Per quanto concerne il settore fotovoltaico, vorremmo qui porre in rilievo tre questioni fondamentali:

1) la speculazione da parte di proprietari terrieri che convertono terreni fertili in campi fotovoltaici;

2) la speculazione da parte di società straniere che costruiscono impianti fotovoltaici sui nostri capannoni per guadagnare dagli incentivi dello Stato, pagati ovviamente con le nostre bollette;

3) l’Italia è prima al mondo per quanto riguarda l’installazione di impianti fotovoltaici (vedi l’articolo “Alla faccia del nucleare: Italia prima al mondo nell’installazione di impianti fotovoltaici“, ma i pannelli vengono costruiti all’estero e quindi, di nuovo, parte dei nostri soldi finisce alle imprese, principalmente tedesche e cinesi, che costruiscono appunto i pannelli.

Il settore ha quindi bisogno di un’ulteriore regolamentazione, magari un po’ più furba di quella che sta permettendo le speculazioni citate e la fuoriuscita di ingenti risorse italiane verso l’estero…

L.D.

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http://margheraonline.it/rassegna-stampa/il-gazzettino/%C2%ABbasta-campi-coltivati-a-impianti-fotovoltaici%C2%BB/

«Basta campi “coltivati” a impianti fotovoltaici»

IL DATO. «Troppa pressione sulla terra, un ettaro da noi costa 15 volte più che in Francia»
L’ALLARME. «Ennesimo caso di speculazioni che “mangiano” aree agricole»

Il Gazzettino di Venezia e Mestre, 23 gennaio 2011, pagina 9

[…] Hanno fatto scalpore le foto del Gazzettino con i campi “coltivati” a impianti fotovoltaici.
«Un aspetto dei fattori speculativi di cui parlavo. Se un’azienda agricola fa ricorso al fotovoltaico per ricavare energia coprendo la stalla o il magazzino ci sta bene, se invece si tratta di speculazioni fatte da imprenditori che con l’agricoltura non c’entrano nulla e coprono di ferro i nostri campi non ci siamo». […]

http://www.aclimarche.it/dettagli.asp?id=356

Campi coltivati o campi fotovoltaici?

Nei giorni scorsi non solo alcuni poderi della piana del Musone, ma anche una collina vicinissima a Recanati è stata ricoperta con pannelli fotovoltaici. Mesi fa, ci era stato detto che la prima diffusione era stata favorita dal vuoto legislativo; sappiamo però che, seppure con ritardo, la Regione Marche è intervenuta vietando l’installazione di campi fotovoltaici nelle nostre colline. Ma allora come si spiega questo impianto realizzato nel giugno 2011? I tecnici comunali e i nostri amministratori devono comprendere che se è l’intero paesaggio marchigiano che va salvaguardato, tanto più deve esserlo il paesaggio recanatese, per gli evidenti legami con la poesia leopardiana.
Negli ultimi anni ci siamo sforzati di far comprendere ad amministratori e cittadini la bellezza del nostro paesaggio, frutto del plurisecolare lavoro dei nostri mezzadri. Abbiamo detto e ripetuto che gli interventi di salvaguardia dovevano riguardare ogni aspetto del paesaggio ed anche le nostre case rurali, sottolineando che per ogni tipo di intervento si dovesse tener conto dell’impatto ambientale. Ma è bastato che fossero approvati consistenti incentivi per le fonti energetiche alternative per fare sorgere innumerevoli impianti, realizzati ovunque, approfittando delle difficoltà di tanti coltivatori.
Dobbiamo dire con chiarezza che quei pannelli vanno installati sui tetti dei capannoni industriali e in tutti gli edifici di nuova costruzione, così come le nuove abitazioni vanno realizzate secondo i nuovi criteri del risparmio energetico, ma occorre evitare che la giusta ricerca di fonti energetiche alternative porti alla distruzione del nostro paesaggio. Una volta deturpato, difficilmente il paesaggio potrà essere ricostituito. E non solo perché questi impianti sono realizzati sulla base di concessioni ventennali, ma anche perché sotto quei pannelli si avrà un progressivo depauperamento dell’humus, con un esito analogo a quello prodotto dall’eccessiva chimicizzazione dei suoli: il rischio della desertificazione.
Ancora una volta va capito che non si tratta soltanto di un problema estetico. Difendere il nostro paesaggio significa certo salvaguardarne la bellezza, ma significa anche evitare il dissesto idrogeologico e soprattutto significa valorizzare quel paesaggio a fini turistici. Proprio adesso che all’estero si scopre la bellezza del paesaggio marchigiano, noi non possiamo lasciarlo deturpare forse irrimediabilmente.
Chiediamo ai tecnici comunali ed ai nostri amministratori grande vigilanza e di operare con maggiore attenzione e con quella lungimiranza che oggi è sempre più necessaria per affrontare temi così delicati.

