Chi “presta” soldi alle banche attraverso l’apertura di un conto corrente, quindi praticamente tutti quanti, non riceve in cambio praticamente nulla, poiché i tassi di interesse attivi sono davvero irrisori. Viceversa, se ci azzardiamo a farci prestare soldi da una banca, siamo costretti a pagare degli interessi piuttosto salati. Questo forte sbilanciamento forse dovrebbe essere un po’ meglio regolato. A parte questo, vorremo porre qui l’attenzione su tre questioni:

1. Le banche italiane sono le più care d’Europa, tuttavia nessun governo ha mai pensato di imporre dei limiti da questo punto di vista. Le banche hanno costi fissi evidentemente molto alti, dovuti al numeri molto consistente di filiali aperte in ogni città, la cui apertura richiede il pagamento del personale e il mantenimento della sede: perché non obbligarle magari a non avere più di una filiale per città, mantenendo dislocate soltanto delle postazioni bancomat generiche, ossia non associate ad uno specifico istituto bancario? La riduzione dei loro costi fissi potrebbe così tradursi in una benefica riduzione del costo dei conti correnti e degli oneri sui prestiti!!!;

2. Il governo Monti ha reintrodotto, come già tutti sappiamo, l’imposta ICI, ora chiamata IMU. Ne è stato imposto il pagamento, giustamente, anche sugli immobili della Chiesa (con esenzioni relative solo agli immobili adibiti ad uso non commerciale) e, piuttosto ingiustamente, anche ai poveri nonni costretti a vivere in un ospizio, addirittura con l’aliquota più alta riservata alle seconde case. Ma qualcuno è stato graziato. Indovinate un po’ chi? Molto stranamente (ma di certo non casualmente), proprio le fondazioni bancarie;

3. E’ stata imposta l’apertura di un conto corrente anche ai nostri cari nonni che devono ritirare la pensione, costringendoli così ad accollarsi tutte le spese inerenti (fortunatamente solo per pensioni al di sopra dei 980 euro e non per tutte indistintamente, tuttavia tale obbligo rimane, dal nostro punto di vista, totalmente ingiustificato).

Insomma, pare proprio che questo governo, che sembra non voler fare sconti a nessuno, dimostri un comportamento piuttosto benevolo con gli istituti bancari, e questo ci fa molto pensare. I casi sono due: o il governo dei tecnici sta difendendo appunto le banche per interessi personali o parapersonali, oppure le banche sono messe così male da rendere necessari degli interventi studiati ad hoc per poterle salvare dal fallimento. In entrambe le ipotesi si celano, purtroppo, un lato positivo ed uno negativo. Ma il secondo dei due casi suscita un piccolo dubbio: il ministro Monti non ha sempre sostenuto la solidità delle banche italiane???

L.D.

_____________________________________________________________

http://www.wallstreetitalia.com/article/1300057/monti-banche-italiane-solide-problemi-unicredit-temporanei.aspx

Monti: Banche Italiane Solide, problemi Unicredit Temporanei

06 gennaio 2012

(AGI) Parigi – Mario Monti difende la solidità del sistema bancario italiano ed in particolare sulle attuali difficoltà di Unicredit ha spiegato che sono solo temporanee. Così il presidente del Consiglio, in un’intervista concessa alla rete all-news France 24 a margine dell’incontro con Nicolas Sarkozy a Parigi: “Il sistema bancario italiano è tra i più solidi…e penso che le difficoltà di Unicedit siano soprattutto legate all’aumento di capitale, che in questa situazione di mercato, ha incontrato alcune temporanee difficoltà ma”, ha ribadito Monti, “le banche italiane sono solide”.
___________________________________________________________________

