Nei periodi di crisi, come la storia ci insegna, un pericolo è sempre in agguato: quello dell’ascesa dei gruppi estremisti, di destra, sinistra o anarchici che siano.

In Grecia, nelle ultime votazioni che si sono tenute una decina di giorni or sono, questa tendenza si è visibilmente manifestata.

In Italia, qualche giorno fa, si è verificato l’attentato ad un manager dell’Ansaldo rivendicato da un gruppo anarchico, mentre presso una sede di Equitalia una telefonata ha annunciato il posizionamento, fortunatamente rivelatosi poi un bluff, di un pacco bomba da parte di sedicenti Brigate Rosse.

Questi sono dei segnali da non sottovalutare. Dall’assenza di punti di riferimento possono originarsi, come già successe in passato, dei punti di riferimento sbagliati. E’ vero, questa crisi ci sta sfinendo, questo Governo e questa Europa ancora non sono stati in grado di risolvere la situazione e di lanciare concreti segnali di speranza. Ma dobbiamo, ad ogni costo, cercare di evitare che da tutto ciò possano trarre vantaggio movimenti politici estremisti e/o leader politici dotati di spiccate doti comunicative e motivatrici.

Già con il duetto Berlusconi-Bossi, senza rendercene conto, ci siamo avvicinati molto a questa situazione. Loro rappresentavano, e rappresentano tutt’ora, il cuore dei loro rispettivi partiti. Sono entrambi dei personaggi dotati delle credenziali da leader, apparentemente forti e carismatici, per questo hanno saputo raccogliere la fiducia delle persone e porsi come modelli di riferimento per moltissime persone. Dopodichè si sono rivelati essere quello che sono: due persone incapaci di governare un Paese, ma che, in compenso, hanno saputo ben espletare tutte le operazioni relative ai propri interessi personali.

In conclusione: non facciamoci abbindolare dalle personalità stravaganti e da chi pensa di essere capace, con un colpo di bacchetta di magica, di risolvere la crisi e tutti gli altri problemi (vorrei, in questo caso, mettere in allerta anche sull’incalzante Beppe Grillo). Non esiste nessuna soluzione facile e, soprattutto, non esiste una persona che abbia le soluzioni per tutto. Al contrario, servono molte teste e molta collaborazione, per poter avere una visione il più globale possibile dei problemi e per poter elaborare delle soluzioni che siano efficaci nel medio-lungo periodo e non solo nell’attuale situazione di emergenza.

La violenza e l’intolleranza sono sempre e comunque da condannare. Non è con la violenza che si possono cambiare le cose, ma piuttosto attraverso la forza delle idee e della volontà.

Mi è capitato, purtroppo, di sentire molte persone affermare che, per eliminare definitivamente l’attuale classe politica, che tanto ci fa disperare, bisognerebbe ricorrere ad armi e bombe. Nonostante l’indiscussa verità sul fatto che in questi anni la politica sia stata capace di compiere azioni deplorevoli e disoneste nei confronti di noi cittadini, nonostante il sentimento diffuso più comune sia appunto costituito dalla volontà di sbarazzarsi di queste persone, la violenza non è nemmeno da prendere in considerazione, se vogliamo continuare a ritenerci delle persone civili in uno Stato civile…

N.B. Ci sembra che il cittadino italiano “medio” pecchi un po’ di “SUPEROMISMO”. Per spiegarci meglio: sembra quasi che faccia parte di noi la necessità di identificarci e di farci guidare da una persona considerata infallibile ed intoccabile, un “superuomo” appunto, caratterizzato da personalità forte e carisma da leader. Vogliamo solo sperare che non sia davvero così…

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“Il mito Nietzschiano del superuomo è interpretato da D’Annunzio come il diritto di pochi esseri eccezionali ad affermare il loro dominio sulla massa. […]”

http://www.atuttascuola.it/italianomedio/materiale/ideologia_superomistica.htm

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http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-51f9b150-4c27-423f-b309-29ac94ccf84b.html?refresh_ce

Grecia al voto, boom di sinistra radicale ed estrema destra

Secondo le prime proiezioni delle politiche anticipate, in testa Neo Dimokratia (centrodestra). La sinistra radicale di Syriza supera con il 15,5-18,5% il Pasok. Alba Dorata, di ispirazione neonazista, potrebbe entrare in Parlamento. Astenuti al 40 per cento. […]