Marco Moroni
(presidente del Circolo ACLI don Lorenzo Milani – Recanati)

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http://www.digitalnewschannel.com/scienza/costruito-in-italia-il-primo-impianto-agro-fotovoltaico-al-mondo-3562

Costruito in Italia il primo impianto agro-fotovoltaico al mondo

Lunedì 30 Maggio 2011
Antonella Aragona

Pochi giorni fa nella provincia di Milano, precisamente nei campi coltivati di Virgilio, è stato inaugurato il primo impianto agro-fotovoltaico al mondo. A differenza dei comuni pannelli fotovoltaici, questo nuovo tipo di installazione, che si estende per 13 ettari, è provvisto di una serie di pali alti 4,5 metri posizionati ad una distanza di 12 metri l’uno dall’altro, che a due a due supportano una decina di pannelli solari monocristallini, per un totale di 7500 pannelli fotovoltaici.

L’impianto, brevettato dalla società REM (Revolution Energy Maker), è provvisto di un sistema ad inseguimento solare, cioè di una tecnologia capace di migliorare la produzione di energia elettrica grazie a dei pannelli che si spostano “seguendo” il percorso del sole, consentendo così ai raggi di raggiungere al meglio la superficie utile per produrre energia per le coltivazioni. “La struttura”, spiega Roberto Angoli, presidente della REM, “è dotata di un sistema di irrigazione automatico e di una rete di antenne che aiutano i mezzi agricoli a guida computerizzata”.

Questo impianto agro-fotovoltaico è stato studiato e realizzato dalla REM proprio per poter conciliare in modo intelligente fotovoltaico e agricoltura ed è per questo che non è stato posizionato a terra, per non andare ad occupare terreno dedicato alla coltivazione agricola, così come la posizione dei pannelli sorretta da alti pali ben distanziati l’uno dall’altro fa sì che le macchine da lavoro possano svolgere il loro compito senza impedimenti, non trovando ostacolato il tragitto su cui devono operare.

[…] Per il momento questo impianto è il primo esemplare al mondo, possiamo quindi definirlo in via di sperimentazione, anche se la società ha già in programma la costruzione di altri tre, uno nella provincia di Mantova a Marcaria e due in quella di Piacenza, più precisamente a Castelvetro e a Monticelli d’Ongina. Non ci resta perciò che sperare che questo progetto dia i frutti auspicati, e che sempre più iniziative di tal genere vengano intraprese per creare intorno a noi un mondo migliore, più verde e più salutare.

http://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/pane-ed-energia/

Pane ed Energia

21 dicembre 2012

di Stefania Bove

[…] A maggio di quest’anno, in provincia di Mantova, è stato inaugurato un impianto innovativo, che coniuga la produzione di energia pulita attraverso i pannelli solari, con l’attività agricola tradizionale. L’agrovoltaico, così gli ideatori dell’impianto hanno deciso di battezzare questa nuova tecnica costruttiva, che prevede la realizzazione di impianti fotovoltaici orientabili a 5 metri dal suolo, permettendo così l’utilizzo delle macchine agricole e del terreno.

Autori di questa semplice ma geniale intuizione, unica in Europa e forse anche nel mondo, è REM, un gruppo di sei aziende italiane unite per progettare, realizzare e gestire impianti innovativi che producono energia elettrica a emissioni zero da fonti rinnovabili. […] Ma per saperne di più abbiamo intervistato Roberto Angoli, presidente di REM.

Cosa sono gli impianti agrovoltaici e da cosa è nata quest’idea?

Sono impianti aerei a inseguimento solare totalmente integrati con l’agricoltura, realizzati su strutture mobili sospese, connesse fra loro attraverso un innovativo sistema di controllo e comunicazione wireless. L’idea è nata dalla necessità di sfruttare ampie superfici per poter produrre più energia, è per questo che abbiamo pensato  alle grandi pianure europee.

