Di cosa si parla, in televisione, in radio e sui giornali, quando si vuole parlare della crisi economica? Si parla di spread, banche, lavoro, disoccupazione, consumi, stipendi,  risparmi in diminuzione eccetera eccetera. Ma, nonostante ci si giri continuamente intorno, nessuno ne vuole mai parlare, della povertà. La povertà rappresenta il solo ed unico effetto finale della crisi, anche se è quello di cui forse si vuole parlare il meno possibile, perchè nessuno vuole rendersi conto di essere diventato inesorabilmente un po’ più povero. E non si parla mai nemmeno di coloro che, più di tutti quanti, stanno subendo la crisi e che dovranno portarne sulle loro spalle le più pesanti conseguenze, per tutto il resto della loro ancora debuttante vita, cioè dei bambini. Sapete qual è la principale causa della povertà infantile? Il basso tasso di occupazione femminile! In altre parole, laddove le donne non lavorano i bambini sono più poveri, hanno meno risorse a loro disposizione.

N.B. Come monito sull’attuale gravità di questa crisi che ci sta colpendo, provate a pensare a questo: se lo Stato italiano andasse in default oppure uscisse dall’euro, diventeremmo tutti quanti improvvisamente molto più poveri, povero per davvero però…

Per approfondire: “Perchè dobbiamo uscire dalla crisi ma NON dall’euro?

E’ stato pubblicato il rapporto Istat sulla povertà in Italia aggiornato al 17 luglio 2012, con dati relativi all’anno 2011, lo potete trovare qui:

RAPPORTO ISTAT POVERTA’ IN ITALIA (pdf)

L.D.

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LA POVERTA’ IN ITALIA: DATI EMERSI DAL PROGETTO

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LA POVERTA’ RELATIVA IN ITALIA
Le persone residenti che in Italia si trovano in condizioni di povertà sono stimate in 8.078.000, il 13,6% della popolazione e rappresentano 2.737.000 famiglie pari all’11,3% del totale famiglie italiane.
La definizione della condizione di povertà relativa viene fatta su base convenzionale. La soglia o linea di povertà è costituita, per una famiglia di due persone, da una soglia di spesa mensile pari, per il 2008, pari a €.999,67 per persona (più 1.4) rispetto alla soglia del 2007. Una persona che presenti una spesa mensile inferiore alla soglia indicata entra a far parte dell’area della povertà relativa.
[…]
GLI INDICI DI PEGGIORAMENTO DELLA REALTÀ
Il peggioramento della condizione delle persone residenti in Italia tra il 2007 e il 2008 si registra nelle tipologie familiari che sono più esposte alla diffusione della povertà. Cresce la povertà relativa per le famiglie più ampie. Quelle con quattro componenti passano nell’area della povertà dal 14,2 al 16,7%, le famiglie con 5 componenti passano dal 22,4 al 25,9%. Le coppie con due figli dal 14,9 al 16,2%; queste coppie con figli minori dal 15,5 al 17,8%. Le famiglie con almeno un componente in cerca di occupazione passano dal 23,7 del 2007 al 31% del 2008.
LA POVERTA’ ASSOLUTA
Nel 2008 le persone in condizione di povertà assoluta sono state 2 milioni 893 mila il 4,9% della popolazione composta da 1.126.000 famiglie. Esse rappresentano il 4,6% delle famiglie residenti in Italia. La stima dell’incidenza della povertà assoluta viene calcolata in base alla soglia di povertà che corrisponde alla spesa mensile minima necessaria per acquisire un determinato paniere di beni e di servizi. Esso è rappresentato nel contesto italiano dai beni e servizi necessari ad una famiglia determinata ritenuti essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile. La soglia di povertà assoluta si differenzia per dimensione, e composizione sia per età della famiglia, sia per ripartizione geografica, sia per ampiezza demografica del comune di residenza. La famiglia con una spesa pari o inferiore alla soglia stabilita viene classificata come assolutamente povera.
Ad esempio un adulto (18 – 59 anni) che vive solo è considerato assolutamente povero se la sua spesa mensile è pari o inferiore a 750,26 euro mensili se risiede in area metropolitana del nord; 674,13 euro se risiede in un piccolo comune del settentrione, €.502,69 se risiede in un piccolo comune del meridione.
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http://www.adnkronos.com/mobile/Cronaca/news/Allarme-infanzia-in-Italia-a-rischio-poverta-un-figlio-su-due-di-giovani-coppie_3.1.3304718057.php

