Con riferimento e come prosecuzione dell’articolo “Rimborsi ai partiti: la dimostrazione della malafede di chi ci governa!“, vorremmo ora capire quali soluzioni stanno proponendo i nostri politici e se sarebbero possibili delle soluzioni realmente efficaci, per fare in modo che questi ormai snaturati “rimborsi” non diventino delle vere e proprie forme di guadagno per i partiti e per coloro che ne fanno parte.

Per il momento, siamo a questo punto:

1. E’ stato deciso che nel 2013 il contributo verrà ridotto del 36%. Questa percentuale viene definita da taluni come “consistente”, ma a noi questo fa un po’ ridere, considerando che il fattore moltiplicativo dei rimborsi rispetto alle spese effettuate, come abbiamo documentato nell’articolo sopra citato, è stato anche superiore a 10 (ciò significa che, per fare un esempio, per ogni 10 euro spesi ne guadagnavano 100 e che, con la riduzione del 36%, per ogni 10 euro spesi ne guadagnerebbero “soltanto” 64!).

2. Qualche partito, come Lega Nord e Italia dei Valori, per far bella figura, ha annunciato di voler rinunciare all’ultima rata dei rimborsi per le elezioni del 2008, che i partiti dovrebbero incassare nel luglio di quest’anno, ma vedremo se avranno il coraggio di farlo per davvero…

3. In un vertice tra Alfano, Bersani e Casini sono state proposte sia l’istituzione di una “Commissione per la trasparenza e il controllo dei bilanci” che una serie di altre norme per il controllo degli stessi bilanci. Ma il problema è sempre lo stesso: finchè saranno sempre loro ad “autocontrollarsi”, quanto potremo stare sicuri che non faranno di tutto anche per “autotutelarsi”?

4. E’ stato proposto, alcuni anni or sono, di far nascere delle fondazioni legate ai partiti allo scopo di investire in strutture e progetti di interesse pubblico e sociale (ad esempio per gli asili nido o per altri servizi ai cittadini) i soldi ricevuti, proprio come avviene in Germania. I problemi che sarebbero sorti, qui in Italia, sarebbero stati almeno di due tipologie: da una parte questo avrebbe fatto lievitare ulteriormente le somme dei rimborsi, dall’altra parte non ci sarebbe stato sicuramente il meccanismo virtuoso ed assolutamente trasparente che in Germania garantisce che questi fondi vengano utilizzati per gli scopi a cui sono destinati, e che non vengano invece sottratti da chi li gestisce o ne fa parte (cosa che in Italia, con ogni probabilità, si sarebbe invece verificata).

Che cosa bisognerebbe fare quindi?

In primo luogo, i partiti dovrebbero costituirsi come delle organizzazioni no-profit, quindi senza alcuno scopo di lucro. In Germania, come abbiamo detto, funziona esattamente così: ogni partito finanzia una fondazione il cui controllo delle relative spese viene fatto da enti esterni al partito, con il risultato che il tutto funziona alla perfezione.

In secondo luogo, è giusto che vi siano delle regole sulla trasparenza dei soldi che ricevono e su come questi soldi vengono utilizzati.

In terzo luogo, questa è la nostra radicale proposta per eliminare gli sprechi dei partiti in Italia:

– obbligarli a vendere tutti i beni, mobili ed immobili, in loro possesso;

– obbligarli a pubblicare on-line un rendiconto dei loro bilanci amministrativi dopo che questi siano stati supervisionati da studi contabili esterni al partito, magari con il controllo e l’ausilio della Guardia di Finanza;

eliminare la norma per la quale una parte dell’indennità parlamentare o da consigliere deve essere versata al partito, riducendo così anche gli stipendi dei medesimi;

