I suicidi tra gli imprenditori ed i piccoli datori di lavoro (artigiani, piccole imprese, commercianti) si susseguono in questi giorni con un ritmo quotidiano. Ma la crisi non è finita, e non sta nemmeno per finire. Le cause non sono poi così differenti, anzi, tutte hanno un denominatore comune: il fallimento della propria impresa o l’impossibilità di trovare un lavoro che garantisca un minimo di onore e dignità, ad ogni modo l’incapacità di trovare una via d’uscita per potersi ricostruire una vita.

I fattori scatenanti sono tre, che messi insieme costituiscono un mix veramente pericoloso:

  1. l’eccessiva vessazione del fisco, sia sulle famiglie che sulle imprese (vedi l’articolo “La fiscalità italiana che schiaccia le imprese“);
  2. lo Stato e le pubbliche amministrazioni che pagano le aziende con troppo ritardo (lo Stato è riuscito ad accumulare cifre astronomiche, si parla di 70 miliardi di debito commerciale e più di 30 miliardi di crediti IVA!!!); il rispetto degli adempimenti fiscali infatti, in Italia, non si poggia su leggi simmetriche tra Stato e cittadini: lo Stato pretende che i nostri pagamenti siano puntuali fino all’ultimo spicciolo, ma quando tocca a lui pagare i tempi si allungano oltre i limiti di decenza (si stima che 1 azienda su 3 fallisca per questo motivo); DOMANDA: perchè questi crediti che le aziende accumulano non possono essere “detratti” dalle tasse? Mettendomi nei panni di un’azienda, se lo Stato non mi paga quello che mi deve, perchè io devo comunque versare le tasse, peggiorando così la mia situazione finanziaria e rischiando il fallimento per colpa, appunto, dello Stato? Sarebbe giusto che le aziende non versassero più nulla, finchè il credito da esse vantato non sia equilibratamente remunerato…
  3. le banche che non concedono prestiti o che li concedono a condizioni sfavorevoli e quasi impermissibili (questo fenomeno viene definito “stretta del credito” o, in inglese, “credit crunch“).

Il suicidio come sintomo di disagio sociale

Emile Durkheim, sociologo francese, scrisse un’opera sul suicidio (Il suicidio, 1896) nella quale sosteneva che la causa di questo evento non è mai una sola. Al contrario, esistono una serie di cause (multifattorialità) e può capitare che le vere e più profonde ragioni non corrispondano a quelle immediatamente visibili e riconoscibili. La comprensione di questo evento richiede quindi un’analisi sia della storia personale del soggetto che del contesto sociale e famigliare in cui il soggetto ha vissuto. Dopodichè, si dovrebbe passare alla ricostruzione del carattere, della personalità e della spiritualità dell’individuo suicida. Il suicidio, sintomo di un disagio intimo e personale, se diventa un fenomeno di massa, diventa anche sintomo di un vero e proprio disagio sociale che accomuna diverse persone, con diversi caratteri e diverse personalità, ma evidentemente tutte con le stesse problematiche di fondo che non si è in grado di affrontare, se non attraverso l’abbandono violento della propria condizione esistenziale. Una società di massa in cui anche i problemi stanno diventando di massa. Forse la solitudine o la paura e l’incertezza del futuro, forse il timore di non essere in grado di affrontare determinate situazioni o magari la vergogna o l’amarezza per non essere riusciti realizzare le proprie ambizioni. Ma sta di fatto che accade sempre più spesso che la causa primigenia di un evento suicida sia proprio il lavoro…

L.D.

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Disperati mai

Radio 24 dà voce agli imprenditori in difficoltà

http://shoutcast.radio24.it/main.php?dirprog=Primo-piano&articolo=radio24-imprenditori-difficolta-suicidi-aiuto-lettere

La grande crisi sta cambiando la vita di tutti noi. E non è ancora finita. Sono destinate a cambiare abitudini consolidate, il modo di vivere la vita di ogni giorno e di fare impresa. Sono cambiamenti sempre difficili, a volte traumatici che, in molti casi, costringono a fronteggiare momenti drammatici, a fare scelte che lasciano il segno.

A volte le difficoltà da affrontare portano alla disperazione per la paura di non farcela, di non essere all’altezza della situazione. La catena dei suicidi è impressionante, un lungo bollettino di una guerra mai dichiarata ma in corso, di cui le istituzioni non sembrano accorgersi. A nessun livello. Per questo Radio 24 ha deciso di scendere in campo contro la disperazione, ha deciso di non lasciarvi soli.

Il primo passo è dare voce agli imprenditori in difficoltà.

