“Un paese si fa rispettare se è rispettabile e se rispetta gli altri”, ovvero “se i suoi cittadini si comportano con senso del decoro, se non offendono chi è diverso da loro, le minoranze religiose, gli stranieri immigrati, gli omosessuali, chi ha una pelle di altro colore”.

Giorgio Napolitano (presidente della Repubblica)

“Ogni coppia, ogni convivenza, ogni forma familiare rappresenta un bene pubblico, oltre che un elemento del benessere e della felicità collettiva”.

Franco Grillino (presidente di Gaynet)

Tutte le giovani (e meno giovani) coppie, sposate o conviventi di fatto, etero od omosessuali che siano, tutte devono avere uguali possibilità di realizzare la propria felicità. La vogliamo smettere con questi antichi pregiudizi, che contribuiscono soltanto ad alimentare questa anacronistica intolleranza che ci caratterizza nei confronti degli omosessuali? L’Italia deve imparare a cambiare, deve diventare dinamica e cercare di restare al passo con i tempi. In qualunque settore, per ogni cosa, siamo sempre gli ultimi, dobbiamo sempre rincorrere gli altri. Dobbiamo imparare a cambiare, tutti quanti…

A proposito della possibilità che delle coppie omosessuali possano adottare dei bambini, sono stati fatti dei seri studi che dimostrano inequivocabilmente che i bambini cresciuti all’interno di famiglie costituite da due genitori dello stesso sesso sono assolutamente normali: non c’è nulla che una coppia eterosessuale possa dare di più rispetto ad una coppia omosessuale. Quanti bambini potrebbero essere adottati ed essere amati da una famiglia, se coloro che ritengono moralmente corretta soltanto una famiglia di tipo etero non fossero così ipocriti e pregiudiziosi?

L.D.

Omofobia (Wikipedia)

L’omofobia è la paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (LGBT), basata sul pregiudizio. L’Unione Europea la considera analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo. Con il termine “omofobia” quindi si indica generalmente un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all’omosessualità o alle persone omosessuali. […]

Tre possibili definizioni del termine “omofobia”

Fermo restando quanto detto poco sopra, va comunque precisato che il termine è utilizzato con diversi significati. Le definizioni di omofobia esistenti possono essere sintetizzate in tre principali prospettive: accezione pregiudiziale, accezione discriminatoria e accezione psicopatologica:

  • l’accezione pregiudiziale considera come omofobia qualsiasi giudizio negativo nei confronti dell’omosessualità. In questa definizione vengono considerate manifestazioni di omofobia anche tutte le convinzioni personali e sociali contrarie all’omosessualità come ad esempio: la convinzione che l’omosessualità sia patologica, immorale, contronatura, socialmente pericolosa, invalidante; la non condivisione dei comportamenti omosessuali e delle rivendicazioni sociali e giuridiche delle persone omosessuali. Non rientra in questa accezione la conversione in agito violento o persecutorio nei confronti delle persone omosessuali.
  • l’accezione discriminatoria considera come omofobia tutti quei comportamenti riconducibili al sessismo che ledono i diritti e la dignità delle persone omosessuali sulla base del loro orientamento sessuale. Rientrano in questa definizione le discriminazioni sul posto di lavoro, nelle istituzioni, nella cultura, gli atti di violenza fisica e psicologica (percosse, insulti, maltrattamenti). Questa definizione – che comprende anche l’acting out del sentimento discriminatorio – può essere considerata più pertinente al costrutto di omofobia in senso ristretto.
  • l’accezione psicopatologica considera l’omofobia come una fobia, cioè una irrazionale e persistente paura e repulsione nei confronti delle persone omosessuali che compromette il funzionamento psicologico della persona che ne presenta i sintomi. Tale valutazione diagnostica includerebbe quindi l’omofobia all’interno della categoria diagnostica dei disturbi d’ansia e rientrerebbe all’interno dell’etichetta di fobia specifica. A differenza delle prime due accezioni, l’omofobia come fobia specifica non è frutto di un consapevole pregiudizio negativo nei confronti dell’omosessualità quanto piuttosto di una dinamica irrazionale legata ai vissuti personali del soggetto. […]

Conseguenze dell’omofobia

L’omofobia può diventare causa di episodi di bullismo, di violenza o di mobbing nei confronti delle persone LGBT.Secondo l’Agenzia per i diritti Fondamentali (FRA) dell’Unione Europea l’omofobia nel 2009 danneggia la salute e la carriera di quasi 4 milioni di persone in Europa. L’Italia è il paese dell’Unione Europea con il maggior tasso di omofobia sociale, politica ed istituzionale.

