Abbiamo già inserito diversi articoli sul tema della cosiddetta “fuga dei cervelli” dall’Italia (TAG “fuga dei cervelli”). Ora il Governo ha emanato una legge che prevede delle agevolazioni fiscali allo scopo di far rientrare in Italia le persone che, in genere per rassegnazione e disperazione, hanno dovuto trasferirsi all’estero per potersi costruire un curriculum ed una carriera di un certo tipo. Speriamo che queste agevolazioni funzionino e ci permettano di recuperare le preziose risorse umane che avevamo momentaneamente perduto. La formazione all’estero è indubbiamente importante, ma è altrettanto importante che coloro che, per un certo periodo della loro vita, decidono di trasferirsi all’estero per accrescere la  propria esperienza, ad un certo punto siano incentivati a ritornare in Italia. Con nuove idee, con nuove esperienze, con nuovi progetti. Solo innovando e rinnovandosi è possibile smuovere quest’economia ingessata, per poter riprendere a crescere…

L.D.

http://www.investireoggi.it/fisco/fuga-dei-cervelli-incentivi-fiscali-per-il-rientro-in-italia/

Fuga dei cervelli: incentivi fiscali per il rientro in Italia

Con la circolare del 04/05/2012, la n. 14, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in ordine agli incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia

8 maggio 2012

La legge 30 dicembre 2010, n. 238 ha proposto per la prima volta un contributo importante allo sviluppo del Paese mediante la concessione di incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia ossia, tecnicamente, per la valorizzazione delle esperienze umane, culturali e professionali maturate dai cittadini dell’Unione europea che, dopo aver risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia, hanno studiato, lavorato o conseguito una specializzazione post lauream all’estero e decidono di fare rientro in Italia. Sulla base di ciò, questa legge ha previsto la concessione di incentivi fiscali che riguardano l’imposta sul reddito delle persone fisiche sotto forma di parziale imponibilità del reddito derivante dalle attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa avviate in Italia da soggetti in possesso di determinati requisiti.

Circolare Agenzia delle Entrate 14/E 4 maggio 2012

L’Agenzia con a capo Attilio Befera ha fornito degli importanti chiarimenti in ordine a tali agevolazioni nella corposa circolare n. 14 del 4 maggio scorso. Innanzitutto si precisa che dopo la legge istitutiva, con apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 3 giugno 2011, sono state individuate le categorie dei soggetti beneficiari degli incentivi e, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 29 luglio 2011, n. 97156, sono state definite invece le modalità di richiesta dei benefici fiscali da parte dei lavoratori dipendenti rientrati in Italia, nonché gli adempimenti conseguenti a cura del datore di lavoro.

Fuga dei cervelli: i soggetti che possono beneficiare delle agevolazioni per il rientro

Innanzitutto si precisa che i soggetti beneficiari degli incentivi fiscali sono:

  • i cittadini dell’Unione Europea nati dopo il 1° gennaio 1969, i quali sono assunti o avviano un’attività d’impresa o di lavoro autonomo in Italia trasferendovi il proprio domicilio, nonché la propria residenza entro 3 mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività.

Si segnala che oltre ad essere in tali condizioni, per fruire delle agevolazioni previste, alla data del 20 gennaio 2009, devono ricorrere ulteriori condizioni. Così tra i beneficiari si distinguono i soggetti che, dopo aver risieduto in Italia, abbiano svolto all’estero un’attività di lavoro post lauream, ovvero un’attività di studio conseguendo un titolo accademico.

In particolare, rientrano nella categoria di beneficiari che hanno svolto attività di lavoro all’estero  i soggetti che “alla data del 20 gennaio 2009:

a) sono in possesso di un titolo di laurea;

b) hanno risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia;

c) negli ultimi due anni o più, hanno risieduto fuori dal proprio Paese d’origine e dall’Italia svolgendovi continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa”.

Rientrano nella categoria di beneficiari che hanno svolto attività di studio all’estero i soggetti che alla data del 20 gennaio 2009:

a) hanno risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia;

b) negli ultimi due anni o più, hanno risieduto fuori dal proprio Paese d’origine e dall’Italia conseguendovi un titolo di laurea o una specializzazione post lauream”.