Per quanto riguarda invece la provenienza dei finanziamenti, io abolirei di netto ogni forma di finanziamento pubblico: ogni partito deve autosostenersi economicamente, tramite il tesseramento e le donazioni dei propri sostenitori. Inoltre, dovrebbe essere abolita la pubblicità dei partiti in campagna elettorale: basta con tutti quei manifesti, volantini e cartelloni pubblicitari, che utilizzino internet, la stampa, le trasmissioni televisive e radiofoniche, per farsi pubblicità! Una campagna elettorale realizzata prevalentemente on-line permetterebbe di ridurre quasi a zero tutte le spese: ad ogni partito che voglia candidarsi alle elezioni potrebbe essere donato dallo Stato uno spazio web (il cui costo è davvero infimo), sul quale caricare tutti i contenuti (sia scritti che audiovisivi). A questi contenuti ogni elettore potrebbe accedere sia liberamente che effettuando un log-in tramite il proprio numero di tessera elettorale, dando così anche la possibilità di interagire commentando o votando le proposte (come con il famoso bottone “Mi piace” di Facebook).

Pensate che potrebbe essere fattibile, almeno in parte, tutto ciò? D’altra parte, l’austerità dovrebbe iniziare proprio dalla politica, che fin’ora non ha fatto altro che riempirci di tasse!

L.D.

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/accordo-partiti-maggioranza-rinviata-lerogazione-milioni/203801/

Soldi ai partiti, intesa su maggiore trasparenza, ma nessun taglio ai fondi

[…] Fino a questo momento, dunque, resta intatto il sistema di rimborsi elettorali “a pioggia” finito sotto accusa dopo gli scandali sui conti della Margherita e della Lega. Ed è solo rinviato l’incasso dell’ultima tranche da 100 milioni di euro dovuti dallo Stato per le elezioni del 2008, in “scadenza” in questi giorni.

L’intesa, secondo l’accordo dei “tecnici” di Pd, Pdl e Terzo Polo, sarà trasformata “in norma di legge nel giro di pochi giorni”. Tra le altre decisioni prese, anche il rinvio a data da destinarsi dell’erogazione dei 100 milioni di euro prevista per luglio, ultima rata dei rimborsi elettorali del 2008.  ”Ci siamo ispirati – ha spiegato il segretario del Pd Pierluigi Bersani – alle migliori esperienze europee, francesi e tedesche”.

Dunque, quali sono le novità?

La prima: i bilanci dei partiti saranno obbligatoriamente soggetti al controllo ed alla certificazione di società di revisione iscritte nell’albo speciale Consob.

Secondo: è istituita la Commissione per la trasparenza ed il controllo dei bilanci dei partiti politici, composta dal presidente della Corte dei Conti (che la presiederà), dal presidente del Consiglio di Stato e dal primo presidente della Corte di cassazione o loro delegati. La Commissione effettuerà il controllo dei rendiconti, delle relazioni e delle note integrative dei bilanci che i singoli partiti saranno tenuti a depositare entro il 15 luglio di ogni anno. Entro il 30 settembre la commissione trasmetterà ai presidenti della Camera e del Senato una relazione contenente l’esito dei controlli. Qualora dai controlli effettuati dalla Commissione emergeranno irregolarità, i presidenti della Camera e del Senato provvederanno ad applicare, su proposta della Commissione, sanzioni amministrative pecuniarie pari a tre volte la misura delle irregolarità stesse”. Il controllo, secondo l’accordo tra i partiti della maggioranza, verrà avviato sui rendiconti 2011.

Terzo: i partiti potranno inoltre investire la propria liquidità esclusivamente in titoli emessi dallo Stato italiano.

Quarto: le donazioni ai partiti politici superiori a 5.000 euro dovranno essere rese pubbliche, mentre viceversa i contributi dei partiti politici a fondazioni, enti e istituzioni o società eccedenti i 50 mila euro annui comporteranno l’obbligo per questi ultimi di sottoporsi ai controlli della Commissione.