Anacronistica omofobia italiana:

http://rbe.it/news/2012/02/06/lomofobia-in-italia-resta-un-problema-noi-proviamo-a-parlarne-con-gibilterra/

L’omofobia in Italia resta un problema. Noi proviamo a parlarne con Gibilterra

6 febbraio 2012

A fine gennaio 2012 sono stati aggiornati da ILGA-Europe, i dati relativi all’omofobia in Europa. L’Italia continua a essere agli ultimi posti nella classifica dei paesi aderenti all’UE. Nell’area euro fa peggio solo Cipro, mentre destano forte allarme i dati in arrivo dall’est Europa (Bielorussia e Ucraina in testa). Ne parliamo con Marco Giusta, presidente del comitato provinciale Arcigay Torino Ottavio Mai, con cui lanciamo la nuova trasmissione di RBE dedicata al mondo LGBT e prodotta in collaborazione con Arcigay.

Questi dati diffusi dall’ILGA  – dice Marco – più che un allarme sono una forma di certificazione di non conformità al resto dell’Europa per quanto riguarda il tema dei diritti civili per persone LGBT. Una forma di discriminazione diffusa per cui non esistono leggi a tutela e non ci sono dei capitoli per rilevare la discriminazioni, se non sul lavoro e anche in questo caso non sono conosciuti e diffusi. Una mancanza di tutela per le persone LGBT, soprattutto dal punto di vista istituzionale“.

Due facce della stessa medaglia, insomma, che produce un effetto diretto sulla società italiana. “Non essendoci un riconoscimento da parte dello Stato – aggiunge Marco –  le persone si sentono libere di applicare la propria morale. In Italia, sappiamo, la questione morale è demandata alla Chiesa cattolica che, pur facendo un cammino anche abbastanza evidente in alcune sue espressioni, bolla ancora l’omosessualità ciome difetto di natura. L’ultima affermazione di Benedetto XVI è stata che l’omosessualità è fuori dal disegno di Dio“.

Recentemente la Ministra Fornero si è espressa duramente contro l’omofobia: “Il mio impegno – ha detto la Fornero – è pieno contro le discriminazioni anche verso gli omosessuali ed i trasgender“. Chiediamo a Marco Giusta la scaletta di priorità per gli interventi di contrasto all’omofobia, secondo lui.

Inserire il tema dell’omosessualità all’interno delle politiche sulla discriminazione. Ho ascoltato con molto interesse le parole della Fornero, anche e soprattutto quando è venuta a Torino per la Giornata dell Memoria e ha citato anche le persone omosessuali che in migliaia sono state deportate e messe nei campi di concentramento. Rilevare questi temi e questo interesse è un passo avanti positivo.  E poi sicuramente bisogna portare e discutere in Parlamento due leggi fondamentali: la prima è quella contro ogni forma di discriminazione e l’ampliamento della Legge Mancino per i reati d’odio per chi si esprime incitando alla violenza contro le persone omosessuali. La seconda è l’adeguamento dello status di famiglia e di coppia per tutte le persone di qualunque sesso ed orientamento possano avere”. […]

http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/06/news/matrimoni_gay_mondo-6096193/

Sì ai matrimoni gay in 10 paesi nel mondo. L’Italia, con la Grecia, un’eccezione in Europa.

