Per la Grecia (e per l’Europa) è iniziato dunque il conto alla rovescia. Il 17 giugno nella penisola ellenica si terranno le elezioni politiche, ed in base a queste si decideranno le nostre sorti. Se la Grecia tenterà di restare nel sistema monetario dell’Euro, dovrà darsi molto da fare per far ripartire l’economia e ripagare il debito accumulato. Se deciderà invece di non pagare il debito… bè, saranno ben presto cavoli amari un po’ per tutti…

N.B. Le premesse non sono comunque delle migliori: numerosi analisti economici ritengono ormai molto probabile, anzi quasi scontato, che la Grecia non riuscirà a ripagare il proprio debito, considerando anche la debolezza del suo sistema produttivo. Teniamoci pronti, nel caso la bomba dovesse esplodere…

L.D.

http://www.euprogress.it/2012/05/grecia-elezioni-17-giugno

Grecia, nulla di fatto: elezioni il 17 giugno

Niente di fatto in Grecia: il paese resta senza governo e fissa le elezioni per il 17 giugno.

A nulla sono valsi i tentativi del Presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, per formare un governo di unità nazionale attraverso un compromesso tra i maggiori partiti politici greci, ossia il partito di centro-destra Nea Demokratia (Nd), la Sinistra democratica Dimar e il partito socialista Pasok, i quali in totale hanno ottenuto 168 seggi in Parlamento alle scorse elezioni del 6 maggio.
Il maggiore responsabile del fallimento del piano di accordo tra i tre partiti sembra sia stato il leader del partito di sinistra Syriza, Alexis Tsipras, il quale si è dimostrato irremovibile sulle sue posizioni, escludendo alcuna trattativa con partiti pronti ad accettare le misure di austerity imposte da Bruxelles. Tsipras puntava a ulteriori elezioni, confermate oggi per il prossimo 17 giugno, quando – come ha affermato il Presidente della Commissione Europea – i greci si troveranno di fronte a una decisione storica: continuare a far parte o meno del progetto europeo.

Le prossime elezioni sono divenute un fatto certo quando anche la fase delle consultazioni messe in atto da Papoulias si sono rivelate un fallimento, dimostrando come i sette partiti politici rappresentati in Parlamento siano irrimediabilmente divisi riguardo al destino del paese, ossia riguardo agli impegni presi con l’Unione Europea. Mentre Nuova Democrazia e Pasok hanno affermato la loro disponibilità a proseguire con le misure di austerity seppur rinegoziandole, Syriza si è dichiarato invece contrario a tale opzione, aumentando in questo modo la possibilità che la Grecia vada incontro al bailout e all’uscita dall’UE.
In seguito alla riunione di ieri tra il Presidente della Repubblica e i leader di cinque dei sette partiti del Parlamento – il partito neonazista Alba d’Oro non è stato convocato e il partito comunista ha deciso di non partecipare – è stato nominato primo ministro ad interim il Presidente del Consiglio di Stato, Panagiotis Pikrammenos, il quale guiderà per così dire la Grecia fino al 17 giugno. I partiti politici hanno dato il loro benestare alla nomina di Pikrammenos a condizione che non prendesse alcuna decisione vincolante soprattutto in tema di politica estera.

La situazione è davvero critica e c’è il rischio che si inneschi il fenomeno del “bank run” per paura del rischio della svalutazione della moneta, le prime avvisaglie ci sono state considerando che solo ieri sono stati ritirati dai cittadini circa 700 milioni di euro. C’è da sperare che questa tendenza non dilaghi, creando il panico generale.
Intanto l’Europa continua a risentire del perdurare della crisi greca e del suo stallo politico, le borse europee calano a picco e già si cominciano a calcolare i costi di una possibile uscita della Grecia dall’UE. Certo è che le elezioni di giugno rappresentino un momento topico per il futuro della Grecia e dell’Unione Europea, c’è da sperare che quella data non costituisca un precedente per altri paesi in crisi e non determini l’inizio di un processo di disgregazione dell’UE.

http://www.eilmensile.it/2012/05/18/agenzie-di-rating-nuovo-colpo-alleuropa-fitch-declassa-grecia-moodys-le-banche-spagnole/

Agenzie di rating, nuovo colpo all’Europa: Fitch declassa Grecia, Moody’s le banche spagnole

