Una piccola  riflessione sulla festa del lavoro.

Alla luce del fatto che:

1. molte persone, in questo momento di crisi, purtroppo non hanno un lavoro;

2. molte persone hanno un lavoro che, nel nostro paese, non viene adeguatamente tutelato (stagisti e precari);

3. molte persone, proprio a causa del fallimento della propria attività lavorativa, hanno compiuto o sono in procinto di compiere azioni di suicidio (vedi l’articolo “La crisi continua a mordere, ma troppo spesso il disagio si trasforma in suicidio…“)

E’ sicuramente giusto ricordare le lotte che ci sono state per tutelare i diritti dei lavoratori, ma in questo momento di difficoltà non dobbiamo dimenticarci, anzi dobbiamo sforzarci di tenere presente, possibilmente anche di aiutare, tutte le persone che stanno vivendo situazioni di malessere e disagio proprio a causa di un lavoro che non c’è o che non viene riconosciuto come dovrebbe…

Questi i dati appena pubblicati dall’Istat relativamente alla disoccupazione:

http://www.quotidianosicurezza.it/approfondimenti/speciali/occupati-e-disoccupati-nel-mese-di-marzo-duemiladodici-i-numeri-istat.htm

Occupati e disoccupati nel mese di marzo 2012, i numeri Istat

Scritto il 3 maggio 2012 da Daria De Nesi

ROMA – Pubblicati dall’Istat i dati provvisori su “Occupati e disoccupati” relativi al mese di marzo 2012.

Gli occupati nel mese di marzo 2012 sono 22 milioni e 947 mila, lo 0,2% in meno rispetto a febbraio (-35 mila unità) e lo 0,4% rispetto a marzo 2011 (-88 mila unità). Il tasso di occupazione è pari al 57,0%, in diminuzione nel confronto congiunturale di 0,1 punti percentuali e di 0,2 punti in termini tendenziali. […]

I disoccupati, sono 2 milioni e 506 mila, il 2,7% in più rispetto a febbraio (66 mila unità). Su base annua si registra una crescita del 23,4% (476 mila unità). L’allargamento dell’area della disoccupazione riguarda sia gli uomini sia le donne […].

Il tasso di disoccupazione si attesta al 9,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,7 punti rispetto all’anno precedente.

Il tasso di disoccupazione giovanile, per i giovani tra i 15 ei 24 anni è pari al 35,9%. Il dato registra un sensibile aumento di 2 punti percentuali rispetto al mese precedente. […]

“A seguito di quanto pubblicato da alcune agenzie, testate online, radio e televisioni in merito ai dati mensili su occupati e disoccupati diffusi questa mattina, si precisa che non è corretto affermare che più di un giovane su tre è disoccupato, mentre sarebbe più corretto segnalare che più di uno su tre dei giovani attivi è disoccupato.” Infatti, in base agli standard internazionali, il tasso di disoccupazione è definito come il rapporto tra i disoccupati e le forze di lavoro (ovvero gli “attivi”, i quali comprendono gli occupati e i disoccupati). Se, dunque, un giovane è studente e non cerca attivamente un lavoro non è considerato tra le forze di lavoro, ma tra gli “inattivi”.

Per quanto riguarda il dato sulla disoccupazione giovanile diffuso oggi e relativo al mese di marzo 2012 va ricordato che i “disoccupati” di età compresa tra i 15 e i 24 anni sono circa 600 mila, cioè il 35,9% delle forze di lavoro di quell’età (come riportato nel comunicato stampa) e il 10,3% della popolazione complessiva della stessa età, nella quale rientrano studenti e altre persone considerate inattive secondo gli standard internazionali. […]

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Ecco cosa potrebbero fare, ad esempio, le amministrazioni comunali/provinciali:

http://web2.comune.piacenza.it/informasociale/schede-per-elenchi/contributi-vari/job-card-centro-per-limpiego

Job-Card – Centro per l’Impiego

La Provincia di Piacenza promuove un’iniziativa volta ad alleviare gli effetti economici della crisi attraverso la concessione di agevolazioni a lavoratori in mobilità, in cassa integrazione, in contatto di solidarietà. Queste categorie hanno diritto a una job card con cui ottenere sconti nei negozi e nelle aziende convenzionati, sconti nelle farmacie pari al 10%, rateizzazione delle bollette di acqua e rifiuti di Enia.