http://terpress.blogspot.com/2009/09/banche-ue-in-italia-i-conti-correnti.html

Banche, Ue: in Italia i conti correnti più cari d’Europa

di Valeria Del Forno

[…] Risultati insoddisfacenti sul piano della trasparenza con informazioni poco chiare, operazioni e contratti troppo complessi; per non parlare delle costosissime spese annue per la gestione di un conto. E’ questo il nuovo primato negativo acquistato dalle banche italiane: sono le più costose d’Europa e tra le meno trasparenti. Per un semplice conto corrente nel nostro Paese si arriva a spendere dai 250 agli 830 euro in un anno. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto della Commissione europea che fa luce su pratiche e costi di 224 istituti finanziari in tutti gli stati membri, coprendo così quasi l’80% del mercato europeo. Ognuna della voci di spesa analizzate risulta da noi più elevata rispetto agli altri paesi, sia per i conti dei clienti che usano servizi più avanzati, sia per i semplici correntisti. Un po’ meglio in Spagna dove per un conto corrente si spende in media 178 euro l’anno. Seguono Francia e Gran Bretagna, rispettivamente con 154 e 103 euro sui 12 mesi e Germania con 98 euro. La più virtuosa è la Bulgaria dove i costi bancari non superano i 28 euro all’anno.
SCARSA TRASPARENZA E INFORMAZIONI POCO CHIARE.
Secondo la Commissione Ue quasi un terzo dei consumatori interpellati non è in grado di confrontare le offerte in materia di conti correnti e le informazioni sui prezzi fornite online sono incomplete. Sui siti web degli istituti bancari si trovano, infatti, poche o alcune informazioni sui prezzi, mentre altri presentano nei prospetti delle tariffe informazioni lacunose .
In Italia gli esperti, che hanno redatto la relazione sui costi bancari, hanno dovuto mettersi ripetutamente in contatto con oltre il 90% delle banche comprese nella ricerca, per avere maggiori dettagli e chiarimenti sulle informazioni relative ai costi a disposizione degli utenti sui siti internet. Ed anche allora gli istituti bancari in molti casi hanno offerto soltanto informazioni orali sulle loro tariffe, rifiutando di inviare il loro tariffario.
Eppure gli italiani continuano a fidarsi. Secondo il rapporto, infatti, soltanto il 9% ha spostato il conto negli ultimi due anni. I consumatori non solo non capiscono ma, a volte, neanche s’informano sulle condizioni migliori. Un incentivo perfetto quindi per le banche: perché cambiare i prezzi se nemmeno il cliente si lamenta?
___________________________________________________________________

http://www.eilmensile.it/2012/04/04/italia-imu-labitazione-di-chi-e-in-ospizio-risultera-seconda-casa/

Imu: l’abitazione di chi è in ospizio? Seconda casa

4 aprile 2012 – Alessandro Grandi

Gli ospiti degli ospizi pagheranno l’Imu (la nuova imposta sugli immobili) come se fossero possessori di una seconda casa. Quindi in alcuni casi pagheranno quasi il doppio rispetto a quando ci vivevano. Lo stabilisce il decreto  legge n. 16/2012 in materia di semplificazioni fiscali, approvato in via definitiva dalla Camera con 394 sì, 49 no e 21 astenuti.

Se non sei in grado di badare alla tua persona e i tuoi familiari non ce la fanno a seguirti, e hai una casa di proprietà, da oggi avrai un problema in più. Poi la beffa: le fondazioni bancarie no profit verranno esentate dal pagamento della tassa.

Il governo Monti, che si autodefinisce di ‘tecnici’, ha deciso, con il voto della maggioranza fra cui ci sono i voti del Pd. “E il Mensile on line” ha raggiunto Livia Turco, del Pd: “Noi sosteniamo il Governo Monti, ma questa è una cosa assurda, impossibile”. Eppure la riforma è passata anche grazie ai voti del Pd. “Una cosa è l’approvazione un’altra è l’applicazione – affwerma Turco al telefono -. Non potremmo mai essere d’accordo con una cosa del genere e quindi non potremmo mai condividerla”.

Chi parla apertamente di una norma che fa gridare ‘vergogna’ è Claudio Dossi, membro della segretaria della Spi-Cgil Lombardia

“La questione è stata affrontata in modo errato dall’inizio. Per prima cosa si sarebbe dovuta fare una distinzione fra case di lusso e case popolari. Siccome invece si parla solo ed esclusivamente di ‘prima casa’, fra queste ci sono quelle popolari e quelle di lusso. La cosa assurda e che ha dell’incredibile, è il fatto che una persona non autosufficiente che si trova costretta a ‘rifugiarsi’ in una casa di cura per anziani, per poter allocare la propria pensione, pagare la retta e ricevere l’eventuale indennità di accompagnamento, è costretto a stabilire la propria residenza all’interno della struttura che lo ospita. Questo fa scattare un malsano meccanismo che trasforma la casa dove ha abitato per una vita in seconda casa, con le conseguenze del caso. E’ una vergogna”.