Nella circolare delle Entrate dello scorso 4 maggio  2012, si precisa che può accedere al beneficio chi aveva i requisiti al 20 gennaio 2009 o chi li matura anche successivamente a tale data e comunque prima di essere assunto, fermo restando che il beneficio decorre dal 28 gennaio 2011, così hanno anche diritto alla concessione dei benefici fiscali, anche quei i soggetti che in possesso dei requisiti “vengono assunti o avviano un’attività di impresa o di lavoro autonomo in Italia”, senza specificare la data a decorrere dalla quale rileva l’assunzione o l’avvio dell’attività in Italia.

Trasferimento della residenza anagrafica e del domicilio

Il decreto attuativo ha stabilito che, al fine di beneficiare degli incentivi fiscali, i lavoratori che rientrano in Italia devono trasferire la propria residenza e il proprio domicilio in Italia “entro tre mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività”, fermo restando il possesso degli altri requisiti. Ciò significa che il soggetto che intenda beneficiare dell’agevolazione fiscale deve:

  • risultare iscritto nelle liste anagrafiche dei soggetti residenti in Italia ovvero
  •  aver presentato domanda di iscrizione all’anagrafe della popolazione residente in Italia,
  •  nonché aver trasferito in Italia il proprio domicilio e, cioè, il centro principale dei propri affari e interessi.

Possono accedere al beneficio anche i lavoratori che abbiano trasferito la residenza e il domicilio anche prima dell’assunzione o dell’avvio dell’attività, purché il trasferimento della residenza e del domicilio sia funzionale all’inizio dell’attività.

Ma quali sono le agevolazioni fiscali?

Le agevolazioni fiscali per il rientro in Italia dei lavoratori consistono nel fatto che i redditi di lavoro dipendente, i redditi d’impresa e i redditi di lavoro autonomo percepiti dalle persone fisiche – soggetti beneficiari, concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche in misura ridotta, secondo specifiche percentuali. Tali percentuali sono:

1) 20% per le lavoratrici;

2) 30% per i lavoratori.

Nell’ambito oggettivo di applicazione dell’agevolazione fiscale rientrano sia le attività di lavoro produttive di redditi di lavoro dipendente di cui all’articolo 49 del TUIR, che le attività di lavoro produttive di redditi assimilati ai redditi di lavoro dipendente, elencati nell’articolo 50 del TUIR.

Inizio attività dipendente o di lavoro autonomo o di impresa

L’agevolazione è comunque applicabile ai soli redditi prodotti nel territorio dello Stato per effetto dell’inizio dell’attività di lavoro dipendente o dell’avvio di un’attività di lavoro autonomo o d’impresa. Le agevolazioni fiscali inoltre spettano fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2015, e quindi per un massimo di 5 periodi di imposta e, precisamente, per quello in corso alla data di entrata in vigore della legge (2011) e per i quattro successivi (2012, 2013, 2014 e 2015).

La richiesta dei benefici fiscali e gli adempimenti del datore

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 29 luglio 2011, n. 97156, sono state definite anche le modalità di richiesta dei benefici fiscali da parte dei lavoratori dipendenti rientrati in Italia, nonché gli adempimenti conseguenti a cura del datore di lavoro.

Così si è stabilito che la richiesta deve contenere precise indicazioni, al fine di consentire al datore di lavoro di applicare i benefici fiscali previsti e di darne evidenza nella dichiarazione dei sostituti di imposta e nella certificazione unica. La richiesta deve essere presentata entro tre mesi dall’assunzione, salvo per il periodo di imposta 2011, in cui il termine decorre, per i lavoratori già assunti, dalla data di entrata in vigore del provvedimento delle Entrate. I benefici sono riconosciuti dal datore di lavoro dal periodo di paga successivo alla richiesta e, in sede di conguaglio, dalla data dell’assunzione.

La richiesta inoltre deve essere presentata all’attuale datore di lavoro anche in caso di seconda o ulteriore assunzione  ovvero in caso di prima assunzione successiva allo svolgimento di una attività di lavoro autonomo o di impresa.

Decadenza dai benefici

L’articolo 7 della legge 30 dicembre 2010, n. 238 stabilisce inoltre che il beneficiario degli incentivi fiscali decade dal diritto agli stessi, qualora trasferisca nuovamente la propria residenza o il proprio domicilio fuori dell’Italia, prima del decorso di 5 anni dalla data della prima fruizione del beneficio. In tal caso si provvede a recuperare i benefici già fruiti, applicando le relative sanzioni e interessi.