18 maggio 2012

Continua il calvario dell’eurozona. Nella tarda serata di ieri si è saputo che due delle principali agenzie di rating avevano declassato due dei Paesi più deboli dell’area euro. Fitch ha declassato il debito greco da B- a Ccc, appena un gradino sopra la D che segna indica il default del Paese. A pesare sono state soprattutto le voci sempre più ricorrenti su una prossima uscita di Atene dalla moneta unica. […]

http://www.righedinamiche.com/2012/05/17/la-corsa-ai-depositi-impone-alla-politica-di-non-rimanere-a-guardare/

La corsa ai depositi impone alla politica di non rimanere a guardare

by righedinamiche – editor on maggio 17, 2012

Le chiamano “bank run”, che suona quasi come un’offertissima da grandi magazzini. In realtà il sottotitolo è panico! Mai come in questi giorni ci viene ricordato che l’intero sistema economico è basato sulla fiducia. Accettiamo moneta cartacea solo perché esiste una banca centrale che funge da prestatore di ultima istanza, e lo fa con tanto di riserve in oro perché altrimenti non sarebbe credibile. Allo stesso modo nessuno di noi affiderebbe i propri soldi a qualcuno di cui non si fida. Quando apriamo un conto corrente diamo per scontato di potere usare il bancomat semplicemente perché ci fidiamo della banca dove abbiamo aperto il conto. Se questo meccanismo di fiducia viene meno, la prima cosa che istintivamente ognuno di noi farebbe è semplicemente ritirare il proprio danaro. Lo stesso meccanismo si ripete anche nel caso in cui si teme che i propri depositi vengano svalutati per legge, denominandoli in un altra valuta. Le chiamano “bank run” appunto, una corsa a prelevare i propri depositi per metterli altrove. E come tutte le forme di panico si tratta di questione molto contagiosa, anche se per nulla irrazionale. Quando comincia a diffondersi il panico l’escalation è veloce ed esplosiva. Inarrestabile!

Oggi il problema della Grecia e dell’Europa è questo. Urgentemente questo. Prima ancora di nuovi governi, improbabili coalizioni, politica europea che rimane a guardare, ci sono i meccanismi di mercato. Loro non aspettano! Lo abbiamo scritto nel precedente articolo, la Grecia non esce dall’Euro perché obbligata dagli altri stati membri. E neppure perché il futuro nuovo governo decide d’imperio di non implementare il piano di austerità imposto dall’ EU e dal FMI. Se la Grecia esce dall’Euro è per un meccanismo finanziario che porta la popolazione a non fidarsi più, a prelevare i propri depositi fino a quando il sistema bancario non è più in grado di rispondere alla richiesta – nessuna banca può fare fronte ad un prelievo di massa dei depositi perché molti di questi sono investiti sull’attivo – fino al punto di chiudere e un attimo dopo cambiare moneta.

Il fatto è che già ora siamo in zona rossa con numeri impressionanti. In base ad informazioni diffuse dal Financial Times (riportate da alcuni banchieri greci) nei soli due giorni di lunedì e martedì scorso — durante il fallimento del tentativo di fare un nuovo governo – sono stati ritirati circa 1,2 miliardi di depositi e dalla fine di aprile si parla di almeno 5 miliardi. Sembrano pochi se rapportati ai circa 170 miliardi del totale dei depositi; sono un’infinità se si considera in quanto poco tempo sono usciti i flussi. E per una volta vale la pena scendere ancora di più nel tecnico. Il sistema bancario, per fare fronte a queste richieste, in condizioni normali cosa fa? Prende i propri titoli, i prestiti dell’attivo e li consegna in garanzia alla Banca Centrale Europea che lo finanzia. Appunto, normalmente! Già ora non funziona più così perché i titoli della Grecia, essendo in default, non possono essere accettati in garanzia dalla BCE. Per questo ci si è inventati un meccanismo che si chiama ELA (emergency liquidity assistance) che in italiano significa “sporco sotto il tappeto”. In pratica le banche greche, invece di dare i titoli in garanzia alla BCE, li danno alla banca centrale greca (sotto la sua responsabilità), che a sua volta si finanzia dalla BCE. L’insieme degli attivi da mettere a garanzia, tuttavia, non è illimitato. Per avere un’idea, il sistema bancario ha chiesto fino ad ora flussi per circa 60 miliardi e ragionevolmente può chiedere liquidità per altri 65 miliardi, ovvero circa il 40% del totale dei depositi in circolazione. Per dirla in modo diverso, si fa sempre più urgente, da parte delle autorità politiche e monetarie europee, un intervento che metta in garanzia i depositi dell’intera area dell’Euro. In caso contrario l’uscita forzosa della Grecia dall’Euro non sarà una decisione politica esterna o interna, ma un meccanismo di sopravvivenza naturale.

