Dalla puntata del 15 maggio di focus economia di Sebastiano Barisoni:

Anni fa la Usl di Reggio Calabria fu commissariata per infiltrazione mafiosa: un generale dei carabinieri entrò in opera e dimezzò i costi: prima venivano spesi 3500 euro per una scatola di cerotti da 20 euro, mentre per 6 camici ne ordinavano 2800!!!

A Palermo un carabiniere improvvisamente ridusse il costo delle tac da 128000 euro a 9000 euro, il ciclo di terapia per tumore alla prostata da 136000 euro ad 8000 euro, garantendo lo stesso servizio.

Oggi l’ex generale dei carabinieri Maurizio Scoppa, commissario della Usl di Napoli (1,3 miliardi di debito e 460 milioni di disavanzo), ha ridotto il debito di 400 milioni e il disavanzo abbattuto a 298, riducendo del 10% il costo degli acquisti di beni e del 5% quello dei servizi e del 20% la spesa per il personale.

Idem Maurizo Bortoletti (altro carabiniere) alla Usl di Salerno, che ha fatto spendere 170 milioni in meno e sottoscritto un accordo con la confindustria locale per pagare i fornitori entro i termini di contratto (60-90 gg) senza lamentele dei cittadini

Perchè continuare con le battute sui carabinieri, visto che il lavoro lo fanno a differenza dei politici messi lì?!?

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Aggiornamento del 12 novembre 2012:

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?approfondimento_id=2846

Spesa sanitaria pubblica. Nel 2050 rappresenterà il 9,7% del Pil

[…] tra i tagli apportati dalle manovre del 2011 e i nuovi tagli dalla Spending Review e dal Disegno di Legge di Stabilità nel suo testo originale, ora in discussione alla Camera, la riduzione del finanziamento della sanità per il 2012 sarà pari a 3,8 miliardi di euro e crescerà progressivamente negli anni successivi.

Ai tagli del finanziamento della spesa, si aggiungono interventi sui farmaci e sugli ospedali. Oltre alla ridefinizione dei tetti sulla farmaceutica ospedaliera e territoriale, il Rapporto segnala l’incremento dello sconto al Ssn che è rideterminato per le farmacie al 2,25% e per le aziende farmaceutiche al 4,1%.

La componente “Sanità”, ricorda inoltre il Rapporto, rappresenta circa il 23,2% della spesa complessiva per prestazioni di protezione sociale erogate in Italia dalle Istituzioni delle Amministrazioni Pubbliche (pari a 449,885 miliardi di euro nel 2011, +1,4% rispetto al 2010), seguita dalla “Assistenza” con l’8,6%. La voce “Previdenza”, con il 68,2%, (pari a 306,852 miliardi di euro) rappresenta la componente più rilevante dell’intera spesa per la protezione sociale.

In totale, nel 2011, la spesa sanitaria pubblica italiana è stata pari a 112 miliardi di euro – “per la prima volta in diminuzione in termini assoluti”, rileva il rapporto -, con un incidenza sul PIL del 7,1%, in calo rispetto all’anno precedente di 0,2 punti percentuali. “Tale riduzione appare ancora più significativa se si considera che anche il denominatore (PIL) del rapporto si è contratto”, sottolinea ancora Meridiano Sanità, ricordando come però, invece, negli ultimi dieci anni il tasso di crescita della spesa sanitaria è rimasto superiore al tasso di crescita del PIL, “peraltro estremamente contenuto nel nostro Paese”. Un trend di crescita maggiore che si è manifestato ancora prima della decelerazione che il sistema economico ha subito a causa della crisi internazionale.

Tra il 2001 e il 2011, la spesa sanitaria pubblica è cresciuta complessivamente di 37 miliardi di euro (passando dai 75 miliardi di euro del 2001 ai 112 del 2011), registrando un tasso di crescita medio annuo pari al 4,1% circa (dal 6,2% al 7,1% di incidenza sul PIL), rispetto ad un incremento medio annuo del PIL a valori correnti, pari al 2,6%. […]

06 novembre 2012

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Aggiornamento del 24 luglio 2013:

Ma perchè nè il governo Monti e nè il governo Letta riescono a fare una cosa BANALE come far applicare i costi standard in uso nelle regioni più virtuose a tutti i sistemi sanitari regionali, invece di parlare solo di Imu, Iva e poco altro, nella più totale incertezza fiscale per noi cittadini? Solamente applicando i costi standard risparmieremmo di botto 30 miliardi all’anno, chissà quanti ne risparmieremmo se, oltre a questo, riuscissimo a fare una spending review seria con conseguente riduzione degli sprechi…

http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=15548

Maroni: “Con costi standard ‘lombardi’, Ssn risparmierebbe 30 mld di euro l’anno”

