La geotermia potrebbe comodamente sostituirsi, come risorsa naturale, al petrolio che non abbiamo. E’ vero, non ci si può produrre la benzina, ma l’energia elettrica si: secondo le stime di esperti del CNR, dall’energia geotermica si potrebbe ricavare, in Italia, fino al 10% del fabbisogno energetico nazionale, ad un prezzo enormemente inferiore rispetto a quanto ci sarebbe costata l’energia nucleare. Sarebbe forse il caso di approfittarne, no?

L.D.

http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Il-CNR-assicura-dalla-geotermina-il-10-per-cento-del-fabbisogno-energetico-in-15-anni_312307272963.html

Il CNR assicura, dalla geotermia il 10 per cento del fabbisogno energetico in 15 anni

03 agosto 2011
Roma 1 ago. – (Adnkronos) – Dalla geotermia può arrivare ”il 10% del fabbisogno energetico nazionale”, decuplicando l’attuale produzione nell’arco di 10-15 anni. E ciò senza considerare il possibile apporto dei vulcani sottomarini che hanno una enorma potenzialità. A sottolinearlo è il responsabile progetti geotermici del Cnr Adele Manzella che coordina i due più importanti progetti in materia: Vigor e Atlante geotermico.”Il geotermico -spiega all’Adnkronos- è presente in enormi quantità nel sottosuolo. Teoricamente sarebbe sufficiente per soddisfare l’intero fabbisogno energetico nazionale. Il problema è quanta energia riusciamo ad utilizzare. Il suo sviluppo dipenderà dagli investimenti che si faranno nella ricerca e dalle nuove tecnologie. Secondo le principali analisi degli esperti, con le attuali tecnologie nei prossimi anni si potrà raddoppiare l’attuale produzione, ma con nuove tecnologie sarà possibile decuplicarla”.L’Italia, aggiunge, è il paese che circa 100 anni fa ”ha realizzato i primi impianti nel settore, tutti concentrati nella regione Toscana, dove oggi vi è una potenza installata di circa 840 Megawatt. Dopo un periodo di scarsa attenzione negli ultimi anni si registra un rinnovato interesse. Solo nell’ultimo anno sono state presentate 30 nuove richieste per poter effettuare ricerche finalizzate alla costruzione di un impianto”.Il geotermico è una fonte energetica particolarmente duttile e si presta ad una molteplicità di usi. Dalla produzione di energia elettrica alla alimentazione di pompe di calore agli usi agricoli. ”Utilizzando in serie le varie temperature – spiega Manzella – è possibile produrre energia elettrica con liquidi o vapore oltre i 100 gradi, per poi passare all’uso diretto del calore quando la temperatura scende a 60-70 gradi soprattutto nei processi industriali come le cartiere, l’industria casearia, fino ad arrivare con una temperatura a 30 gradi alle terme o all’acquacoltura e infine alle pompe di calore per la climatizzazione”.

In pratica il geotermico raccoglie le caratteristiche di diverse fonti. E’ simile al nucleare per la capacità di produrre energia in maniera continua, al petrolio nella fase della ricerca nel sottosuolo, alle rinnovabili per la sua possibilità di ricilo e riuso. I flussi infatti, dopo l’uso possono essere reimmessi nel sottosuolo cercando di ridurre al minimo l’impatto.

”La resa energetica del geotermico – spiega Manzella – è molto elevata, paragonabile a quella dell’eolico, con il vantaggio che il geotermico, a differenza delle altre rinnovabili (eolico e solare), una volta realizzato l’impianto produce 24 ore al giorno. Per anni non vi è stato uno sviluppo adeguato delle potenzialità offerte dal sottosuolo, in quanto vi sono costi elevati nella fase della ricerca e tempi più lunghi delle altre rinnovabili nella fase che precede la produzione. Di fatto il geotermico è diventato economico solo di recente con il caro greggio”.

[…] Per Manzella, comunque, il nodo principale resta quello degli investimenti e dello sviluppo tecnologico. Un apporto significativo potrà arrivare dalla geotermia sottomarina. ”L’Italia – spiega – potrebbe realizzare un impianto all’avanguardia sfruttando l’energia geotermica di alcuni vulcani nel Tirreno come il Marsili. Si tratta di un progetto di grandi potenzialità, che, se realizzato, sarebbe il primo al mondo. Richiede un impegno importante, sia in termini di risorse che di tecnologie. Comunque sempre inferiore – conclude – a quello che poteva essere l’impegno per il nucleare”.

