Quante imprese dovranno ancora fallire in questa crisi? Quante persone ancora dovranno restare senza lavoro, prima che la politica si accorga della gravità di questo problema? E’ ovvio che delle nuove imprese non si possono aprire tramite decreto. Se le imprese italiane, piccole, medie o grandi che siano, falliscono in massa, da quale cappello il Governo potrà tirare fuori la tanto bramata crescita? Con quali mezzi potremo pagare le spese dello Stato, il debito pubblico e, soprattutto, da dove tireremo fuori i nostri stipendi?

L.D.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-28/bollette-tasse-locali-soffocano-063700.shtml?uuid=AbcLOVjF

Bollette e tasse locali soffocano le Pmi

Cristiano Dell’Oste – 28 maggio 2012

[…] un immobile di proprietà dell’impresa può diventare un peso ulteriore sui bilanci, non solo per la patrimoniale ma anche per i costi di gestione, rispetto a uno preso in locazione. Tanto per capire l’ordine di grandezze, un parrucchiere che ha un piccolo salone (70 metri quadrati con una rendita catastale poco al di sotto dei 3mila euro) pagherà 1.269 euro solo di imposta municipale, che significa oltre il 75% in più di quanto gli costava l’Ici nel 2011. In pratica, i più piccoli subiranno il rincaro maggiore sotto questo fronte. Questo non vuol dire certo che al crescere delle dimensioni d’impresa non si avvertano i “ritocchi” imposti dal decreto salva-Italia di dicembre: un albergo di mille metri quadrati e un caseificio di 3mila dovranno comunque mettere in preventivo un 30% in più solo per questa voce. In prospettiva, c’è anche l’incognita di un aumento del prelievo sui fabbricati produttivi, dato che molti sindaci hanno già alzato – o alzeranno da qui al 30 settembre – l’aliquota standard. Senza dimenticare l’onda lunga della tassazione sui rifiuti. «La nuova Tares che entrerà in vigore nel 2013 imporrà la copertura integrale dei costi del servizio con il gettito del tributo, e comporterà un aggravio maggiore per i circa 6.900 Comuni oggi a regime Tarsu […]

http://www.pmi.it/economia/mercati/news/55380/fallimenti-aziendali-trend-inarrestabile-picco-nel-2012.html

Fallimenti aziendali, trend inarrestabile: picco nel 2012

Procedure fallimentari in drammatico aumento dal 2008 ad oggi: oltre 3mila fallimenti in Italia solo nel primo trimestre 2012 (+4,2%): i dati dell’Osservatorio Cerverd sui settori e le aree territoriali più colpite.

Francesca Vinciarelli

Periodo nero per le imprese italiane: nei primi tre mesi del 2012 sono state oltre 3mila le procedure fallimentari avviate, +4,2% rispetto a gennaio-marzo dello scorso anno.  La notizia peggiore è che i fallimenti continuano ad essere in aumento, con un trend inarrestabile che dura da ben quattro anni: dall’aprile del 2008, per 16 trimestri consecutivi, l’Osservatorio Cerved – specializzata nell’analisi dei dati d’impresa e nella valutazione del rischio di credito.

I dati destagionalizzati, che tengono conto dei fenomeni di stagionalità,  rivelano un andamento positivo – con un calo delle procedure fallimentari pari al -1,1% – ma rimangono su livelli ben più alti di quelli registrati prima dell’inizio della crisi economica globale.

Fallimenti per settore

Tra le imprese più penalizzate dalla crisi economica, ancora una volta ci sono quelle dell’Edilizia. L’andamento prosegue similmente a quanto osservato nel 2011, con un ritmo di fallimenti che raggiunge nel 2012 il +8,4% nei primi tre mesi dell’anno.

Nel Terziario la crisi colpisce il 4,1% delle imprese in più rispetto allo scorso anno.

Note positive invece per l’Industria, dove si registra un calo del -7,2% delle imprese in fallimento, pur rimanendo il settore con il più alto “insolvency ratio”, ovvero il numero di default ogni 10mila imprese: 9,8 punti contro una media del 5,5.

Anche a livello territoriale l’andamento sembra rispecchiare quello già evidenziato nel corso del 2011 con un aumento piuttosto diffuso dei fallimenti in Italia, capeggiati dal Centro con un +12,7%. Una crescita ben superiore a quella del Mezzogiorno e nelle Isole (+6,5%) e del Nord Ovest (+4,9%).Migliora la situazione invece nel Nord Est, dove i fallimenti sono scesi del -8,8%, soprattutto per effetto del miglior andamento del Veneto (-12,3%), regione tra le più colpite dal fenomeno dei suicidi degli imprenditori subissati dai debiti, e in Emilia Romagna (-12,2%).