In cosa si differenzia l’agrovoltaico dal tradizionale impianto fotovoltaico a terra?

Per la compatibilità con l’agricoltura, la sostenibilità ambientale e la tutela del paesaggio. L’agrovoltaico è compatibile con il 100% delle colture e nasce con l’intento di promuovere un modello produttivo integrato e sostenibile capace di fornire alle comunità locali energia pulita e prodotti biologici. Inoltre un impianto tradizionale a terra a parità di potenza di picco sottrae più del 40% di terreno all’agricoltura mentre i nostri impianti occupano al massimo il 2% del terreno. In più un impianto agrovoltaico, per via dell’inseguimento biassiale omnidirezionale, incrementa la produttività di energia pulita del 30%.

Perché colture biologiche?

È un connubio ideologico, perché sposano naturalmente la nostra filosofia aziendale e soprattutto perché impattano meno sull’ambiente e producono alimenti più sani. Non a caso abbiamo chiamato il nostro progetto “Pane e Energia”.

Come è costituito un impianto agrovoltaico e come funziona?

L’impianto “agrovoltaico” è costituito da inseguitori solari sospesi (tracker), che dialogano tra loro attraverso un sistema di controllo e comunicazione wireless. Una serie di pali alti almeno 4,5 m e del diametro massimo di 16 cm, fissati nel terreno mediante microperforazioni, sostengono i tracker che, per mezzo di un sistema ad inseguimento biassiale omnidirezionale, muovono i pannelli solari; le colonne di sostegno sono disposte lungo file parallele distanti fra loro 12 m. I pannelli, che utilizzano celle fotovoltaiche in silicio, si muovono in modo sincronizzato e modificano la propria inclinazione in base al movimento del sole e alle condizioni climatiche al fine di massimizzare la produzione di energia pulita.

Le condizioni climatiche influenzano il movimento dei pannelli?

A comando tutti i pannelli fotovoltaici si dispongono perpendicolarmente al terreno per consentire un’omogenea distribuzione delle piogge e della neve, e per evitare eventuali danneggiamenti ai pannelli stessi in caso di grandine o di forte vento; inoltre possono disporsi anche parallelamente al terreno per agevolare al massimo la circolazione dei mezzi agricoli.

Quali sono i vantaggi della tecnologia wireless?

La tecnologia wireless è in grado di gestire il movimento di veicoli automatizzati sotto l’impianto, le modalità di irrigazione e l’apertura di coperture antigrandine; può comunicare in “remoto” con una stazione di controllo che effettua il monitoraggio dello stato degli inseguitori, rileva eventuali anomalie e invia comandi spontaneamente o su richiesta di un operatore.

Come e dove si costruiscono le strutture?

La costruzione di un impianto “agrovoltaico” è il risultato del lavoro di una filiera tecnologica nazionale di eccellenze che coinvolge una molteplicità di comparti industriali: da quello metalmeccanico all’elettrico, dall’elettronico a quello delle costruzioni, ed ha generato un indotto che, per i soli impianti pilota, ammonta a oltre 30 milioni di euro e che ha impiegato circa 80 maestranze direttamente e oltre 240 indirettamente. La maggior parte della componentistica necessaria è prodotta da aziende italiane leader nel proprio settore. In particolare, gli elementi strutturali chiave e gli inseguitori solari sono assemblati e collaudati nel sito produttivo di Coccaglio, vicino a Brescia, ma non dimentichiamo che le aziende coinvolte nella filiera sono circa 70.

Che tipo di materiali si utilizzano? E qual è l’impatto ambientale dell’impianto?

L’intero impianto è realizzato con materiali non inquinanti (come ad esempio i tracker in alluminio riciclato e non trattato) e totalmente riciclabili, la cui installazione avviene in modo da garantire una facile rimozione al termine della sua vita operativa (25/30 anni).

Inoltre un uso consapevole di materiali più ecologici ha ormai portato a definire gli impianti fotovoltaici con il termine “Double Green”, ovvero “doppiamente ecologici”; perciò anche nella fase di smantellamento (decommissioning) è ben evidenziata la capacità degli impianti di produrre energia pulita “zero emission” durante il proprio ciclo di vita, ed al tempo stesso di non gravare sull’ambiente con oneri di smaltimento e discarica al momento della loro dismissione: è il Life Cycle Assessment, cioè il fine vita dei materiali utilizzati.

