http://archiviostorico.corriere.it/2007/aprile/28/Dai_dipendenti_giardini_costi_del_co_9_070428085.shtml

Dai dipendenti ai giardini. I costi del Colle

ROMA – Giorgio Napolitano non ha mai messo i cappellini della regina Elisabetta. Dio lo benedica. Non ha un marito gaffeur come il principe Filippo che a una donna cieca col cane guida che vedeva per lei disse: «Lo sa cara che ci sono cani che mangiano per le anoressiche?». E Dio lo benedica. Preferisce i babà del caffè Gambrinus alle cakes di patate, frutta secca e pancetta affumicata. E Dio lo benedica. Sulla trasparenza, però, Dio salvi la regina. La quale ha messo on line tutti i suoi conti: tutti. Precisando quanto spende per questo e quanto spende per quello fin nei dettagli. Fino all’ ultimo centesimo. Da noi no: segreto. Il bilancio del Quirinale è vietato ai cittadini. O meglio, alcuni dati generici il Colle li ha dati. Per la prima volta, come se volesse farsi britannicamente carico dei nomignoli di «Sir George» e di «Lord Carrington» che si trascina da una vita, il presidente ha deciso, nel gennaio del 2007, di render note le «fondamentali scelte contenute nel bilancio interno». La fitta coltre di nebbia sui costi della Presidenza, però, è stata appena scalfita. Tutto pubblico, in Gran Bretagna. Su Internet: www.royal.gov.uk/output/page3954.asp. Con 33 pagine ricche di dettagli sulle tabelle entrate-uscite dedicate alla prima voce, 54 alle residenze, 33 ai viaggi. Sei un cittadino? Hai diritto di sapere che i dipendenti a tempo indeterminato a carico della Civil List alla fine del 2005 erano 310, cioè 3 in più rispetto all’ anno prima. Che la regina ha avuto regali ufficiali per 152.000 euro. Che nelle cantine reali sono stoccati vini e liquori «in ordine di annata», per un valore stimato in 608.000 euro. Che le uniformi del personale sono costate 152.000 euro e «catering e ospitalità» 1.520.000. Che sul volo di Stato numero tale, il giorno tale, in viaggio da qui a lì c’ erano i passeggeri Tizio, Caio e Sempronio. La convinzione democratica che chi sta ai vertici del potere abbia il dovere (non la facoltà: il dovere) di rendere conto del pubblico denaro è talmente radicata che una tabellina indica, con nome e cognome, lo stipendio dei massimi dirigenti. Sappiamo quindi che la busta paga di Lord Chamberlain (Richard Luce fino all’ 11 ottobre del 2006, poi William Peel) è stata di 97.000 euro, quella del segretario particolare della regina Robin Janvrin di 253.000, quella del responsabile del Portafoglio privato Alain Reid di 276.000, quella del Maestro di Casa David Walker 191.000 euro. E da noi? Boh… Certo è che i costi, stando all’ unica fonte a disposizione (la comunicazione annuale con cui il Quirinale informa il governo di aver bisogno di «tot soldi» senza spiegare nulla su come vengano spesi) hanno continuato inesorabilmente a lievitare senza che mai sia stato segnalato un taglio e senza che mai sia stata fornita una risposta alle richieste di aggiornamento dei dati conosciuti e mai smentiti. Ci sono ancora 71 alloggi a disposizione dei massimi dirigenti e dei collaboratori più stretti? I cavalli della ex Guardia del re sono ancora 60?  Dall’ altra parte, in Inghilterra, la regina ha deciso di fornire ai cittadini non solo tutti i particolari del bilancio ma di far certificare questo bilancio dalla Kpmg. Altra cultura. Un giorno di qualche anno fa, per dire, il governo inglese si accorse che la Civil List aveva calcolato un’ inflazione (7,5%) più alta di quella poi effettivamente registrata, col risultato che la famiglia reale aveva ricevuto 45 milioni di euro in più. Bene: Tony Blair e il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown, come riportarono tutti i giornali, decisero il congelamento dell’ appannaggio per andare al recupero dei soldi. Invitata a «dimagrire», Elisabetta II ha preso l’ impegno molto sul serio. Taglia di qua e taglia di là, per fare un solo esempio, a Buckingham Palace ci sono oggi 6 centralinisti a tempo pieno. La metà di quelli assunti dalla Asl di Frosinone nella tornata del dicembre del 2002. Gli operai (falegnami, tappezzieri, orologiai…) impegnati nelle manutenzioni di Buckingham Palace sono in tutto 15, compreso il supervisore. Va da sé che la situazione finanziaria è letteralmente rifiorita. Nel 1991-1992 la spesa pubblica per la Corona era di 132 milioni di euro, oggi è sotto i 57 milioni. Un taglio radicale. E il Quirinale? Negli ultimi anni, una sola voce è rimasta uguale: la busta paga del capo dello Stato. Che