Le pensioni d’oro, percepite da circa 33’000 fortunati che guadagnano a testa più di 90’000 euro l’anno, ci costano ben 3,3 miliardi di euro l’anno. Non sarebbe ora di fare una bella spending review previdenziale?!? Altro che “i diritti acquisiti non si possono toccare”, queste persone hanno già guadagnato tantissimo, non hanno di certo bisogno anche di una pensione del genere, anche e soprattutto perchè NON HANNO VERSATO una quota di contributi che giustifichi tale pensione (con il vecchio sistema retributivo secondo il quale queste pensioni sono state calcolate, infatti, i fortunati pensionati d’oro avranno versato FORSE un decimo rispetto a quanto percepiscono!!!).

L.D.

Libro “Sanguisughe – Le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche” di Mario Giordano

C’è il pensionato Inps più ricco d’Italia: 90000 euro al mese. Ci sono i tre onorevoli che sono stati in Parlamento 1 solo giorno e prendono la pensione da parlamentari per tutta la vita. C’è l’ex presidente del Consiglio che ha tagliato le pensioni altrui e ne ha ottenuta per sé una da 31000 euro al mese. C’è l’ex presidente della Repubblica che, oltre al vitalizio, incassa 4766 euro netti al mese come ex magistrato, pur avendo lavorato come magistrato solo 3 anni. Ci sono le baby pensioni, le pensioni ai mafiosi, le doppie, triple e quadruple pensioni: mentre ai cittadini comuni vengono chiesti continui sacrifici sul fronte previdenziale, mentre l’Europa insiste per allungare la vita lavorativa e i giovani non sanno se potranno mai avere una vecchiaia serena, la casta dei pensionati d’oro mantiene i suoi privilegi, anzi, se ne riserva sempre di nuovi. Dal dirigente della Banca d’Italia che va a riposo a 44 anni con 18000 euro al mese, al burocrate che ancora nel 2009 va in pensione a 47 anni con 6000 euro netti (e l’incarico da assessore), dal commesso del Senato che prende 8000 euro al mese, alla bidella pensionata a 29 anni, ecco il primo viaggio negli scandali, negli inganni e negli abusi della previdenza italiana: un buco nero che grava sulle spalle dei contribuenti e che mette a rischio il loro futuro.

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http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/05/ecco-i-nomi-dei-94-senatori-che-hanno.html?m=1

Ecco i nomi dei 94 senatori che hanno votato contro i tagli alle pensioni d’oro

6 maggio 2012

Qualche giorno fa nella votazione sui tagli alle pensioni d’oro ai supermanager pubblici, il governo (che voleva difenderle) è stato battuto grazie da un emendamento di Idv e Lega. Sorprendentemente, la maggioranza dell’Aula si è dichiarata favorevole ad intervenire sul trattamento pensionistico dei burocrati di Stato che oggi godono di stipendi favolosi e domani avrebbero goduto di pensioni altrettanto favolose. Forse, finalmente, si sono resi conto che, in un momento in cui tutti gli italiani vengono chiamati a grandi sacrifici, togliere qualche euro ai boiardi di Stato, che oggi percepiscono, come il presidente dell’Inps o quello di Equitalia, stipendi fino a 1.200.000 euro all’anno (pagati da noi) sarebbe stato un atto minimo di equità. E tuttavia, in 94 si sono battuti come leoni contro quell’emendamento e a favore del mantenimento delle pensioni d’oro. Tutto il Pd, ad eccezione di sette senatori che, in uno scatto di dignità, hanno votato contro. […]

PENSIONI D’ORO/ Il taglio non passa: 94 senatori votano contro. Quasi tutti del Pd (Partito della Casta)

Scritto da Carmine Gazzanni
Lunedì 07 Maggio 2012

Qualche tempo fa Gianni Vattimo disse: “non è un caso che il Pd non è più Pds. Non c’è più la ‘s’. In effetti lì c’è sempre meno sinistra”. Come dargli torto. Quanto accaduto il 2 maggio ne è la riprova.

In Senato, infatti, si è votato un emendamento – presentato dai senatori Idv Belisario, Lannutti, Pardi e Bugnano – con il quale si chiedeva di sopprimere il comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge del 24 marzo 2012, n. 29. Nel decreto in questione si stabilisce che le pensioni di tutti i dipendenti pubblici avranno, d’ora in poi, un termine di paragone, un parametro di riferimento: quello del primo Presidente della Corte di Cassazione. “In nessun caso – infatti – l’ammontare complessivo delle somme loro erogate da pubbliche amministrazioni potrà superare questo limite”. Un parametro questo però che, così come concepito dal Governo, non era valido per tutti. Si leggeva, infatti, nel dl (proprio al comma 2 dell’articolo 1) chei soggetti che alla data del 22 dicembre 2011 abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento, non siano titolari di altri trattamenti pensionistici e risultino essere percettori di un trattamento economico imponibile ai predetti fini, superiore al limite stabilito dal presente comma”. In pratica per gli alti funzionari nessun taglio. Ma di chi stiamo parlando? Tra gli altri, di Antonio Mastropasqua, presidente dell’Inps, che porta a casa oltre un milione di euro all’anno (benefit e privilegi vari esclusi); Attilio Befera, presidente di Equitalia (oltre 450 mila euro di compenso all’anno); il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò (circa 475 mila euro). Il Governo Monti dunque – quello stesso Governo che a dicembre scorso parlava di “equità” – voleva preservare i loro stipendi.