Scriveteci le vostre storie all’indirizzo e-mail disperatimai@radio24.it, raccontateci le difficoltà con cui dovete fare i conti. Ne parleremo nei nostri programmi.

Radio 24 è al vostro fianco, non vi lascia soli.

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http://archiviostorico.corriere.it/2012/aprile/15/Imprenditori_crisi_catena_suicidi_co_8_120415031.shtml

Imprenditori e crisi, la catena di suicidi

ROMA - Si sono suicidati in ventitrè dall’ inizio dell’ anno, i piccoli imprenditori che non ce l’hanno fatta a sopportare la durezza della crisi economica. Un suicidio ogni quattro giorni. Il dato arriva dalla Cgia di Mestre, l’ associazione artigiani e piccole imprese, che sottolinea anche come un’ impresa su due chiuda i battenti entro i primi cinque anni di vita. Non regge al mercato, ma soprattutto al peso dello Stato sul mercato, viene prima o dopo stritolata fino ad essere costretta a mollare. «Tasse, burocrazia, ma soprattutto la mancanza di liquidità – dice Giuseppe Bortolussi, segretario di Cgia Mestre – sono i principali ostacoli che costringono molti neoimprenditori a gettare la spugna anzitempo. [...] Questi suicidi sono un vero grido di allarme lanciato da chi non ce la fa più. Le tasse, la burocrazia, la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti hanno creato un clima ostile che penalizza chi fa impresa. Per molti, il suicidio è visto come un gesto di ribellione contro un sistema sordo e insensibile che non riesce a cogliere la gravità della situazione». [...] «È chiaro che il governo – conclude Bortolussi – non può non intervenire abbassando il carico fiscale sulle imprese e in generale sul mondo del lavoro, altrimenti sarà difficile far ripartire l’ economia del Paese». [...]

Iossa Mariolina - 15 aprile 2012 – Corriere della Sera

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http://www.pmi.it/economia/lavoro/news/50992/crediti-pa-il-dramma-dei-suicidi-tra-gli-imprenditori-del-nord-est.html

Crediti PA: il dramma dei suicidi tra gli imprenditori del Nord Est

Teresa Barone – 10 gennaio 2012

Se l’accesso al credito diventa sempre più un’utopia per le piccole e medie imprese italiane – che si rivolgono alle banche per cercare di fronteggiare l’attività aziendale, spesso già in difficoltà a causa del ritardo nei pagamenti della PA – come pagare stipendi e contributi ai dipendenti? [...]

Suicidi per crediti

A puntare il dito sul patto di stabilità interno, evidenziando gli effetti disastrosi in termini di liquidità sugli imprenditori medi e piccoli, è Giuseppe Bortolussi della Cgia, Associazione Artigiani di Mestre: «Nel Nord Est abbiamo avuto una cinquantina di suicidi per crediti. Se è paradossale per debiti, che ciò avvenga per crediti è assurdo.

Bisogna aiutare la piccola impresa ad avere il suo, senza pensare a chissà cosa, solo quello che è loro dovuto. Si parla di 70 miliardi, se lo Stato ha bisogno di far quadrare i conti, lo stesso vale per le imprese». [...]

http://www.agi.it/economia/notizie/201204101155-eco-rt10059-crisi_tajani_ritardi_pagamenti_stato_deve_a_imprese_70_mld

Crisi: Tajani, ritardi pagamenti, Stato deve a imprese 70 mld

10 APR 2012

(AGI) – Bruxelles, 10 apr. - I debiti scaduti dello Stato nei confronti delle imprese ammontano a oltre il 4% del Pil, pari a quasi 70 miliardi di euro: la denuncia è del vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, che in un suo intervento sul Sole 24 ore di oggi ricorda che “nelle ultime settimane si sono moltiplicati casi d’imprenditori che mettono fine alla propria vita perchè non sono più in grado assicurare l’esistenza alla propria impresa. Anche a causa dei ritardi di pagamento della Pubblica amministrazione. E’ inaccettabile“.
Secondo il vicepresidente della Commissione Ue, infatti, non ci sono differenze “tra l’obbligo, non solo giuridico ma anche morale, di pagare le tasse e quello della Pubblica amministrazione di onorare puntualmente i propri debiti“. Tajani ricorda ancora che la direttiva Ue sui ritardi di pagamento, approvata un anno fa, prevede pagamenti entro 30 giorni, con limitate eccezione fino a 60, pena interessi di mora dell’8%: la scadenza dell’attuazione per evitare le procedure di infrazione della Commissione è fissata al marzo 2013. “Pagare gli arretrati significa liberare oltre 180 miliardi di crediti verso lo Stato a livello Ue. Di questi, quasi la metà nella sola Italia, cui spetta il non invidiabile primato negativo di questo malcostume“. Per ottenere un pagamento dalla Pubbliche amministrazione, ricorda ancora Tajani, “le aziende italiane hanno atteso 180 giorni nel 2011, contro i 128 nel 2009; in Francia si e’ invece scesi da 70 a 64 giorni e in Germania da 40 a 35. (AGI) .

