Nella puntata di 2024 di Enrico Pagliarini del 14 aprile (qui il link) si parla di Agenda digitale, uno strumento che può portare enormi vantaggi all’Italia per uscire dalla crisi.

Purtroppo poche aziende e politici (vedi Berlusconi: ”Internet? Un mezzo che non conosco” video YouTube) sanno quanto sia importante la digitalizzazione per l’economia del paese. In GB il commercio elettronico rappresenta diversi punti percentuali del PIL. In diversi paesi hanno ministri dediti a questo mentre noi non abbiamo nemmeno un sottosegretario…

La resistenza è nelle pubbliche amministrazioni e nelle imprese private, che fanno reticenza alla condivisioni di informazioni e servizi.

Negli usa si son generate migliaia di posti di lavoro mentre per chi ha paura che la new economy sostituisca computer agli uomini facendo perdere posti di lavoro, basti pensare che in europa per ogni posto di lavoro “distrutto” la new economy ne crea due.

Unendo il fatto che una fibra ottica tra due città costa infinitamente meno e rende notevolmente di più rispetto ad una strada, vien da chiedersi il perchè i politici siano così fissati unicamente sull’asfalto? speriamo solo per ignoranza…

______________________________________________________________

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-10-14/cura-alte-dosi-tecnologia-175835.shtml?uuid=AaSUH1CE

La cura? Alte dosi di tecnologia

di Sandro Mangiaterra – 16 ottobre 2011

[…] L’Ict è da anni il motore del rilancio delle medie imprese italiane, a partire dalle famose multinazionali tascabili, perché ha consentito enormi recuperi di efficienza e ha permesso di affrontare a viso aperto i concorrenti emergenti. Ora è la volta delle piccole imprese. Per loro il problema non è tanto di riduzione dei costi, quanto di farsi conoscere e conquistare mercati esteri. In questo senso, internet, i social network, le piattaforme per l’e-commerce sono strumenti indispensabili di comunicazione e di marketing: autentici fattori critici di successo». […]

______________________________________________________________

http://www.carbonx.it/new.php?id_new=19

Il commercio elettronico può salvare le Pmi italiane

Secondo molti esperti e ricercatori il commercio elettronico potrebbe salvare molte piccole e medie imprese italiane. […] Il mercato eCommerce italiano infatti tiene bene la crisi e, a dispetto della sfiducia generalizzata, può al contrario rivelarsi uno dei principali motori per il rilancio del nostro Paese. Crescono dell’11% gli utenti attivi online da aprile 2011 raggiungendo quota 10 milioni negli ultimi tre mesi 2012 (fonte Human Highway), cresce il fatturato, a ritmo costante, e l’export. “Secondo le stime, la crescita del commercio elettronico italiano per il 2012 si manterrà intorno al 18%, un valore poco distante da quello dello scorso anno, per un fatturato previsto di circa 9,5 Miliardi di euro – ha dichiarato Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano – L’export, composto per il 55% dal turismo e per il 33% dall’abbigliamento, cresce del 21% e raggiungerà a fine 2012 un valore totale di oltre 1,6 Miliardi di euro”. 

Il rovescio della medaglia è rappresentato dal ritardo dell’Italia a confronto con gli altri paesi in termini di alfabetizzazione digitale, acquisti online, banda larga, vendite crossborder. Gli italiani che usano la rete nelle fasce d’età tra i 55 e i 74 anni sono infatti il 22%, contro una media europea del 40%; quelli tra i 25 e i 54 anni sono il 60%, contro una media del 76%; quelli tra i 16 e i 24 anni sono l’81%, contro una media del 91%, ben 10 punti percentuali in meno.

Tra coloro che navigano solo una porzione ridotta (15%) effettua acquisti online, contro una media europea del 43%. In Spagna sono il 27%, in Francia il 53%, in Germania il 64% e in UK il 71%. Sempre da un confronto con gli altri paesi, emerge come l’Italia resti indietro sia in termini di livello di innovazione tecnologica e produttività – posizionandosi esattamente nel quadrante opposto rispetto agli USA – sia per quanto riguarda la competitività e la penetrazione della banda larga. Le nostre imprese devono oggi misurarsi con un mercato che non prevede piu’ confini geografici per cercare di riprendere in mano le sorti dell’economia italiana.

Che ricetta adottare quindi per trasformare questo ritardo in un’opportunità per le Pmi italiane?