Ora questo comma è stato soppresso in Senato grazie ad un emendamento presentato dall’Italia dei Valori. E votato – strano ma vero – anche dalla Lega Nord e dalla stragrande maggioranza dei senatori Pdl. A votare contro una norma che, in periodo di crisi e di forte pressione fiscale sui cittadini, sarebbe quanto mai ovvia, è stato invece il Pd insieme agli ormai sempre più “alleati” del Terzo Polo. Novantaquattro senatori in tutto. Ben 69 del Partito Democratico (solo sette hanno votato a favore).

E i nomi sono quelli che contano. Anna Finocchiaro (capogruppo Pd al Senato). Mauro Agostini (tesoriere del partito). E poi gran parte del gotha del Pd: Teresa Armato, Antonello Cabras, Vincenzo De Luca, Enzo Bianco, Vittoria Franco, Marco Follini, Pietro Ichino, Ignazio Marino, Franco Marini, Mauro Maria Marino, Franco Monaco, Achille Passoni, Carlo Pegorer, Roberta Pinotti, Giorgio Tonini, Luigi Zanda. Tutti membri del direttivo nazionale del partito.

L’alibi dei democratici? “Ce l’aveva chiesto il Governo”, ha detto sommessa la Finocchiaro. Verrebbe da chiedersi cosa farebbe il Pd se l’equo Monti gli chiedesse di gettarsi da un ponte …

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Aggiornamento del 21 settembre 2012: 

Che bella faccia tosta… a persone che hanno lavorato duramente e versato contributi per più di vent’anni viene data una pensione che sfiora a malapena i 400 euro al mese (c’è da augurarsi di non avere un affitto da pagare, altrimenti si rischia di dover andare ad abitare sotto un ponte…), mentre c’è chi si arricchisce a dismisura… perchè per la gente comune, che lavora onestamente, i soldi non ci sono mai, mentre per le altre cariche ce ne sono sempre e pure in gran abbondanza???

L.D.

http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/06/il-governo-cancella-il-tetto-per-le.html?m=1

26 GIUGNO 2012

Il governo cancella il tetto per le pensioni d’oro: 6000 euro al mese non bastano a lor signori

Mentre tagliano le pensioni minime, costringono i lavoratori ad andare in pensione oltre i 65 anni, lasciano i 360.000 esodati senza lavoro e senza pensione, il governo boccia la proposta del tetto di 6000 euro al mese di pensione per manager e alti funzionari stataliLe note parlamentari delle principali agenzie di stampa raccontano infatti che ieri, nella riunione congiunta della commissione Affari Costituzionali e Bilancio, la proposta di modifica al decreto legge spending review ha ricevuto il parere contrario del governo che si è però impegnato a ragionare sul tema in vista dell’esame del decreto legge sviluppo. L’emendamento prevede che le pensioni «erogate in base al sistema retributivo, non possono superare i 6.000 euro netti mensili. Sono fatti salvi le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo». Se poi questa pensione è cumulata con altri trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo, «l’ammontare onnicomprensivo non può superare i 10.000 euro netti mensili». […]

Il superpensionato da 90000 euro al mese. Ecco chi è il pensionato più ricco d’Italia

Tra le tante ignobiltà di questo paese, una delle più schifose, alla quale sarebbe possibile rimediare nel tempo necessario per approvare una legge composta da 4 righe di testo, è quella delle mega pensioni. Sono 100.000 i “super-pensionati” e ci costano ben 13 miliardi di euro all’anno. Per garantire il cospicuo assegno a queste persone – che hanno guadagnato cifre ingentissime durante la carriera lavorativa – devono versare i contributi qualcosa come 2.200.000 lavoratori. Uno sproposito.
La pensione più ricca d’Italia è quella di Mauro Sentinelli, ex manager e ingegnere elettronico della Telecom; percepisce un assegno di 90.246 euro al mese, – circa 3008 euro al giorno – che si sommano ai gettoni di presenza che percepisce in qualità di membro del Consiglio di Amministrazione di Telecom e Presidente del Consiglio d’Amministrazione di Enertel Servizi Srl. Non male per un pensionato, no?
Tra i politici il pensionato più pagato è il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, che cumula 30 mila euro/mese di pensione Bankitalia con 4000 euro dell`Inps ed i 19.054 euro dell`indennità da parlamentare. Lamberto Dini incassa 18 mila euro da Bankitalia, 7000 dall`Inps e 19.054 dal Senato, Giuliano Amato invece cumula 22.048 euro mese dall`Inpdap coi 9.363 che gli da il Parlamento.
L’unica soluzione di BUON SENSO e GIUSTIZIA SOCIALE, in questa italietta governata da persone che non conoscono nemmeno il significato di tali parole, sarebbe quella di INTRODURRE UN TETTO MASSIMO. Indipendentemente dall’importo dei versamenti previdenziali versati, stabiliti in base al reddito, nessuno dovrebbe percepire una pensione superiore ai 3.000 – 3.500 euro mensili netti: una misura che consentirebbe all’Inps di risparmiare almeno 8 miliardi all’anno, che dovrebbero essere impiegati per aumentare le pensioni minime, che oggi non sono sufficienti per la sopravvivenza di una persona. 
Con 8 miliardi di euro annui – pari a poco più di  666.500.000 al mese – sarebbe possibile aumentare immediatamente di 100 euro mensili ben 6.650.000 pensioni; una somma che pur non essendo sufficiente per offrire condizioni di vita decenti a chi percepisce la pensione minima, rappresenterebbe una boccata d’ossigeno, soldi che sarebbero immessi nell’economia reale, visto che anziché andare ad ingrassare i conti correnti di qualche privilegiato, verrebbero spesi per far fronte alle necessità quotidiane.