a partire da Enrico De Nicola, che non toccava gli 11 milioni di lire l’ anno di indennità, è ancora praticamente la stessa. Intorno a lui, però, il Palazzo si è gonfiato e gonfiato e gonfiato negli anni senza che neppure Ciampi, che del risanamento dei conti pubblici e della sobrietà aveva fatto una ragione di vita riuscisse a fare argine. Eppure il nostro amatissimo Carlo Azeglio, già nel febbraio del 2001, aveva sotto gli occhi una fotografia nitida della situazione. Il rapporto del comitato che lui stesso aveva voluto subito dopo l’ insediamento e guidato da Sabino Cassese. Le 49 pagine, allegati compresi, non furono mai rese note. E si capisce: le conclusioni, fra le righe, non erano lusinghiere. Nonostante i paragoni non fossero fatti con la monarchia inglese ma con la presidenza francese e quella tedesca. Al 31 agosto del 2000 il personale in servizio da noi era composto da 931 dipendenti diretti più 928 altrui avuti per «distacco», per un totale di 1.859 addetti. Tra i quali i soliti 274 corazzieri, 254 carabinieri (di cui 109 in servizio a Castelporziano!), 213 poliziotti, 77 finanzieri (64 della Tenenza di Torvajanica, che è davanti alla tenuta presidenziale sul mare sotto Ostia, e 14 della Legione Capo Posillipo), 21 vigili urbani e 16 guardie forestali, ancora a Castelporziano. Numeri sbalorditivi. Il solo gabinetto di Gaetano Gifuni era composto da 63 persone. Il servizio Tenute e Giardini da 115, fra cui 29 giardinieri e 46 addetti a varie mansioni. Quanto ai famosi 15 craftsmen di Elisabetta II, artigiani vari impegnati nella manutenzione dei palazzi reali, al Quirinale erano allora 59 tra i quali 6 restauratrici al laboratorio degli arazzi, 30 operai, 6 tappezzieri, 2 orologiai, 3 ebanisti e 2 doratori. Nel rapporto si sottolineava che la presidenza tedesca, dai compiti istituzionali simili, aveva dimensioni molto più contenute: 50 addetti alle tre direzioni organizzative, 100 ai servizi logistici e di supporto e 10 agli uffici degli ex presidenti. Totale: 160. Cioè 29 in meno dei soli addetti alla sicurezza di Castelporziano. Quanto all’ Eliseo, il confronto era almeno altrettanto imbarazzante: nonostante il presidente francese abbia poteri infinitamente superiori a quello italiano, aveva allora (compresi 388 militari) 923 dipendenti. La metà del Quirinale. E infatti costava pure quasi la metà: 86 milioni e mezzo di euro in valuta attuale, contro 152 e mezzo. Per non dire del confronto, umiliante, con la presidenza tedesca che sulle casse pubbliche pesava per 18 milioni e mezzo di euro: un ottavo della nostra. Eppure, dopo quella denuncia interna sull’ elefantiasi della struttura, non solo sono aumentati perfino i corazzieri ma il personale di ruolo è salito a 1.072 persone. E ancora più marcato è stato l’ aumento sul versante del «personale militare e delle forze di polizia distaccato per esigenze di sicurezza del presidente e dei compendi»: poliziotti, carabinieri e uomini di scorta vari sono 1.086. Cioè 382 in più rispetto a dieci anni fa. Con un balzo del 54%. Fatte le somme: nelle tre sedi rimaste in dotazione alla presidenza dopo la cessione alla Regione Toscana della tenuta di San Rossore, e cioè il Colle, Castelporziano e Villa Rosebery a Napoli, lavorano oggi 2.158 persone. Il doppio, come abbiamo visto, di quelle impiegate dalla corte inglese o dall’ Eliseo. Col risultato che il solo personale costa oltre 160 milioni di euro. Pari, grossolanamente, a una busta paga pro capite di oltre 74.000 euro. Il doppio dello stipendio di uno statale medio. E il doppio di un dipendente della regina. I numeri più ustionanti, tuttavia, sono quelli assoluti. La «macchina» del Quirinale costava nel 1997 «solo» 117 milioni di euro. Dieci anni dopo ne costa 224 (più altri 11 milioni che arrivano al Colle da «entrate proprie quali gli interessi attivi sui depositi e le ritenute previdenziali»). Un’ impennata del 91%. Si dirà: c’ è stata l’ inflazione. Giusto. Fatta la tara, però, l’ aumento netto resta del 61%. Per non dire del paragone con vent’ anni fa. Sapete quanto costava la presidenza della Repubblica nel 1986? In valuta attuale meno di 73 milioni e mezzo di euro. Il che significa che in vent’ anni la spesa reale, depurata dall’ inflazione, è triplicata. Mentre lassù in Gran Bretagna veniva più che dimezzata. Col risultato che oggi Buckingham Palace costa un quarto del Quirinale. * * * I NUMERI In vent’ anni la spesa reale, depurata dall’ inflazione, è triplicata. Il personale «vale» oltre 160 milioni di euro