Quinto: i bilanci dei partiti saranno pubblicati sui siti Internet dei partiti stessi nonchè su una apposita sezione del sito Internet ufficiale della Camera, mentre i partiti che non percepiscono più rimborsi elettorali saranno comunque soggetti all’obbligo di rendicontazione di cui alla legge 2/1997 fino al loro scioglimento”. […]

11 aprile 2012

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/13/idv-lega-nord-rinunciano-rimborsi-2008-pietro-faro-assegno-alla-fornero/204320/

Idv e Lega Nord rinunciano ai rimborsi 2008 Di Pietro: “Farò un assegno alla Fornero”

[…] La Lega Nord rinuncia all’ultima tranche dei rimborsi elettorali, quelli previsti per il prossimo luglio e che nel vertice tra Alfano, Bersani e Casini sulla riforma della legge sui finanziamenti è stata rinviata a data da destinarsi.

[…] leader dellItalia dei Valori, Antonio Di Pietro che ha fatto da apripista: “Abbiamo presentato un’alternativa che prevede la revoca della quarta rata ma anche la consegna dei 100 milioni recuperati alla Fornero affinchè ne faccia buon uso. Qualora questa proposta non venga accettata siamo pronti a destinare almeno la nostra quota, pari a 4 milioni di euro, al ministrotramite un assegno circolare. “Quello depositato questa mattina – ha aggiunto – è un accordicchio, un disegno di legge dove non è prevista la revoca della quarta rata”.

[…] D’Alema: “Contributi già tagliati”. […] Il contributo pubblico ai partiti sarà progressivamente ridotto, e anche “consistentemente”. I partiti hanno deliberato già da tempo la riduzione progressiva del finanziamento che arriverà a regime nel 2013 con una riduzione del 36% di quello che era stato stabilito dalla legge”. Secondo l’ex ministro “non è vero che il contributo non è stato ridotto. Era di 280 milioni tre anni fa. Nel 2013 sarà di 141 milioni. E’ stato ridotto consistentemente”.

13 aprile 2012

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http://www.radioradicale.it/partiti-e-fondazioni-italia-e-germania-a-confronto

Partiti e fondazioni: Italia e Germania a confronto

6 Agosto 2007

La creazione di fondazioni politiche è stata recentemente ventilata come una possibile soluzione al problema di finanziamento della politica e recentemente si è speculato sull’organizzazione che il futuro Partito democratico si darà, forse proprio facendo ricorso a fondazioni. Sono tuttavia notevoli le differenze tra le fondazioni auspicate dai politici italiani e il modello tedesco cui si ispirerebbero.

L’origine delle fondazioni politiche tedesche

Status, finanzaimento e modus operandi delle fondazione legate ai partiti politici tedeschi sono relativamente poco conosciute […], nonostante la loro lunga storia di influenza sulla scena politica tedesca e internazionale. Tre delle cinque fondazioni contemporanee furono fondate come parte del programma di rieducazione che seguì la seconda guerra mondiale e la loro missione era di sostenere in vari modi la ricerca e l’educazione politica, servire come forum per discussioni e come archivi per la documentazione dei partiti e agire internazionalmente come modelli di promozione dello sviluppo e della democrazia. (Traduzione di “Mission Possible?”, American Institute for Contemporary German Studies)

Esse nascono nell’immediato dopoguerra, anche sotto lo stimolo degli Stati Uniti, con il preciso compito di ri-sensibilizzare la popolazione ai valori democratici; negli anni ’60 i loro compiti saranno estesi anche alla cooperazione internazionale. (Da Cetti Vacante, Scheda sulle fondazioni)

L’origine delle fondazioni politiche italiane

Il tentativo di far nascere le fondazioni di partito […] è un esempio di come i partiti tentino, in ogni occasione, di aumentare le proprie entrate a spese dello Stato e dei cittadini. In questo caso ci hanno provato nel peggiore dei modi inserendo in una legge che nulla aveva a che fare con le fondazioni un emendamento che invece le istituiva. Il tutto con l’accordo di maggioranza e opposizione. La vicenda si è svolta alla Camera nella Commissione Affari Costituzionali e la proposta di legge è la 1667. Il progetto di legge ha come fine quello di spostare il termine previsto per la richiesta di rimborso elettorale che spetta ai partiti all’indomani delle elezioni, consentendo in questo modo a tutte le formazioni politiche di presentare la richiesta in tempo utile. Uno degli emendamenti presentati a questa legge stabiliva la nascita delle fondazioni politico-culturali. (Da Silvana Mura, “Stop alle fondazioni politiche”)

