Nel blog potrete trovare numerosi articoli che parlano di quanto manchi all’Italia la capacità di sfruttare a fini turistici l’immenso patrimonio di beni culturali in suo possesso (tags “turismo”, “beni culturali”, “turismo culturale”).

Cosa manca all’Italia? Oltre che ai soldi, manca soprattutto la consapevolezza di possedere un patrimonio che tutto il mondo ci invidia! Dal punto di vista pratico, grazie sempre ad una classe politica sciocca ed ignorante, ci mancano tutte le strutture organizzative e gestionali necessarie, tra cui:

  • un Ministero che si occupi specificamente di turismo e beni culturali (qualcuno mi sa dire che senso ha e a che cosa serve il “Ministero per gli affari regionali, il turismo e lo sport” che oggi ci ritroviamo?!?! Che cosa diavolo hanno in comune gli affari regionali, il turismo e lo sport, tanto da giustificare una loro gestione condivisa?!?!);
  • un portale informatico internazionale e ben pubblicizzato all’estero, contenente informazioni pratiche e proposte di viaggio e che sappia far conoscere la corposa mole di patrimonio culturale italiano ai potenziali turisti stranieri, i quali generalmente visitando Roma, Firenze e Venezia pensano di aver già visto tutto dell’Italia (oggi abbiamo soltanto una misera bozza di sito: www.italia.it/);
  • siccome lo Stato italiano oggi NON HA SOLDI a disposizione per manutenere e gestire il patrimonio italiano, la soluzione ideale sarebbe quella di eliminare tutte le agenzie per il turismo pubbliche (con conseguente risparmio di denaro pubblico) e concedere la gestione a società private tramite gare, in modo tale da lasciare libero spazio agli investimenti e alla creatività. Quale soluzione migliore? A proposito: abbiamo l’ENIT, cioè l’Agenzia Nazionale del Turismo, con tutte le sue sedi estere (vedi www.enit.it/it/sediestere.html), che probabilmente servirà anche a promuovere l’Italia all’estero, ma immagino che, come sempre, il rapporto tra costi e qualità dei servizi sia a favore dei primi (vedi www.enit.it/it/retribuzione-dei-dirigenti.html).
L.D.
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http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-02-29/quando-cultura-diventa-industria-064053.shtml?uuid=AahsOUzE

L’industria della cultura

29 febbraio 2012

di Antonello Cherchi

La cultura è un’industria. […] il settore nel 2010 ha determinato un valore aggiunto di 68 miliardi di euro e impiegato 1,4 milioni di persone. […] in Europa rimaniamo fanalino di coda. Basta guardare la classifica Eurostat degli impiegati nel settore culturale per rendersi conto che il Belpaese è al di sotto della media Ue. […] come fare in modo che l’industria della cultura continui a crescere? […] Bisogna intervenire sulla spesa del ministero, gravato da un contingente enorme di personale poco qualificato, perché negli anni scorsi sono stati imbarcati soprattutto custodi e addetti amministrativi. […] A livello locale occorre poi creare agende di politiche culturali condivise, senza l’attuale spezzatino tra comuni, province e regioni. Bisogna, infine, ripensare il rapporto tra pubblico e privato, perché il modello attuato nella gestione dei servizi aggiuntivi dei musei si è dimostrato fallimentare». […]

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Il Manifesto:
Sul Sole 24 Ore Domenica del 19 febbraio è stato presentato il Manifesto «Per una costituente della cultura».

I cinque punti
Una costituente per la cultura; strategie di lungo periodo; cooperazione tra i ministeri; l’arte a scuola e la cultura scientifica; sgravi ed equità fiscale collaborazione pubblico-privato

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-02-18/niente-cultura-niente-sviluppo-141457.shtml?uuid=AaCqMotE

Niente cultura, niente sviluppo

19 febbraio 2012

Occorre una vera rivoluzione copernicana nel rapporto tra sviluppo e cultura. Da “giacimenti di un passato glorioso”, ora considerati ingombranti beni improduttivi da mantenere, i beni culturali e l’intera sfera della conoscenza devono tornare a essere determinanti per il consolidamento di una sfera pubblica democratica, per la crescita reale e per la rinascita dell’occupazione.