MARTEDÌ 4 SETTEMBRE 2012

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Aggiornamento del 12 febbraio 2013: 

http://www.federcontribuentinazionale.it/2012/12/17/pensioni-doro-salvate-con-il-44-di-tasse-i-contribuenti-partecipano-alla-ricchezza-di-pochi-fortunati/

Pensioni d’oro salvate. Con il 44% di tasse i contribuenti partecipano alla ricchezza di pochi fortunati

Scritto da presidenza on .
In un emendamento alla Legge di Stabilità a firma della senatrice del Pdl Cinzia Bonfrisco il cavillo salva pensioni d’oro. L’emendamento prevede che ”ai fini previdenziali” i paletti fissati dal governo Monti con il dl Salva Italia operino solo con ”riferimento alle anzianita’ contributive maturate” successivamente al provvedimento. In 20 anni si sono fatte sei riforme sul sistema pensionistico e nessuna di queste riforme ha messo fine a questa inglorioso primario italiano. Solo in Italia è permesso ai deputati di andare in pensione dopo solo 5 anni di legislatura, laddove tutti gli altri lavoratori italiani hanno bisogno, come minimo, di 20 anni di contributi e le loro pensioni sono quelle che gravano di più sulle tasche degli italiani. Ogni anno si erogano 220 milioni di euro ad ex parlamentari, solo 15 milioni arrivano dai contributi di deputati e senatori, i restanti 205 dalle tasche dei contribuenti. […]

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Aggiornamento del 2 luglio 2013: 

http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/corte-costituzionale-illegittima-supertassa-su-pensioni-d-oro-20130606_171357.shtml

Corte Costituzionale: illegittima supertassa su pensioni d’oro

La supertassa sulle pensioni d’oro è da cancellare, perché “irragionevole e discriminatoria”. Lo ha stabilito la Corte Costuzionale che ha così annullato il “contributo di solidarietà”, il prelievo extra su tutte quelle pensioni pubbliche e private superiori rispettivamente ai 90 mila, ai 150 mila e ai 200 mila euro lordi l’anno, introdotto nell’estate 2011 dal governo Berlusconi e poi confermato dal governo Monti.

Per la Consulta è “illegittimo” il prelievo (rispettivamente del 5%, 10% e 15%) sulle pensioni d’oro. Coloro che hanno subito il prelievo extra avranno tutti diritto al rimborso degli importi trattenuti dalle loro pensioni per 23 mesi e non dovranno più pagare nulla fino al 31 dicembre 2014.

6 giugno 2013

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Aggiornamento del 13 novembre 2014: 

http://www.corriere.it/economia/14_novembre_11/comma-sparito-cancella-tetto-pensioni-d-oro-3a774e62-6976-11e4-96be-d4ee9121ff4d.shtml

Un comma sparito cancella il tetto alle pensioni d’oro

Abolito il tetto alle pensioni alte. Un miliardo e mezzo in 10 anni. Vitalizi fino al 115 per cento dell’ultima paga

di Gian Antonio Stella –  11 novembre 2014

[…] Nel 2014 il giochino costerà 2 milioni di euro: nel 2024 addirittura 493. In un anno. Per un totale nel decennio di 2 miliardi e 603 milioni di euro. A godere di questo regalo, calcola l’Inps, saranno circa 160 mila persone. Quelle che, pur avendo raggiunto nel dicembre 2011 i quarant’anni di anzianità, hanno potuto scegliere di restare in servizio fino ai 70 o addirittura ai 75 anni. In gran parte docenti universitari, magistrati, alti burocrati dello Stato… […]

http://www.blitzquotidiano.it/economia/519-01545-euro-la-pensione-doro-di-uomo-1716113/

Pensioni d’oro: da Amato a Malaschini (519 mila) i “grand comis” sfuggiti alla lista

12 novembre 2013 – di Redazione Blitz

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