemi delle finanze pubbliche italiane, ha contribuito a mettere in crisi il sistema del credito italiano e ha contribuito in misura rilevante all’aumento delle sofferenze, passate dai 181,1 miliardi di novembre 2014 ai 201,1 miliardi del novembre 2015 (+10,98%). Quasi 20 miliardi in un solo anno. Con quali effetti è ancora da vedere.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/sofferenze-delle-banche-colpa-delle-tasse-sulla-casa-1217217.html

Le sofferenze delle banche? Colpa delle tasse sulla casa

L’Italia è l’unico Paese in cui la crisi finanziaria è innescata dalle imposte sugli immobili. La pressione fiscale dal 2011 è triplicata e la stangata pesa sui crediti non rimborsabili.

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