Dopo la sentenza che in California ha definito incostituzionale vietare le nozze fra omosessuali, un viaggio fra i paesi (10) in cui sono riconosciute e in quelli (17) che riconoscono pari diritti a tutte le coppie o ne concedono alcuni alle unioni civili, anche gay e lesbiche. I primi sono stati i Paesi Bassi, nel 2001. Il nostro paese non ha alcuna legge di tutela

di MARCO PASQUA

06 agosto 2010

L’ULTIMA è stata l’Argentina. Con la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, con il pieno sostegno della presidente, Cristina Kirchner, è diventata il primo Paese dell’America Latina a riconoscere questo diritto. Il decimo al mondo. Ed è di questi giorni la notizia che la Corte Suprema del Messico ha detto sì alle nozze fra persone dello stesso sesso, votando a favore della legge che da sei mesi le consente solo a Città del Messico e respingendo il ricorso della Procura secondo cui la norma viola il principio che costituzionalmente protegge la famiglia. Città del Messico era stata la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio gay, nel dicembre del 2009. Lo stesso parlamento aveva già ammesso le unioni civili nel 2006. […]

Sono stati i Paesi Bassi, nell’aprile del 2001, i primi a permettere il matrimonio tra omosessuali, riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali. Con 107 voti a favore e 33 contrari, il Parlamento eliminò ogni forma di discriminazione esistente in materia. La legge richiede oggi che, per sposarsi, almeno una delle due persone sia un cittadino olandese o risieda nei Paesi Bassi. Il 30 gennaio del 2003 è toccato al Belgio, che ha licenziato una legge con una larga maggioranza parlamentare. In Spagna il matrimonio tra omosessuali è divenuto realtà dal 2005 e c’è anche la possibilità di adottare bambini (accanto al matrimonio, continuano ad esistere le leggi e i registri delle coppie di fatto). In Svezia, così come avviene in Norvegia, i gay si possono anche sposare in chiesa, dopo il sì alla legge del Parlamento all’inizio del 2009. Dal novembre dello stesso anno, la chiesa luterana svedese si è infatti detta pronta a celebrare le unioni davanti all’altare, nonostante al suo interno si fossero levate voci contrarie alla decisione. Il Canada ha legalizzato questi matrimoni nel luglio 2005, aprendo le porte anche a cittadini residenti all’estero (il 10 agosto, toccherà a due cittadini italiani di Milano e Torino convolare a nozze).

In Portogallo, l’ok ai matrimoni arriva lo scorso mese di maggio, con la firma del presidente portoghese Anibal Cavaco Silva, cattolico praticante. A differenza di quanto avviene in Spagna, in questo Paese non sono ancora consentite le adozioni. In Islanda, la legge che consente di celebrare matrimoni omosessuali è stata inaugurata, lo scorso mese di giugno, dalla premier Johanna Sigurdardottir, che ha voluto sposare la sua compagna storica, Jonina Leosdottir, con la quale si era già unita civilmente nel 2002. Il Sudafrica è l’unico stato africano ad aver legalizzato dal novembre 2006 le unioni civili tra omosessuali. La cerimonia religiosa è opzionale, anche se le diverse Chiese possono rifiutarsi di celebrare queste unioni, mentre il rito civile è aperto a tutti. Qui le coppie gay possono adottare già dal 2002.

Oltre a questi dieci Paesi, ricorda Arcigay, ve ne sono altri 17 che riconoscono pari (o alcuni) diritti alle coppie, indipendentemente dal loro sesso. Si tratta di Austria (unioni civili dal gennaio 2010), Francia (i Pacs sono stati adottati nel 1999, per omosessuali ed eterosessuali), Danimarca (primo Paese al mondo ad autorizzare, nel 1989, il matrimonio civile o partenariato registrato tra omosessuali), Regno Unito (dal 2005, il “partenariato civile” tutela anche le coppie gay), Lussemburgo (in vigore dal 2004 la partnership registrata), Germania (qui è in vigore un “contratto di vita comune”), Svizzera (“partenariato registrato” dal 2005, esclusa l’adozione), Slovenia (una legge garantisce alle unioni civili diritti limitati nel campo delle relazioni di proprietà e dell’eredità), Ungheria (dal febbraio 2010 è possibile per le coppie omosessuali stipulare unioni civili, parificate a quelle eterosessuali), Repubblica Ceca, Finlandia, Andorra, Croazia (una legge adottata nel 2003 garantisce “reciproco sostegno” e diritto all’eredità), Irlanda (a luglio, il presidente irlandese Mary McAleese ha ratificato una legge, già approvata dal Parlamento, che istituisce le unioni civili), Colombia, Nuova Zelanda (la legge garantisce dal 2004 alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero), Uruguay (il 17 aprile 2008 è stata celebrata la prima unione gay nell’aula di un tribunale di Montevideo).