In queste pagine abbiamo sostenuto l’idea che il sentiero di crescita globale fosse ancora sufficientemente intatto da contrastare le nubi nere che si stavano formando all’orizzonte. Se la politica europea dovesse continuare a stare alla finestra senza intervenire, la questione si complica non poco. I mercati non sarebbero portati a colare a picco con la pietra al collo dell’Europa, solo se si dovessero convincere che la Grecia è un caso isolato, non ripetibile per gli altri paesi della periferia. Lecito avere dei dubbi!

http://www.adviseonly.com/blog/economia/costo-uscita-grecia-da-euro/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=costo-uscita-grecia-da-euro

I dodici zeri del costo dell’uscita della Grecia dall’Euro

30 maggio 2012

Premessa: credo sia nell’interesse di tutti che la Grecia rimanga nell’Euro e si farà di tutto per evitare il trauma della sua uscita. Il cosiddetto Grexit (o Greexit), che solo fino a qualche mese fa era considerato un evento estremo, a bassissima probabilità per la maggior parte degli economisti, ora è ritenuto probabile. Basti pensare che Morgan Stanley attribuisce all’evento il 35% di probabilità di accadimento in un orizzonte temporale di 12/18 mesi.

Molte sono le analisi sui possibili effetti economici dell’uscita dall’Euro, sulla Grecia ma anche sull’Europa e sul resto del mondo; il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che, in caso di uscita, il Pil greco potrebbe contrarsi del 10% nel primo anno mentre l’Economist riporta in modo dettagliato una stima di ING sugli effetti sulla “crescita” del Pil degli altri Paesi.

Il costo per il sistema, però, come riportato dal The Guardian, potrebbe andare oltre i $ 1.000 miliardi (circa € 800 miliardi)! Se le stime sono veritiere, stiamo parlando di una somma impressionante, considerando che il Pil italiano è pari a circa $ 2.000 miliardi (€ 1.600 miliardi).

La realtà è che un’uscita dall’Euro potrebbe avere costi non misurabili e inattesi: molto dipende dall’effetto domino che si potrebbe generare e da quanto abili e tempestive risulteranno le autorità nel contenere l’”effetto contagio” di cui tanto si parla.

Ma come si arriva a tale cifra da capogiro? E quali possono essere i canali di trasmissione?

Bisogna considerare le seguenti voci:

  • i prestiti che la Grecia ha già ottenuto dall’Unione Europea grazie all’EFSF, circa la metà dei € 145 miliardi stanziati;
  • la Banca Centrale Europea detiene oltre € 50 miliardi di debito greco che, finora, sono rimasti fuori dall’haircut forzoso del PSI ma che, in caso di uscita, diverrebbero privi di valore;
  • in ultimo (non per dimensione) i debiti della Banca Centrale greca all’interno del cosiddetto sistema Target 2 (il sistema di prestiti tra le banche Centrali dell’Unione), stimati in circa € 130 miliardi.

Il debito del Governo di Atene verso i Governi e le Istituzioni dell’Unione si aggira dunque intorno ai € 300 miliardi, il 3% del Pil dell’Eurozona, debito che, con ogni probabilità, si trasformerebbe in “costo” in caso di uscita della Grecia dalla moneta unica.

A ciò va aggiunto quanto le aziende ed i consumatori greci devono alle Banche internazionali: circa € 50 miliardi a fine 2011, sempre secondo l’Economist.[…]

Il Financial Times va oltre e stima che, in caso di svalutazione della Dracma del 50%, le perdite sarebbero di quasi € 20 miliardi per le banche Francesi e di € 4,5 miliardi per le tedesche.

