L’obesità e, più in generale, le condizioni di sovrappeso non costituiscono soltanto un mero problema estetico, ma, come la medicina ha posto in rilievo in questi ultimi anni, costituiscono un vero e proprio problema di salute. L’obesità è stata infatti definita dall’European Health Report del 2002 come una vera e propria epidemia nei paesi avanzati. Rispetto agli altri stati europei, l’Italia detiene, dal 2003, il primato per numero di bambini obesi. Ma si pongono necessariamente dei problemi aggiuntivi, di interesse per l’intera società:
–    se la salute dei cittadini mediamente peggiora, a causa di modelli alimentari scorretti, le cure mediche necessarie dovranno aumentare e ne conseguirà un aumento della spesa sanitaria, la quale, nei sistemi sanitari pubblici come quello italiano, è a carico di tutti i contribuenti;
–    oltre alla salute fisica delle persone in sovrappeso, in genere ne risente negativamente anche la loro stessa salute psichica, con un conseguente ulteriore aggravio delle spese sanitarie.

Ecco perché l’obesità non si riduce ad un problema personale, che riguarda le sole sfortunate persone affette, ma è un problema che riguarda l’intera società.

In termini più generali, più i cittadini sono informati e si premurano di prevenire l’insorgenza di molte malattie (laddove sia possibile naturalmente), anziché curarle solo dopo che queste si sono già manifestate, più diminuisce la necessità di intervenire con interventi chirurgici invasivi e/o cure mediche lunghe e presumibilmente costose. Più restiamo in salute e più aiutiamo il nostro Stato a risparmiare denaro, che può così essere utilizzato per altri servizi da destinare a tutti i cittadini. Questo è ciò che avverrebbe in un paese “normale” naturalmente, nel quale le dinamiche sociali di causa-effetto non vengono alterate da patologiche ed inspiegabili anomalìe come quelle riscontrabili, purtroppo, nel sistema italiano…

In Italia, invece, quel che accade di norma è che il denaro che viene risparmiato va a confluire inesorabilmente nelle tasche di qualcuno, mentre per ogni cittadino realmente ammalato chissà quanti ce ne sono che fingono di essere ammalati allo scopo di ottenere, con l’evidente collusione dei medici, delle pensioni di invalidità.

Vorrei ora polemizzare con le testate giornalistiche, per il seguente motivo: quando l’argomento trattato riguarda appunto questo tipo di truffe, si parla di “truffe ai danni dello Stato” o di “truffe al sistema sanitario”, ma mai di “truffe ai danni dei contribuenti italiani”. Parlando come se queste persone truffassero un soggetto in terza persona, penso che venga mal percepito dall’opinione pubblica il concetto che quel denaro, percepito appunto grazie ad una truffa e quindi senza averne alcun diritto, è denaro nostro, in primissima persona. Quando sento queste cose, non so come la pensiate voi, ma io mi arrabbio moltissimo. E’ come se questa persona avesse rubato in casa mia o come se mi avesse derubata della borsa contenente portafoglio, carte di pagamento e cellulare. E’ un atto intollerabile, che dovrebbe essere pesantemente giudicato e condannato. Invece, magari, molte persone non la pensano come me. Magari ci sono persone che, al contrario, invidiano un pochino il truffatore, pensando: “però, che furbo, è stato bravo a prendere dei soldi senza dover lavorare, se potessi, farei anch’io come lui!”. Fine dell’inciso.

Ora vorrei tornare all’argomento principale di cui volevo parlare, cioè il tema della salute. Penso che la neotassa sulle bibite gassate, introdotta dal governo Monti, non sia stata creata assolutamente con lo scopo di disincentivarne il consumo e migliorare così la salute dei cittadini: un aumento del prezzo di 3 centesimi a bottiglietta spacciato per disincentivo al consumo fa davvero ridere. Penso invece che il solo scopo per il quale è stata introdotta sia quello di incamerare una quota aggiuntiva di contributi, attraverso il falso annuncio della tassa salutista creata per il bene degli italiani, e penso anche che questo denaro non verrà nemmeno utilizzato per realizzare campagne informative, ma di nuovo per coprire l’enorme buco di bilancio dello Stato.