http://www.lapennadellacoscienza.it/corrado-passera-trova-una-soluzione-ai-ritardi-nei-pagamenti-dello-stato/

Corrado Passera trova una soluzione ai ritardi nei pagamenti dello Stato

11 aprile 2012

Finalmente qualcosa si muove per i pagamenti arretrati che lo Stato deve alle imprese. A cercare una soluzione è l’astuto Corrado Passera, che avendo le mani legate trova un escamotage: chiedere alle banche di accettare come garanzia presentata dalle aziende i crediti che queste vantano verso lo Stato. […] La soluzione scelta da Passera e dal Viceministro dell’economia Vittorio Grilli prevede che gli imprenditori che vantano dei crediti nei confronti dello Stato, possano presentare questi crediti come garanzie “pro solvendo” da cedere in banca e per le quali sarà responsabile l’imprenditore per eventuali inadempienze dello Stato. Adesso le imprese attendono dallo Stato il pagamento di 70 miliardi di euro, circa 2,5 punti di pil, che se immessi nel circuito economico potrebbero ridare a molte aziende nuovo slancio. Ovviamente sarebbe tutto più semplice se lo Stato non si rifiutasse di pagare quanto dovuto. In Germania i tempi medi di pagamento sono di 35 giorni, in Francia 64, mentre in Italia la media è di 180 giorni anche se alcune aziende attendono anche due e tre anni prima di ricevere quanto gli è dovuto. […] Questa, se accettata, dovrebbe essere una soluzione transitoria, poiché l’Italia deve adempiere alla direttiva della comunità europea che impone il pagamento alle aziende entro un massimo di 30 giorni.

http://www.pmi.it/impresa/normativa/news/52039/ritardo-pagamenti-dalla-pa-delega-al-governo.html?autorefresh=yes

Ritardo pagamenti dalla PA: delega al Governo

Ritardo pagamenti dalla PA, la Camera ha approvato la delega al Governo per recepire la direttiva Comunitaria: sei mesi di tempo per emanare uno o più decreti legislativi a partire dall’entrata in vigore del disegno di legge UE

Francesca Vinciarelli – 3 febbraio 2012

Il ritardo nei pagamenti dalla PA , ormai è cosa più che nota, rappresenta una delle piaghe che da sempre attanaglia le imprese italiane, ma ora arriva una buona notizia: la Camera ha approvato con 413 sì, 47 no (tra cui la Lega) e 4 astenuti l’emendamento della commissione alla legge Comunitaria sui ritardi nei pagamenti dalla pubblica amministrazione alle imprese.

L’ok della Camera al testo che riformula l’articolo 14 sul ritardo nei pagamenti dalla PA tema comporta una delega al Governo per recepire la direttiva Comunitaria, che si traduce nel dovere di emanare uno o più decreti legislativi entro sei mesi dall’entrata in vigore del disegno di legge UE.

La speranza è che questo iter porti a risolvere l’annosa questione dei ritardi nei pagamenti della PA, che ha portato lo Stato a contrarre ben 90 miliardi di euro di debiti nei confronti delle aziende private. Una situazione da non sottovalutare visto che i ritardi di pagamento (non solo dalla PA, anche dai privati) sono la causa di un fallimento su tre.

«Ora vigileremo affinché questo problema venga affrontato nei tempi previsti, recependo nella legislazione italiana le regole rigorose della nuova direttiva UE», ha dichiarato Antonio Misiani, deputato Pd e membro della Commissione bilancio. Soddisfazione anche da parte di Barbara Saltamartini, «è un passo importante che più volte era stato auspicato per aiutare le numerosissime piccole e medie imprese a rischio collasso. Va da sé che si potrebbe anche favorire un meccanismo di accelerazione attraverso una riduzione delle imposte che le aziende creditrici sono tenute a pagare nei confronti dello Stato. Una proposta su cui credo valga la pena confrontarsi seriamente», ha concluso la vicepresidente dei deputati del Pdl.

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Aggiornamento del 4 maggio 2012:

Rimborsi IVA: 2 mld di fondi MEF e class action in arrivo

Francesca Vinciarelli –

Il ritardo nei pagamenti dalla PA insieme a quello del rimborso crediti IVA rappresentano una delle principali problematiche che stanno attanagliando le imprese italiane, soprattutto le PMI, già in difficoltà a causa del perdurare della crisi economica globale.