Una situazione come questa che colpisce comunque una delle fasce deboli della società non potrebbe diventare apripista ad una crisi sociale più grande di quella già in atto?
“Non voglio pensare alla malafede di chi ha pensato questa cosa. Credo, invece, che ci sia una completa mancanza di conoscenza rispetto ai veri problemi che in special modo in un periodo di profonda crisi come questo, colpiscono i più deboli. Poi c’è anche un dato di poca sensibilità. Per cui spesso gli anziani e le fasce più deboli sono le più colpite, nonostante siano il motore dello Stato”.

Qualcuno si sta muovendo per far cambiare le cose?
“Noi come sindacato ci stiamo muovendo. Abbiamo una proposta per le forze politiche che sostengono l’esecutivo Monti affinché possano correggere la misura e fare in modo che per tutti quelli che vivono in case di riposo, la loro prima casa, anche se abbandonata per farsi seguire in una struttura, venga comunque considerata come prima e non seconda casa. Noi per questo ci batteremo e adesso aspettiamo una risposta”.

Far pagare l’Imu agli anziani nei ricoveri e non alle fondazioni bancarie ha qualcosa di contraddittorio e anche di perverso. Sembra sempre più il governo delle banche…
“Certo. Se guardiamo a ciò che accade possiamo dire che questo governo è più attento alla situazione finanziaria delle banche rispetto a quella dei suoi cittadini. Questo è un rimprovero che varrebbe la pena di essere fatto. Insomma, questo è un atteggiamento che andrebbe corretto nel più breve tempo possibile”.

Nascondersi dietro l’essere ‘no profit’ per le fondazioni bancarie è un po’ come giocare con le scatole cinesi..
Per quanto riguarda l’argomento fondazioni ci sarebbero molte cosa da dire. Pensiamo anche che esiste Fondazione Expo. Sono realtà che nascono tempo fa. Andrebbe regolamentata al meglio la legislazione che riguarda le fondazioni. Bisognerebbe distinguere bene: profit o no profit. Da lì poi si aprirebbero altri discorsi.
La complicazione della situazione dello stato sociale è sotto gli occhi di tutti. Per cui si lavora con difficoltà per tentare di riportare al meglio una situazione complicata. O si mette in atto una campagna fiscale incisiva oppure la situazione sociale peggiorerà quotidianamente”.

http://www.leggo.it/news/soldi/imu_banche_esenti_dalla_tassa_mentre_per_gli_anziani_arriva_la_stangata_/notizie/174368.shtml

IMU, BANCHE ESENTI DALLA TASSA, MENTRE PER GLI ANZIANI ARRIVA LA STANGATA

04 Aprile 2012

ROMA – Niente da fare per gli anziani che sono nelle case di riposo e che debbono pagare l’Imu sulla casa. Secondo quanto riferito alla fine dei lavori delle Commissioni del Senato sul dl fiscale, la questione è solo oggetto di in un ordine del giorno, approvato dalle stesse Commissioni, in cui il governo si impegna a valutare la situazione.

ANZIANI SI, BANCHE NO Tra le cose più incredibili, c’è il fatto che le fondazioni bancarie siano state esentate dal pagare l’Imu, perchè riconosciute come associazioni no-profit. In Italia ci sono almeno 90 fondazioni, con un patrimonio di 50 miliardi di euro. Le banche si professano no-profit, nonostante quest’ultime abbiano capitali investiti in Titoli di Stato o aziende secondarie, con l’unico scopo di trarne del reddito. Eppure le banche continuano a non pagare le tasse, mentre gli anziani stanno per ricevere una stangata. […]

LE ALIQUOTE: Le aliquote ordinarie, valide su tutto il territorio dello Stato, sono state fissate dalla manovra Monti e sono dello 0,4 per cento (o 4 per mille) sulla prima casa e dello 0,76% (o 7,6 per mille) sulle altre. Per i fabbricati rurali strumentali all’attività agricola (stalle, cascine, fienili) l’aliquota è del 2 per mille. I Comuni possono comunque aumentare o diminuire l’aliquota dello 0,2% entro il prossimo 30 settembre. Per quest’anno, inoltre, anche lo Stato può decidere ulteriori cambi dell’aliquota entro il 30 luglio, dopo aver valutato il gettito del primo versamento.

LE DETRAZIONI: Per l’abitazione principale è prevista dalla legge una detrazione fissa di 200 euro, a cui si devono aggiungere 50 euro per ogni figlio a carico di età non superiore a 26 anni.