Quello che andrebbe invece fatto, per il vero bene degli italiani, dovrebbe consistere nella promozione, in special modo a livello scolastico, ma con il coinvolgimento delle intere famiglie, una vera e propria cultura salutista, basata fondamentalmente su questi due semplici ma importantissimi princìpi:
1.    la riduzione della sedentarietà e la promozione di uno stile di vita che sia quanto più possibile attivo e sportivo;
2.    l’insegnamento, attraverso lezioni frontali ma anche e soprattutto grazie all’esperienza pratica, di corrette abitudini alimentari, comprendendo lezioni sulle sostanze nutritive, sugli alimenti e sulle modalità di cottura e preparazione dei medesimi. Perchè alla fine, quante sono le persone che leggono i cosiddetti “foglietti informativi” e si adoprano nel mettere in pratica quanto in essi riportato? Sono ben poche, mentre il naturale destino dei suddetti “foglietti informativi” è letteralmente quello di finire nel bidone della spazzatura o, nel migliore dei casi, della carta da riciclare…
Sarebbe bello integrare tutto ciò in una nuova materia scolastica che si potrebbe chiamare “promozione della salute”, nella quale si andrebbero così ad affiancare ed integrare l’”educazione fisica”, già presente fortunatamente nei programmi scolastici, e l’”educazione alimentare”, la quale, al contrario, fin’ora solo in poche virtuose realtà scolastiche è stata probabilmente introdotta.

Tutto ciò consentirebbe di:

  • prevenire molto più efficacemente il problema dell’obesità;
  • prevenire molte altre malattie, prima fra tutte il cancro, che possono insorgere a causa di regimi alimentari sbilanciati e/o scorretti che vengono inconsciamente perpetrati dalla maggior parte di noi;
  • prevenire l’insorgenza di eventuali disturbi psichici, contribuendo al benessere presente e futuro della popolazione;
  • risparmiare denaro pubblico.

Quanti piccioni prenderemmo, così facendo, con una sola fava?

N.B. Per quanto riguarda la mera questione economica relativa alla tassa sulle bibite zuccherate, c’è chi ritiene che la tassa introdotta sia troppo bassa e che, per avere una reale efficacia come disincentivo al loro consumo, dovrebbe essere molto più onerosa. Dal mio punto di vista, questa tassa NON VUOLE assolutamente che le persone consumino meno bevande zuccherate, altrimenti il governo non ne trarrebbe il necessario guadagno. Al contrario, la tassa introdotta è stata creata appositamente così bassa, proprio per fare in modo che il consumo di tali bibite non ne venga inficiato, garantendo così la riscossione di un determinato gettito di denaro…

L.D.

http://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=1132

L’obesità infantile in Italia

Una vera e propria epidemia nei paesi occidentali, l’obesità è ormai un problema sociale e sanitario anche in Italia
di Valentina Piattelli – 11 Ottobre 2004

In tutta l’Europa e in quasi tutti i paesi occidentali l’obesità ha assunto i connotati di una vera e propria “epidemia”- com’è stata definita dall’European Health report 2002. Ormai gli obesi nel mondo sono 300 milioni e in costante aumento, anche nei paesi emergenti […].

In Italia, secondo l’indagine Multiscopo dell’Istat riferita al periodo settembre-dicembre 1999, sebbene gli italiani maggiorenni in una condizione di normopeso siano ancora il 53,8%, ben un adulto su tre (33,4%) risulta essere in sovrappeso, il 9,1% è obeso ed il restante 3,6% è in condizioni di sottopeso.

Ma sono le condizioni dei bambini e dei ragazzi (1-17 anni) a destare maggiore preoccupazione, perché l’obesità infantile è il principale fattore di rischio per lo sviluppo dell’obesità da adulti: secondo il ministero della Salute, in Italia nel biennio 1999-2000 un bambino su 5 era sovrappeso, tanto che fra gli obesi, il 4% erano bambini. Secondo il IV Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Eurispes e Telefono Azzurro, nel 2002 “il 36% dei bambini tra i 7 ed i 9 anni era in sovrappeso” e “l’Italia, insieme alla Grecia, deteneva il primato di bimbi grassi in Europa. L’obesità infantile colpisce di più nella fascia di età fra i 6 e i 13 anni, cioè proprio i bambini della scuola primaria, e riguarda soprattutto i maschi delle zone meridionali (si veda in proposito “Cnr: Sempre più bambini affetti da obesità”, sul circolo didattico di Avellino).