Fin qui si è misurato il costo “diretto” dell’uscita, ossia l’impatto della Grecia sul resto d’Europa. Questa cifra potrebbe lievitare se l’uscita della Grecia fosse scomposta e soprattutto se generasse il temuto contagio sugli altri periferici: Portogallo, Irlanda, Spagna ed Italia in testa.

Se da un lato, infatti, un’uscita ordinata avrebbe un costo (anch’esso difficilmente quantificabile) in termini di rialzo dei tassi di interesse e calo dei prezzi degli strumenti finanziari dei Paesi meno virtuosi dell’area Euro, un’uscita caotica potrebbe generare una serie di reazioni a catena per tutti i paesi dell’Unione. L’impatto sarebbe difficilmente contenibile e coinvolgerebbe in primo luogo il sistema bancario; le banche europee non se la passano bene, non è un mistero (si pensi a quelle spagnole) e un’uscita della Grecia potrebbe generare panico tra i cittadini e dare il via ad una vera e propria corsa agli sportelli. La fuga dalle banche troverebbe la sua genesi, secondo gli analisti, nella paura che la reintroduzione della Dracma e la sua svalutazione (stimata al 50%) si possa replicare in altri Paesi Euro, dando luogo ad un drastico calo del valore dei depositi bancari, che verrebbero ridenominati nelle nuove divise locali. Anche la dimensione di questa componente è difficilmente quantificabile, ecco cosa pubblicava qualche giorno fa The Wall Street Journal:

Inoltre il sistema dei prestiti tra Banche Centrali Target 2 consiste in strette e ampie relazioni tra le Banche Centrali di tutti i Paesi dell’Unione. Per comprenderne la dimensione basti citare che la voce Target 2 è l’attività di maggiore peso per la Banca Centrale Tedesca: circa € 500 miliardi (secondo Pimco). Il destino di tali somme non è noto, ma è certo che anche solo ipotizzare una chiusura dei rubinetti del Terget 2 paralizzerebbe l’intero sistema Bancario dell’Unione con enormi effetti sui sistemi economici.

Si ricordi infine che i titoli di Stato greci non sono che una parte degli oltre € 200 miliardi di acquisti di titoli di Stato governativi effettuati dalla Banca Centrale Europea tramite il SMP (Security Market Program), il cui deprezzamento in caso di effetto contagio, potrebbe generare perdite pesanti nel bilancio della BCE.

In ultimo gli aiuti della Troika (Fondo Monetario Internazionale, BCE e Unione Europea) ai Paesi in difficoltà via EFSF non si limitano alla sola Grecia, ma includono anche le garanzie stanziate per Portogallo ed Irlanda. Non ci resta che sperare.

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/prima-pagina/dettaglio/nRC_31052012_1423_277455948.html

Grecia: Fitch, rischio uscita da euro e’ concreto e in aumento

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 31 mag – Il rischio di un’uscita della Grecia dall’Eurozona “e’ concreto ed e’ in aumento sulla scia del forte favore incontrato dai partiti anti-euro alle elezioni del 6 maggio scorso e del successivo insuccesso nella formazione di un Governo”. E’ quanto scrive Fitch Ratings in un rapporto dedicato alle conseguenze di un’ipotetica uscita di un Paese membro dall’Eurozona. “Anche se non esiste una base legale che permetta a un Paese di lasciare l’Eurozona – sottolinea il raporto – l’ipotesi non e’ piu’ inconcepibile”. La Grecia viene considerata da Fitch “il candidato piu’ probabile” per un abbandono dell’euro, ma “molti dei contenuti del rapporto possono valere per altri Paesi nelle stesse condizioni”. Un Paese, ricorda Fitch, potrebbe scegliere l’uscita “se non riesce a ritornare alla crescita con l’euro, se le fatiche dell’austerity drenano la volonta’ di continuare su questa strada o se partiti populisti hanno la maggioranza di Governo”. Le alternative potrebbero essere poche anche nel caso in cui la Bce “dovesse tagliare i fondi al sistema bancario attraverso l’Eurosistema o lo sportello di emergenza Ela, nel caso in cui il Paese non riuscisse ad aderire alle condizioni imposte dal programma di aiuti”.

31-05-12 – Red-mir-y- (RADIOCOR)

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Vedi l’articolo “Crisi greca: aspettando l’onda d’urto?

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