L’AUMENTO DEI COEFFICIENTI: La manovra Monti ha anche deciso un aumento dei coefficienti catastali, che servono per adeguare la «rendita catastale» degli immobili (che va aumentata del 5%) per arrivare al valore catastale, che è la base imponibile su cui si applicano le aliquote. Per le abitazioni e le pertinenze (box, cantina, soffitte) il coefficiente è passato dal 100 al 160%.

[…] NEGOZI E FABBRICATI RURALI: Per le altre tipologie di immobile cambiano le modalità di calcolo della base imponibile. Dopo aver adeguato le rendite del 5% (moltiplicando X 105%) il coefficiente cambia. È del 55% per i negozi, del 60% per i fabbricati rurali strumentali (ma anche per i capannoni industriali) del 140% per i laboratori artigiani, dell’80% per gli uffici. L’aliquota da applicare è del 0,76% tranne che per i fabbricati rurali «strumentali», che pagano lo 0,2%.

___________________________________________________________________

http://www.businessonline.it/news/9163/Tassi-di-interesse-prestiti-alle-imprese-da-banche-tra-i-piu-alti-in-Europa.html

Tassi di interesse: prestiti alle imprese da banche tra i più alti in Europa.

Non solo caro mutui: secondo uno studio della Cgia di Mestre in Italia le imprese soffrono anche di un caro-tassi sui prestiti a breve termine e sono tra i più cari d’Europa, mentre quelli a lungo termine sono più vantaggiosi rispetto ad altri Paesi. Secondo i dati emersi, i tassi applicati in Italia a luglio di quest’anno per prestiti inferiori ad un anno toccano il 4,06%, contro il 3,92% della Germania, il 3,72% della Spagna, il 3,11% dell’Olanda e il 3,05% della Francia.

La media dei Paesi dell’area dell’euro ha toccato il 3,72%. Al contrario, invece, i tassi a lungo termine superiori ai 5 anni pongono le banche italiane come le più virtuose in assoluto. In Italia i tassi applicati erano due mesi fa del 3,21% contro una media Ue dei 16 del 3,82%, in Germania le banche applicavano il 4,18%, in Francia il 4,09%, in Olanda il 3,87% e in Spagna il 3,78%.

Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, ha spiegato: “Questa situazione penalizza soprattutto le piccole imprese, perchè chi ricorre ai prestiti a breve termine sono proprio le micro imprese che devono far fronte costantemente ad esigenze di liquidità, come l’anticipo delle fatture o lo scoperto di conto corrente. Per questo chiediamo al sistema bancario italiano di fare un ulteriore sforzo di riduzione del costo del denaro per sostenere in maniera più decisa le piccole realtà produttive”.

Autore: Marianna Quatraro

http://www.repubblica.it/economia/2012/02/19/news/risorse_ripresa_le_imprese_denunciano_soldi_con_il_contagocce_e_troppo_cari-30137390/

Risorse per ripresa, le aziende denunciano “Soldi con il contagocce e troppo cari”

di VALENTINA CONTE

[…] Credit crunch, rubinetti chiusi, meno soldi per tutti. Le banche sono sotto pressione. Si fidano poco le une delle altre, costrette a pensare ai propri bilanci, prima e più che ad irrorare l’economia. Le imprese, non ancora fallite, faticano ad ottenere fidi per investire. Le coppie, anche quelle con le garanzie giuste (il posto fisso, ad esempio), rinunciano all’avventura del mutuo, nonostante i tassi ufficiali molto bassi. Allo sportello, si sa, è tutta un’altra storia. Niente mattone, si erodono addirittura i risparmi, un record per un Paese “formica”(crollo dell’80% dei nuovi depositi nel 2011, da 130 a 24 miliardi). Così, l’economia in apnea si avvita. Meno soldi erogati, meno richiesti. Giù: consumi, investimenti, redditi. Su: recessione.

Aziende a secco. Il grido è sempre più alto. Le imprese italiane, già vessate da 70-80 miliardi di crediti verso la Pubblica amministrazione non ancora rientrati, denunciano la stretta: criteri sempre più stringenti dalle banche per prestiti e nuove linee di credito negli ultimi tre mesi del 2011, come nell’ultimo trimestre del 2008, all’indomani del crac Lehman. Bce e Bankitalia confermano. Avvertendo, come fa l’istituto europeo nell’ultima indagine presso le banche centrali dell’Eurozona (il Bank Lending Survey), che le condizioni per le grandi aziende sono peggiori di quelle applicate alle piccole. […] I tassi applicati alle Pmi sui nuovi prestiti fino a un milione di euro salgono dal 4,62% di novembre al 4,98% di dicembre, sopra la media Ue (dal 4,34 al 4,29%). A cosa è servito – si chiedono però imprese e famiglie – il generoso maxi-prestito all’1% da 500 miliardi della Bce alle banche europee? Dove sono finiti quei soldi? Come sono stati utilizzati? Perché non arrivano all’economia reale? E cosa ne sarà dell’altra iniezione che a breve la Bce somministrerà ancora all’Europa malata? L’Abi non esclude, intanto, una nuova moratoria sui debiti delle imprese. “Quella del 2008 ci è costata 15 miliardi”, ricorda.