2,2 mld per il rimborso dei crediti IVA

E mentre l’Associazione Nord-Ovest 2020 si prepara a dare il via ad una class action per far risarcire le imprese dei danni causati dai ritardi nel rimborso crediti IVA, l’Agenzia delle Entrate annuncia l’arrivo da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze di 2,2 miliardi di euro destinati proprio al pagamento dei crediti IVA vantati da imprese, artigiani e professionisti. L’Agenzia rivela che «la somma complessiva rimborsata nel 2012 a imprese, artigiani e professionisti arriverà a ben 3,1 miliardi di euro, a fronte dei 2,7 miliardi erogati nello stesso periodo del 2011, con un incremento di circa il +14%». Di questi già nei prossimi giorni ne saranno erogati 400 milioni, i rimanenti pagamenti avverranno a partire dalla seconda metà del mese di maggio. Una buona notizia per circa undicimila partite IVA e per tutte quelle imprese a corto di liquidità e a rischio chiusura che stanno cercando di sopravvivere a non poche difficoltà economiche e finanziarie aggravate dalle inadempienze dello Stato.

Class Action risarcimento danni

Anche se lo sblocco non coprirà tutti i crediti vantati dalle imprese con lo Stato, visto che ad oggi questi ammontano a circa 5 miliardi di euro, sicuramente è un primo segnale di qualcosa che si sta muovendo. Secondo l’Associazione Nord-Ovest 2020 «a partire dal 2010, il rimborso di tali crediti ha subito un drastico stallo», una situazione che «si pone in palese contrasto con la disciplina nazionale e comunitaria in materia di IVA e, tra l’altro, pone le imprese italiane in una condizione di chiaro svantaggio competitivo rispetto ai competitor stranieri». Secondo le statistiche, infatti «all’interno della Unione Europea l’Italia è all’ultimo posto nel pagamento dei crediti IVA, con tempi a volte prossimi a 2 anni, mentre la media dei rimborsi – ad es., in Germania, Francia e Belgio – vede i relativi crediti saldati entro 60 giorni». Il procedimento giudiziario relativo alla class action per ottenere il risarcimento dei danni subiti da PMI e imprese per il mancato pagamento dei rimborsi IVA verrà iniziato avanti il Tribunale di Roma nei confronti della Presidenza del Consiglio e del Ministero dello Sviluppo. [...]

Vedi anche il nostro articolo “In difesa del settore produttivo, il solo e unico produttore di ricchezza

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Aggiornamento del 16 ottobre 2012:

Collegandovi al seguente link potrete vedere alcuni cortometraggi che sono stati realizzati, tratti da alcune delle molte storie che sono state inviate:

www.radio24.ilsole24ore.com/disperatimai/

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Aggiornamento del 13 marzo 2013:

Ufficialmente i debiti degli enti pubblici locali nei confronti delle imprese ammontano a circa 70 miliardi di euro, ma in realtà potrebbero essere molti di più: secondo la Banca d’Italia, infatti, ammonterebbero a 90 miliardi, mentre secondo una recente indagine effettuata dal Prof. Emanuele Padovani dell’Università di Bologna ammonterebbero a ben 150 miliardi!!! Una bella cifretta insomma… peccato che i partiti, ad eccezione forse del M5S, non si esimano dal rinunciare ai loro rimborsi elettorali per il bene di migliaia di imprese che rischiano di chiudere, molte delle quali, a quanto pare, si sono ridotte addirittura a dover rateizzare gli stipendi dei dipendenti per problemi di liquidità. I rimborsi che spettano al Pd per le elezioni 2013 ammontano a ben 48 miliardi di euro e poco meno spetterebbe a M5S e Pdl, per un totale che supera i 100 miliardi di euro. Quante imprese si potrebbero salvare… se solo ce ne fosse la volontà…

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Aggiornamento del 30 dicembre 2013:

Ecco a voi un’altra desolante testimonianza:

Puntata di “La versione di Oscar” del 19 dicembre 2013

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/versioneoscar/2013-12-19/facciamo-banca-stato-184405.php?idpuntata=gSLAhyruZ&date=2013-12-19

“Facciamo da banca allo Stato”

L’enorme ritardo da parte dello Stato nel pagamento dei suoi debiti alle imprese italiane oramai è cosa risaputa. Lo Stato stesso non ha la consapevolezza di quanto ammonti il debito commerciale nei confronti dei 9000 soggetti a lui creditori. Quello che sappiamo è che la cifra non è inferiore a 100 miliardi di euro. Oggi cerchiamo di capire cosa voglia dire avere un credito di migliaia di euro che non accenna ad essere saldato con un’officina ortopedica all’avanguardia a livello internazionale, il Centro Essedi di Marnate (Varese). Con noi Sergio Carpentieri, tecnico ortopedico e socio del Centro varesino.

