Siamo proprio sicuri che la tecnologia Internet rappresenti una bandiera del progresso ormai ben consolidata ed utilizzata dagli italiani come fonte principale di informazioni?

Vediamo qualche dato:

  • Possibilità di collegarsi alla banda larga: 62% per le famiglie italiane (in GB: 85%, in GER: 83%)
  • Popolazione che non ha mai navigato tra i 16 e 74 anni: 39%
  • Popolazione che ha acquistato online nel 2011:  26,3% dei connessi a internet (EUR: 40,4%)
  • Popolazione che ha usufruito dei servizi della Pubblica Amministrazione: 10,7% dei connessi a internet.

Il problema è sì il digital divide, però anche a livello di cultura informatica non siamo messi troppo bene… Sembra che anche coloro che possono comodamente navigare in Internet sfruttino ben poco questa risorsa rispetto alle sue reali potenzialità: entrando nel mondo business ( acquisti online, servizi della PA etc), i dati ci dicono che la popolazione italiana non è attirata e non si avvale appieno dei molteplici vantaggi offerti e resi disponibili dalla rete. Forse non solo ci manca la possibilità di sfruttare tanta tecnologia, ma anche (forse soprattutto?) la cultura e la voglia di imparare ad utilizzarla per poterla sfruttare al meglio.

Italiani, popolo di santi, poeti e… NON navigatori!!! *

* “Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori, o meglio:popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di colonizzatori, di trasmigratori.” È la parte rimasta più famosa di un discorso che Benito Mussolini pronunciò il 2 ottobre 1935 contro la condanna all’Italia, da parte delle Nazioni Unite, per l’aggressione all’Abissinia. Questa stessa citazione campeggia sulle quattro facciate del Palazzo della Civiltà Italiana, o della Civiltà del Lavoro, uno splendido edificio che si trova a Roma nel quartiere dell’EUR.

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Aggiornamento del 25 luglio 2013:

Si può quindi distinguere tra due forme di “digital divide”:

  • un digital divide INFRASTRUTTURALE legato alle condizioni materiali necessarie per poter accedere alla rete internet
  • un digital divide CULTURALE legato invece alle condizioni culturali, senza le quali anche chi potrebbe utilizzare la rete per effettuare determinate operazioni in realtà non lo fa proprio perchè non ne è in grado.

Questo problema viene indagato nell’articolo qui di seguito citato.

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/daniela-patrucco/scienza-connessa-tra-analfabetismo-e-nuovi-media/aprile-2013

Scienza connessa, tra analfabetismo e nuovi media

Il 58,4% della popolazione italiana accede a internet. Se si raffronta questo dato con gli altri Paesi europei, la cui media è del 73%, si vede che l’Italia precede Cipro (57,7), Portogallo (55,2), Grecia (53) e Romania (44,1). L’indice di penetrazione più elevato (90% circa) è detenuto dai Paesi scandinavi, i Paesi Bassi e il Lussemburgo, mentre la Germania si attesta all’83% (Fonte: Internetworldstats). A questo dato è interessante aggiungere che, secondo l’Istat, in Italia poco più dell’1% della popolazione si dichiara analfabeta. Parlare di accesso a Internet in termini numerici, in assenza di una valutazione qualitativa che prenda in considerazione il tipo di operazioni svolte, può essere quindi fuorviante. I limiti delle statistiche ufficiali e il preoccupante livello di analfabetismo che affligge la società italiana erano già stati l’oggetto di un intervento di Tullio de Mauro all’“Internet Governance Forum” del CNR, svoltosi a Roma alla fine del 2010. Secondo i dati citati da de Mauro (fonte: Fondazione Mondo Digitale), la percentuale di italiani che accede a Internet si fermerebbe in realtà al 38% e un’indagine di tipo osservativo permette di scoprire che il 5% della popolazione italiana non è in grado di “compitare le lettere in una sequenza scritta o di distinguere il valore di una cifra araba dall’altra”.

IL “DIGITAL DIVIDE” IN CIFRE

Solo il 29% della popolazione italiana adulta (18-65 anni) possiede un livello buono di competenze alfabetiche, cioè sa capire un testo scritto, scrivere un breve testo e fare qualche calcolo, leggere una tabella, un istogramma ecc. Solo il 20%, tuttavia, sa mettere a frutto queste competenze per la soluzione di problemi non ripetitivi. In sintesi, solo il 20% della popolazione italiana ha e sa usare strumenti minimi sufficienti per orientarsi nella vita di una società contemporanea.

Il divario tra coloro che possiedono le condizioni materiali o culturali per sfruttare le nuove tecnologie e coloro che invece non le hanno, o che non hanno l’abilità e la flessibilità ad adattarsi ai rapidi cambiamenti che caratterizzano Internet oggi, si chiama digital divide. Alcuni studi evidenziano che coloro che si trovano nelle ultime posizioni in termini di utilizzo di Internet hanno un livello di istruzione inferiore e un reddito più basso rispetto a coloro che si trovano nelle prime posizioni (D. Laforenza, M. Martinelli, M. Serrecchia).