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http://www.ecolabioworld.org/2011/09/italia-seconda-solo-allislanda/

Italia seconda solo all’ Islanda

01 settembre 2011

Lo studio geotermico del sottosuolo italiano è relativamente recente: nel 1976, sotto le pesanti ripercussioni dovute alla crisi petrolifera, l’allora Ministro dell’Industria Donat Cattin convocò i vertici di Eni e Enel per di valutare in maniera puntuale il potenziale energetico del territorio italiano. Eni e Enel formarono così una joint venture e trivellarono per anni centinaia di pozzi sparsi sul territorio nazionale, mari compresi.
Il risultato di queste prospezioni fu eccezionale, rivelando un’Italia geotermica ben più ricca di quella conosciuta fino ad allora e seconda solo all’Islanda.
All’inizio degli anni 90, il petrolio era tornato a livelli accettabili e la campagna di perforazioni si concluse, non esistendo più l’incentivo finanziario per continuare la sfida tecnologica e la ricerca di fonti di energia alternative dal sottosuolo.
Oggi però il quadro e’ ben diverso:con l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto e la crescente “sete” di energia, la geotermia sta conoscendo una nuova primavera: l’Italia è un Paese geotermicamente caldo ed ha un potenziale talmente vasto da giustificare una scommessa tecnologica e di ricerca unica al mondo.
In ballo c’è una fonte energetica continua e praticamente inesauribile che potrebbe fruttare l’indipendenza energetica della nazione.

Ma cos’è la geotermia

L’energia geotermica è l’energia generata da fonti geologiche di calore. Ossia il calore naturale della terra generatosi per effetto dell’energia termica che viene prodotta dal decadimento radioattivo di elementi chimici come Uranio, Torio,etc. L’energia geotermica può considerarsi una fonte di energia rinnovabile ma costituisce una percentuale piccolissima del fabbisogno mondiale di energia meno dell’1%. L’utilizzazione della geotermia nel nostro paese inizia nel 1904 grazie all’intuizione di Piero Ginori Conti. Questi, proprietario di una ditta a Larderello in Toscana per l’estrazione dell’acido borico, utilizzò il vapore dei soffioni per alimentare un motore che azionava una dinamo per produrre energia elettrica. La temperatura della terra per effetto del magma incandescente contenuto nel nucleo aumenta in media di circa 3°C ogni 100 m di profondità.Per poterla utilizzare si dovrebbe trivellare la crosta terrestre per km. Esistono però delle zone del globo in cui si hanno “anomalie termiche positive”ossia zone in cui il calore terrestre è concentrato e ragionevolmente prossimo alla superficie. Per sfruttare tale calore si utilizza l’acqua piovana e dei fiumi che si infiltra nelle rocce permeabili.Tale acqua per effetto dell’elevata temperatura vaporizza. Le temperature che si raggiungono sono ovviamente variabili e vanno dai 50/60 °C ai 200/300 °C. Le sorgenti geotermiche a bassa temperatura vengono utilizzate per riscaldamento di abitazioni e produzione di acqua sanitaria. Quelle ad alta temperatura vengono utilizzate, con un opportuno convogliamento dei vapori a turbine, per alimentare alternatori e produrre energia elettrica. La geotermia ovviamente è una fonte energetica marginale che è possibile sfruttare là dove è presente. Va notato in maniera esplicita che l’utilizzo delle fonti geotermiche diminuisce l’inquinamento che generalmente accompagna i circondari di tali aree. Le sorgenti geotermiche di maggiore interesse sono presente in Islanda (l’85% del riscaldamento è ottenuto con tale fonte), in California (dove esiste un impianto di produzione di energia elettrica: The Geysers capace di 1.400 MA quanto la richiesta energetica della città di Los Angeles), Etiopia e Kenya. In Italia la produzione di energia elettrica da geotermia è concentrata fondamentalmente in Toscana nelle provincie di Siena, Grosseto e Pisa. Con le centrali di Larderello e Montieri si riesce a produrre ogni anno circa 4.000.000.000 di kWh di energia elettrica. Un discorso a parte merita la “geotermia a bassa entalpia”. Questa sfrutta il sottosuolo come serbatoio di calore.  Durante l’inverno si trasferisce calore dal sottosuolo alle abitazioni per riscaldarle. Viceversa durante l’estate si trasferisce, invece, il calore dalle abitazioni al sottosuolo per raffrescarle. Per mettere in atto tale procedimento si utilizza una pompa di calore alimentata da corrente elettrica. Per trasferimento del calore dal sottosuolo si usano serpentine di tubi con elevata trasmittanza termica percorsi da un liquido termo vettore. I tubi possono avere uno sviluppo orizzontale ed allora sono interrati a circa 1/1,5 metri e richiedono uno sviluppo superficiale di circa 300 metri quadri per 10 kW di potenza. Non disponendo di tale area occorre trivellare il terreno per una profondità di una 40 di metri. Un impianto di questo tipo fornisce mediamente 3,5 kw termici per ogni kw  di energia elettrica consumato dalla pompa di calore. Ovviamente si può integrare l’impianto con uno fotovoltaico per la produzione di elettricità.

