Il terremoto dell’Emilia ci costerà caro, soprattutto se non si riuscirà a far ripartire il distretto produttivo, pesantemente colpito dal sisma, nel più breve tempo possibile.

Cosa dovrebbe fare la politica?

  1. Ovviamente reperire dei fondi per la ricostruzione, non solo in misura adeguata ma anche nel MODO adeguato;
  2. Semplificare le procedure burocratiche necessarie ad avviare le supervisioni e le ricostruzioni, nonchè per le domande di richiesta dei fondi.

Esaminiamo meglio questi due punti:

  1. Il Governo ha deciso di recuperare fondi nel solito modo, ovverossia aumentando nuovamente le accise sui carburanti (2 centesimi al litro, che con l’IVA diventano però 2.42 centesimi!!!) e chiedendo alle società petrolifere di ridurre il loro margine di guadagno. Una cosa davvero vergognosa: vorremmo infatti ricordare, anche al Governo visto che sembra quasi che non lo sappia nemmeno, che circa il 60% del costo alla pompa dei carburanti finisce dritto dritto nelle casse dello Stato, grazie alla sommatoria di IVA ed accise varie, gravate a loro volta dall’IVA. Ci hanno detto anche che quest’ultima accisa, una volta superata l’emergenza, verrà tolta: ma chi credono di prendere in giro? Di accise non ne è MAI stata tolta nemmeno UNA in tutta la storia dell’Italia moderna e contemporanea!! Una seconda fonte di risorse da destinare ai terremotati dovrebbe poi essere rappresentata dai risparmi derivanti dalla solita spending review, ma mentre nel primo caso noi siamo obbligati a pagare, nel secondo caso il “risparmio” è a discrezione dei ministeri, ai quali è stato CHIESTO cortesemente di risparmiare qualcosina nelle loro spese… Ma che atteggiamento è questo, stiamo forse scherzando?!?! In più, 160 milioni di euro arriveranno (non si sa quando) dal taglio del finanziamento ai partiti previsto dalla legge Calderisi-Bressa (vedi articolo “Rimborsi ai partiti – parte 3: i dubbi sulla legge Calderisi – Bressa“, i quali comunque non rinunceranno ad incassare i 91 milioni della rata di luglio, relativa alle ultime elezioni!!
  2. Moduli e moduli da compilare, senza conoscerne i motivi. Questa è la burocrazia italiana. Per ottenere cosa? In genere per ottenere il NULLA! Alle imprese colpite dall’alluvione di Genova non è ancora stato dato nemmeno un euro, nonostante i fondi siano stati stanziati e nonostante molte domande siano state presentate. Ripeto: NON UN SOLO EURO!!!

Da dove si potrebbero recuperare finanziamenti in modo degno?

Ad esempio si dovrebbero assolutamente obbligare le banche ad effettuare dei prestiti a tassi agevolati, ma anche favorire il prestito di capitali privati, attraverso un sistema di sgravi fiscali e sempre a tassi ridotti.

Oppure, invece di fermare il campionato di calcio di serie A in seguito agli scandali delle partite truccate, come Monti dice che farebbe, perchè non tassare pesantemente per qualche anno le società calcistiche e trasferire interamente questo denaro alle ricostruzioni dei danni subìti in Emilia a causa del terremoto? Il calcio pagherebbe penitenza, i cittadini non verrebbero ulteriormente tassati e l’economia della zona emiliana, importantissima per noi in questo periodo di forte crisi, potrebbe ripartire più velocemente. Altra soluzione possibile: sappiamo tutti che le regioni a statuto speciale ricevono molti più soldi di quanti ne versino con le tasse: perchè non tagliare anche qui e destinare il denaro dove realmente ce n’è bisogno?

Per quanto riguarda lo scandalo dei capannoni andati distrutti, è evidente che nella riclassificazione sismica del 2003 era stato sottostimato il rischio sismico di questa zona. Ora ci si dovrà ravvedere e si dovrà ricostruire tutto si, ma non in fretta e furia: dovranno essere predisposti dei nuovi criteri di costruzione edilizia, in modo tale che sia gli edifici residenziali che quelli destinati ad uso produttivo e commerciale resistano ad eventuali terremoti futuri che potranno verificarsi nella zona.

Come potremmo sfruttare a nostro vantaggio la situazione? L’ideale sarebbe creare un vero e proprio distretto basato sulla ricerca, lo sviluppo e l’applicazione delle tecnologie antisismiche più all’avanguardia. In Giappone, in particolare, l’hanno già capito da un pezzo e sono molto più avanti di noi dal punto di vista della prevenzione. Terremoti come quello dell’Abruzzo o dell’Emilia, se si fossero verificati in Giappone non avrebbero rappresentato alcun pericolo, forse non sarebbero nemmeno finiti sui giornali. Il nostro appello quindi è questo: cerchiamo di progettare al meglio la ricostruzione della zona, come se un nuovo terremoto, ancora più forte di quelli che si sono fin’ora verificati, dovesse sopraggiungere. In Italia forse abbiamo la tendenza a sottovalutare i pericoli. Al contrario, per essere davvero pronti al pericolo, bisogna essere “pessimisti” e sopravvalutarlo!!

Confidiamo che, sia in Emilia che nel resto d’Italia, si facciano delle riflessioni dal punto di vista della sicurezza, degli edifici e del territorio, affinchè terremoti ed alluvioni non provochino le morti e le distruzioni che abbiamo vissuto fin’ora e di cui la colpa non può essere che nostra e soltanto nostra…

N.B. Potete trovare, in fondo a questo articolo, gli aggiornamenti relativi ai partiti che stanno cercando di truccare le carte per non dare ai terremotati i soldi dei rimborsi elettorali…

L.D.

