Nella puntata del 04/05/2012 di Focus Economia di radio 24, Sebastiano Barisoni ha intervistato il prof. Gustavo Piga (che è stato presidente della Consip) in merito al risparmio possibile da parte degli organi statali. L’analisi che ne esce risulta a dir poco stupefacente sia in termini di sprechi (30 miliardi in 2 anni) che di motivazioni (incompetenza):

“Un’idea sul risparmio deriva dalla razionalizzare come avveniva in passato, quando per fare un acquisto la pubblica amministrazione doveva passare in mano alla Consip: si facevano gare enormi con forti sconti dovuti alla quantità della merce , ma col grande problema che le piccole imprese non partecipano. Da lì si era corsi ai ripari fissando campi dove non c’era l’obbligo in quanto dannoso per l’artigiano (es il mobilio) e campi dove era obbligatorio in quanto mercato dominato da multinazionali ( es l’elettronica di massa). Ora non c’è più l’obbligo: Consip fa le gare fissando dei costi, a livello locale si possono fare ma IN TEORIA non vanno superati i costi unitari fissati dalla Consip: problema: chi controlla?
Ma il problema non sono le gare, ma i dati: nessuno ha i dati, o al massimo li ha con un paio di dati di ritardo. Con questo ritardo come facciamo a bloccare gli appalti? Se due enti comprano lo stesso bene a prezzi molto diversi, bisogna bloccare immediatamente l’esborso eccessivo. In molti paesi del mondo le gare vengono fatte dai singoli enti e singolarmente, ma su una piattaforma unica dove un singolo ente centrale può controllare chi compra cosa , quando e a quanto!
Ma quanto è impattante questo problema? Qualche anno fa 3 ricercatori hanno recuperato tutti i dati 2004-2006 di tutte le gare delle stazioni appaltanti. La somma degli sprechi risultò del 2% del PIL: 30 miliardi di euro.
E per la sanità? Come garantire l’autonomia? Se un ospedale deve spendere 100 , se spende 101 allora lo stato gliene da 99, penalizzando chi spende male. Lo Stato non può fare questo perchè mancano i dati.
Attenzione però: avere un alto prezzo non è necessariamente negativo: potrebbe essere un bene di qualità migliore, più duraturo, più efficiente… solo se si hanno tutti i dati si può fare una precisa e puntuale spending review, altrimenti si sa solo la spesa e non la qualità e di conseguenza lo stato deve pagare tutto quello che l’ente ha speso. Non può fare altro.
Perchè un’azienda come la Bravo Soluions viene chiamata in Gran Bretagna per fare la razionalizzazione della spesa e qui in Italia non si può fare?
Il problema sta in una certa opposizione da parte delle aziende:
-) se una TAC nell’ospedale A costa 100e è perchè l’azienda cui si è rivolto è stata efficiente
-) se una TAC nell’ospedale B costa 200e è perchè l’azienda cui si è rivolto è stata brava a piazzare un prodotto in sovrapprezzo.
E’ chiaro che lo Stato abbatterebbe i costi a rivolgersi solo alla prima azienda, ma non è che ci perderebbe in occupazione perchè la seconda azienda chiuderebbe in quanto improduttiva. Anzi, la prima dovrebbe assumere di più e grazie al premio ricevuto per la propria efficienza potrebbe investire i ricavi e proporsi all’estero, cosa che l’inefficienza della seconda non permetterebbe mai!
Del famoso 2% di spreco i 3 ricercatori sono riusciti a determinare:

  • 80% di incompetenza
  • 20% di corruzione

L’investimento successivo andrebbe quindi fatto per rendere tali persone più preparate e stare attenti che la loro preparazione non finisca poi per portarli nel privato (alzando quindi loro lo stipendio e facendoli crescere di carriera)”

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Per restare aggiornati sugli sprechi in Italia:

wikispesa.costodellostato.it

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