Secondo lo studio Alimentazione e Sport nei bambini in età scolastica, promosso dalla Coldiretti e dal Miur in collaborazione con le Aziende sanitarie locali e condotto su un campione costituito da diecimila bambini campani fra gli otto e i quattordici anni, il disordine alimentare si esprime in termini di tempi, modi e tipo di cibo consumato: due genitori su tre non si “arrabbiano” con i figli per il modo in cui mangiano anche se discutono spesso di questi problemi, quasi un bambino su due si è sentito “accusato” di mangiare troppo, il 90% mangia guardando la televisione ed un bambino su quattro non è soddisfatto del proprio corpo.

Bambini e adolescenti con eccesso di peso
Anno 2003. Valori percentuali

Classi di età Maschi Femmine
6-9 34,6 33,6
10-13 30,9 19,8
14-17 17,3 10,5
TOTALE 26,9 21,2

Fonte: Elaborazione Eurispes su dati dell’International Obesity Task Force.

La definizione di sovrappeso/obesità nel bambino è più complessa rispetto all’adulto. Attualmente si definisce sovrappeso quel bambino che supera del 10-20% il suo peso ideale e obeso quello che lo supera del 20%. Il peso ideale viene calcolato in base all’Indice di Massa Corporea, cioè la misura del peso di una persona in rapporto alla sua altezza (IMC=Kg/m2). Negli adulti si ritiene sottopeso chi ha valori di Imc inferiori a 18,5, normopeso con valori fra 18,5-24,99, sovrappeso da 25 a 29,99 e obeso se ha valori uguali o maggiori di 30. I pediatri comunque hanno a disposizione tabelle con i percentili rispetto alla popolazione di riferimento in base a età, sesso e altezza.

L’obesità non è un pericolo solo per i rischi alla salute fisica che comporta (problemi cardiovascolari e dell’apparato muscolo-scheletrico, diabete, malattie del fegato o colecisti, cancro, ipertensione etc.), ma anche una diminuzione dell’auto-stima e persino sindromi depressive.

I fattori di rischio per l’obesità infantile sono molteplici e interagiscono fra loro, fra i principali citiamo:

  • Alimentazione: un introito calorico eccessivo, protratto nel tempo causa obesità. Non si tratta solo di “mangiare troppo”, ma anche di mangiare spesso, con merende e spuntini a tutte le ore del giorno e scegliere cibi eccessivamente calorici, come le merendine al posto del pane o la focaccia, le bibite dolci invece dell’acqua etc.
  • Sedentarietà: i bambini obesi in genere sono bambini che non fanno moto, che vengono accompagnati in macchina a scuola, in palestra o dagli amici, che prendono sempre l’ascensore e che passano il loro tempo libero davanti alla Tv o al computer. Tutti i bambini dovrebbero fare attività fisica, giocando o facendo sport.
  • Familiarità: secondo l’indagine Multiscopo dell’Istat: il 25% dei bambini ed adolescenti in sovrappeso ha un genitore obeso o in sovrappeso, mentre la percentuale dei bambini sale a circa il 34% quando sono obesi o in sovrappeso entrambi i genitori. Secondo il rapporto dell’Eurispes, anche un basso livello di studi compiuti dalla madre e un reddito familiare basso sono indicatori di possibile obesità dei figli. Non è solo questione di genetica insomma, ma anche di stili di vita, di cultura e di una certa accettazione sociale verso l’iperalimentazione.

Vi sono, infine, più rari fattori dovuti ad alterazioni ormonali o a fattori prettamente genetici, che devono essere valutati dal pediatra o da un medico specialista.

Poiché è più difficile intervenire sull’obesità in età adulta, è bene cominciare il prima possibile le eventuali terapie necessarie (dieta e attività fisica sotto forma di gioco), seguendo i bambini in sovrappeso con un adeguato programma terapeutico che coinvolga anche le famiglie. I suoi scopi devono essere: la riduzione del sovrappeso della massa grassa, un adeguato ritmo di accrescimento e la prevenzione delle complicazioni legate all’obesità.