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http://www.finanzaonline.com/notizie/news.php?id=%257BE41FED25-9B79-4029-99CE-843509DCB06F%257D&folsession=f9eb18e37dbdff84d81024633c318cd7

Finanzaonline.com – 30.5.12

Il Consiglio dei Ministri ha deciso la copertura degli interventi a sostegno delle zone terremotate dell’Emilia Romagna attraverso l’aumento di 2 centesimi dell´accisa sui carburanti per autotrasporto e l´utilizzo di fondi resi disponibili dalla spending review. Lo si apprende dal verbale della riunione del CdM svoltasi questa mattina.

http://www.ilgiornale.it/interni/i_50_milioni_governo_sono_soltanto_spiccioli/24-05-2012/articolo-id=589263-page=0-comments=1

Terremoto in Emilia “50 milioni dal governo? Sono solo spiccioli”

Emiliani increduli: con i soldi di Monti si rimettono in piedi due caseifici E il resto? Imu (forse) rinviata, ma non abolita. E le tasse si pagano lo stesso.

di Stefano Filippi – 24 maggio 2012

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/29/terremoto-emilia-ginocchio-sistema-produttivo-della-regione/245749/

Terremoto in Emilia, in ginocchio il sistema produttivo della regione

di Mauro Del Corno

29 maggio 2012

Colpito mentre cominciava a rimettersi in piedi [dopo la prima scossa del 20 maggio, NdItaliaCheRaglia], il sistema produttivo emiliano dovrà purtroppo rivedere drammaticamente in peggio un conto dei danni che aveva appena iniziato a delinearsi con un minimo di chiarezza. Alle 8 e 59 di questa mattina [29 maggio] la situazione era la seguente: danni fino a due miliardi di euro tra industria, agricoltura e commercio, un capannone su quattro crollato o inagibile e 14mila posti a rischio nelle province di Modena e Ferrarache contano complessivamente 45mila occupati.

Tutte queste cifre sono destinate a peggiorare, ma per sapere in quale misura bisognerà attendere le prossime ore. La Confindustria Modena parla però intanto di “una situazione molto peggiorata rispetto al primo terremoto” e di danni per l’industria a spanne almeno triplicati rispetto ai 500 milioni della scorsa settimana.

Il quadro più compromesso sembra essere quella del distretto biomedicale di Mirandola, dove 5000 persone lavorano ad una produzione d’eccellenza che vale circa 800 milioni di euro l’anno. Già la scorsa settimana, 9 aziende su 10 erano state costrette a fermarsi e oggi il presidente di Assobiomedica Stefano Raimondi ha affermato: ‘I danni subiti dalle aziende biomedicali che si trovano nella zona interessata dal sisma sono considerevoli. Siamo preoccupati per i rifornimenti di prodotti ai pazienti per alcune patologie, in particolare la dialisi”.

Gravi difficoltà anche per la meccanica, dove, secondo l’assessorato al lavoro della Regione, sono a rischio non meno di 5000 posti. Le linee di montaggio dei big come Ferrari, o Lamborghini si sono fermate, almeno ad ora, solo per motivi precauzionali. Il cosiddetto sistema “just in time” prevede poche scorte in magazzino contando su forniture continue e puntuali. Basta che si inceppi un ingranaggio e un fornitore manchi una consegna e tutto il meccanismo si blocca. 

Rischia invece di veder vanificati i suoi sforzi il distretto della ceramica concentrato nell’area di Sassuolo. Qui gran parte delle produzioni erano state rimesse in moto a tempo di record, scongiurando la perdita di 1500 posti di lavoro temuta inizialmente. Ora bisognerà probabilmente ricominciare tutto da capo.

Quanto all’agricoltura sono ancora negli occhi di molti le immagini delle 300 mila forme di Parmigiano Reggiano andate perse lo scorso 20 maggio a causa del crollo delle strutture che le ospitavano. Le primissime stime sulle conseguenze del sisma odierno parlano di altre 500 mila forme perse. La stima iniziale di 200 milioni di danni è cresciuta, dice Coldiretti, fino a mezzo miliardo di euro. Così come andrà alzato e di molto il conteggio delle perdite per l’intero settore agricolo sinora quantificate in un altro mezzo miliardo di euro.

Andranno purtroppo rifatti anche i calcoli dei danni subiti dalle imprese del commercio, del turismo e dei servizi che fino a ieri ammontavano a 300 milioni di euro con il 90% delle attività bloccate nelle zone più vicine all’epicentro. L’impatto economico del nuovo disastro potrà ovviamente essere attenuato dalle contromisure che governo, enti locali e banche metteranno in campo. Prima del sisma di questa mattina il governo aveva stanziato una prima tranche di aiuti da 50 milioni di euro e il rinvio di alcuni adempimenti fiscali. Il sistema bancario aveva invece annunciato la sospensione di rate di mutui ipotecari per 800 milioni di euro e l’apertura di linee di credito a tassi agevolati per imprese e popolazione delle aree colpite. Misure che sono state giudicate, però, ampiamente insufficienti da sindacati e organizzazioni imprenditoriali locali e che da questa mattina lo sono ancora di più.