[…] il discorso deve farsi strettamente economico. Niente cultura, niente sviluppo. Dove per “cultura” deve intendersi una concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza. E per “sviluppo” non una nozione meramente economicistica, incentrata sull’aumento del Pil, che si è rivelato un indicatore alquanto imperfetto del benessere collettivo […]

Strategie di lungo periodo
[…] La cultura e la ricerca innescano l’innovazione, e dunque creano occupazione, producono progresso e sviluppo. La cultura, in una parola, deve tornare al centro dell’azione di governo. […] È una condizione per il futuro dei giovani. Chi pensa alla crescita senza ricerca, senza cultura, senza innovazione, ipotizza per loro un futuro da consumatori disoccupati, e inasprisce uno scontro generazionale senza vie d’uscita. […] Negli ultimi decenni nel nostro paese – a differenza di altri, Francia, Germania, Stati Uniti oltre a economie recentemente “emerse” – è accaduto esattamente l’inverso di ciò che era necessario. Si è affermata la marginalità della cultura, del suo Ministero, e dei Ministeri che se ne occupano (Beni e Attività Culturali e Istruzione, Università e Ricerca) considerati centri di spesa improduttiva, da trattare con tagli trasversali. […]

Cooperazione tra i ministeri […]

L’arte a scuola, il merito e la cultura scientifica
[…] La dicotomia tra cultura umanistica e scientifica si è rivelata infondata proprio grazie a una serie di studi cognitivi che dimostrano che i ragazzi impegnati in attività creative e artistiche sono anche i più dotati in ambito scientifico. […]

Complementarità pubblico-privato, sgravi ed equità fiscale
La complementarità pubblico/privato, che implica una forte apertura all’intervento dei privati nella gestione del patrimonio pubblico, deve divenire cultura diffusa e non presentarsi solo in episodi isolati. Può nascere solo se non è pensata come sostitutiva dell’intervento pubblico, ma fondata sulla condivisione con le imprese e i singoli cittadini del valore pubblico della cultura. […]  Provvedimenti legislativi a sostegno dell’intervento privato vanno poi ulteriormente sostenuti attraverso un sistema di sgravi fiscali (in molti paesi persino il biglietto per un museo o un teatro è detraibile). Misure di questo genere ben si armonizzano con l’attuale azione di contrasto all’evasione a favore di un’equità fiscale finalizzata a uno scopo comune: il superamento degli ostacoli allo sviluppo del paese.

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http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-03-10/lancio-domenicale-181334.shtml?uuid=AbMy1y5E&fromSearch

Noi, analfabeti seduti su un tesoro

10 marzo 2012 – di Armando Massarenti

Due dati dovrebbero impressionarci come italiani, se vogliamo vederci (anzi, diciamo pure, venderci) come cittadini del mondo.
Il primo è quello che riguarda la strepitosa immagine positiva che ancora siamo in grado di diffondere all’estero. Chiunque di noi si presenti come italiano in un qualunque ambiente di New York, Parigi, Tokyo, Pechino, Singapore, non riceverà che elogi e espressioni di ammirazione. Perché? Perché nonostante tutto il nostro brand va fortissimo. E di che cosa è fatto questo brand? Vi sembrerà strano ma la parola che lo riassume è una sola: Cultura. Noi siamo il Paese della Cultura. […]  per me cultura è anche tante altre cose assai più piccole (è anche ingegnosità minuta, fumetti, videogiochi, grafica, artigianato) e anche meno piccole ma in genere poco amate dagli umanisti: scienza, diritto, economia. Ma c’è poco da fare: è quello il brand che, quando siamo bravi, riusciamo a vendere, e dobbiamo andarne fieri. Anche nelle piccole cose: nel nostro design, nelle nostre automobili, nel nostro abbigliamento, nei nostri orologi di lusso, nei nostri mobili, in tutto il made in Italy c’è un riverbero della nostra gloriosissima storia, in un’immagine in cui lo straniero vede tutta la grandezza dell’antica Roma e del nostro Rinascimento, che condisce con i nostri musicisti, gli inventori dell’Opera lirica, i poeti, i grandi navigatori, i fondatori della scienza galileiana, cioè di quel metodo che è alla base del prodigioso progresso tecnico-scientifico degli ultimi quattro secoli in Europa e nel mondo. […]
Passiamo dunque al secondo dato che dovrebbe impressionarci. Anzi, in questo caso, allarmarci. Noi italiani appariamo come primi ‐ primi assoluti! ‐ in una ben poco encomiabile lista. Tutto il mondo la può leggere e stupirsene. È pubblicata nella voce «functional illiteracy» di Wikipedia (la voce corrispondente «analfabetismo funzionale» non c’è nella versione italiana di Wikipedia, qualcuno la allestisca!), e dice che il 47 per cento degli italiani dai 14 ai 65 anni ha forti deficienze nella semplice comprensione di un testo. All’Italia seguono il Messico (43,2%), l’Irlanda (22,6%), Gran Bretagna (21,8), Usa (20), Belgio (18,4) giù giù (anzi su su) fino alla alfabetizzatissima Svezia (7,5%!).