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Aggiornamento dell’8 febbraio 2014:

Ecco altre testimonianze (da 24Mattino):

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/24mattino/2014-02-04/martedi-febbraio-110023.php?idpuntata=gSLAo2Dvb&date=2014-02-04

Stato debitore

“Sono costretto ad avviare la procedura contro l’Italia per violazione della direttiva Ue, dell’applicazione delle norme europee sui ritardi dei pagamenti della Pubblica amministrazione alle imprese”, così Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea, dopo l’annuncio fatto in merito la scorsa settimana. E questo nonostante il pagamento di oltre 20 miliardi alle imprese creditrici nel 2013 fatto dallo Stato, come riferito dal ministro Saccomanni a fine anno. Un dato da solo spiega meglio di molte parole questa anomalia tutta italiana: l’Italia da sola rappresenta circa il 30% del debito delle PA di tutta Europa.

A 24 mattino, Corrado Nela, amministratore delegato di un’azienda che vanta crediti dallo Stato per oltre 13 milioni di euro e Marco Cobianchi, giornalista di Panorama.

http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/24mattino/2014-02-04/debiti-parla-imprenditore-milioni-111809.php

Debiti della PA: parla l’imprenditore con 16,5 milioni di crediti

“Da 15 siamo passati a 16,5 milioni di crediti da riscuotere dalle pubbliche amministrazioni. Un trend perfetto, di questo passo non arriveremo al 2020″ questa è la considerazione amara dell’amministratore delegato dell’Exergia di Gallarate (Va) Corrado Nela che, senza abbandonare il sarcasmo, traccia la hit parade degli enti più morosi ai microfoni di 24Mattino: “La maglia di leader va all’Anas che ci deve 1 milione e 247 mila euro, poi c’è l’Università degli Studi di Torino, la Croce Rossa, la Rai, i comandi dei Vigili del Fuoco, l’Aeronautica, la Polizia, le case circondariali, siamo nell’ordine delle sette, otto mila posizioni”. L’Exergia fornisce elettricità a migliaia di enti pubblici acquisiti dall’Enel grazie a una gara vinta nel 2008. “Non pagano e ai solleciti di pagamento rispondono di non disturbarli più perché tanto i soldi non ci sono”. Ma Nela ha provato anche a reagire staccando la spina ad alcuni clienti: “I Point of Delivery, i codici che corrispondono ai contatori, si dividono in due grandi categorie: quelli non disalimentabili perché ritenuti di pubblica utilità e quelli che, anche se riferibili a soggetti pubblici, sono disalimentabili. In un carcere, per esempio, i sistemi di allarme non sono disalimentabili mentre i contatori relativi a magazzini e servizi ausiliari possono essere disalimentati. Dove la normativa lo prevedeva abbiamo fatto istanza di disalimentazione al distributore per quei Pod che non ci venivano pagati. Una volta abbiamo sospeso l’erogazione ad alcune zone del carcere di Parma. Con l’Anas, però, non posso disalimentare i lampioni per ovvie questioni di sicurezza. In altri casi, quando per esempio abbiamo staccato la corrente allo Stadio di Genova, mi sono stati ratificati avvisi di garanzia. Oltre a non prendere i soldi, vengo anche accusato di interruzione di pubblico servizio“.

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Aggiornamento del 21 giugno 2014:

http://www.huffingtonpost.it/2014/06/18/debiti-pa-la-commissione-europea-apre-procedura-di-infrazione_n_5506394.html

Debiti Pa, la Commissione Europea apre procedura di infrazione contro l’Italia per i ritardi nei pagamenti

La Commissione Ue ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia in quanto ritiene che nella pratica non applichi correttamente la direttiva Ue sul ritardo dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Le imprese non vengono pagate a 30-60 giorni come previsto dalle regole Ue ma con ritardi che arrivano sino a 210 giorni.

Le Pa italiane, secondo le informazioni della Commissione, impiegano in media 170 giorni per pagare le imprese che forniscono loro beni e servizi e 210 giorni per i lavori pubblici. Alcune applicano poi tassi d’interesse per i pagamenti in mora che sono inferiori a quelli previsti dalla direttiva Ue. Inoltre, altre Pa ritardano i rapporti sull’avanzamento dei lavori in modo da ritardare anche il pagamento alle imprese. [...]

 

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