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http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/04/i-10-italiani-piu-ricchi-possiedono.html?m=1

I 10 italiani più ricchi possiedono quanto i 3 milioni più poveri: ma a pagare sono sempre questi ultimi

2 aprile 2012

Le 10 persone più ricche del Paese hanno un patrimonio equivalente a quello dei tre milioni di italiani più poveri. Quaranta miliardi di euro ripartiti tra 10 persone e altrettanti miliardi divisi tra 3 milioni di persone: quello fornito ieri dal centro studi di Bankitalia è un dato impressionante che fotografa al meglio come il margine tra «ricchi» e «poveri» d’Italia vada aumentando di anno in anno. […]

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-29/scommesse-monti-fermare-calcio-155438.shtml?uuid=Ab4jCFkF

Scommesse, Monti: “Fermare il calcio per 2-3 anni?”

a cura di Datasport

[…] “Bisogna riflettere e valutare se non gioverebbe molto alla maturazione di noi cittadini italiani una totale sospensione di questo gioco per due-tre anni”, dice il premier, precisando poi che “non si tratta di una proposta del Governo, ma una domanda da farsi. E’ un desiderio che qualche volta io, che pure sono stato molto appassionato di calcio tanti anni fa, dentro di me sento”. “E’ particolarmente triste – prosegue Monti – quando un mondo che deve essere espressione di valori alti, come lo sport, si dimostra un concentrato di aspetti tra i più riprovevoli come la slealtà, l’illegalità e il falso”. […]

http://www.oggi.it/posta/lettere/2011/07/27/i-contributi-alle-regioni-a-statuto-speciale/

I contributi alle Regioni a statuto speciale

Da Enrico Martini (71 anni, già docente di otto materie, tre a Scienze, cinque ad Architettura, presso l’Università di Genova), 16 luglio 2011

Denuncio la più iniqua sperequazione tra italiani che sia stata perpetrata nell’ultimo mezzo secolo. È gravissimo che nessuno ne parli e che non si assumano provvedimenti. Ogni governo ha legittimato questa disparità di trattamento: di fronte allo Stato, esistono italiani di serie A (Regioni a statuto speciale e Province autonome) e di serie B (tutti gli altri).

I primi vedono affluire nelle casse regionali o provinciali un fiume di denaro; a tutti gli altri le briciole: 9 milioni di italiani ricevono dallo Stato più degli altri 51 milioni e mezzo.

Queste sperequazioni affondano le loro radici nel passato, risalendo agli anni ’50, quando terroristi altoatesini facevano saltare tralicci e monumenti agli alpini.

Nel 1994, Sanità esclusa, un lombardo aveva ricevuto dallo Stato 260.000 lire, un abitante del Trentino o dell’Alto Adige 4 milioni, uno della Val d’Aosta 7.311.000 lire.

Nel 2008, la spesa pro capite per pagare stipendi e contributi al personale della Regione Valle d’Aosta e a quelli delle Province di Trento e di Bolzano è ammontata per ogni abitante della Val d’Aosta a 2119,60 euro, per la Provincia di Bolzano a 2019,30 euro, per quella di Trento a 1300,90 euro. Nel caso della Liguria la spesa è ammontata a 32,90 euro, per il Veneto a 30,70 euro, per la Lombardia a 20,30 euro. Ribadiamo: Val d’Aosta: 2119,60 euro; Lombardia: 20,30 euro. Da tempi remoti solo tagli lineari che non hanno inciso sulle sperequazioni. Ovviamente chi ha tanti soldi ne spreca; gli altri raspano il fondo di una pentola semivuota.
La scure oggi brandita dal signor Tremonti domani non si sa da chi, si è abbattuta, come in passato, solo sugli italiani di serie B: quelli di serie A, pur subendo i loro Enti decurtazioni dei finanziamenti (minime in rapporto al fiume di denaro che continueranno a ricevere), resteranno ricchi e continueranno a sprecare parte della ricchezza che lo Stato italiano conferirà loro in futuro.
Su cosa risparmieranno le Regioni a statuto ordinario? Visto che stipendi e contributi continueranno ad essere pagati, si risparmierà sulla creazione di nuovi posti di lavoro, sull’aiuto ai deboli, sull’efficienza dei trasporti pubblici, sulle cure per la salute e sull’ambiente, questo derelitto di cui non si parla.
La situazione è ben conosciuta dai politici: perché non intervengono a sanare questa palese, indegna ingiustizia che si perpetua ad ogni Finanziaria? Il motivo può essere uno solo: la paura che gli abitanti in Regioni a Statuto speciale e in Province autonome, alle future elezioni, cancellino, in sede locale, i partiti che abbiano assunto l’iniziativa di porre rimedio a simili storture.
Dobbiamo ribellarci a questa ingiustizia e l’unico mezzo democratico che abbiamo a disposizione è l’arma del referendum. […]

Ricordiamo al signor Bossi che non esistono solo gli sprechi al Sud! Quanto al signor Tremonti, per favore basta bugie: l’esimio specialista ha affermato che il Titanic ci insegna che se va a picco lui anche i passeggeri di prima classe vanno a fondo. Falso, caro Tremonti, falsissimo!! Nel Titanic italiano i passeggeri di prima classe (abitanti in Regioni a statuto speciale e Province autonome) staranno sempre a galla, grazie a lei e a tutti gli altri parlamentari italiani; quelli delle classi economiche (gli italiani di serie B) finiranno a fondo, sbeffeggiati da chi continuerà a galleggiare nel lusso e nella ricchezza. I politici devono capire una volta per tutte che gli italiani per bene sono disponibili a fare sacrifici purché questi siano ripartiti equamente tra tutti: eliminiamo i vergognosi privilegi, dei politici e degli italiani di serie A! […]

enricomartini13@gmail.com – Aggiornato al 27 luglio 2011

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http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/sisma-fa-sprofondare-lemilia-nella-sabbia

Il sisma fa sprofondare l’Emilia nella sabbia

Non si può dire che “era già tutto previsto” perché come è noto i terremoti non si possono ancora prevedere. Tuttavia era da tempo che i geologi della zona colpita in questi giorni dal sisma facevano notare che l’alto Ferrarese e parte del Modenese erano terre ballerine. Forse addirittura con un grado di rischio superiore di quanto formalizzato dalla Carta del rischio sismico, che nel 2002 ha inserito anche queste strane terre “padane” nel novero delle zone sismiche. Perchè “strane”? Perché contrariamente a quanto si pensava fino a fine degli anni Novanta, anche la Pianura Padana può in realtà essere interessata dai terremoti, poiché soprattutto sotto l’Emilia-Romagna vi è un vero e proprio “Appennino sepolto”, vale a dire una serie di pieghe che da tempo immemorabile si muovono, e una volta o l’altra avrebbero potuto scaricare la loro energia generando terremoti importanti, sopra il V grado della scala Richter, come in effetti è avvenuto nel 1570 a Ferrara e nel 1624 ad Argenta, e ora di nuovo in questi giorni.