19 febbraio 2012

___________________________________________________________________

http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=8456&T=P

COMUNICATO STAMPA

PENSIONI: OBBLIGO APERTURA CONTO E’ STATO STUDIATO – DICE L’INEFFABILE COLLEZIONSITA DI POLTRONE ANTONIO MASTRAPASQUA- PER IL BENE DEI PENSIONATI ! MA NON PROVA ALCUNA VERGOGNA IL PRESIDENTE DELL’INPS ?
ADUSBEF IMPUGNERA’ NORMA INCOSTITUZIONALE, DAVANTI ALLA CONSULTA.

Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua ha spiegato che la campagna dell’Inps contro l’uso del contante è legata alla semplificazione dei pagamenti delle pensioni ma soprattutto alla sicurezza dei pensionati ai quali l’ineffabile collezionista di poltrone, ben 24 ed in aperto to di interessi, tiene in maniera particolare. «L’uso del contante è rischioso per i pensionati stessi. Nel 2011 i furti negli uffici postali sono aumentati del 17% rispetto al 2010».
Ma non prova alcuna vergogna l’ossequioso presidente dell’Inps che ha emesso una circolare vessatoria ed illiberale, per far cadere i pensionati nelle fauci dei banchieri e per i disagi che produrrà ai vecchi, trattati come evasori e che hanno il sacrosanto diritto di poter ricevere la pensione sul conto corrente, sul libretto postale o in contanti secondo le proprie libere scelte ed indisponibili libertà, senza che siano obbligati a vedersi assottigliati i compensi maturati dopo una vita di lavoro da spese, commissioni, oneri, bolli, balzelli e costi di gestione dei conti correnti più elevati d’Europa?
E non provano alcuna onta i mezzi di informazione afflitti da quella cupidigia del servilismo ben descritta da Paolo Sylos Labini, che riportano le veline del governo dei banchieri e del presidente dell’Inps, con interviste in ginocchio fatte a tutta pagina a Mastrapasqua, come quella pubblicata ieri dal Corriere della Sera?
Adusbef, ancora una volta fuori dal coro, denuncia una violenza inaudita sui pensionati trattati come feroci evasori e costretti ad aprire conti correnti bancari o postali per ingrassare i signori banchieri; la melassa di un’informazione molto attenta a non disturbare il governo di oligarchi, tecnocrati ed ottimati che dopo aver prodotto la crisi, la addossano ai soliti noti con maggiori tasse ed ulteriori balzelli; impugnerà una norma assurda davanti la Corte Costituzionale, per far ripristinare un diritto violato da quel governo dei banchieri, che vuole solo portare acqua al mulino delle banche.

Elio Lannutti (Presidente Adusbef) – Roma, 3.1.2012

http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/05/ecco-perche-monti-impone-un-conto.html?m=1

22 maggio 2012

Ecco perchè Monti impone un conto corrente per i pensionati: Equitalia così può pignorare l’intera pensione!

Il governo Monti ha limitato a 1.000€ il tetto massimo per i pagamenti in contanti: e questo ha costretto numerosi pensionati a dotarsi di un conto corrente bancario, con relative spese e commissioni. Ma non si tratta semplicemente di un favore ai suoi amici banchieri. L’obiettivo vero è  aggirare la legge che impone il pignoramento di un importo massimo corrispondente a un quinto della pensione. Dall’Ottobre scorso infatti, il governo Berlusconi ha concesso nuovi poteri ad Equitalia, tra cui quello di prelevare direttamente dai conti correnti dei debitori. Se un cittadino ha un debito, Equitalia può svuotargli il conto corrente per recuperare l’insoluto: indipendentemente dalla provenienza di tali soldi, e se ci trova 1.000€ preleva quelli. E’ quanto sta succedendo ad alcuni pensionati che si vedono accreditare la pensione sul conto corrente, e subito dopo vedono svuotarsi il conto, grazie alle mani lunghe di Equitalia. Nel caso di insoluti, Equitalia ha infatti la facoltà di pignorare fino a 1/5 (un quinto) della pensione (funziona così anche per gli stipendi) ma in alcuni casi, quando senza il quinto dello stipendio diventa difficile andare avanti (familiari a carico, spese si affitto/mutuo etc) viene disposto il pignoramento di una quota minore dell’assegno, per esempio solo 1/10 (un decimo) della pensione. Regole a tutela dell’individuo che non sono previste nel caso dei prelievi forzosi dai conti correnti. Se poi quel mese, dopo che la pensione si è volatilizzata, il “fortunato” non ha i soldi necessari per mangiare e fronteggiare le spese, a loro non importa. C’è davvero da sorprendersi che qualcuno, preso dalla disperazione, decida di farla finita? […]