BOOM DEGLI ESTREMISTI. Il partito di ispirazione neonazista Alba Dorata avrebbe invece ottenuto il 7% dei voti: se il dato sarà confermato, la formazione entrerà in Parlamento. “State attenti, stiamo arrivando. Continueremo la nostra lotta dentro e fuori dal Parlamento”. Queste le prime parole di Michaloliakos, leader del partito di estrema destra greco Chris Avghi (Alba dorata), a commento dei primi dati sulle elezioni. Parlando alle tv ha affermato che il suo partito continuerà a combattere “contro il Memorandum voluto dalla giunta (al governo)”. […]

STAMPA TEDESCA: RABBIA E DELUSIONE. Rabbia e delusione sulla stampa tedesca per il risultato delle elezioni in Grecia. Bild titola che “La Grecia ha eletto il caos”, aggiungendo che adesso “la paura in Europa è grande”. “Per dirla chiara”, commenta la Bild, “adesso è del tutto incerto se il prossimo governo greco manterrà gli impegni con gli altri Paesi dell’euro”. “I fascisti entrano in Parlamento”, titola la progressista “Sueddeutsche Zeitung”.

07 maggio 2012

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Fascismo (da Wikipedia)

[…] Fu l’indiscussa abilità di politico di Benito Mussolini, ex dirigente del Partito Socialista Italiano, convertito alla causa del nazionalismo e della grande guerra, a fondere la confusa congerie di idee, aspirazioni, frustrazioni degli ex combattenti reduci dalla dura esperienza della guerra di trincea, in un movimento politico che all’inizio ebbe una chiara ispirazione socialista e rivoluzionaria (vedi il programma dei fasci di combattimento del marzo 1919) e che subito si contraddistinse per la violenza dei metodi impiegati contro gli oppositori. La crisi economica del dopoguerra, la disoccupazione e l’inflazione crescenti, la smobilitazione dell’esercito (che restituì alla vita civile migliaia di persone), i conflitti sociali e gli scioperi nelle fabbriche del nord, l’avanzata del partito socialista divenuto il primo partito alle elezioni del 1919, crearono, negli anni 1919-1922, le condizioni per un grave indebolimento delle strutture statali e per un crescente timore da parte dei ceti agrari e industriali di una rivoluzione comunista in Italia sul modello di quella in corso in Russia. In questa situazione fluida, Mussolini colse l’occasione e, abbandonando rapidamente il programma socialista e repubblicano, si pose al servizio della causa antisocialista; le milizie fasciste, appoggiate dai ceti possidenti e da buona parte dell’apparato statale che vedeva in lui il restauratore dell’ordine, lanciarono una violenta offensiva contro i sindacati e i partiti di ispirazione socialista (ma anche cattolici), in particolar modo nel centro-nord d’Italia (soprattutto Emilia-Romagna e Toscana), causando numerose vittime nella sostanziale indifferenza delle forze dell’ordine. […]

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http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/adinolfi-rivendicato-attentato.aspx

11 maggio 2012

Attentato a manager Ansaldo. Gli anarchici: ora altre sette azioni

I magistrati che indagano sul caso Adinolfi si aspettano nuovi attentati degli anarchici che hanno rivendicato la gambizzazione dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Nel volantino recapitato ieri al Corriere della Sera, gli autori del gesto parlano di una «nuova anarchia» e lanciano una campagna contro Finmeccanica, che definiscono «piovra assassina». L’attentato è firmato dalla Federazione anarchica informale, Fronte rivoluzionario internazionale (Fri), attivo da una decina d’anni, che con questo gesto annuncia la nascita di un nuovo nucleo, intitolato a Olga Ikonomidou, una terrorista detenuta in Grecia. «Oggi l’Ansaldo nucleare, domani un altro dei suoi tentacoli – si legge nel documento -; invitiamo tutti i gruppi e i singoli Fai a colpire tale mostruosità con ogni mezzo necessario». Le «prossime azioni» saranno condotte nel nome «degli altri fratelli greci, un’azione per ognuno di loro». […] Ad attribuirsi la paternità del gesto è la stessa organizzazione (stimata in duecento unità) che in passato ha “firmato” un pacco bomba che ha ferito il direttore generale di Equitalia. «Abbiamo azzoppato Roberto Adinolfi, uno dei tanti stregoni dell’atomo» si legge nel documento, che si sofferma sull’esecuzione dell’attentato con un linguaggio molto lontano dallo stile Br. […]
Paolo Viana

http://italy.indymedia.org/n/5956/18-05-12/terrorismo-rossonero-sullattentato-ansaldo