Questa la circolare: AGENZIA DELLE ENTRATE _ CIRCOLARE 14/E _ 4 maggio 2012 _ Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia

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http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-10/rientro-cervelli-turchia-133059.shtml?uuid=Abck0UaF

Il rientro dei cervelli. In Turchia e Brasile i giovani tornano in patria e fondano start-up

di Dario Aquaro

10 maggio 2012

Brain gain, ovvero come attrarre (o far rientrare) i cervelli in patria. I paesi cosiddetti meno sviluppati per decenni hanno sofferto il fenomeno opposto, quel male della fuga delle migliori menti all’estero (brain drain) che ora – nella giostra dell’economia in crisi – affligge la vecchia Europa, Italia compresa. Quegli stessi paesi paiono adesso locomotive lanciate verso la crescita: Cina, India e, in misura minore, Brasile e Turchia hanno invertito la tendenza. […]

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Aggiornamento del 29 luglio 2015:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/silvio-garattini/regole-certe-far-rientrare-cervelli-fuga/luglio-2015

Regole certe per far rientrare i cervelli in fuga

Sono circa trecentomila i professionisti italiani che attualmente lavorano all’estero, ma certamente il numero che include anche i ricercatori è sottostimato. Non bisogna dimenticare che queste persone sono state formate in Italia e hanno rappresentato per tutti coloro che pagano le tasse una spesa alta, che viene offerta gratuitamente ad altri paesi in concorrenza con noi. Non è certo un buon affare.

E’ stata annunciata recentemente una nuova legge che segue ad altre di simile natura ma risultate inefficaci.

La nuova legge alleggerisce le tasse del 30 percento ai professionisti che desiderano ritornare in Italia. Pur con tutta la buona volontà che la anima, la legge, almeno per il mondo della ricerca, è completamente sbagliata per alcune ragioni qui sotto riportate.

Anzitutto, il problema della ricerca italiana non è quello di perdere ricercatori italiani – certamente molto grave – ma quello di perdere addetti alla ricerca, perché per milione di abitanti siamo circa la metà della media degli Stati appartenenti all’Unione Europea.
In un mondo «globale» non è importante se siamo tutti italiani o con una forte componente straniera: è importante avere una massa critica per essere competitivi.
Perché scappano i ricercatori italiani e non vengono gli stranieri? Perché il Paese Italia non è attrattivo: siamo circa al 30° posto nella scala internazionale. Mancano le infrastrutture, mancano gli incentivi ed abbondano invece ostacoli di tutti i tipi. Alcuni ideologici, come la impossibilità di lavorare su OGM (organismi geneticamente modificati), la difficoltà ad effettuare sperimentazione animale o la mancanza di allevamenti di alcune specie animali, altri di tipo burocratico. Tonnellate di carta per ogni permesso per effettuare ricerche, tempi biblici per ottenere la possibilità di effettuare studi clinici controllati o ritardi insostenibili nei rimborsi IVA.
C’è un altro aspetto fondamentale: i ricercatori che ritornano in Italia quali fondi troveranno per svolgere le loro ricerche? La spesa, si dovrebbe dire l’investimento, per effettuare ricerca è una delle più basse d’Europa rispetto al prodotto interno lordo. In questi anni i tagli sono stati continui.
A parte alcune charities, come AIRC, che permettono la sopravvivenza per la ricerca oncologica e che, analogamente a Telethon, permettono il ritorno di ricercatori, ma con dote (non con sconti fiscali!) per effettuare ricerca, lo Stato brilla per la sua assenza e per la sua inattendibilità. Come si fa ad attrarre i ricercatori a ritornare in Italia quando non si sa il tempo in cui avverranno i pochi bandi concorso che ancora esistono? Si stanno utilizzando attualmente i bandi del 2012-2013. E’ non solo la disponibilità di fondi che crea attrattività, ma è anche la regolarità nei tempi di espletazione dei bandi che crea sicurezza e possibilità di programmazione.
Queste sono le cose di cui questo Governo, per molti aspetti così dinamico, deve occuparsi, ascoltando chi ha esperienza nell’organizzazione della ricerca scientifica e con la convinzione che la ricerca è essenziale per lo sviluppo culturale ed economico di un Paese. Solo con l’incentivo delle ritenute fiscali qualcuno ritornerà, ma saranno prevalentemente i soliti a fine carriera o senza grandi prospettive, che ritorneranno perché dopo tutto in Italia la qualità di vita è ancora buona.

Articolo pubblicato su La Stampa il 22 luglio 2015

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