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Festa del lavoro (da Wikipedia)

La Festa del lavoro o Festa dei lavoratori è una festività mondiale celebrata il 1º maggio di ogni anno che intende ricordare l’impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte. […]

http://www.lomb.cgil.it/primo_maggio.htm

STORIA DEL 1° MAGGIO

Il 1°  Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.
“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.
La storia del primo Maggio rappresenta, oggi, il segno delle trasformazioni che hanno caratterizzato i flussi politici e sociali all’interno del movimento operaio dalla fine del secolo scorso in poi.

Le origini

Dal congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori – la Prima Internazionale – riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: “otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”.
A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell’Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l’estesa ed effettiva applicazione. L’entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana.
Nell’ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

1886: I “martiri di Chicago”

Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all’attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l’11 novembre 1887. Il ricordo dei “martiri di Chicago” era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.

1890: 1 maggio, per la prima volta manifestazione simultanea in tutto il mondo

Il 20 luglio 1889 il congresso costitutivo della Seconda Internazionale, riunito a Parigi, decise che “una grande manifestazione sarebbe stata organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente i tutti i paesi e in tute le città, i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore”.
La scelta cadde sul primo Maggio dell’anno successivo, appunto per il valore simbolico che quella giornata aveva assunto.
In Italia come negli altri Paesi il grande successo del 1 Maggio, concepita come manifestazione straordinaria e unica, indusse le organizzazioni operaie e socialiste a rinnovare l’evento anche per 1891.
Nella capitale la manifestazione era stata convocata in pazza Santa Croce in Gerusalemme, nel pressi di S.Giovanni. La tensione era alta, ci furono tumulti che provocarono diversi morti e feriti e centinaia di arresti tra i manifestanti.
Nel resto d’Italia e del mondo la replica del 1 Maggio ebbe uno svolgimento più tranquillo. Lo spirito di quella giornata si stava radicando nelle coscienze dei lavoratori.

1891: la festa dei lavoratori diventa permanente

Nell’agosto del 1891 il II congresso dell’Internazionale, riunito a Bruxelles, assunse la decisione di rendere permanente la ricorrenza. D’ora in avanti il 1 Maggio sarebbe stato la “festa dei lavoratori di tutti i paesi, nella quale i lavoratori dovevano manifestare la comunanza delle loro rivendicazioni e della loro solidarietà”.

Il primo maggio durante il fascismo

Nel nostro Paese il fascismo decise la soppressione del 1 Maggio, che durante il ventennio fu fatto coincidere il con la celebrazione del 21 aprile, il cosiddetto Natale di Roma. Mentre la festa del lavoro assume una connotazione quanto mai “sovversiva”, divenendo occasione per esprimere in forme diverse (dal garofano rosso all’occhiello, alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alla riunione in osteria) l’opposizione al regime. Il 1 Maggio tornò a celebrarsi nel 1945, sei giorno dopo la liberazione dell’Italia.

1947: L’eccidio di Portella della Ginestra

La pagina più sanguinosa della festa del lavoro venne scritta nel 1947 a Portella della Ginestra, dove circa duemila persone del movimento contadino si erano date appuntamento per festeggiare la fine della dittatura e il ripristino delle libertà, mentre cadevano i secolari privilegi di pochi, dopo anni di sottomissione a un potere feudale. La banda Giuliano fece fuoco tra la folla, provocando undici morti e oltre cinquanta feriti. La Cgil proclamò lo sciopero generale e puntò il dito contro “la volontà dei latifondisti siciliani di soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori”.
La strage di Portella delle Ginestre, secondo l’allora ministro dell’Interno, Mario Scelba, chiamato a rispondere davanti all’Assemblea Costituente, non fu un delitto politico. Ma nel 1949 il bandito Giuliano scrisse una lettera ai giornali e alla polizia per rivendicare lo scopo politico della sua strage. Il 14 luglio 1950 il bandito fu ucciso dal suo luogotenente, Gaspare Pisciotta, il quale a sua volta fu avvelenato in carcere il 9 febbraio del 1954 dopo aver pronunciato clamorose rivelazioni sui mandanti della strage di Portella.