Finanziamento delle fondazioni tedesche

Le fondazioni politiche tedesche sono finanziate in larga misura dal governo federale e di ciascun Land. Il 97.3% dei fondi della Fondazione Konrad Adenauer deriva da fondi pubblici, mentre il 2.3% deriva da biglietti di ingresso ed entrate varie. Inoltre, fondi privati (da fondi e donazioni) costituiscono un altro 0.4% (fonte: bilancio 2004 della Fondazione Konrad Adenauer). (Traduzione di “About us – Founding”)

Finanziamento delle fondazioni italiane

Per ora la sopravvivenza economica è affidata quasi interamente alle quote associative e ai finanziamenti dei privati. Oltre che alle summer e winter school, dove i professori insegnano spesso gratuitamente, mentre gli allievi pagano. Non abbastanza, comunque, per finanziare la politica italiana post tangentopoli. E allora tutti guardano oltreconfine, sognando la forza d’urto dei grandi think tank americani, capaci di attrarre lasciti ed eredità. Una moda che qui però non è ancora arrivata. (Da Alessandra Sardoni, “Rifondare la politica? Per ora siamo alle fondazioni”)

Lo statuto delle fondazioni può prevedere, tra le fondi di approvvigionamento finanziario necessarie al funzionamento: a) eredità, nonché legati, erogazioni liberali e donazioni effettuati su apposito conto della Camera dei Deputati Intestato «Fondazioni politico-culturali». L’erogante con dichiarazione indirizzata al Presidente della Camera, manifesta la volontà di finanziamento ed il nome della fondazione beneficiaria; b) conferimento, eventuale, di cespiti patrimoniali ed attività economiche dei partiti e movimenti politici di riferimento all’atto della costituzione; c) entrate derivanti da prestazioni rese a terzi su base convenzionale; d) entrate derivanti da specifiche iniziative promozionali; e) proventi di attività editoriale, di ricerca ed analisi sociale e politica, nell’ambito dei fini statutari; f) contributi pubblici eventualmente previsti per il finanziamento di specifici programmi culturali e di formazione realizzati nell’ambito dei fini statutari. (Emendamento 2-bis, comma 5 al disegno di legge 1667 proposto dal relatore Boato, poi ritirato)

Controlli sulle fondazioni tedesche

Difficilmente si potrebbe trovare un’altra organizzazione che sia controllata da enti esterni tanto accuratamente quanto una fondazione politica. Controlli sono effettuati dai finanziatori [pubblici], dalla Corte dei conti federale, dalle corti contabili regionali, dall’ufficio interno che si occupa dei fondi in entrata e da revisori dei conti indipendenti. (Traduzione di “About us – Founding”)

Controlli sulle fondazioni italiane

Le fondazioni, all’atto della costituzione, per l’avvio della rispettiva attività, sono iscritte in un elenco tenuto dal Presidente della Camera dei deputati, che vigila sulla sussistenza dei requisiti previsti dalla legge, l’assenza di eventuali incompatibilità e la corretta rendicontazione contabile dell’attività svolta, sulla base del controllo dei bilanci trasmessi dalle fondazioni medesime. (Emendamento 2-bis, comma 2 al disegno di legge 1667 proposto dal relatore Boato, poi ritirato)