La lotta all’obesità infantile è stata messa fra le priorità da parte del Ministero della Salute, e precisamente fa parte del Progetto-obiettivo numero 9 Promuovere gli stili di vita salutari, la prevenzione e la comunicazione pubblica sulla salute. Infatti è stato calcolato che le malattie conseguenti all’eccesso di peso costano allo Stato circa 22,8 miliardi di euro ogni anno, di cui ben 14,6 (il 64%) in ricoveri ospedalieri. Per questo è stata istituita una Commissione ministeriale per la nutrizione allo scopo di implementare programmi di educazione alimentare e saranno presto lanciate campagne di comunicazione istituzionale indirizzate anche ai bambini. Inoltre, in accordo con il Miur, vi saranno momenti formativi e informativi alle scuole medie e la distribuzione di sei libretti contenenti le informazioni di base per una buona salute. Tali campagne saranno indirizzate da un lato alle mamme con bambini fino ai 14 anni – perché tendono a trasmettere ai figli il loro personale rapporto con il cibo e, in qualità di responsabile acquisti, a condizionare le scelte alimentari della famiglia – dall’altro lato ai bambini e agli adolescenti perché non seguano i bisogni indotti dalle pubblicità e dal gruppo di coetanei, ma adottino scelte alimentari consapevoli.

Valentina Piattelli, Indire Comunicazione

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http://www.mainfatti.it/tasse/Tassa-3-cent-su-bevande-gassate-e-zuccherate-Assobibe-discriminante_043729033.htm

Tassa 3 cent su bevande gassate e zuccherate. Assobibe: discriminante

Il governo Monti sembra non saper più dove poter “racimolare” un po’ di soldi e così si riaffaccia l’idea, non del tutto nuova, di tassare le bibite “zuccherate e gassate”. In Francia, infatti, dal “primo gennaio scorso l’ex governo Sarkozy ha introdotto sulle bevande un’accise ex ante di 0,7 centesimi litro” […] invece in Italia l’idea del ministro della Salute Renato Balduzzi è quella di tassare le bevande gassate a “0,3 cent a bottiglia”, equivalenti quindi a “10 cent al litro, imposta superiore a quella francese”. […] “un limitato prelievo di scopo di 3 centesimi sulle bottigliette da 33 cl che porterebbe 250 milioni di euro l’anno” nelle casse dello Stato, risorse che naturalmente sarebbero “finalizzate a iniziative di rafforzamento di campagne di prevenzione e di promozione di corretti stili di vita e ad alcuni interventi mirati in campo sanitario”, convinto del fatto che tale tassa “non crea problemi né ai consumatori né ai produttori”.

Per valutare la risposta dei consumatori a tale proposta bisognerà attendere, mentre Assobibe (Associazione Italiana dei Produttori di Bevande Analcoliche) fa immediatamente notare come “un appesantimento del carico fiscale sulle imprese e sui cittadini rischia di produrre effetti in controtendenza rispetto all’esigenza di crescita e sviluppo del Paese” sottolineando come “una tassa applicata alle sole bevande, determinerebbe una ingiustificata discriminazione vista la dimostrata inesistenza di cibi e bevande ‘cattivi’, a prescindere da comportamenti non corretti quali gli abusi o eccessi”. […]

16/05/2012 – Franco Losci

http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/05/16/tassa-sulle-bibite-zuccherate/

Ecco perché la tassa sulle bibite zuccherate aiuta a migliorare la salute

Ma una tassa sulle bibite zuccherate serve davvero a migliorare la salute? Dopo la discussa ipotesi di balzello di tre centesimi a lattina ventilata dal ministro della salute Renato Balduzzi, anche oltremanica il dibattito sulla tassazione delle bevande analcoliche è in pieno fermento: in un articolo apparso ieri sul British Medical Journal, Oliver Mytton e i suoi colleghi dell’università di Oxford si chiedono se e come possa apportare reali benefici.

Dai dati provenienti dai Paesi dove è stata introdotta una tassa sulle bibite dolcificate, come per esempio la «soda-Tax» negli Stati Uniti, e analizzati da ricercatori inglesi, non emerge un calo di quelle malattie connesse con consumo elevato di zuccheri (diabete, obesità, problemi cardiovascolari) sulla popolazione. Secondo due differenti studi, per sortire un effetto tangibile, l’imposta dovrebbe essere almeno pari a un quinto del prezzo del prodotto. […] una tassa così alta funzionerebbe da deterrente al consumo di alimenti con zuccheri a vantaggio di prodotti più salutari, come frutta, verdura e pesce. […] Le conclusioni della ricerca dicono quindi che per essere un minimo efficace, la tassa dovrebbe essere più elevata. […]

  • redazione – 16 Maggio 2012

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http://www.fosan.it/articolo/56_aaa_alimentazione_attivita%E2%80%99_abitudini_programma_la_prevenzione_del_sovrappeso_nella_scuo

A.A.A. ALIMENTAZIONE, ATTIVITA’, ABITUDINI – Programma per la prevenzione del sovrappeso nella scuola primaria

Rivista : Anno 37/Numero 4
Autori/Authors : Vignolo M. Torrisi C. Parodi A.