L’impatto ambientale è pressoché nullo. La struttura è integrata completamente con il paesaggio circostante: gli impianti, in pianura, sono adeguatamente mimetizzati dalla presenza di alberi, così l’impatto visivo sull’ambiente agricolo è molto ridotto, sia per la “leggerezza costruttiva”, sia per le limitate dimensioni dei pannelli che li rendono simili al fogliame di un pergolato molto rarefatto.

Proprio per questi motivi tutti gli impianti sono stati esclusi dalla valutazione di Impatto Ambientale e nessuno dei Comuni coinvolti ha chiesto opere di mitigazione o compensazione, alcuni Comuni hanno chiesto addirittura di poter realizzare vicino agli impianti una struttura didattica sperimentale finalizzata alla ricerca di nuovi modelli di agricoltura ed alla diffusione di una nuova cultura di rispetto per l’ambiente.

Dove si trovano gli impianti agrovoltaici già operativi e qual è il consumo domestico soddisfatto?

Per ora sono 3 gli impianti pilota già operativi in Italia  per una potenza di picco installata di circa 7 MW. Il primo è a Virgilio, in provincia di Mantova. Installato su un terreno di 15 ettari dedicati alla produzione di erbe officinali, erbe aromatiche, coltivazioni di orticole e piccoli alberi da frutto, ha una potenza di 2,15 MW e la produzione di energia è pari al 28% del consumo domestico della popolazione locale, cioè 3.086 persone. Il secondo, a Castelvetro Piacentino, in provincia di Piacenza, sorge su una superficie di 8,6 ettari, ha una potenza di 1,3 MW e una produzione di energia pari al 20% del consumo domestico locale, cioè 1.083 persone. Da poco è entrato in funzione anche l’impianto di Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza, su un terreno agricolo di 21 ettari dove è stato seminato il frumento; ha una potenza di 3,2 MW e una produzione di energia pari al 49% del consumo domestico locale, cioè 2.631 persone.

L’agrovoltaico è utile soltanto agli agricoltori?

No, potrebbe incentivare i residenti delle aree urbane che non dispongono di superfici adeguate alla produzione di energia elettrica per i propri fabbisogni ad avvalersi delle superfici agricole limitrofe ai centri urbani: queste superfici agricole per la loro collocazione tendono ad essere abbandonate per diventare oggetto di speculazione edilizia. Con la costruzione dell’impianto non cambierebbero destinazione d’uso, potrebbero essere coltivate per almeno 20 anni, produrrebbero un reddito integrativo che consentirebbe agli agricoltori di evitare l’abbandono finalizzato all’edificazione, continuando a costituire il polmone verde a corollario delle aree urbane.

Quali sono i costi?

I costi sono di poco superiori rispetto ad un impianto a terra per via della tensostruttura e degli inseguitori solari biassiali, costi che vengono però compensati dalla maggiore produzione di energia elettrica e dalla dismissione dell’impianto a fine vita che permette di vendere i materiali utilizzati, che vengono riciclati completamente e possono essere riutilizzati.

Quali sono i vantaggi?

Se realizzassimo impianti di certe dimensioni potremmo ottenere un costo dell’energia vicino a quello attuale e il vantaggio per le famiglie sarebbe quello di poter fissare il prezzo dell’energia per 25 anni. Perciò, non costi e ricavi, ma costi e benefici. Naturalmente incidono anche le politiche energetiche dei vari Paesi e l’area geografica dove vengono installati gli impianti, cioè dalla maggiore o minore insolazione.

Se noi adottassimo una dinamica di scambio sul posto, ovvero se producessimo l’energia dove deve essere consumata, cioè vicino a casa, alle famiglie che la consumano, potremmo raggiungere la “grid parity” in poco tempo, questo ci permetterebbe anche di essere autonomi dal punto di vista energetico. È questo il modello collettivo a cui abbiamo pensato perché l’efficienza energetica è un’opportunità per molti cittadini che intendono mettersi al riparo dalla variabilità dei prezzi delle fonti fossili.

In quanto tempo  si vedranno i rendimenti?

I rendimenti si possono capire immediatamente perché il business plan è noto fin dall’inizio e senza essere soggetto a speculazione energetica. Immediati perché viene calcolata una resa di produzione energetica negli anni sulla base della zona geografica dove viene installato l’impianto e sulla base delle tariffe di vendita e, nel caso italiano, di quelle del GSE.

