Un curioso esempio di problema che, prendendo come esempio e spunto il caso della televisione (fenomeno di massa in Italia), ci impone qualche riflessione sulle nostre capacità decisionali.

Sembra che, entro breve, oltre a Sky anche Mediaset e RAI passeranno a fornire contenuti su richiesta (video on demand). In pratica potremo scegliere quando e cosa guardare senza dover vedere solo quello che la televisione ci impone nel momento in cui vogliamo guardarlo. Ovviamente a prezzo Zero o quasi. Per chi conosce le radio, è come il podcast.

Il problema?

Le aziende hanno dubbi su come le persone reagiranno a tanta libertà. Siamo troppo abituati a sederci e vedere cosa c’è per preoccuparci di cercare cosa sia interessante per noi e cosa ci interessi. Siamo addirittura disposti a guardare qualcosa che non ci interessa pur di non scegliere autonomamente cosa guardare.

Questo fa riflettere sul problema che a mio giudizio è il principale nella crisi:

Visti i danni combinati in passato, saremo in grado di imparare dagli errori commessi per non creare ulteriori danni in futuro? Ci stiamo preoccupando di mettere in atto dei sistemi di sorveglianza e valutazione sull’economia e la politica? Ci stiamo informando su chi ci fa le proposte su come uscire da questa crisi?

Se consideriamo che le decisioni sociali, politiche ed economiche determinano non solo il benessere del paese, ma quella di ognuno di noi, quanto spazio dedichiamo ad informarci e trovare non solo soluzioni contingenti, ma strutturali?

Una riflessione nata da una convinzione che si sta man mano consolidando: la crisi è causa di una nostra incapacità di giudicare economisti e politici negli ultimi 20 anni.

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