La Regione Emilia-Romagna, come le sue Province e gran parte dei Comuni, si sono dotati di un proprio Servizio Geologico, e analogamente i loro strumenti urbanistici prevedono studi geologici per stabilire dove è meglio costruire. Ma è stato solo negli ultimi vent’anni che si è cominciato in Italia a prendere in più attenta considerazione il rischio sismico, grazie alle ricerche svolte dal CNR, dall’INGV, da centri universitari e altri studiosi, e anche lavoro di informazione svolto da vari professionisti, come i geologi della provincia di Ferrara. Questo ha condotto all’adozione della nuova carta nazionale del rischio sismico.

Tutto bene, quindi. Ma fino a un certo punto. Come spiega il geologo di Italia Nostra Marco Bondesan, già docente dell’Università di Ferrara, “basare le previsioni e le politiche di prevenzione su puri dati statistici che difficilmente risalgono a oltre ottocento anni prima, non fornisce una informazione completa su ciò che potrà succedere. Forse si sarebbe dovuto valutare in modo più attento il grado di sismicità che le pieghe ferraresi – questo Appennino sepolto che di fatto abbiamo sotto i piedi – può comportare”. E’ noto inoltre che la nuova Carta sismica nazionale, elaborata già a partire dal 1997 e adottata nel 2003, ha anche risentito di pressioni politiche dei vari sindaci che hanno fatto la spola con Roma per “togliere” il loro comune dalle zone a rischio per i costi che questo avrebbe potuto comportare.

Altro aspetto incredibile è l’edificazione di capannoni industriali che ora – come è successo anche oggi a Mirandola e a Cavezzo – vengono giù come castelli di carte, uccidendo gli operai che vi lavorano.

“Dovevamo sospettare che questa terra prima o poi avrebbe ripreso a ballare” continua Bondesan. “Certo non si poteva sapere quando questo sarebbe successo, e purtroppo la distanza di tempo tra un terremoto e l’altro non si misura con la scala dei tempi umani. Ma il puro criterio statistico che quantifica la probabilità del rischio in base a quanto è successo in un passato relativamente recente non è del tutto soddisfacente. E’ come se io valutassi la pericolosità del tracciato di una strada solo in base a quanti incidenti ci sono stati nei vari tratti. Ma se una strada ha una curva assai pericolosa, anche se fino ad oggi gli incidenti sono stati altrove, quella curva io la devo segnalare lo stesso, perché posso ragionevolmente prevedere che prima o poi lì un incidente succederà”.

Non si capisce, del resto, perché comuni di Ferrara e di Ravenna, come quelli colpiti dalle scosse di questi giorni, siano classificate come meno rischiose della zona di Argenta. “Un cosa è ormai certa” spiega Bondesan: “la Pianura Padana non è una zona asismica, come per la più gran parte risultava dalla carta del rischio fino alla fine degli anni Novanta. Di ‘asismico’ in Italia ci sono solo la Sardegna e una parte della Puglia che poggiano su ‘zattere’ rigide, che si muovono molto pigramente”.

La situazione di queste zone più colpite dal terremoto è poi complicata dal fatto della cosiddetta “liquefazione delle sabbie”. “Il territorio di Ferrara è composto in prevalenza da argille, limi e sabbie. Qui non ci sono ghiaie, come a Bologna o a Milano, il Po e gli altri fiumi non ne portano. Ed è noto che le sabbie, quando si imbevono d’acqua per via delle falde quasi affioranti, sotto la pressione di un sisma si ‘liquefano’, appunto. L’acqua, cioè si separa dalla sabbia e viene alla superficie, trascinando limo e sabbia, producendo una destrutturazione del terreno e danneggiando gravemente gli edifici che vi sono costruiti sopra. Non è un caso che le aree più flagellate dal terremoto come San Carlo, Sant’Agostino e Mirabello poggino su una fascia di terreno sabbioso, depositato in oltre trecento anni dal Reno che passava di lì tra la fine del Quattrocento e il 1775.

Ad un terremoto reagiscono meglio l’argilla, o la ghiaia, dove la liquefazione non può avvenire. “Succede esattamente come al bambino che in spiaggia dà un calcio a un secchiello pieno di sabbia imbevuta d’acqua” conclude Bondesan: “l’acqua viene in superficie”. E’ quello che sta succedendo in queste ore di angoscia fra Modena e Ferrara. Il bambino ha dato un gran calcio al secchiello della pianura.

29 maggio 2012

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http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/terremoto-nord-roma-1/giappone-case/giappone-case.html

A Tokyo un sisma del 7° grado causerebbe solo 400 vittime, in Calabria 32 mila. Utilizzare le tecniche più avanzate può costare fino al 20 per cento in più.