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Domanda e risposta sull’impianto fotovoltaico ed i suoi segreti!

Gennaio 02, 2009

Perché lo Stato concede gli incentivi per 20 anni per realizzare gli impianti fotovoltaici?
Per incentivare la produzione di energia pulita e rispettare gli obbiettivi di Kioto, anche se siamo già in ritardo. […]chi ci guadagna rischiando il meno possibile?
E’ corretto chiedersi chi guadagna di più!
1° Il costruttore di pannelli fotovoltaici
2° Il GSE
3° Le società che investono nel fotovoltaico.
4° Progettisti, Installatori, Venditori di impianti fotovoltaici
5° Chi installa l’impianto fotovoltaico o chi affitta il proprio terreno alle società che investono nel fotovoltaico.
6° Chi ci perde, è chi paga le tasse e non costruisce l’impianto fotovoltaico.Quali sono le società che investono nel fotovoltaico?
Sono società (per ora soprattutto straniere) che costruiscono mega impianti fotovoltaici in Italia, per accaparrarsi gli incentivi (che noi Italiani paghiamo). Guadagnano perché costruiscono grandissimi impianti da 1-5-10 MW pagando i pannelli molto meno del buon padre di famiglia che installa 3kW. Prezzo medio di un impianto di 1MW è inferiore a 4.400€/kW, mentre il prezzo medio di un impianto di 3kW è 6.300€/kW. Praticamente fanno quello che avrebbe dovuto fare lo Stato per i nostri interessi, però i grossi guadagni li intascano le società.Queste società da dove prendono il denaro per acquistare grossi impianti fotovoltaici?
Grazie ad operazioni finanziarie, i soldi li prendono sempre da noi! Perché sono finanziati dalle Banche che hanno i soldi del nostro contocorrente oppure perché il nostro banchiere di fiducia ci dice di acquistare fondi di investimento sulle energie rinnovabili che ora sono sicuri …. e rendono bene. Quei fondi rendono molto di più a chi li emette.

Quale sarà il futuro del fotovoltaico?
I prezzi si abasseranno quando il fotovoltaico sarà molto diffuso, più si diffonderà e più persone passeranno dalla dipendenza del petrolio (inquinante ed ormai da tutti rinnegata) alla dipendenza dell’energia elettrica. Vedrete che a quel punto il riscaldamento sarà totalmente elettrico e le auto elettriche saranno commercializzate! […]

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http://energia24club.it/articoli/0,1254,51_ART_100043,00.html

Il solare italiano premia le aziende estere

Bassa la marginalità complessiva (28%) che rimane in tasca ai nostri operatori a vantaggio delle imprese straniere
M. Cristina Ceresa

Da Energia24 n° 14 – giugno 2009

Più “industria italiana” per il settore delle tecnologie solari. È quanto hanno auspicato gli addetti ai lavori riuniti per la presentazione del Solar energy report messo a punto dalla School of management del Politecnico di Milano, con l’obiettivo di fotografare il valore e il peso della filiera legata all’offerta di fotovoltaico, solare termico e termodinamico. Un “solare autarchico” che aumenti considerevolmente quel 28% che, secondo i calcoli di Vittorio Chiesa, direttore Energy & strategy group del Mip, sarebbe la marginalità complessiva che rimane nelle tasche degli operatori locali (su un volume d’affari che nel 2008 è stato di poco inferiore a 1,1 miliardi di euro per il solo fotovoltaico).

Il resto è introito delle aziende estere che «vengono spesso in Italia speculando sugli incentivi che il nostro Conto energia elargisce come in nessun altro stato, tanto che installare oggi un impianto fotovoltaico è un po’ come rubare nella cassetta dell’elemosina». La battuta è di Antonio Costato, vice presidente Confindustria per l’energia e il mercato, giunto alla presentazione con le idee ben chiare su quali debbano essere le direttive di questo settore, che «come ogni comparto non deve mai perdere di vista i criteri di sostenibilità di un business».