“La nostra proposta strategica baserà quindi su 5 pilastri fondamentali – ha dichiarato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm – ovvero sviluppo dell’offerta, incentivi alla domanda e all’export, semplificazione delle regole, sviluppo di sistemi di pagamento-logistica, codici-condotta-certificazione. Tra le proposte per le imprese chiederemo la detassazione parziale dei ricavi delle PMI da eCommerce internazionale B2C e la concentrazione dei fondi europei su priorità coerenti con gli obiettivi dell’Agenda Digitale. Per le famiglie, IVA ridotta al 10% per eCommerce di prodotti B2C, sviluppo di sistemi di pagamento elettronici di home banking basati su SEPA come MyBank e certificazioni di qualità. Inoltre la creazione di distretti virtuali digitali e consorzi di imprese attraverso opportuni strumenti finanziari, sviluppo di piattaforme WIKI delle imprese del Made in Italy per consentire alle piccole aziende italiane di consorziarsi e la creazione di un Istituto per il Commercio Estero Digitale”.

L’Agenda Digitale Italiana

[…] “Quella di Monti è una dichiarazione politica importante e coraggiosa – precisano Bonomi e Parisi – che individua in modo chiaro come l’infrastrutturazione Ict costituisca la piattaforma strategica per far ripartire l’economia in Europa. Per l’Italia, in particolare, è prioritario promuovere la crescita di competitività e produttività delle imprese, incentivare l’e-commerce e lo sviluppo di servizi on-line, concentrando le risorse sulla realizzazione di una rete in fibra ottica nei Distretti e nelle aree industriali. E’ questo un passaggio di modernizzazione del Paese indispensabile per mettere le nostre Pmi in grado di competere con tutta le loro capacita’ creative sul mercato globale. In questo quadro le aziende sono pronte a fare la loro parte per eliminare il digital divide e sviluppare le reti NGN. […]

Fonte: Layla Pavone

17.05.2012

______________________________________________________________

Libro “Creatività High-Tech – Come le tecnologie informatiche innovano i prodotti e trasformano le imprese del made in Italy ” di Sandro Mangiaterra

Giuseppe Santoni controlla ogni sera sul Blackberry quante scarpe ha venduto nel suo showroom di Tokyo. Alberto Zamperla osserva i filmati in 3D con i test delle montagne russe destinate al nuovo parco divertimenti di Baghdad. Fabio Foschi studia le caratteristiche dell’ultima collezione di tessuti della Piacenza Cashmere: il piccolo particolare è che non li ha in mano, ma al computer. Benvenuti nel Rinascimento degli anni Duemila. L’ennesima rivoluzione industriale. Basata sull’innovazione di prodotto, sulla modernizzazione dei processi, ma soprattutto sulla massiccia introduzione delle tecnologie informatiche. È la risposta degli imprenditori che non intendono arrendersi al declino e che anzi hanno deciso di accettare la sfida della competizione globale. Questo libro è il risultato di un viaggio nell’Italia che guarda al futuro condotto in collaborazione con Intel e Nòva (l’allegato del Sole 24 Ore dedicato alla ricerca e alle tecnologie). Sei mesi per visitare decine di imprese, da Nord a Sud. Ne esce l’immagine di un’industria in piena trasformazione. Dove si sta affermando un concetto nuovo e vincente: la creatività hi-tech. Il traguardo è sposare alta artigianalità e alta tecnologia. Nessuno nei distretti sparsi lungo la penisola è rimasto con le mani in mano dopo la Grande Crisi del 2008-2009. Ci si è attrezzati anche per affrontare i nuovi venti di tempesta che soffiano sull’economia mondiale. È in atto una sorta di ri-made in Italy.

______________________________________________________________

Aggiornamento del 28 maggio 2013:

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-05-10/bene-internet-economy-dimenticata-155110.shtml?uuid=AbakpkuH

Il web che fa bene al Pil. L’Internet economy dimenticata dalla politica

di Luca Tremolada – 12 maggio 2013

[…] La Internet Economy pesa in Italia solo il 2% del Pil contro un valore tra il 4% e il 7% dei paesi europei. Se venissero adottate tutte le indicazioni dell’Agenda Digitale (quella europea ne elenca 101), Bruxelles stima che nel 2020 potrebbero nascere quasi 4 milioni di nuovi posti di lavoro. Il Politecnico di Milano ha calcolato che un inserimento nell’ecosistema italiano delle startup di 300 milioni di euro (pari al fondo che in Germania ha innescato un circolo virtuoso una decina di anni fa) può portare ad un incremento di occupazione tra 30mila e 60mila nuovi addetti. «Sono lavoratori di grande valore, occupandosi di innovazione – commenta Andrea Rangone del Politecnico di Milano –. Sembrano numeri piccoli ma in realtà è un volano virtuoso che si attiva». […]