Il primo Maggio oggi

Le profonde trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini, la progressiva omogeneizzazione delle abitudini hanno profondamente cambiato il significato di una ricorrenza che aveva sempre esaltato la distinzione della classe operaia. Il modo di celebrare il 1 maggio è quindi cambiato nel corso degli anni.
Da diversi anni Cgil, Cisl, Uil hanno scelto di celebrare la giornata del 1 Maggio promovendo una manifestazione nazionale dedicata ad uno specifico tema. E’ diventato un appuntamento anche il tradizionale concerto rock che i sindacati confederali organizzano in piazza San Giovanni a Roma.

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Aggiornamento del 2 maggio 2013:

I dati sulla disoccupazione continuano ad essere preoccupanti, in particolare quelli sulla disoccupazione giovanile: peggio di noi, in Europa, soltanto Grecia e Spagna per quanto riguarda la fascia degli under 25.

Io sinceramente mi sono sentita un po’ in colpa nei confronti di chi è disoccupato nel non aver lavorato ieri: non mi sembra corretto che chi ha il lavoro si permetta il lusso di “festeggiare” alla faccia di chi vorrebbe lavorare ma non ne ha la possibilità. In una giornata come ieri, credo che mi sarei sentita più a posto con la coscienza se fossi andata a lavorare. Anzi, credo che sarebbe meglio, in questo periodo, abolire temporaneamente la festa del lavoro, nell’attesa di tempi migliori per il lavoro e per l’economia…

L.D.

http://www.zerohedge.com/sites/default/files/images/user3303/imageroot/2013/04-2/20130430_Job3.jpg

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Aggiornamento del 4 maggio 2015:

http://www.corriere.it/economia/15_maggio_01/gli-scontri-cifre-un-lavoro-che-non-c-e-08346440-efcb-11e4-ab0f-6f7d8bd494ab.shtml

Gli scontri sulle cifre di un lavoro che non c’è

[…] Il Primo maggio del 2015 cade quindi in questa congiuntura. Avremmo tutti voluto che fosse una «festa del lavoro ritrovato», chiaramente non lo è. L’addensarsi, proprio negli ultimi giorni, di (cattive) notizie circa tutta una serie di crisi aziendali può far pensare che, oltre alla difficoltà di produrre nuova occupazione, la coda delle drastiche ristrutturazioni industriali degli anni della Grande Crisi si stia rivelando più ampia e più lunga del previsto. Guardando con maggiore attenzione ai dettagli delle vertenze aperte, emerge come sia difficile ricondurre a un’unica interpretazione o tendenza ciò che sta avvenendo nel sistema produttivo. Due comunque sono le situazioni da seguire con maggiore attenzione, se non altro per il peso che hanno sul capitolo occupazione. La prima riguarda di nuovo l’industria degli elettrodomestici: racconta di una difficile fusione tra due realtà assai simili come Whirlpool Italia e Indesit e di un Sud che rischia di pagare il prezzo più salato. Gli esuberi di personale da Auchan, uniti alla crisi del Mercatone, fanno suonare poi un ulteriore campanello d’allarme: la grande distribuzione, che finora aveva assorbito occupazione – e altra prometteva di assorbirne -, dovrà sottostare, almeno per ciò che riguarda alcune significative realtà, anch’essa a un doloroso processo di riorganizzazione. Non l’avevamo messo in conto.

1 maggio 2015 –  di DARIO DI VICO

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