Rizzo Sergio, Stella Gian Antonio
28 aprile 2007

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http://www.ilgiornale.it/interni/re_giorgio_si_vanta_tagli_spese__ma_sua_reggia_e_piu_cara_mondo/13-02-2012/articolo-id=571842-page=0-comments=1

Re Giorgio si vanta dei tagli, ma la sua reggia è la più cara

Ma quale austerità! Il Quirinale costa ancora il doppio dell’Eliseo: ecco i finti tagli fatta dal presidente della Repubblica

di Laura Cesaretti – 13 febbraio 2012

[…] I costi della presidenza della Repubblica restano monumentali, soprattutto messi a confronto con i budget di altre istituzioni equiparabili in Europa (dall’Eliseo alla Corte di St. James), ma nel corso del suo settennato Giorgio Napolitano ha imposto un progressivo dimagrimento al corpaccione burocratico ereditato. E soprattutto sta adattando anche l’opaco regime di interna corporis della prima istituzione repubblicana a nuove regole di trasparenza. […] Sostanzialmente, si sottolinea, è rimasta pari a quella del 2008, nonostante l’8,4% di inflazione. Un risultato, spiega il sito del Quirinale, possibile «grazie ad una serie di provvedimenti di riforma e riorganizzazione amministrativa adottati dall’inizio del settennato». L’elenco delle misure va dal blocco del turnover del personale alla progressiva riduzione dei «distaccati»; l’introduzione anche sul Colle del regime pensionistico contributivo; il blocco degli stipendi al 2008; la limitazione degli straordinari. Alle cospicue indennità degli alti gradi, dal Segretario generale Donato Marra in giù, è stato applicato il contributo di solidarietà del 5 e del 10%. Il personale si è ridotto rispetto al 2006 di 394 unità. […] Cresce invece, sia pur di soli 300mila euro, la spesa per «beni e servizi». Ma qui, si spiega, oltre all’incremento dell’inflazione e all’aumento dei tributi fiscali, c’è anche una buona ragione: «le spese per le celebrazioni del 150/mo anniversario dell’unità d’Italia e per la intensificazione degli interventi di restauro e manutenzione, nonché alla fruizione del Palazzo del Quirinale da parte del pubblico». […] In conclusione, rivendica Giorgio Napolitano, le economie e i tagli «autonomamente adottati» durante il suo settennato hanno garantito allo Stato un risparmio complessivo di oltre 60 milioni di euro a tutto il 2011. […]