Negli Stati Uniti la situazione, come dimostra anche la sentenza del giudice distrettuale in California, è soggetta a continui cambiamenti, su una materia oggetto di scontri molto accesi tra conservatori e chi, invece, è a favore delle unioni gay. In tutto, sono cinque gli Stati a riconoscere i matrimoni gay, oltre ad un distretto federale: Massachusetts (dal 2003, con un provvedimento della Corte Suprema che ha dichiarato discriminatorio, perciò incostituzionale ed illegale, escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio), Connecticut (stessa decisione della Corte Suprema, nel 2008), Iowa (la Corte Suprema afferma all’unanimità l’esigenza costituzionale di riconoscere questo tipo di unione), Vermont (dal settembre 2009), New Hampshire (dal gennaio 2010), Washington D. C. (legge firmata nel dicembre del 2009, primi matrimoni celebrati nel marzo del 2010). Il matrimonio viene anche riconosciuto da una tribù di indiani dell’Oregon. Infine, da citare anche il Brasile, dovele unioni tra persone dello stesso sesso sono riconosciute dal 2004.

L’Italia, come è noto, non ha alcuna legge di tutela per le unioni gay. “Siamo, insieme alla Grecia, l’unica nazione a non riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso e rappresentiamo un’eccezione in Europa e tra i paesi avanzati”, osserva il presidente di Arcigay, Paolo Patanè. “La discriminazione che impedisce alle coppie omosessuali di accedere all’istituto del matrimonio – conclude – è tanto inaccettabile quanto assurda per uno stato di diritto che ha tra i suoi valori fondati l’uguaglianza e la libertà dei suoi cittadini. La Corte Costituzionale italiana ha recentemente affermato lo stesso concetto, impegnando il parlamento ad affrontare e risolvere le discriminazioni che affliggono le omosessuali”.

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Per approfondire:

Matrimonio fra persone dello stesso sesso (Wikipedia)

Adozione da parte di coppie dello stesso sesso (Wikipedia)

[…] L’adozione da parte di coppie dello stesso sesso nel mondo:

Europa

Il 24 gennaio 2008, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che anche gli omosessuali hanno diritto ad adottare un bambino.

L’adozione da parte di coppie dello stesso sesso è legale in Regno Unito, Spagna, Svezia, Belgio, Olanda, Islanda e Israele. Germania, Norvegia, Danimarca e Finlandiapermettono la “stepchild-adoption” (traduzione letterale: “adozione del figliastro”), cioè permette ai partner di una unione civile di adottare i figli naturali (o adottati) che la/il partner avesse avuto da precedente matrimonio o unione. In Irlanda e Francia i single, sia omosessuali che eterosessuali, possono richiedere l’adozione.

Italia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Adozione#Legislazione italiana attuale.

La legge 4 maggio 1983, n. 184 e successive modificazioni prevede che la dichiarazione di disponibilità all’adozione debba essere effettuata da una coppia coniugata da almeno tre anni. Il periodo di convivenza more uxorio è considerato alla stessa stregua di quello del matrimonio, fermo restando il fatto che la coppia deve comunque essere coniugata al momento della presentazione della disponibilità.

L’art. 44 prevede, tuttavia, deroghe per alcuni casi specifici:

  • quando gli adottandi sono uniti al minore – orfano di padre e di madre – da vincolo di parentela fino al sesto grado o da rapporto stabile e duraturo preesistente alla perdita dei genitori,
  • quando un coniuge adotta il figlio, anche adottivo, dell’altro coniuge,
  • quando il minore è portatore di handicap e orfano di entrambi i genitori,
  • quando non sia possibile l’affidamento preadottivo.

Quindi, salvo i rari casi anzi detti, non è possibile l’adozione da parte di una coppia non sposata e, dal momento che non è consentito il matrimonio di persone dello stesso sesso, l’adozione da parte di coppie omosessuali non è possibile.

Inoltre, nel caso di adozioni internazionali, oltre alle restrizioni della legislazione italiana, va tenuto conto anche delle eventuali maggiori restrizioni della legislazione del Paese di origine dell’adottato che spesso impediscono l’adozione da parte di single o coppie non coniugate. […]

Critiche

L’adozione suscita polemiche e discussioni, al pari delle altre rivendicazioni delle coppie omosessuali. In questo caso, infatti, vengono coinvolti i diritti dei minori adottati.