http://www.wwworkers.it/pagine/10-azioni

Manifesto e 10 azioni

Siamo i lavoratori della rete – i wwworkers – quelli che operano sul web e grazie al web. Siamo già 700.000 in Italia, ma ancora ci trattano come dei misteriosi innovatori. Siamo quelli che aiutano il made in Italy a farsi conoscere nel mondo, ma siamo costretti spesso a cambiare casa se nel nostro paese non c’è la banda larga. Creiamo oltre il 2% del PIL, ma sembriamo invisibili. Chiediamo a chi ci governa di scommettere su di noi, di guidare una nuova rivoluzione industriale che, grazie alla rete, porti di nuovo l’Italia a creare ricchezza e lavoro. Lo chiediamo in 10 azioni consegnate alla classe politica perché prenda atto che già oggi di fatto in Italia operano i wwworkers. L’attuazione di queste 10 azioni può contribuire a far diventare l’Italia un paese europeo e digitale. [scarica l’infografica delle 10 azioni]

Azione 1. Erodere il digital divide
Sostenere la spinta per la copertura nazionale di servizi con banda larga e ultralarga, anche in realtà geografiche lontane dai contesti metropolitani, attraverso investimenti pubblici e incentivi a quelli privati.

Azione 2. Pensare al wi-fi come la toilette
Promuovere l’obbligo per gli esercizi pubblici di rendere la connessione wi-fi disponibile e pubblica, come avviene oggi per i servizi igienici. 

Azione 3. Alfabetizzare al digitale
Promuovere un piano per l’alfabetizzazione digitale, coinvolgendo il terzo settore, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e gli enti locali, per far sì che tutti i cittadini colgano le opportunità della rete. Promuovere corsi “blended” (in aula e online) e l’apertura di sportelli informativi per fornire servizi concreti su come lavorare in rete. 

Azione 4. Digitalizzare il made in Italy
Le tecnologie digitali rappresentano un’occasione per le Piccole e Medie Imprese per rafforzare la collaborazione e raggiungere i mercati, ma spesso queste aziende non hanno le risorse – economiche e di conoscenza – per cogliere le opportunità. Servono incentivi alla creazione di reti digitali tra le imprese, volte alla collaborazione e all’internazionalizzazione, anche attraverso la messa in comune di banche dati e scambi tra realtà differenti. 

Azione 5. Liberare l’e-commerce
Oggi l’e-commerce è soggetto alla normativa per il commercio, pensata intorno ai canali tradizionali. Ciò crea confusione e rallentamenti. È necessario semplificare radicalmente la normativa sull’e-commerce e prevedere specifici incentivi per le imprese che avviano questa attività. 

Azione 6. Ascoltare il mondo della rete, stakeholders e influencer
Il settore legato all’economia digitale è trasversale ai differenti settori produttivi e spesso escluso dai meccanismi di concertazione. Aprire la discussione pubblica a queste realtà permetterebbe di programmare politiche più attente alle innovazioni.

Azione 7. Ciò che è prodotto con soldi pubblici, deve essere pubblico e in rete
Il sapere prodotto nelle università, la cultura sostenuta da fondi pubblici, i dati elaborati dalla Pubblica Amministrazione devono essere accessibili a tutti e utilizzabili per promuovere attività economiche. Occorre che si scelga l’open data per trasparenza, semplificazione e miglioramento dei servizi al cittadino.

Azione 8. Il telelavoro come diritto
Introdurre la modalità di lavoro in remoto per tutte le attività per cui è tecnicamente possibile, almeno per una parte del monte ore. In questo modo si favorirebbe il “work-life balance”, la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, si spingerebbe l’innovazione delle imprese e si abbatterebbero i costi ambientali e strutturali legati agli spostamenti casa-lavoro.

Azione 9. Ripensare il welfare nell’ecosistema digitale
Istituire il diritto ad una pensione di base per tutti i lavoratori a seguito della cessazione dell’attività lavorativa. Istituire una indennità di maternità universale, superando la logica delle tutele esclusivamente legate al lavoro subordinato. Proporre un salario minimo garantito per le attività parasubordinate per cui non valgono i minimi definiti dalla contrattazione collettiva. Promuovere la diminuzione del carico fiscale contributivo per i lavoratori autonomi. 

Azione 10. Dare spazio alle nuove imprese
Fornire in locazione agevolata immobili inutilizzati della Pubblica Amministrazione, in modo da creare spazi di co-working per start up innovative e legate al mondo digitale.

Tags: , , , , , , , , , , , ,