Terrorismo RossoNero -Sull’attentato Ansaldo

Submitted by anonimo on Fri, 18/05/2012

Il 23 marzo del 1921 l’attentato perpetrato da anarchici al Teatro Diana di Milano spianò la strada a Mussolini e aprì le porte al ventennio fascista. Il 12 dicembre del 1969, un attentato anarchico in Piazza Fontana diede inizio alla strategia della tensione, eseguita dallo Stato italiano, per favorire gli interessi dell’impero nella penisola. Ora gli anarchici riaprono la stagione delle pistole e del terrorismo. E quando avviene tutto ciò? Avviene nel momento, tanto per cambiare, in cui il capitale è alla frutta, i partiti borghesi vacillano e il popolo sta iniziando a dire basta ai soprusi dello Stato, attraverso sempre più numerosi atti di giustizia individuale. I sospetti sono tanti, rafforzati dall’atteggiamento tipico dei giornalisti di regime che sostengono acriticamente la versione del Governo dei non-eletti. Da anni i servizi segreti tessono attraverso i media la trama degli Anarco-Insurrezionalisti, per poter, un giorno, farne uso. E quel giorno è arrivato. FAI, Federazione Anarchica Informale, è un acronimo di cui chiunque può fare uso. Un comodissimo calderone dove tutto può succedere e nulla si può dimostrare, né smentire. Uno spauracchio ineccepibile. Non c’è nessuna organizzazione da colpire. Tutto e niente, solo una serie di comunicati e di azioni senza legame. Nella rivendicazione dell’attentato, salta agli occhi la contraddizione di chi dice di non cercare facile consenso attaccando Equitalia e poi manda un comunicato al Corriere della Sera per dare risonanza alle proprie azioni, con annesso simbolo emulabile… Sparare alle gambe di un tipo, mandare un comunicato via posta a un quotidiano nazionale e utilizzare un simbolo specifico, ricordano molto la metodologia delle BR, non a caso, ma poco hanno a che fare con i metodi di lotta libertari. […]

http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=196952&sez=PRIMOPIANO

Allarme a Equitalia, telefonata choc: «Siamo le BR, c’è una bomba»

LATINA – È stata una mattina di tensione ad Anzio centro, nella zona del porto, in seguito alla rivendicazione da parte di sedicenti Brigate Rosse di una bomba nella sede di Equitalia, società per la riscossione dei tributi. Intorno alle 10.30 di ieri una voce maschile senza inflessioni dialettali ha telefonato al call center Almaviva nella zona del quartiere Montesacro a Roma: «Siamo le Brigate Rosse e abbiamo messo una bomba alla sede di Equitalia ad Anzio», è stata la rivendicazione secca. Immediatamente è stata allertata la sala operativa della Questura di Roma che a sua volta ha comunicato la situazione di emergenza al Commissariato di polizia di Anzio. Dopo dieci minuti dalla telefonata minatoria, gli uomini della Squadra di polizia giudiziaria del Commissariato e quelli dell’Informativa erano già sul Molo Innocenziano ad Anzio dove hanno sede gli uffici della società. La polizia ha subito bloccato il traffico su tutto il lungoporto, mentre sono stati allontanati dall’ufficio il direttore e i quattro impiegati oltre ad una decina di utenti che in quel momento si trovavano in fila agli sportelli.

Artificieri in allarme. Messi in preallarme a Roma anche gli artificieri della polizia, è iniziato un capillare lavoro di controllo degli uffici alla ricerca dell’ordigno; oltre agli agenti del Commissariato di polizia, vi hanno partecipato anche i vigili del fuoco di Anzio intervenuti con due mezzi. A scopo precauzionale sul posto è stata chiamata anche un’ambulanza della postazione 118 dell’ospedale Riunti di Anzio e Nettuno. Il controllo ha dato esito negativo e l’allarme bomba è cessato pochi minuti prima delle 13. […] «E’ un momento molto difficile per il nostro lavoro – spiega uno degli impiegati di Equitalia mentre polizia e vigili del fuoco procedono alla bonifica dell’ufficio – e non è piacevole venire al lavoro la mattina e doversi guardare dalle persone che si incontrano». […]

18 Maggio 2012

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Aggiornamento del 18 settembre 2012:

  • Molto interessante è la puntata di “Nove in punto – la versione di Oscar” del 13 settembre 2012, nella quale Giampaolo Pansa afferma che “l’Italia è un paese senza memoria” e che i segnali che vengono lanciati dalle nuove brigate terroriste emergenti non vogliono essere visti e riconosciuti, nè dai giudici e nè dai cittadini. Ci troviamo, perciò, in una fase storica molto pericolosa…

La Cassazione ha confermato per gli undici imputati dell’accusa di far parte delle nuove Br le condanne dalla sentenza di Appello. Accettata dunque anche dalla Suprema Corte la distinzione tra sovversione e terrorismo che ne aveva attenuato le pene rispetto a quelle di primo grado. Attentati a sedi politiche e di giornali ed il progetto di realizzarli ad un manager della Breda ed al giuslavorista Pietro Ichino non si configurano come atti di terrorismo. 

  • Articolo del Sole24Ore “Nuovo terrorismo, un rischio che può esplodere da un momento all’altro

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-09-18/nuovo-terrorismo-rischio-esplodere-112022.shtml?uuid=AbV7VXfG

analisi di Marco Ludovico

La minaccia di una ripresa del terrorismo è come polvere di ferro nell’aria: presente, diffusa e riconoscibile ma per ora sfumata, quasi impalpabile. Se e quando le particelle in sospensione diventeranno un blocco di metallo pesante, ancora nessuno lo sa. Non ci sono segnali specifici, ripetono gli investigatori. Ma l’allerta risale ad almeno un anno fa e ogni giorno le Digos della Polizia di Stato, i Ros dei Carabinieri e gli agenti dell’Aisi (il servizio segreto interno) passano e ripassano fonti, informatori, analisi e tracce di qualunque genere […]

18 settembre 2012

  • Articolo di JimMomo “Non chiamateli terroristi: i nuovi ‘compagni che sbagliano’

 Se qualcuno vi dicesse che il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, l’assassinio di D’Antona e di Biagi, per citare crimini più recenti, non furono atti di terrorismo, ma solo “sovversivi”, probabilmente gli dareste del pazzo delirante. Eppure, è ciò che in pratica hanno sancito la Corte di Cassazione e la Corte d’assise d’appello di Milano nelle sentenze di condanna che riconoscono gli imputati, appartenenti alle «nuove Brigate rosse-Partito comunista politico militare» (Pcpm), colpevoli sì di associazione sovversiva (articolo 270 del codice penale), ma non di terrorismo (articolo 270-bis). Non si tratta di una questione solo nominalistica, tra le due fattispecie di reato ballano parecchi anni di pena. Ma l’organizzazione neobrigatista non può essere considerata terroristica, sostengono i giudici, perché non si ravvisano in essa «il proposito di intimidire indiscriminatamente la popolazione, l’intenzione di esercitare costrizione sui pubblici poteri», né «la volontà di destabilizzare» o «distruggere gli assetti istituzionali del Paese». I “sovversivi” si sono limitati ad incendiare le sedi di Forza Italia a Milano e di Forza Nuova a Padova, e a progettare attentati contro la sede del quotidiano Libero, un manager della Breda e il giuslavorista e senatore Pietro Ichino.

Gli imputati avevano sì in testa un «disegno eversivo», «sovversivo», e stavano progettando una serie di azioni, ma la loro – scrivono i giudici d’appello nelle motivazioni – era una «violenza generica e non terroristica». […] non hanno agito con «modalità terroristiche» – e qui l’argomentazione si rende ridicola – perché i loro bersagli erano mirati, scelti e individuati con precisione, e si ponevano «il problema di evitare gli “effetti collaterali” della loro azione eversiva e violenta», poiché non era loro intenzione «generare panico o terrore». […]

In questo modo i giudici rischiano di legittimare implicitamente la logica e i criteri dei brigatisti nell’individuare le loro vittime. […]

L’aggravante delle finalità terroristiche, osserva Ichino, è stata introdotta nel codice proprio per combattere la lotta politica armata, ma da oggi è di fatto inservibile. A ben vedere, infatti, storicamente il terrorismo rosso non ha mai agito così indiscriminatamente come pretendono i giudici oggi perché si configuri la matrice terroristica. Negli anni ‘70 iniziarono individuando i loro bersagli prima nelle fabbriche, tra gli industriali e tra i sindacalisti, poi tra i magistrati che li perseguivano, per arrivare ai giornalisti, ai politici e agli statisti come Moro. Questa sentenza assolve dall’accusa di terrorismo anche le vecchie brigate rosse. […]

14 settembre 2012

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