Allarme infanzia in Italia: a rischio povertà un figlio su due di giovani coppie

15 maggio 2012

Roma, 15 mag. (Adnkronos) – Allarme infanzia in Italia. Il 22,6% dei bambini è a rischio povertà, quasi 1 su 4, con uno ‘spread’ rispetto agli adulti dell’8,2%, uno dei più alti in Europa. Tra i più colpiti, i bambini con un solo genitore – quasi 1 su 3 in povertà – e i figli delle giovani coppie, dove il rischio povertà colpisce quasi 1 minore su 2. E’ quanto emerge dai dati del nuovo dossier ‘Il paese di Pollicino’ di Save The Children, che oltre alle cifre lancia alcune proposte al Governo per dimezzare la povertà minorile. […]

Dati drammatici – commenta Save the Children – che ci posizionano ai primi posti della classifica europea sul rischio povertà minorile, e alla loro escalation negli anni: 1 minore su 4 oggi, pari al 22,6% dei bambini, è a rischio povertà, vive cioè in famiglie con un reddito troppo basso per garantirgli ciò di cui avrebbe bisogno per un sano e pieno sviluppo psichico, fisico, intellettuale e sociale. Un dato che è il più alto degli ultimi 15 anni – con una crescita del 3,3% rispetto al 2006 – e che ha un differenziale rispetto agli adulti a rischio povertà dell’8,2% (gli over diciotto in condizione di forte disagio economico sono infatti il 14,4% della popolazione italiana). Un dato che schizza a livelli mai registrati finora nel caso di bambini figli di madri sole – per i quali l’incidenza di povertà sale al 28,5% – e nel caso in cui il capofamiglia abbia meno di 35 anni: in questi nuclei 1 figlio su 2 è a rischio povertà. Il Sud e le Isole sono le aree del paese a più alta incidenza di povertà, che raggiunge rispettivamente quasi il 40% (con quasi 2 minori ogni su 5 a rischio povertà) e il 44,7%.

A fronte di ciò l’Italia è agli ultimi posti in Europa per finanziamenti a favore delle famiglie, infanzia e maternità con l’1,3% del Pil contro il 2,2% della media europea. Mentre purtroppo vanta altri primati negativi – dall’evasione fiscale alla corruzione – che, negli anni hanno sottratto risorse preziose alle centinaia di migliaia di minori che ne avrebbero avuto diritto e bisogno.

”Mentre si parla tanto e giustamente dello spread fra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi mai si sente parlare di quest’altro spread che riguarda la povertà e in particolare, la povertà minorile. I dati ci dicono infatti che negli ultimi 15 anni, con un intensificarsi del fenomeno fra il 2006 e il 2010, la povertà ha colpito più di tutti e con crescente intensità i bambini’‘, dichiara Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia.

”Ciò significa che non è stato fatto il necessario per evitare questa terribile deriva che colpisce proprio coloro – i bambini e gli adolescenti – che rappresentano il presente e il futuro del paese. Basti pensare che fino ad oggi, non solo l’Italia non si è data obiettivi mirati circa la riduzione della povertà minorile, ma non esiste nessun piano di intervento al riguardo, prosegue Valerio Neri. […] Sul sito della campagna (www.ricordiamocidellinfanzia.it) è inoltre possibile leggere il Manifesto con le richieste di Save the Children […]

Questo il testo del suddetto Manifesto:

http://24o.it/links/?uri=http://www.ricordiamocidellinfanzia.it&from=Infanzia+in+Italia%3A+il+22%2C6%25+dei+bambini+%E8+a+rischio+povert%E0

La crisi economica, lo spread, le banche, la disoccupazione e l’evasione fiscale. Sono tutte questioni fondamentali per l’Italia. Ma in tutto questo, dove sono i bambini?
Dove sono i bambini negli atti del Parlamento e del Governo? Dove sono nelle trattative con le parti sociali, nei bilanci delle amministrazioni locali e nelle prassi delle aziende? Semplicemente non ci sono. Così come stanno scomparendo anche gli investimenti a loro dedicati. Quanto fatto fino ad oggi non è sufficiente e manca un piano organico di lotta alla povertà minorile.

Non ci rassegniamo al fatto che in Italia 1 bambino su 4 è a rischio povertà e più di mezzo milione è in povertà assoluta, cioè senza il necessario per vivere.

Non vogliamo un Paese dove un bambino con un genitore non diplomato abbia solo 1 probabilità su 10 di laurearsi.

Non accettiamo che una giovane donna debba scegliere se diventare mamma o mantenere il posto di lavoro.

La povertà colpisce in Italia soprattutto i più piccoli e mette un’ipoteca pesantissima sul loro futuro. La povertà produce isolamento, abbandono scolastico, conflitti e violenze familiari, può compromettere le condizioni di salute e aumentare i rischi di sfruttamento. Povertà per i bambini vuol dire soprattutto essere privati delle opportunità per crescere e realizzarsi.
Questo accade sotto i nostri occhi ogni giorno e noi non possiamo più stare a guardare.