I favorevoli all’adozione, al contrario, sostengono che gli argomenti degli oppositori non sono supportati da prove scientifiche e sono carichi di pregiudizio (come quello che accosta del tutto impropriamente omosessualità e pedofilia). Numerosi studi condotti dall’American Psychological Association, American Psychiatric Association, American Academy of Pediatricse altri gruppi hanno evidenziato che non sussiste alcuna differenza, neppure minima, negli effetti della omogenitorialità rispetto alla genitorialità eterosessuale.

Omogenitorialità (Wikipedia)

L’omogenitorialità è il legame, di diritto o di fatto, tra uno o più bambini (sia figli biologici sia, molto più raramente, adottati) e una coppia di persone omosessuali. […]

Diverso concetto di “coppia”

Va qui notato che il concetto di “coppia” deve essere in questo caso ampliato: nelle famiglie omogenitoriali esistono infatti generalmente schemi più complessi. Ad esempio, nel caso di bambini nati mediante fecondazione in vitro da un progetto di genitorialità condivisa si possono trovare quattro genitori: la madre biologica del bambino e la sua compagna, nonché il padre biologico ed il suo compagno.

Altri esempi si ritrovano quando è affidato un figlio al/la partner del/la genitore/genitrice biologico/a, che diventa così genitore adottivo di diritto o di fatto, o ancora nei casi di padri o madri non affidatari che prendono coscienza della loro omosessualità successivamente alla nascita del figlio.

Dimensioni del fenomeno

In Italia, i bambini con genitori omosessuali sono circa 100.000. I risultati di una ricerca del 2005 condotta da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni hanno almeno un figlio. Prendendo tutte le fasce d’età, sono genitori un gay o una lesbica su 20 mentre il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe poter adottare un bambino.Il censimento del 2000 negli USA riporta che il 33% delle coppie lesbo e il 22% delle coppie gay hanno almeno un figlio sotto l’età di 18 anni che vive con loro. Nel 2005, negli USA i figli di coppie omosessuali erano circa 270.313.

Tesi a supporto

Come spesso succede per le rivendicazioni delle persone omosessuali (matrimonio gay, unioni civili) anche la genitorialità LGBT viene osteggiata e criticata. Le critiche però non sono supportate da ricerche autorevoli che siano state accolte dalla comunità scientifica. […]

L’American Psychological Association nel luglio 2004 ha dichiarato:

« non esiste alcuna prova scientifica che l’essere dei buoni genitori sia connesso all’orientamento sessuale dei genitori medesimi: genitori dello stesso sesso hanno la stessa probabilità di quelli eterosessuali di fornire ai loro figli un ambiente di crescita sano e favorevole. La ricerca ha dimostrato che la stabilità, lo sviluppo e la salute psicologica dei bambini non ha collegamento con l’orientamento sessuale dei genitori, e che i bambini allevati da coppie gay e lesbiche hanno la stessa probabilità di crescere bene quanto quelli allevati da coppie eterosessuali. »

[…] Similmente, una relazione fatta dal Department of Justice (Canada) sullo Sviluppo delle abilità sociali dei bambini attraverso i vari tipi di famiglia del Luglio 2006 e rilasciata successivamente dal Governo Canadese nel Maggio 2006, ha dichiarato che

« La conclusione che si deduce dalla letteratura empirica è che la gran parte degli studi mostrano che i bambini che vivono con 2 madri e i bambini che vivono con un padre ed una madre hanno lo stesso livello di competenza sociale. Pochi studi suggeriscono che i bambini con madri lesbiche potrebbe avere una migliore competenza sociale, ancora meno studi dimostrano l’opposto, ma la maggior parte degli studi fallisce nel trovare qualsiasi differenza. Anche le ricerche condotte su bambini con due padri supportano queste conclusioni.»