All’Italia serve più innovazione
«Che l’Italia – ha proseguito Costato – si riappropri della sua energia (idrica e geotermica in primis, ndr) e che si faccia ricerca e sviluppo nel nostro paese. Meno politica, meno studi legali e calcoli da private equity e più ricerca e sviluppo». Sarebbe auspicabile, secondo Umberto Bertelè, presidente della School of management del Politecnico milanese, «accoppiare alle realizzazioni una crescita delle imprese italiane che si occupano di questa tecnologia. Sviluppare la ricerca, promuovere l’innovazione targata Italia». Chiamiamolo pure rinascimento energetico applicato al mondo delle rinnovabili: al Politecnico, tra l’altro, i progetti che cercano fondi e finanziamenti non mancano, non solo sul fotovoltaico, ma anche sul solare termico e soprattutto termodinamico.

Quest’ultimo, in particolare, ebbe notevole espansione negli anni ’80 come risposta alla crisi petrolifera, per poi cadere nel buio, ma secondo quanto riporta Ennio Macchi, direttore del dipartimento di energia del Politecnico, «potrebbe avere grandi chance anche in Italia e gode pure di un sistema d’incentivazione che però, da quanto mi risulta, nessuno ha mai ancora chiesto».

I suggerimenti di Vittorio Chiesa
Da Chiesa arrivano tre possibili strade per rafforzare il ruolo del made in Italy: «La prima, di natura politica, richiede l’introduzione, a fianco del Conto energia, di meccanismi di politica industriale che incentivino direttamente o indirettamente (per esempio attraverso agevolazioni fiscali) la ricerca e gli investimenti in capacità produttiva nelle fasi più a monte della filiera. La seconda, invece, richiede che le aziende profondano uno sforzo consistente nell’incrementare la capacità produttiva (per i moduli già passata da 72 a 372 Mw nel corso del 2008), al fine di non lasciarsi sfuggire le opportunità di crescita del mercato italiano e dei più promettenti paesi europei nei prossimi quattro o cinque anni, tra cui Grecia, Francia e Romania. La terza, che ha un orizzonte temporale più lungo, riguarda la traiettoria tecnologica che le imprese italiane potrebbero abbracciare per il futuro. Considerata l’impossibilità di competere con i big del silicio, sarebbe opportuno concentrare gli sforzi sul film sottile, tecnologia emergente destinata a raggiungere quote del 20-30% del mercato entro cinque o sei anni, dove sarebbe ancora possibile costruire una posizione di forza».

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http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/sviluppo-invisibile

Uno sviluppo invisibile

Il Governo ha preparato un decreto in materia di fonti energetiche rinnovabili che modifica il precedente sistema degli incentivi. Viene indicato un dimezzamento degli attuali livelli a partire dall’anno prossimo con un carico sulle bollette degli utenti, che dovrebbe passare dagli attuali sei miliardi di euro all’anno, a tre miliardi a partire dall’anno prossimo.

Di queste intenzioni del Governo c’era stato alcune settimane fa un “avviso” attraverso una riflessione critica del ministro Corrado Clini; sembrava, da quelle pur parziali dichiarazioni, che fosse sotto accusa un sistema che incentivava la produzione del kwh rinnovabile ma non la capacita di produrre le relative tecnologie con un risultato finale di appesantire una bilancia commerciale – già messa male – con un deficit per l’acquisto di questi apparati che attualmente, solo per quanto riguarda il fotovoltaico, supera i dieci miliardi di euro. Non solo, ma con tali cifre si sono finanziate le capacità di ricerca e tecnologiche dei paesi fornitori rappresentati, in sostanza, dalla Cina e dalla Germania, senza nemmeno un euro per sviluppare una capacità nazionale.

Era quindi lecito aspettarsi che questa revisione modificasse un intervento che aveva ben pochi meriti, se non quello di assicurare rendite tali, secondo la battuta del ministro Clini riportata dal Corriere della Sera, da ”…far invidia ad uno spacciatore di droga”. E sembrava del tutto evidente che il cambiamento dovesse riguardare non certo la chiusura o la riduzione del ruolo delle fonti energetiche rinnovabili, ma la creazione di una capacità di ricerca, sviluppo e innovazione delle relative tecnologie. Una modifica in questa direzione avrebbe rappresentato non solo una diversa e più produttiva allocazione di risorse economiche importanti, ma avrebbe dimostrato l’esistenza di una riflessione in materia di strategie di sviluppo, di capacità di coniugare in queste strategie, la società della conoscenza e la qualità dello sviluppo e con la comprensione del fatto che nello specifico di queste tecnologie la loro competitività è una vicenda ancora in fieri e lo sarà ancora per anni in relazioni a margini esistenti in materia di ricerca e di innovazione tecnologica, anche di natura radicale.