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/05/10/Equitalia-Catanzaro-pignorate-pensioni-paghe_6849320.html

Equitalia: a Catanzaro pignorate pensioni e paghe

10 maggio 2012 – di Clemente Angotti

Equitalia non perdona i contribuenti morosi e pignora le somme giacenti nei conti correnti bancari anche a titolo di pensione o di stipendio: è successo a Catanzaro nei confronti di alcuni ignari cittadini che si sono ritrovati improvvisamente con i loro depositi congelati. A denunciarlo è l’associazione dei consumatori Codici, che ha aperto uno sportello per tutelare i diritti delle persone che si sono viste recapitare i provvedimenti. In un momento di grave e drammatica crisi economica, che coinvolge quotidianamente molte famiglie italiane e tanti imprenditori, l’associazione catanzarese punta il dito su quella che definisce “una grave anomalia consistita in azioni esecutive promosse da Equitalia spa”. E ricorda i tanti che, a livello nazionale, spesso oberati da esposizioni debitorie nei confronti dell’erario dello Stato, sono arrivati anche a gesti estremi. […] “Equitalia, informata dagli interessati che sui loro conti correnti confluivano soltanto le pensioni, a seguito della legge che ne ha reso l’obbligatorietà – spiegano dall’associazione Codici – ha disatteso le richieste degli interessati i quali, tra l’altro, hanno evidenziato l’assoluta impignorabilità delle stesse. I pensionati, inutilmente, hanno anche comunicato alla società che le pensioni erogate erano l’unico mezzo di sostentamento per i propri nuclei familiari. La particolarità della vicenda sta nel fatto che né l’Agente della riscossione né le banche hanno inteso disporre lo svincolo delle somme canalizzate a titolo di pensione (spesso sociale) malgrado la disperata e reiterata richiesta degli interessati che, proprio a causa di tale indisponibilità, non sono neanche nelle condizioni di poter fare fronte alle spese legali per adire l’ autorità giudiziaria, non ricorrendo le condizioni per l’assistenza con il gratuito patrocinio a causa del reddito da pensione percepito l’anno precedente”. […]

___________________________________________________________________

Aggiornamento del 24 maggio 2012:

Approfittando della situazione, grazie proprio a questo provvedimento, Equitalia ha potuto pignorare, attraverso l’accesso diretto al conto corrente, cifre equivalenti all’intera pensione percepita da alcuni contribuenti ritenuti morosi, nonostante la legge imponga come limite massimo il pignoramento di un quinto della pensione o dello stipendio…

Quali sono i perché di tutto ciò? Quale aiuto concreto stanno dando le banche nel sostenere il nostro debito pubblico?

L.D.

http://it.finance.yahoo.com/notizie/crisi-patuelli-banche-tassi-debito-084200517.html

Crisi: Patuelli, senza banche tassi debito pubblico sarebbero esplosi

(ASCA) – Palermo, 8 giu – ”Le banche italiane sostengono gran parte del debito pubblico, impedendo l’innalzamento dello spread. Diciamolo chiaramente, i tassi sarebbero esplosi senza le banche e non si capiscono le polemiche che infuriano sugli istituti di credito che da mesi soffrono nel sostenere patriotticamente la Repubblica. […]

___________________________________________________________________

Aggiornamento del 13 maggio 2013:

Che sia questo il problema che il governo Monti ha cercato di risolvere???

http://www.wallstreetitalia.com/article/1565047/gli-italiani-non-si-fidano-della-banche-15-milioni-senza-conto-corrente.aspx

Gli italiani non si fidano della banche, 15 milioni senza conto corrente

11 maggio 2013

Sono quasi 15 milioni gli italiani che non tengono i propri risparmi in una banca. Lo rileva una elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre secondo la quale a livello europeo nessun altro Paese può contare un numero così elevato di cittadini che non possiede un contro corrente in un istituto di credito. 