[…] Inoltre, uno studio dell’American Civil Liberties Union sostiene che la maggior parte degli studi comparati sociologici indicano che i bambini cresciuti in famiglie omogenitoriali sono “relativamente normali”. Quando si compara questi bambini con quelli di genitori eterosessuali, non si nota alcuna differenza “nelle valutazioni di popolarità, nell’adeguamento sociale, nei comportamenti di ruoli di genere, identità di genere, intelligenza, coscienza di sé, problemi emotivi, propensione al matrimonio e alla genitorialità, sviluppo morale, indipendenza, nelle funzioni del sé, nelle relazioni con gli oggetti o autostima”. […]

Idoneità dei genitori

[…] un sostanziale numero di studi comparati raggiunge la conclusione che, sotto condizioni socio-economiche simili, i bambini allevati da coppie dello stesso sesso sono paragonabili a quelli allevati da coppie di sesso opposto in termini di salute mentale e fisica. […] Valutazioni profonde e dettagliate sui possibili genitori sono prerequistiti standard per poter adottare un bambino, a prescindere dal genere e/o dall’orientamento sessuale dello stesso genitore. Come sostenuto dall’American Psychological Association:

« Innanzitutto, l’omosessualità non è un disordine psicologico (Conger, 1975). Sebbene l’esposizione al pregiudizio e alla discriminazione basati sull’orientamento sessuale possano causare stress acuti (Mays & Cochran, 2001; Meyer, 2003), non c’è alcuna prova affidabile che l’orientamento omosessuale possa di per sé compromettere le funzioni psichiche. Inoltre, la convinzione che gay e lesbiche non possano essere genitori idonei non ha alcun fonadamento empirico (Patterson, 2000, 2004a; Perrin, 2002). Tra le donne lesbiche e le donne eterosessuali non sono state trovate differenze marcate nel loro approccio verso l’educazione del bambino (Patterson, 2000; Tasker, 1999). I singoli componenti di coppie LGBT con figli si dividono in modo equo le questioni inerenti alle cure dei bambini e sono soddisfatti della loro relazione col partner (Patterson, 2000, 2004a). I risultati di alcuni studi suggeriscono che le capacità genitoriali di madri lesbiche e padri gay potrebbero essere superiori a quelle di gentori eterosessuali dello stesso livello. Non ci sono prove scientifiche per dimostrare che madri lesbiche e padri gay possano essere non idonei sulla base del loro orientamento sessuale (Armesto, 2002; Patterson, 2000; Tasker & Golombok, 1997). Al contrario, i risultati di queste ricerche suggeriscono che i genitori omosessuali sono abili tanto quanto quelli eterossessuali nel provvedere ad un ambiente solidale e salutare per i loro bambini. »

[…] Omogenitorialità in Italia

Non esistono studi e statistiche sul numero dei figli di gay e lesbiche in Italia. Utili indicazioni numeriche si possono trarre da ricerche sociologiche realizzate nel 2001 e nel 2003. Secondo queste ricerche, il 3,4% dei gay sono padri e il 5,4% delle lesbiche madri. I figli/e sono stati concepiti per il 76% dei casi in una relazione matrimoniale, nell’11% in una relazione eterosessuale e il rimanente 13% con un rapporto occasionale. La ricerca “Modi di” realizzata nel 2005 ha rilevato che il 4,7% dei gay intervistati e il 4,5% delle lesbiche hanno figli biologicamente propri, e un ulteriore 0,3% dei maschi e 0,4% delle femmine hanno figli non di sangue.
L’omogenitorialità, ed in particolare il rapporto tra la prole ed il genitore non consanguineo, non è regolamentata dalla legislazione italiana, malgrado le rivendicazioni, dal 2005 organizzate e promosse in particolare dall’associazione Famiglie arcobaleno, che nel maggio 2008 ha presentato la prima proposta di legge per la tutela dei figli di famiglie omogenitoriali o di fatto.

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http://www.gaywave.it/articolo/firenze-mutui-agevolati-anche-alle-coppie-gay/8847/

Firenze: mutui agevolati anche alle coppie gay

Pubblicato da joker569 – 6 Gennaio 2010.

A Firenze, il comune ha deciso di pubblicare un bando per l’attivazione di un fondo decennale dal valore di 250 mila euro, volto ad agevolare le coppie che vogliono sottoscrivere un mutuo per l’abitazione principale. Questo progetto è nato dal fatto che la zona di Quartiere 1 e 2 sono popolate quasi esclusivamente da persone anziane, e in tal modo si cercherà di “rendere più giovane” queste zone, aiutando coloro che vogliono acquistare una casa. La novità sta nel fatto che a questo bando possono partecipare tutti i tipi di coppie, poichè non vi saranno distinzioni tra coppie di giovani sposati e coppie di fatto, incluse le coppie gay.