Così il Giappone ha vinto la sfida
“Acciaio elastico e cuscinetti antisismici”

Ma l’Onu ci bacchetta: siete in ritardo, eppure le leggi ci sono

di ELENA DUSI

UN TERREMOTO di grado 7, nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11mila morti, in Giappone 50. Un sisma ancora più violento (intensità 7,5) in Calabria causerebbe tra le 15 e le 32mila vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo.

A fare la stima dei possibili danni di un identico sisma in Italia o in Giappone è uno studio di Alessandro Martelli, che insegna “costruzioni in zona sismica” all’università di Ferrara, dirige la sezione “prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica. “In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale” dice. “E invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione”.

Il “segreto” del Giappone (ma anche di California, Messico, Turchia, Nuova Zelanda) sta in tecnologie come i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, la fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.

“Non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica” sottolinea Rui Pinho, che insegna meccanica strutturale all’università di Pavia ed è responsabile del settore rischio sismico all’European Centre for training and research in earthquake engineering. “Lo provano i casi di California e Giappone, dove sismi molto potenti provocano danni limitati”.

In Italia un censimento degli edifici più o meno resistenti ai sismi esiste, ed è in mano tra gli altri alla Protezione Civile. Viene però classificato tra i “dati sensibili” e non è reso pubblico. “Divulgarlo potrebbe generare paure ingiustificate tra la popolazione” spiega Pinho. Secondo cui a subire i danni maggiori durante un sisma sono soprattutto gli edifici in muratura (“Solo il 10% dei palazzi che crollano sono di cemento armato”) e l’80% delle strutture edilizie italiane è in grado di uscire indenne da un evento come quello abruzzese. “A crollare per una magnitudo 5 o 6 è lo 0,5% degli edifici” dice l’ingegnere di Pavia. “Una percentuale piccola, eppure l’evento è così disastroso da lasciare difficilmente sopravvissuti”.

[…] “Costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento. Risparmiare una cifra ridicola e non rispettare le norme di sicurezza è un gesto criminale” ha detto lunedì Pascal Peduzzi, consigliere scientifico dell’agenzia Onu basata a Ginevra “International Strategy for Disaster Reduction”. […]

“L’Italia – secondo Pinho – ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo. Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi”. Per iniziare a costruire le scuole con criteri anti-terremoto, in Italia, c’è voluta la tragedia di San Giuliano. “Quell’istituto, il primo in Italia, ora è stato ricostruito con un isolamento sismico alle fondamenta. Altre 15 scuole attualmente sono in costruzione con la stessa tecnica, di cui sei solo in Toscana” spiega Martelli.

Alle lungaggini della politica, in Italia si sovrappone una storia edilizia lunga e stratificata. “Abbiamo edifici di centinaia o migliaia di anni – sottolinea Giampaolo Cavinato, ricercatore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr. “A volte si è ricostruito sulle rovine di edifici distrutti, e perfino capire come sono fatte le fondazioni diventa difficile”.

8 aprile 2009

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http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/06/05/repetita-juvant/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

Repetita juvant

di Marco Cattaneo – 5 giugno 2012

Un amico sismologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia mi ha ricordato un post uscito su questo blog qualche tempo fa. Precisamente, era il 22 aprile 2009, due settimane dopo il terremoto dell’Aquila.
Ve lo ripropongo qui e ora. Vale la lettura. Si intitolava Il terremoto che verrà. Domani.

Ogni volta che c’è un terremoto, scopriamo che l’Italia è un paese a elevato rischio sismico. E dopo qualche settimana – passata l’indignazione, lo sdegno, il lutto, gli interrogativi sulle responsabilità dei crolli di edifici costruiti da poco e inaugurati da sindaci imbellettati con il tricolore al collo – un popolo di smemorati torna ad affidarsi al sano fatalismo che fa di noi un paese allegro ma profondamente incivile.

Ogni volta che c’è un terremoto, noi speriamo che sia l’ultimo.

Dovremmo chiedere di più alla nostra dignità di cittadini. Dovremmo tenerlo presente ogni giorno – non solo nelle quattro settimane che seguono crolli, disastri e lutti – e provare a capire una buona volta che ognuno di noi ha il dovere di lavorare sulle istituzioni, a ogni livello, locale, regionale e nazionale, perché sia salvaguardata la sicurezza delle persone e l’integrità delle abitazioni. Non dopo che c’è stato il terremoto. Prima.

E prima è adesso.

Perché? Perché il terremoto verrà, in Italia. E potrebbe venire quasi ovunque, in qualsiasi momento. Per inciso, Giulio Selvaggi – direttore del Centro Nazionale Terremoti – mi diceva che i 28 anni trascorsi tra due sismi di magnitudo > 6, dall’Irpinia all’Aquila, sono un tempo lunghissimo, per l’Italia. Sono andato a verificare. Seguite questa lista: 1905, Calabria, 7.06; 1908, Calabria-Messina, 7.24; 1915, Avezzano, 6.99; 1919, Mugello, 6.18; 1920, Garfagnana, 6.48; 1930, Irpinia, 6.72. Sei eventi catastrofici in un quarto di secolo. Una query facile facile dice che dal 1700 a oggi, compreso quello dell’Aquila, in Italia si sono verificati 42 sismi di magnitudo superiore a 6: in media, uno ogni sette anni.

Ecco perché prima è adesso. Subito. Con alcune zone più a rischio e altre meno, ma nessuno è davvero del tutto al sicuro (salvo i sardi, che possono vantare una sismicità storica praticamente nulla…).

Lo si vede dalla mappa qui sotto, elaborata nel 2004, dove l’Italia è più a rischio. I colori indicano la potenziale accelerazione massima dovuta a un evento sismico. Il viola è l’area più pericolosa.