Di tutto questo non c’è nemmeno una traccia nel decreto in questione. In quel testo si potrebbe ritrovare la presenza del ministro dell’Agricoltura e del ministro dell’Ambiente. Il ministro della Ricerca e dell’Università non era nemmeno presente, e già questo è significativo, ma non c’è traccia nemmeno del ministro dello Sviluppo che, stando sempre al Corriere della Sera del 12 aprile, avrebbe commentato il tutto affermando che “abbiamo avuto un sistema molto generoso rispetto ad altri paesi e vogliamo che i nostri incentivi restino superiori, ma non cosi incredibilmente superiori”. D’accordo, ma dichiarazioni di questo tipo non bastano se poi a queste non seguono politiche della crescita, come sta accadendo anche con questo governo.

Questa era un’occasione che più facile non si poteva nemmeno immaginare e l’avere perso il treno non può essere considerato come una distrazione ma piuttosto la traduzione di una convinzione in materia di politica economica e culturale dove prevale l’attesa per la mano invisibile. Invisibile come il nostro sviluppo e come le risorse per la nostra ricerca pubblica. 

23 aprile, 2012

Sergio Ferrari – ex vice Direttore Generale dell’Enea
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 http://www.greenme.it/informarsi/energie-rinnovabili/7713-fotovoltaico-cristalli-liquidi

Fotovoltaico: cristalli liquidi per le celle solari e lenti del futuro. La ricerca tutta italiana

25 Maggio 2012

Marta Albè

Una nuova scoperta scientifica riguardante l’impiego dei cristalli liquidi potrebbe segnare una svolta in un futuro non molto lontano per quanto concerne la realizzazione di celle fotovoltaiche ad altissima tecnologia. Per la prima volta infatti gli esperti del settore si sono rivelati in grado di scomporre i cristalli liquidi in piccole gocce, che in seguito potranno essere nuovamente assemblate in forme più grandi a seconda delle necessità di applicazione pratica.

In questo modo sarà possibile ottenere lenti di nuova generazione con focale variabile, che potranno essere utilizzate sia nel campo del fotovoltaico che nella fotografia. Quando parliamo di cristalli liquidi, ci riferiamo a quelli normalmente presenti in oggetti di uso quotidiano, come schermi di telefoni cellulari, computer e televisori. La ricerca relativa all’innovativo trattamento dei cristalli liquidi è stata condotta da alcuni ricercatori membri del dell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ino-Cnr) di Napoli guidati da Pietro Ferraro, in collaborazione con l’Istituto di Chimica e tecnologia dei polimeri del Cnr (Ictp-Cnr) e con il Dipartimento di scienze fisiche dell’Università Federico II di Napoli.

I risultati della ricerca tutta italiana sono stati descritti e pubblicati sulla rivista scientifica di settore “Advanced Functional Materials”. La ricerca ha avuto inizio dalla volontà degli esperti di manovrare piccole quantità di cristalli liquidi. La sua concretizzazione è avvenuta depositando delle goccioline di cristalli liquidi su di un apposito substrato di nimbato di litio, ricoperto con un particolare polimero. In questo modo, per la prima volta i cristalli liquidi sono stati frammentati in goccioline piccolissime, riassemblabili in seguito.

Ciò potrà trovare applicazione nella fotografia, permettendo la realizzazione di lenti in grado di mettere a fuoco contemporaneamente oggetti a diversa profondità, e nel fotovoltaico, in modo da catturare la luce solare da qualunque angolazione con una lente di forma sferica. Altre applicazioni si aprono in sensoristica e nelle nano e biotecnologie, così come dichiarato da parte di Simonetta Grilli, membro dell’Ino-Ocr. Non resta dunque che attendere gli ulteriori sviluppi provenienti dagli studi presenti e successivi, che sembrano promettere la possibilità di realizzare pannelli fotovoltaici dalle celle ancora più efficienti ed in grado di orientarsi con facilità a seconda della direzione percorsa dei raggi solari.

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Aggiornamento del 6 marzo 2013:

Articolo “L’impresa affoga nel mare delle regole e dei costi” di Antonio Boschetti (pdf)

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