http://www.ilgiornale.it/interni/i_finti_tagli_re_giorgio/13-02-2012/articolo-id=571930-page=0-comments=1

I finti tagli di Re Giorgio

Il Quirinale annuncia risparmi per 60 milioni. Eppure il Colle costa ancora il doppio dell’Eliseo

di Alessandro Sallusti – 13 febbraio 2012

[…] Re Giorgio e la sua corte costano, nonostante tutto, quattro volte tanto la Corona inglese, tre volte tanto l’Eliseo (e in Francia il presidente è anche il premier di fatto), dieci volte tanto la presidenza tedesca, con il doppio dei dipendenti del re di Spagna e oltre il doppio di quelli della Casa Bianca.

Insomma, se tagli sono stati fatti, gli effetti proprio non si vedono. E poco tranquillizza il fatto che nella nota diramata ieri già si dica che «a partire dal 2014 il fondo di dotazione non potrà essere ulteriormente bloccato». Scusi presidente, ma dimezzare invece, di peso, organici e costi è chiedere troppo?

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Aggiornamento del 3 novembre 2012:

http://www.lettera43.it/politica/colle-senza-spending-review-lo-stipendio-di-napolitano-sale_4367574644.htm

Colle senza spending review, lo stipendio di Napolitano sale

Aumento di 8.835 euro per il presidente della Repubblica. Più 5,88% per il bilancio triennale del Quirinale. Nel Regno Unito la Regina Elisabetta costa meno.

L’Italia è in crisi, le aziende licenziano, i precari riempiono le strade e i cassintegrati svuotano le risorse dello Stato, ma lo stipendio del presidente della Repubblica è in costante aumento. Il quadro che emerge dall’articolo di Franco Bechis su Libero è un affresco che rende il Quirinale sempre più simile a una torre d’avorio lontana anni luce dalla realtà del Paese. […]
NEL 2013 QUASI 9 MILA EURO IN PIÙ. Così lo stipendio del capo dello Stato è l’unico ad aumentare in tutto il comporato pubblico. I dati sono reperibili dalla tabella 2 allegata alla legge di stabilità. Lo stipendio di Napolitano, in carica solo per i primi mesi del 2013, sale di 8.835 euro all’anno, toccando i 248.017 euro. […] Napolitano avrebbe potuto fermare il tutto, tagliarsi lo stipendio, e perderci, a livello personale, davvero poco, ma non ha fatto niente. La presidenza della Repubblica è l’istituzione che registra l’incremento più alto in un quadro di tagli enormi: +5,88% in tre anni, contro una diminuzione della spesa del 5% per la Camera e del 6,21% per il Senato. […]

30 Novembre 2012

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Aggiornamento del 31 dicembre 2014:

http://www.corriere.it/opinioni/14_dicembre_30/quirinale-diventi-museo-casa-tutti-noi-63991654-8feb-11e4-a207-f362e6729675.shtml

Il Quirinale diventi museo, è la casa di tutti noi

di Gian Antonio Stella – 30 dicembre 2014

«Il Quirinale è la casa degli italiani», ha detto più volte Giorgio Napolitano. È una frase molto bella. Espressa, ne siamo certi, con sincerità. Gli italiani, però, possono entrarci poco. Sarebbe un torto alle istituzioni scegliere per il capo dello Stato una sede nobile ma diversa spalancando finalmente a tutti uno dei palazzi più importanti del pianeta?