“Questo record europeo – spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – è riconducibile a ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese. Non possiamo disconoscere, ad esempio, che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca”. […]

All’Italia, con quasi 15 milioni di persone senza un conto (pari al 29% degli italiani over 15) seguono Paesi come la Romania, con poco più di 9.860.000 persone (55% dei romeni over 15 ) e la Polonia, con poco meno di 9.700.000 cittadini (30%). Il divario con i Paesi nostri omologhi è abissale. In Francia e nel Regno Unito i cosiddetti unbanked sono in entrambi i Paesi poco più di un milione e mezzo (pari al 3% della popolazione con più di 15 anni). In Germania, invece, la soglia di coloro che non detengono un conto corrente si abbassa a poco più di un milione e quattrocentomila persone (pari al 2%).

___________________________________________________________________

Aggiornamento del 21 ottobre 2013:

Tutti criticavano Monti dandogli del “bancario”: sarà pure un bancario, ma almeno aveva capito qualcosa che altri non hanno ancora capito…

http://phastidio.net/2013/09/16/grandi-misteri-ditalia/

Grandi misteri d’Italia

16 SEPTEMBER, 2013

[…] “Per uscire dalla crisi bisogna tagliare le unghie alle banche e mettere regole precise ai mercati finanziari, uscire da assenza di trasparenza e capire perché le banche in Italia continuano a non erogare crediti“, disse Nichi Vendola intervistato da RaiNews24.

Noi, che non abbiamo l’aspirazione di indicare al Popolo la via della redenzione e del riscatto, possiamo però aiutare Vendola a capire perché in Italia “le banche continuano a non erogare crediti”. Repetita iuvant: le banche (non solo quelle italiane) hanno prestato troppo negli scorsi anni, ed ora devono rientrare entro parametri di sicurezza. Non solo: le banche italiane (ma non solo loro) sono sottocapitalizzate, cioè hanno troppo pochi mezzi propri rispetto ai nuovi standard internazionali, che puntano ad evitare la ripetizione di crisi come quella in cui siamo finiti da cinque anni a questa parte. Quindi, le banche (non solo quelle italiane) devono fare il cosiddetto deleveraging, cioè ridurre il proprio grado di indebitamento.

Ciò può avvenire facendo aumenti di capitale e/o riducendo gli attivi di bilancio, cioè prestando meno e chiedendo ai debitori di rientrare dai debiti. In paesi a forte dipendenza dal credito bancario, come il nostro, ciò causa una cosa chiamata credit crunch, che si somma alla stretta fiscale degli ultimi anni, causando il soffocamento dell’economia. Ciò provoca l’aumento delle perdite su crediti, che a loro volta causano alle banche nuove erosioni di mezzi propri, che causano nuove strette al credito.

Non è difficile da comprendere, in fondo: è un circolo terribilmente vizioso. Non è che le banche si divertano a non prestare, visto che prestare, quando l’economia è sana, contribuisce agli utili molto più che comprarsi titoli di stato, altro concetto che alle nostre termiti sociali, di destra e sinistra, proprio non entra in mente. […]

Quindi la sintesi è presto detta: Vendola e quelli come lui, che hanno fatto del vaniloquio una professione, trovando peraltro una robusta “domanda di mercato” in termini di credulità e desiderio di sentirsi dire che il Sol dell’Avvenire sorgerà un giorno a spazzare via il Male dal mondo, prenda atto che le banche sono in crisi. Magari leggendo i giornali, che sono poco credibili ma a volte, eccezionalmente, si limitano a riferire ciò che accade. Così forse, ma solo forse, un giorno smetteremo di sentire questa fiaba delle banche cattive che non prestano perché hanno deciso di spararsi sui piedi o su altre parti anatomiche. Non ci sono Grandi Vecchi che non prestano perché gli alieni hanno deciso che l’Italia deve essere messa in ginocchio, né c’è un Sistema Imperialista delle Banche Tafazziane che ha scelto di andare in dissesto per servire Superiori Interessi. Vendola ed i suoi amici di destra e sinistra se ne facciano una ragione.

Quindi sbrigatevi a scoprire nuove idiozie narrative con cui fare i comizi, perché davvero non se ne può più.