Alle fonti di diseguaglianza individuali si aggiungono importanti fattori di contesto quali l’ammodernamento delle infrastrutture e politiche attive per l’alfabetizzazione digitale. Un sistema nazionale di formazione degli adulti, secondo De Mauro e come avviene negli altri Paesi, dovrebbe aiutare la popolazione italiana a mantenere le competenze acquisite a scuola a diciotto anni, che in qualche modo non ha conservato o ha perduto. Tra il 2005 e il 2010 si è ridotta la percentuale di persone che sosteneva di non usare internet perché “non utile o non di interesse” mentre è aumentata la quota di famiglie che non usa internet perché non ne ha la capacità. Capacità intese come inadeguatezza a gestire la complessità e varietà del web (L. Sartori).

I nuovi media riproducono, quando non amplificano, le diseguaglianze socio economiche esistenti nel nostro paese. Le scuole, le agenzie formative per eccellenza, non dispongono mediamente di tecnologie di ICT adeguate e impiegano personale docente e ATA dotato di insufficiente cultura informatica, spesso in difficoltà a rapportarsi persino con gli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado.

Sebbene la televisione abbia ancora un’influenza prevalente nella formazione delle opinioni, l’Annuario Statistico Istat 2010 rileva che nella fascia di età 18-24 la diffusione e l’uso di televisione e internet hanno percentuali simili. La metà degli italiani dichiara di utilizzare internet come terza fonte di informazioni – dopo le TV locali e nazionali – ma, nel complesso, emerge una “preoccupante mancanza di lettura di notizie, sia online sia su carta, da parte di molti giovani.” […]

Daniela Patrucco – 2 aprile, 2013

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Aggiornamento del 13 gennaio 2014:

http://oggiscienza.wordpress.com/2014/01/10/internet-no-grazie/

Internet? No, grazie.

Pubblicato da Laura Pulici su 10 gennaio 2014

CRONACA – Non siamo un popolo di internauti. Un italiano su tre dichiara di non essersi mai collegato alla rete nell’ultimo anno. Peggio di noi, per quanto riguarda il non utilizzo di Internet, ci sono solo la Romania (58%), la Bulgaria (54%) e la Grecia (56%). A dirlo è l’ultima ricerca dell’Eurostat sull’uso delle rete nell’Unione Europea.

[…] il 62% degli europei ha utilizzato Internet ogni giorno e il 10% almeno una volta a settimana. In Italia, le percentuali scendono, rispettivamente, al 54% e al 2%. Questo gap è evidente anche nell’uso dei servizi di e-government, altro aspetto preso in considerazione dall’indagine Eurostat. Se in Europa, in media, il 41% dei cittadini usa i servizi digitali messi a disposizione dalla pubblica amministrazione, in Italia solo il 21%.

 

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Aggiornamento del 30 maggio 2014:

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2014-05-28/bocciatura-ue-piu-un-italiano-due-non-sa-usare-nuove-tecnologie-120901.shtml?uuid=ABSyIpLB

Bocciatura Ue: più di un italiano su due non sa usare le nuove tecnologie

[…] Secondo il rapporto, il Paese è in un gruppo di undici stati membri dell’Unione nei quali oltre il 50% della popolazione non ha «capacità digitali sufficienti». Il dato è particolarmente preoccupante in un contesto nel quale un numero crescente di professioni richiede know-how in questo campo. […]

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Aggiornamento del 25 dicembre 2014:

http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/12/18/news/istat_internet_italia-103190534/

Ventidue milioni di italiani non utilizzano internet

18 dicembre 2014

ROMA – Un altro paese, fuori dalla rete. Sono 21 milioni 994 mila le persone di 6 anni e più che nel 2014 non utilizzano Internet, il 38,3% della popolazione residente in Italia. E’ quanto rileva l’Istat nel rapporto “Cittadini e nuove tecnologie”, riferito al 2014. “Le quote maggiori di non utenti si concentrano nelle fasce di età più anziane e di uscita dal mondo del lavoro: la percentuale di non utenti tra i 65-74 anni è del 74,8% e sale al 93,4% tra gli over settantacinquenni. Ma l’Istat aggiunge come siano “alte anche le quote di non utenti tra i giovanissimi (1 milione 518 mila tra i 6-10 anni) che, seppure definiti ‘nativi digitali’, per più del 50% non utilizzano la rete”.