[…] Napolitano, nella scia di Carlo Azeglio Ciampi e altri ancora, ha reso onore al Quirinale. E a buon diritto può rivendicare di avere contenuto le spese: il palazzo costa oggi, contando l’inflazione, meno che nel 2008. E i tagli, compreso quello di 507 addetti, sarebbero stati più vistosi se alcuni costi mostruosi come quello delle pensioni (90 milioni sui 228 della dotazione 2014) non fossero imbullonati alla difficoltà enorme di toccare i diritti acquisiti, sia pure spropositati.

Resta il fatto che la reggia che ospitò i Papi, i Savoia e infine i presidenti della Repubblica, proprio perché è molto più grande e più ricca e più costosa nella manutenzione, come il Colle precisa ogni volta che c’è una polemica sui confronti con l’Eliseo o Buckingham Palace, pesa sulle pubbliche casse più di ogni altro. Nuova obiezione: ma è aperta al pubblico! Sì, alcune stanze di rappresentanza e, precisa il sito, «quasi ogni domenica». Dalle 8.30 alle 12. Tranne l’estate: chiuso. Più le visite delle scuole: un’ora a settimana. Su appuntamento. Più i concerti nella cappella Paolina, tre o quattro al mese da ottobre a giugno. Più le mostre temporanee nelle Scuderie. Come quella del 2013 su Tiziano che richiamò 245.979 turisti. Un piccolo trionfo, con 2.365 visitatori al giorno. Ma comunque all’80° posto nella classifica mondiale. Dopo «La poetica della carta» al Getty Center di Los Angeles.

La Hofburg di Vienna, per secoli cuore del potere degli Asburgo, ospita oggi solo un ufficio di rappresentanza della presidenza più la sede dell’Osce e soprattutto una straordinaria rete di istituzioni culturali. […] Lo stesso re di Spagna vive alla Zarzuela e utilizza il Palazzo Reale (formalmente ancora sede della casa regnante) solo per certe cerimonie ufficiali ma il Palacio Real madrileno è aperto al punto di avere accolto nel 2013 oltre un milione di turisti. E lo stesso doppio uso è in vigore da altre parti, come in Svezia, dove la reggia di Stoccolma è aperta tre ore al giorno dal martedì alla domenica nei mesi invernali e tutti i giorni per sei o sette ore in quelli estivi. Per non dire dei casi storicamente più eclatanti. Il Louvre che da moltissimo tempo non ospita il re di Francia (o il presidente della Repubblica, che sta all’Eliseo, un palazzo minore donato da Luigi XIV a madame de Pompadour) attira ogni anno nove milioni di turisti, la Città Proibita di Pechino dodici.

Diciamolo: è un peccato che tanta apertura non sia possibile al Colle. Certo, è curioso entrarci con la «visita virtuale» offerta dal sito web e «ammirare la ricchezza artistica del Palazzo» grazie alle «immagini “immersive” (come se il visitatore fosse nelle sale o nei corridoi) ad alta definizione». E fa venire l’acquolina in bocca spostarsi dal Cortile d’onore al salone dei Corazzieri, dalla Cappella Paolina dove si svolsero quattro conclavi (ultimo quello che elesse Pio IX) alla Sala delle Virtù e via così. E come dice il cicerone web «tra le tante tappe ci si può soffermare su affreschi di Guido Reni, Pietro da Cortona e altri…». Ma sempre virtuale è. […]

Nella sua autonomia, il nuovo capo dello Stato potrebbe «dare aria» alle Istituzioni trasferendosi in un altro palazzo, bellissimo ed elegantissimo, come dicevamo, per spalancare il Quirinale agli italiani e agli stranieri che accorrerebbero entusiasti alla scoperta di quelle stanze finora in gran parte chiuse. E fare di quel Palazzo di 1200 stanze un grande museo in grado di sbaragliare, con la sua storia, i suoi capolavori, le sue collezioni di arazzi o orologi, le sue mostre temporanee in spazi meravigliosi, ogni concorrenza mondiale. […]

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