“A.A.A.” è un’iniziativa di educazione alla salute basata su una partnership pubblico/privata e su un approccio di marketing sociale il cui obiettivo è promuovere lo stile di vita sano dei bambini, mediante interventi educativi nella scuola. Nel corso di un anno scolastico sono stati attuati gli interventi previsti dal programma in alcune scuole primarie (III-IV classe) di Genova. E’ stato impiegato un approccio basato su gruppi trattamento vs controlli e su valutazioni pre e post intervento. Sono stati coinvolti 245 bambini (dei quali 78 controlli). Sono state svolte lezioni ed attività in classe, eventi scolastici e di comunità, compiti a casa da svolgere con i genitori, iniziative della ristorazione scolastica, corsi accreditati di aggiornamento per insegnanti, incontri per i genitori individuali o di gruppo. E’ stato realizzato materiale educativo e sviluppato un sito web (www.aaaprevenzione.com). Nel 2005 (basali) e nel 2006 (post-intervento) sono stati rilevati peso e statura.. E’ stato inoltre effettuato un sondaggio sulle abitudini (Family Habit Inventory). Sono risultati in sovrappeso (BMI-SDS > 2) il 32.6% dei bambini ed in forte sovrappeso (BMI-SDS > 3) il 14.6%. L’accrescimento ponderale è stato inferiore nei bambini delle scuole nelle quali è stato condotto l’intervento (3.6 ± 2.3 Kg/anno) rispetto ai controlli (5.9 ± 3.6 Kg/anno). Nel gruppo di intervento, si è registrato un miglioramento nei comportamenti. Il programma appare promettente per l’impatto che i programmi di educazione alla salute svolti a scuola possono avere nella prevenzione del sovrappeso. Il limitato controllo esterno degli sperimentatori dovrebbe facilitarne l’adozione, la diffusione ed il mantenimento.

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Aggiornamento del 30 agosto 2012:

http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_12398.asp

Decreto sanità: tassa sulle bibite gassate, è polemica nel mondo politico e scientifico

Il Decreto sanità proposto dal Ministero della Salute Renato Balduzzi che passerà il 31 agosto 2012 al vaglio del Consiglio dei Ministri, prevede fra le altre l’introduzione di una tassa sulle bibite avente come obiettivo primario la salvaguarda della salute dei cittadini per scoraggiarli dal consumo di bevande con zuccheri aggiunti ed edulcoranti. Si tratta di una delle norme più contestate dai vari partiti politici: secondo il decreto i produttori dovrebbero essere costretti a fornire un contributo aggiuntivo per tre anni nella misura di 7,16 euro ogni 100 litri venduti sul mercato per le bibite analcoliche, e di 50 euro ogni 100 litri venduti sul mercato per i superalcolici. Il ricavato della tassa sarebbe destinato al “finanziamento dell’adeguamento dei livelli essenziali di assistenza”. 

Renato Balduzzi ha dichiarato che “si tratterebbe al massimo di un aumento di tre centesimi a bottiglietta” e che “il valore importante è far riflettere su necessità di abitudini alimentari migliori specialmente per i più giovani” con un gettito complessivo “sui 250 milioni l’ anno”.

Oltre a diverse fazioni politiche, anche i produttori di bevande si sono scagliati contro il possibile avallo della suddetta norma. Diviso invece il mondo scientifico: per diversi studiosi aumentando notevolmente il prezzo dei cosiddetti “cibi-spazzatura” e riducendone la pubblicizzazione, diminuirebbero anche le morti premature e i nuovi casi di diabete e malattie cardiovascolari, mentre per i nutrizionisti le bevande zuccherate, se assunte con moderazione e associate con attività fisica e alimentazione equilibrata, non creerebbero alcun danno.