Ritardo nell’Ue. L’Italia – annota ancora l’Istat – segna ancora il passo nella connessione a Internet rispetto agli altri Paesi Europei, collocandosi al terz’ultimo posto per la percentuale di persone fra i 16 ed i 74 anni che hanno usato la rete regolarmente negli ultimi 3 mesi. Mentre Islanda e Lussemburgo hanno raggiunto la saturazione con il 100% dei cittadini tra i 16 ed i 24 anni connessi alla rete e, rispettivamente il 95% ed il 93% dei cittadini fra i 14 ed i 74 anni di età collegati a internet, L’Italia registra l’84% di cittadini tra i 14 ed i 24 anni collegati alla rete mentre la percentuale scende al 56% se si valuta il range 14-74 anni, un livello pari a quello della Grecia. Il nostro Paese è avanti solo a Bulgaria e Romania, mentre è ben distante da Finlandia, Slovacchia, Danimarca e Svezia, rispettivamente al terzo, quarto, quinto e sesto posto per inclusione nel mondo digitale. […]

http://www.corrierecomunicazioni.it/pa-digitale/31574_banda-larga-parisi-regole-squilibrate-frenano-gli-investimenti.htm

Banda larga, Parisi: “Regole squilibrate frenano gli investimenti”

Il numero uno di Chili Tv: “Il ritardo dell’Italia determinato da regole pro-rame che hanno bloccato l’impegno per la fibra”. E sul futuro delle tlc: “Consolidamento inevitabile: quattro operatori sono troppi”

di E.L. – 15 dicembre 2014
[…] Il manager ha poi evidenziato il ritardo italiano sulla banda larga: oggi solo il 23% della popolazione è coperta. Si tratta di un dato che innesca una spirale pericolosa: poche aziende e famiglie connesse, pochi ricavi incrementali per le telco. E dunque pochi investimenti nella rete.

Per Parisi le cause sono diverse. Il primo di natura regolatoria. “La passata gestione Agcom ha ostinatamente avvantaggiato il rame rispetto alla fibra, per favorire gli obiettivi a breve di Telecom Italia”. E questo avrebbe garantito una rendita così alta da disincentivare gli investimenti in fibra.

C’è poi la questione di una PA poco digitalizzata. “Non è mai stato fatto lo switch off, il passaggio obbligatorio dal cartaceo al digitale – ricorda – Senza una spinta, la popolazione non ha un incentivo ad avere un collegamento veloce”.

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Aggiornamento del 30 dicembre 2014:

http://www.primapaginaonline.org/2014/12/il-digital-divide-in-italia.html#.VKKtvF4AGA

IL “DIGITAL DIVIDE” IN ITALIA

Lo spaccato che emerge dall’analisi condotta dall’Istat sul problema del digital divide, mostra che uno degli ostacoli principali a riguardo per l’Italia, che ancora non raggiunge il livello di “soddisfazione” voluto dall’Agenda digitale UE, è paradossalmente legato alla tradizione.
Infatti, anche se il numero di persone che si è fatto molto più sensibile al problema delle tariffe, con un occhio molto attento soprattutto quando si tratta di servizi adsl, telefono ed offerte flat, è cresciuto, così come quello delle famiglie connesse (con una salita di 4% dal precedente 60%), non si può non notare che ci sono ancora alcune fasce di età per le quali la connettività non sembra avere alcun appeal.
Non a caso, in un Paese accusato spesso dall’UE di essere eccessivamente tradizionalista, le fasce di età in cui le connessioni scendono rapidamente sono quelle comprese tra i 64 ed i 74 anni (dove la percentuale dei non connessi è di circa il 75%). Da segnalare soprattutto le fasce di età oltre i 75 anni dove si supera abbondantemente la soglia del 90% per quanto riguarda gli “analfabeti telematici”. Ciò dimostra che l’uscita dal mondo del lavoro e l’assenza di politiche di sensibilizzazione per le generazioni meno tentate dal web sono due cause che hanno un peso rilevante nell’assenza di connessioni che ancora interessano circa 22 milioni di italiani.
Un’altra percentuale elevata di esclusi è quella dei bambini delle elementari (la cui percentuale sale a il 50%), ma in questo caso la “colpa” non riguarda direttamente gli interessati, ma piuttosto l’assenza di infrastrutture atte a stimolarne l’impiego, con scopi legati soprattutto all’apprendimento, senza andare contro all’aspetto irrinunciabile della sicurezza.
Quindi la soluzione al problema del digital divide deve necessariamente passare, in primis, attraverso il superamento delle limitazioni dovute all’assenza di impianti di comunicazione capaci di garantire la connessione in banda larga. Infine, non è possibile prescindere dall’adozione di politiche di “sensibilizzazione” che devono essere collegate a loro volta alle necessità specifiche di ciascuna fascia di possibili utenti (corsi gratuiti, strutture recettive ad hoc, eccetera).
27 dicembre 2014

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Aggiornamento del 29 luglio 2015:

http://www.wired.it/attualita/media/2015/07/20/computer-italiani-sconosciuto/

Il computer è uno sconosciuto per un italiano su tre

L’Italia spicca per analfabetismo digitale e in Europa fa meglio solo di Turchia, Romania e Bulgaria. E tra le regioni le differenze sono enormi con la Campania dove il 60% delle persone tra i 16 e i 74 anni non ha mai toccato la tastiera

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