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2009/04/mappa_opcm3519.jpg

Ma non basta. Qui sotto trovate un’altra mappa, con le probabilità a trent’anni di accadimento di un sisma di magnitudo superiore a sei.

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2009/04/probabilita_pagina_3.jpg

E, per finire, il documento più inquietante di tutti, che mi ha gentilmente fornito Salvatore Barba. La probabilità (valutata con quattro diversi metodi, tre geologici e uno basato sulla sismicità storica) di un evento di magnitudo superiore a 5,5 entro 25 anni per ogni Regione italiana.

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2009/04/admin-sum-red.jpg

[Un paio di precisazioni. Emilia-Romagna e Toscana hanno un’alta probabilità, in questo caso, perché spesso vi accadono sismi di magnitudo compresa tra 5,5 e 6,0, ma non sono certo le aree più a rischio. È andando verso sud, che il pericolo si fa più grave, perché lì, anche storicamente, i sismi sono arrivati a superare magnitudo 6,5 o 7. E la Puglia, che secondo le prime due simulazioni geologiche avrebbe un rischio molto alto, nella terza e in quella storica ha valori molto più bassi perché l’energia viene scaricata attraverso meccanismi fisici diversi. Mi segnala anche, Salvatore Barba, che la mappa è su scala regionale, ma le probabilità variano anche all’interno delle regioni.]

Più le guardo, più penso che queste sono le cartine che vorrei veder appese nelle scuole di ogni ordine e grado. Vorrei vedere mappe del rischio sismico affisse negli uffici pubblici. Vorrei vederle al Catasto, al Tribunale, in ospedale, alla polizia municipale. E vorrei che gli italiani formassero comitati oggi, per sapere se le scuole dove ogni mattina accompagnano i loro figli sono costruite secondo norme antisismiche. Che chiedessero se le Case dello studente sono sicure a Campobasso, a Caserta, a Reggio e a Messina. Prima che un ponte unisca due mucchi di macerie. Che chiedessero ispezioni, verifiche, adeguamenti. Subito. Prima di scoprire che non erano sicure quando sarà il momento di piangere i nostri figli.

Ma che dico, vorrei che i sindaci, gli assessori, i presidenti di ogni ordine e grado si muovessero ora, subito, senza bisogno di nessun comitato di cittadini rompicoglioni. Vorrei che si muovessero ora perché, piaccia o no, è il loro dovere. Perché a loro abbiamo dato la fiducia per amministrare le nostre città. E questo è amministrare. Vorrei anche che sapessero che da oggi, con le mappe del rischio sismico pubblicate da tutti i quotidiani, sbandierate in ogni talk show, reperibili in ogni angolo di Internet, vorrei che sapessero che da oggi davvero nessuno può dire “non sapevo”. Perché io, al posto loro, non ci dormirei la notte.

Vorrei vivere in un paese dove non ci fosse bisogno di dire tutto questo.

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Aggiornamento del 18 giugno 2012:

http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/06/i-partiti-se-magnano-pure-i-soldi-per-i.html?m=1

SABATO 16 GIUGNO 2012

I partiti se magnano pure i soldi per i terremotati!

Il taglio del 50% dei rimborsi elettorali, che doveva partire già da Luglio, avrebbe prodotto un mini tesoretto di 90 milioni di euro da destinare ai terremotati. Ma “casualmente” nel provvedimento che taglia i rimborsi manca l’indicazione della data della sua entrata in vigore. Una provvidenziale dimenticanza che adesso rende necessario adottare ulteriori provvedimenti, in tempi brevissimi, col reale pericolo che quelle risorse finiscano nelle grinfie dei famelici tesorieri di partito! Certo, ci sarebbe una soluzione semplicissima e sbrigativa: la rinuncia volontaria, da parte dei partiti, del 50% del rimborso elettorale di Luglio. Scommettiamo che a nessuno verrà in mente?

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Aggiornamento del 4 luglio 2012:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/soldi_dei_partiti_stop_al_decreto_che_doveva_darli_ai_terremotati/notizie/206055.shtml

Soldi dei partiti, stop al decreto che doveva darli ai terremotati

ROMA – Nel giorno in cui il presidente del Senato torna a lanciare un monito affinché le forze politiche mettano mano con coraggio alla riforma del finanziamento pubblico ai partiti, l’attribuzione dell’ultima tranche dei rimborsi elettorali ai terremotati si allontana ulteriormente. Il decreto che doveva accelerare i tempi per bloccare lo stanziamento di fine luglio alle forze politiche, infatti, è stato (almeno per ora) bloccato.

[…] Ricapitoliamo. L’articolo 16 del disegno di legge n. 3321 approvato dalla Camera dei Deputati il 24 maggio scorso, votato in modo trasversale dalle forze politiche sull’onda dell’emozione per il sisma, prevedeva che «i risparmi derivati dall’attuazione dell’articolo 1 negli anni 2012 e 2013» (e cioè il dimezzamento dei rimborsi elettorali pari a 91 milioni nel 2012 e a 69 nel 2013 per un totale di 160 milioni) venissero destinati ai terremotati «colpiti da calamità naturali a partire dal I gennaio 2009». E dunque non solo quelli dell’Emilia ma anche dell’Aquila. Sulla carta, però. La Camera ha infatti varato un ddl che non prevede l’immediata entrata in vigore del testo, ma che si rifà ai rituali 15 giorni per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, più altri 15 necessari al Tesoro per stornare i fondi. Il fatto è che il 31 luglio prossimo i rimborsi elettorali, se non interviene prima una norma ad hoc, entreranno nella piena disponibilità dei partiti. Il tam tam della Rete e la denuncia di due senatori radicali, Poretti e Perduca, aveva sollevato nei giorni scorsi l’allarme: il termine, sostenevano, sarebbe scaduto il primo luglio. Ergo: serve un decreto d’urgenza del governo che eviti il furto dei soldi per i terremotati. […] E il guaio è che il ddl sui partiti è stato trasmesso al Senato il 20 giugno, ma ad oggi non ha fatto un passo in avanti. […]