Indipendenza delle fondazioni tedesche

Noi siamo tutte, dal punto di vista scientifico, politico ed organizzativo, indipendenti dai partiti; ma la nostra legittimazione dipende dai partiti. Il partito deve anche essere presente nel Consiglio di Amministrazione ma Stoiber [presidente dei cristiano-democratici tedeschi], è un componente come gli altri del Consiglio e non spettano a lui le decisioni. Stoiber parla con me in quanto presidente del partito, ha una idea o una proposta, mi rivolge una richiesta e comprensibilmente, se la richiesta è compatibile con lo statuto della nostra fondazione, cerco di accontentarlo. Ma se Stoiber viene, o se viene Gluck e dice ‘per cortesia fai questo’, ad esempio un corso di formazione per i deputati della CSU della Baviera o del Oberbayern, allora io devo dire di no, nel senso che i nostri corsi e tutto ciò che facciamo è aperto a tutti, in questo caso anche ai deputati ad esempio del SPD. Noi dobbiamo essere al di sopra dei partiti. Questo è quello che intendo quando parlo di legge. (Da Cetti Vacante, “Fondazioni, politica e partiti in Germania”)

Indipendenza delle fondazioni italiane

[…] costituite dai partiti e movimenti politici rappresentati nel Parlamento della Repubblica, fondazioni politico-culturali regolate ai sensi del presente articolo. (Emendamento 2-bis, comma 1 al disegno di legge 1667 proposto dal relatore Boato, poi ritirato)

Enrico Letta, presidente di Arel, fondata nel ‘76 da Beniamino Andreatta, e vicepresidente dell’unica fondazione italiana bipartisan, l’Aspen Institute guidato da Giulio Tremonti, presidenti onorari Giuliano Amato, Cesare Romiti e Francesco Cossiga. “Ormai sia la formazione della classe dirigente, di governo, che l’elaborazione dei programmi si fanno fuori dai partiti. Ma guai a privare le fondazioni della loro autonomia e a trasformarle in strutture di partito.” […] “Il rischio è quello di diventare supplenti o peggio black office dei partiti”, commenta Linda Lanzilotta. (Da Alessandra Sardoni, “Rifondare la politica? Per ora siamo alle fondazioni”)

Finalità delle fondazioni tedesche

  • Measures to promote international cooperation;
  • Scholarship programmes for German undergraduate and postgraduate students;
  • Scholarship programmes for foreign students; and
  • Editing important archive material. (Traduzione di “About us – Founding”)

Finalità delle fondazioni italiane

Per Marcello Pera presidente del Senato arrivato a fine legislatura, le fondazioni devono avere o essere “revolving doors”, porte girevoli per entrare e uscire da incarichi istituzionali e ruoli di governo. Senza traumi, con flemma anglosassone. […] A ciascuno il suo think tank insomma. Fondazioni, laboratori, centri studi si moltiplicano o si potenziano, parallelamente e spesso trasversalmente ai partiti. Organizzano convegni, stabiliscono, legami con le università, fanno lobbyng, nel senso anglosassone. Il motivo del successo? Avere una Fondazione fa fine e, soprattutto, non impegna. Aiuta il leader a muoversi più agilmente fra le trappole di un sistema politico sempre più caotico e scivoloso. E cosa non secondaria, facilita le manovre tra le regole fiscali e societarie. (Da Alessandra Sardoni, “Rifondare la politica? Per ora siamo alle fondazioni”)

Documento: “Il finanziamento della politica in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti d’America” – 3 novembre 2006

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http://www.ilgiornale.it/interni/partiti_senza_fondo_100_milioni_non_bastano/12-04-2012/articolo-id=582477-page=0-comments=1

Partiti senza fondo: 100 milioni non bastano

di Paolo Bracalini – 12 aprile 2012

Roma – «Il finanziamento pubblico è un baluardo della democrazia, senza quello i partiti dipenderebbero dai soldi delle lobby private», tuonano i politici paladini del rimborso elettorale.