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http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/08/geotermia-italia-avanti.shtml

Geotermia, il potenziale italiano

di Giuseppe Caravita – 20 agosto 2008

[…] Città come Ferrara si servono di pozzi a bassa entalpia, e a Milano l’Aem ha in corso un programma di teleriscaldamento combinato che sfrutta la falda idrica sotto la metropoli con grandi pompe di calore. «La bassa entalpia può essere adottata un po’ ovunque – osserva Gennaro De Michele, responsabile della Ricerca e sviluppo di Enel – e può offrire un valido contributo sul lato del riscaldamento degli edifici». La geotermia idrotermale naturale, sfruttata a Larderello da oltre un secolo (con circa 800 megawatt di potenza istallata) è oggetto oggi di un piano di potenziamento da parte dell’Enel. «Contiamo di aggiungere nuove turbine – dice de Michele – capaci di sfruttare anche il vapore di risulta dagli impianti primari».

È il ciclo binario, che usa calore sotto i cento gradi ma consente di produrre lo stesso energia elettrica accoppiandovi circuiti a fluidi basso-bollenti (come miscele di ammoniaca). E lo stesso sta avvenendo anche negli Usa, dove campi idrotermali marginali oggi vengono messi a coltura tramite l’uso degli impianti binari. Ma il grosso della ripresa di interesse, e di ricerca, sulla geotermia oggi sembra concentrarsi sulla grande sfida: «Riuscire a sfruttare il calore profondo, e secco, sotto la crosta terrestre, che noi valutiamo, solo per gli Usa, di oltre diecimila volte la produzione elettrica corrente» dice Jefferson Tester, docente del Mit di Boston e coordinatore di un ampio studio stilato in gennaio sulla ripresa della geotermia.

Il lavoro del Mit punta su una tecnologia da circa trent’anni in fase di sperimentazione in diversi siti: l’Hot Dry Rocks. In pratica si tratta di perforare due pozzi fino a raggiungere gli strati caldi, quindi fratturarli con acqua in pressione, creando un lago sotterraneo artificiale non dissimile da quello di Larderello.

«Peccato che questo approccio finora si sia rivelato molto deludente – spiega Giorgio Santucci, presidente dell’Egs, un’associazione che raccoglie una quindicina di università, docenti e ricercatori attivi sulla geotermia del futuro – la fratturazione profonda, oltre che generare micro-terremoti, è un’autentica scommessa al buio. Niente garantisce che il lago sotterraneo artificiale non si prosciughi per le fessure, che la sua estensione sia sufficiente, che la pressione del vapore sia quella desiderata, che residui, agenti chimici e rocce non blocchino i condotti. A Soultz, dove è in corso il maggior esperimento europeo, dopo anni di lavoro non sono ancora riusciti a raggiungere un equilibrio produttivo accettabile. Per questo noi abbiamo deciso di seguire un altro approccio: estrarre il calore attraverso grandi sistemi a circuito chiuso, come se fossero scambiatori di calore immersi nel profondo».

Un compito non facile, quasi visionario. «Questa geotermia di terza generazione avrà bisogno di tecnologie ancora da sviluppare – continua Santucci – per esempio la perforazione in ambienti oltre i 200-300 gradi, l’elettronica in grado di reggere alte temperature, la sensoristica per leggere e mappare il calore profondo senza bisogno di costose trivellazioni (e già sono in corso ricerche sui radio-isotopi naturali), nuovi materiali per costruire sistemi di scambio efficienti e duraturi». Per il momento però, allo sviluppo della geotermia avanzata, sta venendo in aiuto il progresso (piuttosto veloce) delle tecniche di perforazione e estrazione petrolifera (l’Enhanced Oil Recovery, Eor, in particolare). […] «Applicare queste tecniche di perforazione avanzata anche ai primi esperimenti di geotermia di terza generazione è oggi possibile – dice Maurizio Masi del Politecnico di Milano – nessuno onestamente può dire se funzioneranno subito. Ma il potenziale italiano è talmente elevato che il gioco, indubbiamente, vale la candela». E ben lo sanno quei proprietari di ville dei Campi Flegrei che hanno chiamato un normale trivellatore, scavato un pozzo di una sessantina di metri, messa dentro una normale tubatura a U e oggi hanno acqua calda e persino saune in casa.

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Per approfondire:

 

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