Vogliamo che i diritti fondamentali dei bambini siano rispettati qui ed ora, anche in tempo di crisi.

Vogliamo che le istituzioni, le imprese, il mondo della politica, della cultura, dell’informazione e la società tutta mettano di nuovo al centro dell’attenzione la condizione dell’infanzia e dell’adolescenza.

Vogliamo un piano organico di lotta alla povertà minorile che fissi impegni concreti e obiettivi misurabili nell’immediato e per il medio periodo.

L’Italia vanta esperienze di eccellenza per l’infanzia ed ha un meraviglioso esercito pacifico di persone – maestri, operatori sociali, giovani, volontari – che opera, in silenzio, anche nelle aree più difficili e a rischio. Abbiamo energie, intelligenza e capacità per garantire a bambini e adolescenti un futuro e le dovute opportunità di crescita. Chiediamo al Governo di investire subito nell’infanzia del nostro Paese.

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http://www.linkiesta.it/blogs/differenza-genere/poverta-infantile-italia-le-cause-scarsa-occupazione-femminile

Povertà infantile in Italia: tra le cause la scarsa occupazione femminile

29 aprile 2011 – Valentina Ciannamea

[…] in realtà a fare la differenza sulle condizioni della famiglia italiana è l’occupazione femminile pari al 48%, ben al di sotto della media Ocse del 59%. In pratica per garantire uno standard di vita accettabile devono lavorare entrambi i genitori, ma qui in Italia dove è difficile conciliare lavoro e famiglia e le politiche familiari scarseggiano la donna deve scegliere: o il lavoro o i figli. Non a caso le giovani italiane in attesa di trovare un lavoro più stabile rimandano l’età del primo figlio e il risultato è che il 24% delle donne italiane nate nel 1965 non ha avuto figli contro il 10% delle francesi. […]

Niente di nuovo sotto il sole si potrebbe dire, ma usando un’altra frase fatta potremmo aggiungere che qui non si muove una foglia e in Italia si continua a spendere poco per le famiglie, solo l’1,4% del Pil contro il 2,2% della media Ocse. Peggio di noi ci sono Israele, Messico, Turchia, Polonia e persino gli Stati Uniti dove la povertà infantile raggiunge il 21,6%. A mettere un punto alla ricerca sono le parole del segretario dell’Ocse, Angel Gurria: “Più posti di lavoro alla famiglia e uguali prospettive di carriera tra uomini e donne sono un imperativo morale e politico”.

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Aggiornamento del 30 ottobre 2013:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2013/10/29/Pil-giu-anche-terzo-trimestre-superiore-attese-governo_9536459.html

Istat, allarme poverta’ raddoppiati in 5 anni

Pil giu’ nel terzo trimestre, superiore alle attese del governo. Acri: colpita 1 famiglia su 3, giù tenore di vita

30 ottobre 2013

[…] La recessione ha determinato ”gravi conseguenze” sull’intensità del disagio economico: dal 2007 al 2012 il numero di individui in povertà assoluta è raddoppiato da 2,4 a 4,8 milioni. Lo rileva l’Istat. Quasi la metà (2,3 milioni) sono al Sud e di questi poco più di 1 milione sono minori. Aumentano le famiglie che comprano meno: il 65%. Nel 2013 una famiglia su 3 è stata direttamente colpita dalla crisi, ossia nei percettori di reddito del nucleo familiare. Lo rileva l’indagine Acri-Ipsos precisando che si è passati dal 26% del 2012 al 30%. Per una famiglia su 4 (26%) il tenore di vita è seriamente peggiorato. […]

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Aggiornamento del 15 luglio 2014:

http://lanuovasardegna.gelocal.it/italia-mondo/2014/07/11/news/caritas-la-crisi-ha-raddoppiato-il-numero-dei-poveri-1.9578406?id=2.1329&fsp=2.1794

Caritas: la crisi ha raddoppiato il numero dei poveri

Da 2,4 milioni nel 2007 sono passati a 4,8 milioni nel 2012. Sono l’8% degli italiani. L’indigenza ha allargato i propri confini toccando segmenti in passato ritenuti poco vulnerabili come il centro-nord e le famiglie con 2 figli

In cinque anni i poveri in Italia sono raddoppiati. Nel 2007, ultimo anno di crescita del Pil erano 2,4 milioni (il 4,1% della popolazione), nel 2012, secondo gli ultimi dati disponibili, erano 4,8 (l’8% del totale). I dati sono contenuti nel Rapporto ‘Il bilancio della crisi‘ (pdf) della Caritas, organismo della Cei che si occupa dell’assistenza ai poveri. […]

11 luglio 2014

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