Attenzione: trattasi di bufala andata a male. Se abolissimo domattina il finanziamento pubblico ai partiti (2,7 miliardi dal ’94 ad oggi, 210 milioni solo nel 2011), i partiti sarebbero ancora ricchi sfondati. Perché? Perché le temute lobby industriali, spauracchio per mantenere il sussidio statale, già rimpinguano generosamente le casse dei tesorieri di partito (se ciò comportasse il rischio di influenzare la politica, il rischio ci sarebbe già da anni). […]

«Senza il finanziamento pubblico ci sarebbero solo partiti di Paperon de’ Paperoni», sostiene Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd. Paperoni come i banchieri del Monte dei Paschi di Siena, che ogni anno finanziano con 200mila euro il loro Pd? O come le cooperative rosse che hanno donato 175.000 al Pd (sezione di Milano), 500mila euro al candidato del Pd Filippo Penati (poi indagato per corruzione e concussione), 85mila euro a Bersani, e altre centinaia di migliaia di euro sempre ai democratici? O Paperoni come il gruppo siderurgico Riva, che ha finanziato con 100mila euro Pierlugi Bersani? O forse la Finocchiaro intendeva ricconi come Diego Della Valle, che nel 2006 ha regalato 100mila euro alla Margherita di Lusi e Rutelli, fondatrice del Pd (mentre il fratello Andrea Della Valle ne donava 150mila all’Udeur)? 

Anche l’Udc difende il rimborso elettorale perché (come dice Rao a SkyTg24) «altrimenti solo i ricchi farebbero politica». Ricchi come la famiglia di Gaetano Caltagirone, suocero del leader Casini, che nel 2010 ha finanziato l’Udc con 600mila euro e che nel 2008 ha regalato la metà dei 4.400.000 euro privati arrivati al partito di Casini? I costruttori sono generosi anche con la A del terzetto ABC (Alfano, Bersani, Casini). Al Pdl come partito (senza contare i contributi ai singoli candidati) nel 2010 è arrivato un milione di euro da varie imprese edili come Metro C Spa, Italiana Costruzioni Spa, Master immobiliare Spa, Mezzaroma Ingegneria Spa etc.
Poi ci sarebbero le contribuzioni private dei parlamentari, che di norma per statuto devono versare una quota dell’indennità da parlamentare o consigliere al partito. Sono ancora soldi pubblici ai partiti, perché gli stipendi degli eletti sono pubblici, ma non tutti lo fanno (nel Pdl il tasso di «evasione» è del 52% tra i parlamentari e del 78% tra i consiglieri regionali).

La Lega (che ha ricevuto soldi da Federfarma e piccoli imprenditori) riceve un milione all’anno dai suoi parlamentari (manca però Umberto Bossi). Tra i donatori di soldi ai partiti ci sono poi tutte le lobby, quella dei concessionari autostradali (Benetton, Gavio), la lobby delle scommesse (la Snai), la lobby del farmaco, quella del tabacco, quella dell’acciaio.

In tutto almeno 80 milioni privati ai partiti. Non bastano?

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http://www.bergamosera.com/cms/?p=91735

Finanziamento pubblico ai partiti: non c’è limite all’impudenza

ROMA — Mentre gli italiani affrontano i più gravosi sacrifici economici della storia del paese, la classe politica si chiama fuori e sostiene che “cancellare del tutto i finanziamenti pubblici destinati ai partiti”, come chiesto a gran voce da tutti i connazionali, “sarebbe un errore drammatico”.

Lo hanno detto ieri, congiuntamente, Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini. […] I tre hanno difendono a spada tratta il finanziamento pubblico, anche se gli italiani, via referendum, lo hanno già bocciato una ventina di anni fa. Solo che, grazie a un bizantinismo che ha trasformato il “finanziamento pubblico” in “rimborso elettorale”, i costi della politica sono aumentati in maniera esponenziale nell’ultimo decennio, del 1100 per cento, diventando del tutto insostenibili. Tanto che oggi, ogni partito riceve cinque euro per ogni elettore portato alle urne. […]

Posted by Redazione on 17 aprile 2012.

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Aggiornamento del 23 maggio 2013:

Bell’articolo, siamo pienamente d’accordo con l’analisi e le affermazioni di Carlo Stagnaro!!!

http://www.chicago-blog.it/2013/05/09/finanziamento-pubblico-i-partiti-sono-unesternalita-positiva/

Finanziamento pubblico: i partiti sono un’esternalità positiva?