29/08/2012 – Andrea Proietti

http://marcobaccanti.nova100.ilsole24ore.com/2012/06/levoluzione-della-green-economy-verso-il-benessere-dellindividuo-non-solo-del-suo-ambiente.html

L’evoluzione della green economy, dall’ambiente al benessere dell’individuo

di Marco Baccanti – 2 giugno 2012

[…] Meno di venti anni fa il movimento ambientalista era solo un divertissement accademico o un vezzo di pittoreschi individui poco integrati nella società; oggi è la green economy globale, una chiara e diffusa visione del mondo articolata in modi di pensare, abitudini consolidate, leggi e istituzioni dedicate. Il concetto di carbon footprint e di sostenibilità dell’impatto ambientale è da tempo radicato in tutti gli ambiti della società ed è riuscito a condizionare e indirizzare i nostri comportamenti quotidiani. Se alcuni anni fa venivi sorpreso a separare la carta dal resto dei rifiuti eri considerato un po’ svitato o un maniaco, se oggi non lo fai sei un individuo antisociale. Ma ora cha abbiamo capito e dato per scontata l’importanza dell’ambiente, ecco che diventa ogni giorno più forte l’attenzione a una dimensione diversa, quella che ha a che fare con il benessere della persona stessa, non solo dell’ambiente che la circonda.

I comportamenti che mettono a rischio la salute ed il benessere, ovvero l’alimentazione non sana, la sedentarietà, l’eccesso di stress e di consumo di sostanze nocive come tabacco e alcool, comportano un impatto molto negativo, un nuovo footprint, sulla società. […] alla World Health Assembly a Ginevra […] è stato anche reso evidente che purtroppo sarà impossibile sostenere il costo economico e sociale necessari per assicurare lo stesso livello odierno di cure alle persone che si ammaleranno in futuro di queste malattie, che spesso comportano molti anni di cronicità e di dipendenza da terapie farmacologiche e assistenza specialistica.

Comincia quindi a diventare evidente che uno stile di vita che non sia salutare non provoca un danno solo al benessere dell’individuo che lo pratica, ma assume anche una valenza sociale, diventa una minaccia per la comunità alla stessa stregua di un comportamento ambientalmente scorretto, con un elevato carbon footprint. Si tratta di un altro tipo di footprint, con la stessa logica, ora dovremo anche decidere come chiamarlo.

Cosi come oggi è spontaneo biasimare chi spreca energia e inquina, arriveremo a rimproverare il comportamento antisociale del fumatore, dell’obeso, dell’alcoolista perché costituiscono una minaccia per la sostenibilità del nostro wellfare?

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Aggiornamento del 13 novembre 2013:

http://www.ilfattoalimentare.it/tassa-bevande-zuccherate-funziona-pochi-centesimi-non-bastano.html

La tassa sulle bevande zuccherate funziona, ma non bastano pochi centesimi a lattina, bisogna arrivare al 20%

Pubblicato da Redazione Il Fatto Alimentare il 5 novembre 2013

[…] sempre secondo la simulazione, la tassa comporterebbe una riduzione del consumo di bibite dolci del 15%, calo cui corrisponderebbe una diminuzione del tasso di obesità dell’1,3% e del sovrappeso dello 0,9%. Lo studio inglese si inserisce quindi nel solco di altri studi, che hanno già suggerito che questa potrebbe essere una via da percorrere (nell’ambito di una strategia globale di lotta all’obesità, come hanno sottolineato gli stessi autori).

Del resto alcuni paesi come la Francia hanno già adottato la “soda tax” (di due centesimi a lattina da 33 cl, in quel caso), e molti ci stanno pensando. Va  però detto che una tassazione minima come quella francese, aumenta le entrate fiscali ma non incide certo sui consumi. […]

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Aggiornamento del 3 febbraio 2015:

https://oggiscienza.wordpress.com/2015/01/30/lotta-al-junk-food/

Lotta al junk food

Posted on 30 gennaio 2015 by Silvia Reginato

[…] Tassa sul junk food: utile o no?