L’aumento dei fallimenti è invece particolarmente intenso nel Centro Italia (+12,7%), maggiore rispetto alla media di Mezzogiorno e Isole (+6,5%) e Nord Ovest (+4,9%).

Fallimenti per tipologia d’impresa

A chiudere i battenti più spesso sono le società di capitale, tre imprese che falliscono su quattro infatti hanno questa forma giuridica. La causa spesso risiede nella difficoltà di depositare un bilancio valido tre anni prima della procedura (+13,2%).

In aumento del 9,9% poi i default tra le piccole imprese con un attivo compreso tra 2 e 10 milioni di euro. In difficoltà anche le microimprese con un attivo inferiore a 2 milioni di euro, i cui fallimenti crescono anche se con un ritmo meno serrato: +2,5%. Le medie imprese, con un attivo compreso tra 10 e 50 milioni di euro, chiudono il 5,6% in più rispetto allo scorso anno.

Disciplina fallimentare

Le difficoltà delle imprese, spiega il Cerved, «sono ulteriormente inasprite dai lunghi tempi dei tribunali: il 17,3% dei fallimenti chiusi nel 2011 fa riferimento a aziende che hanno portato i libri in tribunale prima del 1996 e il 36,4% a imprese che lo avevano fatto precedentemente al 2001».

«La riforma della disciplina fallimentare doveva ridurre il carico di lavoro dei tribunali, escludendo le microimprese dall’ambito di applicazione della legge. L’ondata di nuovi fallimenti aperti a seguito della crisi ne ha però neutralizzato gli effetti: in media, i creditori devono aspettare per la ripartizione dell’attivo circa nove anni dalla dichiarazione del fallimento», ha ulteriormente precisato Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group.

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Vedi gli articoli:

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Aggiornamento dell’8 giugno 2012:

http://www.repubblica.it/economia/2012/06/08/news/giovani_confindustria_crisi-36785057/

“Italia, si rischiano rivoli minacciosi”
L’allarme dei giovani industriali

SANTA MARGHERITA LIGURE -“Disoccupazione che cresce, imprese che falliscono, tensione sociale”. Per i giovani di Confindustria, l’Italia è “ai limiti della frustrazione” e, dice il leader Jacopo Morelli, “la protesta civile rischia di esondare in rivoli minacciosi e inaccettabili”. E’ un quadro che lascia poco spazio alle speranze quello tracciato dall’associazione degli imprenditori riuniti a Santa Margherita Ligure: “42 aziende al giorno chiudono”, “Stiamo diventando un paese piu’ povero, diseguale e spaventato”. Un Paese in bilico, “sul filo del rasoio”. […]

08 giugno 2012

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Aggiornamento dell’1 aprile 2014:

Ecco a voi un video di Natalino Balasso: Dalle katakombe della Terra Desolata, Balasso presenta gli imprenditori che si sono risollevati…

“Il nordest che ce la fa” (video YouTube)

http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-eb0c1ebe-3f29-4291-965f-2a07b3d506d8.html

PUNTATA DI PRESADIRETTA “GRECIA ITALIA” di lunedì 31 marzo 2014

Per la dodicesima e ultima puntata di questo ciclo di PRESADIRETTA, uno spietato confronto tra le condizioni della Grecia e dell’Italia, piegate dalla crisi economica.

Le telecamere di PRESADIRETTA hanno fatto un lungo viaggio nella crisi, dalla Toscana delle grandi aziende in difficoltà, alla Campania in cima alle classifiche della disoccupazione, alla Sicilia tra miseria, scandali e corruzione, fino in Grecia.

A PRESADIRETTA il racconto delle piaghe che rendono Italia e Grecia drammaticamente simili.

PRESADIRETTA è andata in Toscana, per raccontare la precarietà del lavoro, le imprese italiane e straniere che chiudono e i soldi per gli ammortizzatori sociali che non ci sono più. In Campania, dove è proprio il lavoro ad essere scomparso, dove hanno chiuso aziende e negozi, i consumi sono al collasso, un’intera Regione si ritrova disoccupata. In Sicilia dove alla povertà si somma lo spreco di risorse pubbliche, i dipendenti della Regione non ricevono lo stipendio e un’inchiesta della Procura di Messina sui soldi per la Formazione Professionale ha fatto esplodere l’ennesimo scandalo politico.

Il viaggio nella crisi di PRESADIRETTA è arrivato in Grecia, un paese a pezzi. La mancanza della ripresa economica nonostante le ricette “lacrime e sangue” imposte al paese, la morte lenta dei diritti fondamentali, la corruzione della classe politica e il successo del partito di estrema destra “Alba Dorata”.

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