Carlo Stagnaro

[…] Di fronte al tema del finanziamento pubblico ai partiti occorre porsi tre domande: se, quanto e come. Risponderò in ordine inverso a quello imposto dalla logica.

Come? […] Passando da un meccanismo centralizzato a uno decentralizzato, si offre al cittadino uno strumento ulteriore, rispetto al voto, per sanzionare i partiti che perdono la sua fiducia. Uno strumento, peraltro, che può essere utilizzato ogni anno, e non soltanto in occasione dei cicli elettorali. E’, però discutibile l’entità del credito d’imposta: un credito del 95% (fino a 2.000 euro) implica infatti la possibilità per i cittadini di “regalare” soldi ai partiti, senza particolare sacrificio. Non voglio spingermi a immaginare che i partiti paghino 200 euro a un cittadino per ottenerne in cambio una donazione da 2.000 (che al cittadino stesso “costa” 100 euro, cioè il 5%) ma a pensare male si fa peccato eccetera. Questo mi porta al secondo punto.

Quanto? […] Se un mio euro ne frutta 20 al partito beneficiario, abbiamo scoperto la pietra filosofale. Meglio abbassare sensibilmente l’asticella, come nella proposta di Nicola Rossi che prevede un credito del 50% per donazioni fino a 5.000 euro. In questo caso, un euro vale due: tentazioni, abusi e distorsioni sono proporzionalmente ridotti. Inoltre c’è un problema legato all’entità complessiva delle donazioni […].

E’ davvero necessario? L’evidenza ampiamente disponibile sotto gli occhi di tutti dice che i partiti maneggiano troppi soldi (sorvoliamo se i soldi arrivino sotto forma di finanziamento al partito, al gruppo parlamentare o al singolo eletto: arrivano). Ciò è reso ovvio dal fatto che a) ce n’erano abbastanza perché i politici ritenessero accettabile servirsene per acquistare ogni genere di bene o servizio (dalle automobili ai diamanti, dai reggiseni ai pranzi di matrimonio) e b) ciò è emerso solo di fronte a un malcostume pervasivo e clamoroso. In altre parole, se i politici si fossero limitati a gioielli di modesto valore e hotel a 4 stelle, non ci saremmo accorti di niente. […] sotto quali condizioni è giustificato erogare un sussidio? […] E’ ovvio che il principale obiettivo di questa casta è sopravvivere, e possibilmente farlo sempre meglio: poiché hanno la chiave della cassaforte, saranno incentivati ad aprirla sempre più spesso. Da qui la domanda: avere tanti partiti che percepiscono finanziamenti non solo per volontà diretta degli elettori (attraverso i contributi volontari dei loro eletti o le iscrizioni dei tesserati) ma anche indirettamente (quindi a prescindere dai risultati) è considerabile come un’esternalità positiva? Con tutti gli sforzi e tutta la fantasia, non riesco a credere che sia così.

Questo, infatti, è il classico caso in cui non bisogna agire dal lato dell’offerta, ma dal lato della domanda. I partiti devono conquistare la fiducia dei cittadini. Tale fiducia è, oggi, un bene molto scarso: quindi ha un prezzo elevato. Il finanziamento pubblico non è un bene complementare alla fiducia dei cittadini, ma è un sostituto. Di fatto, i partiti prendono dalle tasse dei contribuenti quei soldi che gli stessi contribuenti non vogliono sborsare spontaneamente.

Per questa ragione […] rimango convinto che oggi l’unica riforma accettabile del finanziamento pubblico ai partiti sia la sua completa e immediata abolizione, assieme all’abolizione di tutti i contributi diversi dall’emolumento degli eletti e di un minimo di personale e strutture al servizio degli eletti (non dei partiti). Se volete i miei soldi, chiedetemeli. Ma, come sempre dite facendo il contrario, via le mani dalle tasche degli italiani.

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