17 GIU – “Abbiamo fatto un calcolo, dal quale emerge che, se tutte le Regioni italiane applicassero il rapporto costi/prestazioni che c’è in Lombardia, risparmieremmo 30 miliardi di euro, 1/3 degli interessi del debito pubblico. Perché noi riusciamo a farlo e gli altri no?”. […]

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Aggiornamento del 4 novembre 2013:

Alleghiamo uno scritto inviatoci dal Dott. Nicola C. Salerno, che cordialmente ringraziamo per il gradito contributo. E’ uno scritto di tipo molto specialistico, di certo non divulgativo, ma ve lo proponiamo comunque:

Un test sulle ipotesi delle proiezioni a medio-lungo termine della spesa sanitaria” (pdf)

Questo un brevissimo estratto:

[…] Infine il Grafico n. 4 descrive lo scenario in cui il tasso di crescita della spesa pro-capite è pari a quello del Pil pro-capite con l’aggiunta di un mark-up dia 1 p.p.. Perché si propone questo scenario? 

Perché dall’inizio degli anni Novanta si sono succedute numerose azioni di politica economica che hanno inciso sul sistema sanitario, riducendo l’incidenza della spesa sul Pil o rallentandone la dinamica. La principale di queste è – si è detto – il riequilibrio di finanza pubblica per l’ingresso nell’Euro; seguito dal Patto di Stabilità Interno e dai tetti di spesa adottati per far partecipare tutte le unità di spesa decentrate al rispetto degli obiettivi nazionali di finanza pubblica. Ma non sono solo questi due gli esempi: un ventennio di bassa crescita culminato con la crisi più seria dal Dopoguerra, e le riforme strutturali incompiute (il federalismo, gli standard di fabbisogno, la selettività, la contabilità, le regole di consolidamento dei bilanci, la programmazione a medio termine, i confini non chiari tra Lea/Lep/Liveas, etc.) hanno reso necessari interventi di correzione con frequenza annuale o addirittura infra-annuale. In altri termini, sull’orizzonte di tempo preso in esame, la dinamica della spesa è stata molto “sporcata” dalla policy, a tal punto che non si è sicuri della coerenza tra risorse spese e fabbisogno da soddisfare. Questo dubbio è reso ancor più realistico dal fatto che, da quando è nato il Ssn, una “operazione verità”, un raccordo ragionato e fondato tra le risorse disponibili e le prestazioni a carico del Ssn non è mai stato fatto, nonostante il perimetro onnicomprensivo dei livelli essenziali di assistenza, la loro quasi integrale gratuità, e le scarse risorse ormai da troppi anni dedicate agli investimenti (tre fattori che avrebbero dovuto affrettare quella “operazione verità”). […]

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Aggiornamento del 23 dicembre 2013:

Ed ecco a voi gli effetti della Riforma, rimasta incompiuta, del titolo V della Costituzione (anno 2001): il grafico qui allegato, inviatoci da Nicola Salerno, mette a confronto l’andamento della spesa sanitaria pubblica italiana e quella di una regione particolarmente “sprecona” come la regione Lazio, che ha evidentemente approfittato della situazione…

GRAFICO: SPESA SANITARIA E INCONCLUDENZA LEGISLATIVA

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Aggiornamento del 21 novembre 2014:

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1939715&codiciTestate=1

Sanità, 30 miliardi di sprechi

[…] Il conto finale è, per la Lorenzin, appunto di una trentina di miliardi. «Visto che siamo in Italia – dice – mi accontenterei anche di un risparmio di dieci miliardi in cinque anni. Per risparmiare serve da subito la digitalizzazione della sanità, centrali uniche d’acquisto, appropriatezza delle prestazioni e quant’altro. Bisogna poi far pagare il ticket anche a quelle persone che prenotano gli esami e poi non si presentano, perché queste non sono rimpiazzabili ed allungano le liste d’attesa».

Aggiunge: «Occorre chiudere le falle organizzative anche perché negli anni la logica dei tagli lineari é stata una scusa utilizzata dalle Regioni per non riformare il processo. Se qualcuno mi chiedesse se 112 miliardi di euro della spesa sanitaria sono adeguati, risponderei sì in questo momento. E non sono troppi, sono quello che abbiamo e dobbiamo preservarli. Se però mi chiedessero se sono spesi bene, risponderei di no. L’impiego delle risorse non è efficiente: la sanità è come un enorme acquedotto pieno di buchi».

[…] Parlano gli esperti del settore. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe: «Oltre il 25% degli sprechi in sanità è conseguenza della prescrizione/erogazione di interventi sanitari inefficaci e inappropriati perché il ssn preferisce introdurre continuamente sul mercato trattamenti di efficacia non provata piuttosto che investire in ricerca comparativa indipendente, generando conoscenze utili a ridurre gli sprechi. Per iniziare basterebbe l’1% del fondo sanitario nazionale». […]

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