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Il cambiamento in senso meritocratico della società non arriverà dall’alto, ma dipenderà dalla volontà di tanti nostri concittadini di farsi apertamente e trasparentemente Campioni del merito.

MERITOCRAZIA E’:

  • Meritocrazia è un sistema di valori che valorizza l’eccellenza indipendentemente dalla provenienza, dove “provenienza” indica un’etnia, un partito politico, l’essere uomo o donna; in Italia “provenienza” significa soprattutto la famiglia di origine.

  • Meritocrazia è esigere e dare trasparenza.

  • Meritocrazia è sviluppare e rispettare buone regole.

  • Meritocrazia non definisce alcuna parte o fazione particolare, ma deve essere filo comune che tiene insieme la nostra comunità.

  • Meritocrazia è esigere che chi occupa posizioni di responsabilità sia per primo o per prima esempio di meritocrazia, con le proprie azioni e non solo a parole.

  • Meritocrazia vuol dire impegnarsi a non disperdere i propri talenti; agire per togliere tutti quei lacci che impediscono al merito dei singoli di esprimersi nella sua pienezza.

  • Meritocrazia significa impegnarsi perchè la nostra società diventi più prospera e più giusta.

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Libro “Meritocrazia. 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto” di Roger Abravanel

“Il merito? Ah, ma in Italia non esiste!” Lo sappiamo tutti, il nostro è il paese delle raccomandazioni, delle clientele, delle famiglie, delle caste, delle corporazioni, delle oligarchie, delle mafie. Un solo dato: l’Italia è la società più ineguale dell’Occidente. Ha grandissime disuguaglianze tra ricchi e poveri (come gli USA) e al tempo stesso è uno dei paesi con la minore mobilità sociale: i poveri da noi restano poveri per sempre e in maniera ineluttabile. Questo sistema sta provocando danni gravissimi al paese, che perde ogni giorno posizioni in uno scenario globalizzato sempre più competitivo: da almeno 15 anni in Italia la ricchezza aumenta meno che negli altri paesi sviluppati. Ma come possiamo rimettere in moto una società così statica? Come sfidare una casta politica ancora legata agli schemi di un’economia industriale, quando siamo ormai diventati da tempo un’economia di servizi? La soluzione ci arriva da realtà più dinamiche ed efficienti della nostra, a partire da USA e Inghilterra. Prefazione di Francesco Giavazzi.

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Libro “Italia, cresci o esci! Meritocrazia e regole per dare un futuro ai giovani” di Roger Abravanel  e Luca D’Agnese

http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=2887

«Abbiamo compreso, tutti noi italiani, che la situazione è grave. Finalmente si inizia a parlare di crescita: la vera priorità del paese. Non possiamo però illuderci che alcuni provvedimenti del governo possano risolvere per magia tutti i problemi. È da vent’anni che l’Italia non cresce. È dunque necessaria una trasformazione di cui ancora non si è capita la portata.»

Dopo Meritocrazia, una nuova parola d’ordine: l’Italia deve tornare a crescere.

In questi mesi abbiamo capito, tutti noi italiani, che la situazione del paese è grave e dobbiamo tutti impegnarci per uscire da questa crisi. Ancora fatichiamo a capire, però, che per risolvere «il caso Italia» non bastano i tagli e le imposte. Per salvare noi stessi e assicurare un futuro ai nostri figli, la regola dev’essere la crescita: senza sviluppo sarà impossibile riconquistare la fiducia dei mercati internazionali, ridurre il debito pubblico e la pressione fiscale, creare nuovi posti di lavoro. Perché questo accada, dobbiamo liberarci dei vecchi pregiudizi (a cominciare da falsi miti come «Piccolo è bello») e rendite di posizione. È necessario superare il tradizionale immobilismo della società italiana, per abbracciare la «cultura della crescita». Serve una rivoluzione, fondata su meritocrazia e rispetto delle regole: non solo perché è moralmente giusto, ma soprattutto perché è più conveniente per tutti.

Roger Abravanel e Luca D’Agnese lanciano un «manifesto per la crescita», con proposte concrete e spesso radicali su lavoro, tasse, giustizia civile, scuola, spesa pubblica… Italia, cresci o esci! è rivolto a tutti gli italiani, e soprattutto a chi ha meno di trent’anni, perché sono i giovani le vere vittime della mancata crescita: lavori precari, pensioni da pagare per i loro genitori, una scuola che non dà loro le necessarie competenze della vita.

In questo libro, in particolare, vengono sfatati diversi luoghi comuni che vengono considerati come le cause della bassa crescita italiana. Ecco a voi qualche esempio:

IL PROBLEMA DELL’ITALIA NON E’ TANTO LA DISOCCUPAZIONE QUANTO PIUTTOSTO L’INOCCUPAZIONE, in quanto i disoccupati della crisi rappresentano soltanto circa 1/10 degli inoccupati permanenti. In generale, quindi, il problema vero è che sono troppo pochi gli italiani che partecipano al mercato del lavoro;

– Il problema delle piccole e medie imprese è che restano tali e non crescono, mentre, al contario, la loro naturale evoluzione dovrebbe essere costituita appunto dalla progressiva crescita dimensionale. Manca quindi una “cultura della crescita”;

– Non è possibile, in un mercato globale come quello attuale, poter pensare di realizzare tutto esclusivamente in italia: il Made in Italy va mantenuto e tutelato, ma le imprese, per poter crescere, hanno anche bisogno di internazionalizzarsi (vedi l’esempio di Luxottica). L’economia italiana, sostanzialmente, è da sempre rimasta troppo chiusa su sè stessa;

– Il capitale umano dev’essere più valorizzato, attraverso lo strumento della meritocrazia, mentre chi non svolge bene il proprio lavoro dovrebbe essere licenziabile (così non è attualmente, nonostante sia stata appena varata la riforma del lavoro);

– Il welfare andrebbe riformato, in quanto un ammortizzatore sociale serio non è stato ancora introdotto.

L.D.

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Libro “Regole. Perché tutti gli italiani devono sviluppare quelle giuste e rispettarle per rilanciare il paese” di Roger Abravanel  e Luca D’Agnese

Anno dopo anno, l’Italia sta retrocedendo in tutte le classifiche relative allo sviluppo economico, alla disoccupazione giovanile, all’educazione e alla ricerca, ai diritti dei consumatori. Mentre sale nelle graduatorie che misurano l’evasione fiscale, la corruzione, l’abusivismo edilizio, la lentezza della giustizia. Tutte queste criticità sono però accomunate da un grave limite, che porta alla degenerazione dell’intero sistema: l’Italia non ha saputo darsi le regole giuste. In genere da noi leggi, norme e regolamenti sono troppo numerosi e troppo complicati, tanto che diventa molto difficile rispettarli. Così chi non li rispetta viene spesso condonato o amnistiato, mentre cittadini e imprese si adattano all’elusione di massa. Per rimediare, vengono emanate nuove regole, sempre più severe, e la situazione peggiora. È quello che Roger Abravanel e Luca D’Agnese hanno definito “il circolo vizioso delle regole”, che rende impossibile qualunque serio progetto di riforma. “Regole” dimostra che dobbiamo innescare un circolo virtuoso delle regole in tutta la società: un processo che coinvolga i cittadini, che devono essere informati e partecipare alla definizione e al miglioramento delle regole grazie a una scuola che non deve solo trasmettere nozioni, ma formare le “competenze della vita” necessarie per interagire efficacemente con gli altri; una giustizia civile veloce; un sistema dell’informazione indipendente dalla politica e dagli affari.

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