Martedì 03 Luglio 2012
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Aggiornamento del 16 settembre 2012:

Il 30 settembre p.v., a meno di 6 mesi di distanza dal terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, il Governo pretende che i terremotati riprendano a pagare le tasse. Sembra davvero assurdo, ci auguriamo che il periodo di sospensione venga mantenuto per almeno altri sei mesi, per dare il tempo alle persone di sistemarsi, per quanto possibile, le abitazioni ed alle imprese di riprendere in maniera stabile e in edifici adeguati le attività produttive.
L.D.

Sisma: scade il 30 settembre la sospensione delle tasse

Ven, 17/08/2012

Rovigo – L’Agenzia del e Entrate ha diffuso un comunicato stampa per chiarire la posizione e le modalità di saldo delle imposte nei Comuni colpiti dal sisma.

Infatti, relativamente agli eventi sismici che hanno interessato le regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto a partire dal 20 maggio 2012, l’Agenzia evidenzia che – in base a quanto chiarito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in esito a specifica richiesta di parere avanzata dell’Agenzia delle Entrate – la scadenza del termine di sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari rimane fissata al 30 settembre 2012, fermo restando la possibilità di regolarizzare entro il 30 novembre 2012, senza applicazione di sanzioni e interessi, gli adempimenti concernenti le ritenute e relativi al periodo dal 20 maggio all’8 giugno 2012.

Inoltre, sotto il profilo soggettivo, la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari riguarda i contribuenti con residenza o sede legale o sede operativa nel territorio dei comuni delle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo menzionati nell’elenco allegato D.M. del 1° giugno scorso.

La sospensione rimane confermata per i soggetti con residenza o sede legale o sede operativa nel territorio comunale dei capoluoghi delle suddette province subordinatamente alla richiesta del contribuente che dichiari l’inagibilità della casa di abitazione, dello studio professionale o dell’azienda, verificata dall’Autorità comunale. Infine, dal punto di vista oggettivo, la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari non include l’effettuazione e il versamento delle ritenute da parte dei sostituti di imposta.

L’Agenzia si riserva di fornire – a cura degli organi competenti – dettagliate istruzioni in merito all’applicazione delle disposizioni in questione in breve tempo e ricorda che l’Agenzia delle Entrate valuterà la possibilità di disapplicare, per obiettive condizioni di incertezza, le sanzioni previste per eventuali ritardi nell’effettuazione dei citati adempimenti e versamenti.

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Aggiornamento del 5 ottobre 2012:

http://www.agi.it/ultime/notizie/201210042149-eco-rom0125-terremoto_cdm_deroga_spending_patto_no_imu_proroga_tasse

Terremoto: Cdm, deroga spending-patto. No Imu. Proroga tasse

04 OTT 2012

(AGI) – Roma, 4 ott. – Il Consiglio dei ministri di oggi ha approvato anche nuove disposizioni per il sisma del maggio 2012. Le norme, informa il comunicato finale di Palazzo Chigi, prevedono anzitutto l’esclusione dall’applicazione per il 2012 e il 2013 delle norme di spending review, la disapplicazione delle sanzioni per il mancato rispetto del patto di stabilita’ 2011 a favore dei Comuni colpiti dal sisma e la legificazione del protocollo d’intesa tra il Ministro dell’economia e i Presidenti delle 3 Regioni (Emilia Romagna, Lombardia e Veneto). La legificazione del Protocollo d’intesa consentira’ la rapida attuazione dei contributi destinati ai cittadini e alle imprese per la ricostruzione. Inoltre, le imprese che hanno subito danni potranno accedere, con gli stessi meccanismi, ad un finanziamento statale, senza oneri, per far fronte ai versamenti dovuti dal 1 dicembre 2012 al 30 giugno 2013. E’ noto peraltro – si sottolinea – che per le abitazioni inagibili non si paga l’IMU per il 2013. Il termine per il pagamento dei tributi e’ ulteriormente prorogato al 16 dicembre (senza applicazione di sanzioni e interessi). (AGI) .

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Aggiornamento del 21 novembre 2012:

Puntata di “Nove in punto – la versione di Oscar” del 20 novembre 2012: “Terremoto: la rabbia degli imprenditori

Malumore tra le imprese ed i cittadini colpiti dal sisma in Emilia. Ritardi, burocrazia e la fine della sospensiva fiscale tra i motivi principali delle proteste.

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Aggiornamento dell’11 dicembre 2013:

Devo ammettere di aver finito di leggere questo articolo con le lacrime agli occhi…

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/20/terremoto-emilia-anno-dopo-imprese-rinate-senza-aiuto-dello-stato/599315/

Terremoto Emilia un anno dopo, alcune imprese ce l’hanno fatta. Senza Stato

di Annalisa Dall’Oca – 20 maggio 2013

[…] In dodici mesi la Regione Emilia Romagna ha chiesto e ottenuto circa 10 miliardi di euro per ricostruire ciò che il territorio ha perso, ciò che il terremoto ha cancellato. Ma la macchina della ricostruzione è un soggetto lento, pesante, e nonostante i soldi siano stati ufficialmente sbloccati a gennaio, cinque mesi dopo sono pochi, anzi, pochissimi coloro che ne hanno ricevuti un po’. Peccato che il tempo sia proprio ciò che manca alle aziende, che debbono riaprire se non vogliono chiudere definitivamente. Che devono riaccendere le macchine, e subito, se non vogliono licenziare centinaia, migliaia di operai, per poi fallire. Il tempo e la liquidità, ovviamente.