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Tutto sarebbe più facile, se solo utilizzassimo il web in modo efficace:

IPOTESI DI SITO n. 1:

Ci manca un sito, fatto come si deve, dedicato ai turisti, perciò necessariamente multilingue (tradotto nel maggior numero possibile di lingue, dalle lingue latine a quelle arabe ed orientali). Questo sito avrebbe come scopo quello di fare da collettore, da punto di riferimento univoco per l’intero sistema museale italiano. Il nostro sistema è infatti troppo frammentato: nessun turista straniero può sapere i nomi delle nostre regioni o delle nostre città meno famose, dobbiamo fargliele conoscere noi!!

Una possibile suddivisione delle sezioni potrebbe essere la seguente:

1. Mappa del patrimonio culturale italiano: con descrizioni, video promozionali e collegamenti internet ai siti dei nostri musei e di tutte le strutture visitabili, con uno spazio dedicato anche alle opinioni/recensioni dei visitatori. Possibilità di effettuare ricerche secondo un criterio geografico, per argomento, ricerche personalizzate, ricerche incrociate.

2. Prenotazione di soggiorni, visite e pacchetti turistici: possibilità di effettuare on-line la prenotazione di visite guidate; indirizzi e riferimenti utili per il pernottamento e la ristorazione presso locali tipici; proposte di pacchetti turistici.

3. Sezione dedicata ad offerte specifiche per le gite scolastiche

4. Eventi: spazio dedicato alla cultura popolare, quindi alle sagre e alle feste che rievocano antiche tradizioni locali che, devo ammettere, siamo davvero bravi ad organizzare su tutto il territorio nazionale!

IPOTESI DI SITO n. 2

Potrebbe essere utile anche un’altra tipologia di sito, dedicato questa volta agli operatori del settore, ma consultabile ed accessibile anche a tutti i cittadini. Questo sito avrebbe la funzione di facilitare gli scambi di idee e le collaborazioni volte ad ideare, progettare, realizzare e rinnovare costantemente nuove offerte turistiche di tipo culturale. Anche le Università potranno parteciparvi, trovando così un nuovo strumento per il reperimento di finanziamenti (fund raising).

Le sezioni potrebbero essere:

1. Ricerca di collaborazioni: suddiviso in “domande” ed “offerte”, con lo scopo di mettere a punto ed organizzare nuove proposte turistiche e sviluppare nuovi progetti nell’ambito del turismo culturale.

2. Proposte e nuove idee: spazio per i cittadini, per dare a tutti la possibilità di proporre nuove idee in merito alla valorizzazione del nostro Paese e del nostro patrimonio artistico e culturale.

3. Gestione degli enti museali: le società private aventi in gestione una quota di patrimonio dovrebbero qui riportare i bilanci economici, il numero di visitatori (con suddivisione tra italiani e stranieri), gli interventi di manutenzione e di valorizzazione già effettuati e quelli che si intende effettuare.

4. Competenza professionale degli enti museali: spazio per le valutazioni da parte dei visitatori, ma anche per commenti e suggerimenti.

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Libro “La cultura si mangia!” di Bruno Arpaia e Pietro Greco

La cultura è un bene di lusso? La nostra classe dirigente non ha dubbi: non si mangia e quindi non serve. O, secondo altri, è bella e utile ma non possiamo permettercela. Risultato bipartisan: tagli su tagli, dal 2,1 per cento della spesa pubblica nel 2000 allo 0,2 di oggi, e un’Italia avvitata nella più infelice delle decrescite. E invece si dà il caso che la cultura sia, ovunque, il motore dello sviluppo, come dimostra questo pamphlet documentato, battagliero, propositivo. Gli autori sfatano miti tossici: non è vero che il nostro Paese può vivere di passato e di “patrimonio artistico”. Forniscono coordinate utili: dal 2007, in piena crisi, l’occupazione nelle industrie culturali italiane è cresciuta in media dello 0,8 per cento l’anno. Analizzano esempi virtuosi, dal New Deal alla rinascita di Bilbao, dal miracolo artistico della Ruhr alla riscoperta scientifica di Trieste. E offrono idee concrete per una rivoluzione della struttura produttiva del Paese, un progetto di sviluppo fondato sulla conoscenza. Spunti indispensabili per la classe politica, che ha il compito di guidare fuori dalla crisi un Paese sempre più confuso, ignorante e (quindi) povero. Riusciranno, i nostri eroi?

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Aggiornamento del 4 luglio 2014:

Ecco un bell’esempio di cosa significhi “fare sistema”: avere un unico sito nel quale trovare TUTTE le informazioni necessarie per poter organizzare un viaggio. Si tratta dell’Olanda: se provate a digitare “Olanda” su Google, il primo sito trovato dalla vostra ricerca sarà www.holland.com/it/turismo.htm. In Italia, invece, ciascuna regione, o magari ciascun comune, fa per sè. Questo, oltre a moltiplicare i costi, è anche assolutamente inefficace: non possiamo pretendere che uno straniero che voglia venire in vacanza in Italia possa conoscere i nomi delle nostre regioni nè tantomento delle nostre città!!!

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