La prima nazione ad aumentare le tasse su tutti gli alimenti contenenti zucchero fu la Norvegia, già nel 1981, seguita da Australia, Ungheria, Danimarca e Francia. Un caso interessante da analizzare riguarda proprio l’Ungheria, che ha introdotto nel settembre 2011 un sistema di tassazione contro gli alimenti contenenti grassi saturi, zuccheri e caffeina. Il tasso di obesità in territorio ungherese è di oltre il 18%, contro una media europea del 15%, mentre l’aspettativa di vita è inferiore a quella comunitaria. Anche se si dovrà attendere ancora qualche anno per capire gli effetti a lungo termine che questa legge sta avendo sulla salute degli ungheresi, si possono già contare gli effetti più immediati. Al fine di evitare l’aggravio delle accise, infatti, ben 3 aziende su 10 hanno riformulato i proprio prodotti, eliminando gli ingredienti tassati, mentre circa il 70% ha ridotto i livelli di zuccheri, caffeina e sale. L’aumento dei prezzi ha, inoltre, sfavorito i consumi di queste categorie di prodotti, che sarebbero diminuiti di circa il 25-35%. Ultimo aspetto, ma non meno importante, con il denaro derivato dall’aumento delle tasse – circa 68 milioni di euro – sono state finanziate campagne di promozione per una corretta educazione alimentare. La Danimarca, con una tassa che colpisce gli alimenti con un contenuto di grassi saturi superiore al 2,3%, prevede di diminuire, o se non altro di non aumentare, la tassazione sui redditi dei lavoratori. Lo stesso in Germania, dove si sta discutendo la soda tax, un aumento dell’IVA per tutti gli alimenti che contengono più di 275 calorie ogni 100 grammi. Il Parlamento del Messico, infine, paese con un altissimo tasso di obesità e di incidenza di diabete giovanile, ha approvato una legge in cui si stabilisce l’innalzamento dei prezzi di circa l’8% per gli alimenti ricchi di grassi, sale e zuccheri e di 50 centesimi di euro per ogni litro di bevande zuccherate. In Italia fu il ministro della Salute Balduzzi a proporre, nel 2012, di introdurre una tassa sulle bevande gassate, proposta che fu aspramente criticata e infine bocciata. Da allora niente di significativo è stato fatto nel nostro Paese per limitare l’uso di cibo “spazzatura”.

Le perplessità sull’utilità di queste azioni legislative non mancano. Servono davvero a ridurre il consumo di junk food e a migliorare la salute? Secondo gli scettici la riposta è no. Aggiungere una tassa di pochi centesimi su una bevanda zuccherata o su un hamburger servirebbe solo a prelevare più soldi dalle tasche dei cittadini, senza avere in realtà un reale effetto sulle loro abitudini alimentare. Questa tesi è sostenuta da un articolo apparso sul British Medical Journal, che riporta l’opinione emersa dalla 65esima Assemblea Mondiale sulla Salute svoltasi a Ginevra nel 2012: solo un aumento della tassazione pari al 20%, unito a sussidi per l’acquisto di cibi “sani”, potrebbe portare qualche beneficio alla salute pubblica.

Domande che fanno riflettere e mense scolastiche

Quali allora le possibili alternative per disincentivare il consumo di alimenti non salutari? Uno studio di qualche anno fa, pubblicato sull’American Journal of Public Health, ha analizzato gli acquisti di 400 bevande da distributori automatici posti in diversi centri commerciali a Baltimora. I ricercatori hanno poi affisso cartelli agli stessi distributori con domande del tipo: «Sai che per smaltire le calorie di una bottiglia di bibita zuccherata o di succo di frutta occorrono circa 50 minuti di corsa?», «Sai che una bottiglia di bibita zuccherata o di succo di frutta fornisce circa 250 calorie?». Questo è stato sufficiente a ridurre di circa il 50% il consumo di energy drinks e bevande zuccherate, a prova del fatto che una corretta informazione, più che un aumento dei prezzi, può influenzare positivamente le nostre abitudini alimentari.

Infine, un aspetto da non sottovalutare assolutamente, secondo le ultime ricerche epidemiologiche, è l’importanza delle corrette abitudini alimentari da promuovere sin dall’infanzia, dedicando sforzi e attenzioni alle mense scolastiche. Un’indagine sulla ristorazione scolastica negli Stati Uniti pubblicata su JAMA Pediatrics ha dimostrato che più è sano ed equilibrato il cibo proposto nelle mense scolastiche, minore è la percentuale di obesità registrata tra gli studenti che la frequentano. In Italia esistono linee guida di riferimento per la ristorazione scolastica, emanate dal Ministro della Salute nel 2010, che promuovono una dieta mediterranea ed equilibrata ma non sono obbligatorie. Questa quindi potrebbe essere, insieme a una corretta informazione rivolta a giovani e famiglie, una strada percorribile per promuovere una sana consapevolezza alimentare.

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