Chi ha potuto ha utilizzato i risparmi di una vita per ricostruire la propria casa o far ripartire l’azienda. Chi non ha potuto attende, se n’è andato, oppure si è indebitato. “Perché purtroppo, sebbene l’avessimo chiesto a più riprese, nessuno in un anno ha pensato a stipulare accordi con le banche per garantire prestiti alle imprese a tassi agevolati, o a soluzioni ponte per concedere denaro contante in attesa dei contributi – spiega Alberto Nicolini, presidente di Terre Mosse, associazione che riunisce oltre 40 imprese terremotate ma decise a non delocalizzare – la verità è che non ci sono solidi, i debiti ci soffocano, le aziende per non licenziare fanno fronte a diseconomie enormi e più che per guadagnare, chi è fortunato e lavora lo fa per sopravvivere. Fortunatamente gli emiliani sono persone in gamba e dove non è arrivato lo Stato, che tarda persino a pagare i rimborsi, è intervenuta la solidarietà”. Perché è così che molti hanno resistito mese dopo mese, con più fatture da pagare, in tasca, che banconote.

“Sì, è passato un anno dal terremoto, ma in realtà la ricostruzione è appena iniziata” racconta Massimo Palmieri, proprietario del Salumificio Mec Palmieri, che dal 1919, a San Prospero, produce tra i migliori salumi della tradizione emiliano romagnola – solo da qualche mese le gru sono al lavoro per ricostruire lo stabilimento”. E solo perché i Palmieri hanno deciso di pagare di tasca propria la demolizione e la ricostruzione della loro fabbrica. Ingarbugliati come tanti imprenditori dell’area ‘cratere’ nel fitto intreccio che è l’iter per presentare la domanda di rimborso, i due fratelli titolari dell’azienda hanno deciso di iniziare i lavori ancor prima di sapere quanto sarebbe stato loro riconosciuto dallo Stato, e nonostante di contributi, ancora oggi, non se ne siano visti. A macchinari fermi, a capannoni crollati e a commesse da rispettare, del resto, non se la sono sentita di rimanere con le mani in mano, in attesa che i soldi pubblici stanziati dal governo arrivassero a rifocillare le loro casse vuote.

Certo è che senza la solidarietà dei propri ‘vicini’, forse, Massimo non ce l’avrebbe fatta. Perché è questo ciò che di meglio il terremoto ha lasciato emergere, se qualcosa di buono si può trovare in una tragedia simile. La solidarietà. Quella che ha spinto le ditte concorrenti del Salumificio Palmieri a telefonare a Massimo per offrirgli la possibilità di produrre i suoi salumi nelle loro fabbriche, così che non dovesse chiudere. Quella che ha indotto alcune aziende della rete Net Base a mettersi a disposizione delle imprese del biomedicale, affinché potessero riaprire il prima possibile e consegnare le commesse agli ospedali di tutta Italia. I fratelli Palmieri, come molte altre aziende del tessuto emiliano, in cambio, sono rimasti. “Non saremmo mai potuti andare via – ricorda il titolare – questa terra non merita di essere lasciata sola”. E così i 60 operai che per Massimo lavorano. “Hanno tutti una famiglia – spiega – qualcuno è senza casa, qualcuno ha la moglie disoccupata, ha figli… non potevamo davvero lasciarli senza lavoro”. E questo non accadrà, infatti. Perché entro un paio di mesi il Salumificio riaprirà, le macchine saranno riaccese, e chissà, forse presto arriveranno anche i rimborsi per pagare tutti i debiti accumulati. “Ma mi raccomando – scherza Massimo – ditelo che i nostri salumi sono i migliori”.

Anche Fabio Mantovani e Mirco Ottani, proprietari della Obm di Medolla, che realizza impianti elettrici civili e industriali, hanno dovuto demolire quasi interamente la loro azienda storica, fondata dai genitori nel 1976, così conosciuta nel territorio che al funerale di Adriano Ottani, nel 2011, una folla si presentò per porgere l’estremo saluto. Anche loro sono dovuti ripartire dalle macerie, e dalle macerie hanno ricostruito ciò che la furia della terra ha distrutto.

“Dopo il terremoto – racconta Fabio – abbiamo parlato con i nostri clienti, piccole come grandi aziende, e insieme abbiamo deciso di restare. Di non abbandonare l’Emilia. Non è stato facile, abbiamo demolito e ricostruito tutto con i nostri risparmi e con qualche debito, ma il 10 maggio abbiamo inaugurato”. […]

Ora però, dodici mesi dopo quei terribili terremoti, sono loro, le aziende, ad avere bisogno di aiuto. A chiedere a gran voce che la pesante macchina statale si velocizzi, che magari anche la fiscalità si alleggerisca. Tutto da soli non possono fare. Anche se la solidarietà, in Emilia, non è mai mancata. Nemmeno quando il “mostro senza volto” ha strappato via la quotidianità come fosse un foglio di carta. Nemmeno quando pensare a sé stessi sarebbe stato forse più proficuo. “Ho visto tanti lavorare giorno e notte, dormire in auto qualche ora e rialzarsi, pronti ad aiutare clienti, concorrenti, vicini di casa – conclude Nicolini, l’emozione forte nella voce – qui c’è una partita Iva ogni 10 – 15 abitanti, lo Stato non lo dimentichi. Noi certo non dimentichiamo l’orgoglio che sentiamo dentro nel far parte di una terra tanto generosa, tanto solidale con chi è in difficoltà più di noi”.

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