___________________________________________________________________

Aggiornamento del 6 maggio 2014:

http://www.stradeonline.it/editoriale/605-i-monti-bond-e-il-mito-della-caverna

Grazie agli interessi percepiti dallo Stato sui Monti bond, il prestito statale a Mps, l’Italia ha rispettato nel 2013 il 3 per cento del rapporto deficit/Pil. Conclusione positiva e paradossale (assente sulla stampa, ovviamente) di un dibattito brutale sui “soldi regalati alle banche”.

[…] C’è una vicenda, non banale, che oggi racconta meglio di altre perché l’Italia politica di oggi vive in una caverna. Ricordate la vicenda dei Monti bond, le obbligazioni emesse dal Monte Paschi di Siena e acquistate dallo Stato italiano come misura di sostegno all’istituto finanziario? A fine 2012 e inizio 2013, nel pieno della campagna elettorale per il rinnovo del parlamento, imperversava la tesi dell’equivalenza tra prestito a Mps e gettito annuale dell’Imu sull’abitazione principale: circa 4 miliardi di euro. Non solo dal M5S, ma soprattutto dalle fila del centrodestra berlusconiano si levavano voci contro il governo Monti “per aver regalato alle banche i soldi della prima casa”.

Difficile spiegare alla folla inferocita che una cosa è un prestito e un’altra è il gettito annuale di un’imposta; complicatissimo, nei tempi brevi concessi da una campagna elettorale, addentrarsi nelle differenze sostanziali tra i vecchi Tremonti bond e i Monti bond, i primi molto generosi con le banche e i secondi invece più severi e rigorosi.

[…] Una notizia dei giorni scorsi è la diffusione delle cifre sugli interessi che Montepaschi dovrà corrispondere allo Stato italiano: 554 milioni. […] Insomma, l’operazione di sostegno alla banca senese sta fruttando risorse all’erario, così come peraltro avviene con tutti i titoli sottoscritti dallo Stato per supportare le istituzioni finanziarie private.

Eurostat pubblica annualmente e per tutti i paesi membri i dati relativi ai profitti netti (gli interessi attivi al netto di quelli passivi) relativi a queste attività di sostegno pubblico del settore finanziario: il confronto tra l’Italia e i principali paesi europei offre spunti importanti. Anzitutto, fino al 2013 incluso, il valore pro capite del sostegno italiano alle istituzioni finanziarie è di gran lunga inferiore a quello di Germania e Regno Unito, ma anche di paesi più piccoli.

Sui tassi d’interesse c’è poi la vera sorpresa: nell’ultimo anno per cui abbiamo informazioni complete, il 2012, i proventi da interessi sulle attività delle banche in difficoltà sono stati per lo Stato italiano di circa 710 milioni di euro, a fronte di 106 milioni di interessi passivi impiegati per la raccolta dei fondi prestati alle banche (risultato netto: + 606 milioni); nel 2013, in assenza finora di dati sugli interessi passivi (presumibilmente non lontane da quelle del 2012, si registrano entrate per 716 milioni di euro.

Queste maggiori entrate per lo Stato hanno concorso (e in tal senso Eurostat le tratta) al rispetto del limite del 3% nel rapporto deficit/Pil. A parità di altre condizioni, cioè senza considerare gli effetti sistemici che un eventuale diniego del prestito statale a Mps avrebbe prodotto, si può affermare che senza questo “investimento” statale, l’Italia avrebbe sforato nel 2012 e nel 2013 il parametro del 3%, rispettato invece al pelo.

Ebbene, avete forse letto commenti e analisi su questa vicenda? Si è per caso concesso a queste cifre un decimo del tempo occupato mesi fa dalla polemica elettorale sul prestito a Mps? No, assolutamente no: si parla invece di complotti internazionali orditi alle spalle dell’Italia, di Bilderberg, di tecnocrati servi delle banche e di cose simili. Oltre la caverna, nel mondo reale, ci sarebbe da fare un dibattito rigoroso sull’assetto del sistema italiano del credito, sul grado di concorrenza e di solidità delle istituzioni finanziarie private, sulla governance partitocratrica delle fondazioni bancarie, sul ruolo ridotto giocato in Italia dal private equità e dal venture capital. Ma nella caverna chi prova a convincere gli altri con temi e argomenti concreti non viene ascoltato, nella migliore delle ipotesi. Molto più spesso, viene sbeffeggiato.

Si ringrazia Valerio Polidori per la segnalazione della notizia.

Tags: , , , , , , , ,