La notizia ha subito scatenato delle polemiche. La decisione di approvare l’agevolazione del mutuo a coloro che dimostrano di convivere da tre anni, purchè siano sotto i trentacinque anni, non è stata digerita da molti esponenti della politica e della religione. […]

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Aggiornamento del 16 gennaio 2013:

http://www.linkiesta.it/genitori-gay

Famiglia: come cresceranno i figli delle coppie gay?

Monica Piccini – 2 giugno 2012

Ma come cresceranno i figli di due genitori omosessuali? Secondo il dottor Giuseppe Di Mauro, avranno problemi di salute e psichiatrici. La sua affermazione non trova nessun sostegno scientifico. Le famiglie arcobaleno rispondono, invece, dimostrando con studi psicologici che non conta l’orientamento sessuale ma la qualità delle dinamiche relazionali. Insomma, vale l’amore, per una realtà che in Italia non trova (ancora) nessuno spazio legislativo.

[…] In questo vuoto legislativo le famiglie omogenitoriali non sono tutelate. In caso di separazione dei genitori, per esempio, i figli nati all’interno di una relazione omosessuale non hanno diritto ad avere contatti col genitore “non biologico” o non legale. Non solo, poiché sul certificato di nascita questi ragazzi hanno un solo genitore, le tutele sono dimezzate soprattutto in caso di morte dell’unico genitore legale, che renderebbe il bambino orfano davanti alla legge.

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http://www.equalityitalia.it/la-vera-storia-dei-miei-capelli-bianchi-il-libro-di-paola-concia-componente-del-comitato-donore-di-equality-italia.html

“La vera storia dei miei capelli bianchi” il libro di Paola Concia componente del comitato d’onore di Equality Italia

3 maggio 2012

È una storia d’amore. Di una scoperta. Di una battaglia. Di una discriminazione. È la storia di una bambina diversa. Di una provinciale che va in città. Della moglie prima di un uomo, poi di una donna. Di una lesbica. […] «La vera storia dei miei capelli bianchi – Quarant’anni di vita e di diritti negati» (in libreria l’8 maggio, Mondadori editore) biografia a tratti tenera, a tratti urticante, sempre spiazzante di Paola Concia […].

L’obiettivo del libro è dichiarato: questa storia vuole essere «un esempio per i giovani», un «incoraggiamento» a non compiere gli errori pur commessi dalla protagonista nel tentare di nascondere, soffocare, sacrificare il desiderio «omosessuale o eterosessuale che sia» in nome di convenzioni e tabù che pure questo Paese dovrà prima o poi superare. È un inno al diritto a «essere felici», anche se costa fatica […]. Forte di una educazione tradizionale ma illuminata, la Concia — nata ad Avezzano da genitori militanti nell’Azione cattolica — racconta di un’infanzia serena ma di una diversità difficile da accettare, dei passi incerti, a partire da Giulia, la prima di una serie di passioni vissute con il senso di colpa, inadeguatezza e vergogna che ancora oggi rubano gioia di vivere e vita stessa a molti omosessuali (il 30% dei giovani suicidi sono gay e lesbiche). […]

È la prima parte del libro, quella più intensamente privata, dolente ma non lamentosa, perché per ogni amore c’è un passo verso l’impegno, per ogni errore (il matrimonio con un ragazzo, tentativo di uniformarsi a una realtà impossibile) una soluzione, per ogni perdita una scoperta, che trasforma la passione politica in impegno prima, lavoro poi. E qui il libro scarta, e si fa assieme confessione e denuncia, analisi politica e rivelazioni. […]

Articolo di Paola di Caro. Corriere della Sera del 3 Maggio 2012

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Aggiornamento del 12 agosto 2013:

http://www.change.org/it/petizioni/matrimoni-gay-si-ai-matrimoni-tra-gay-lesbiche-in-italia

PETIZIONE “Matrimoni gay: SI ai matrimoni tra Gay/Lesbiche in italia”

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Per tutti i genitori di ragazzi/e omosessuali:

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Aggiornamento del 16 aprile 2014:

http://27esimaora.corriere.it/articolo/madri-e-padri-sono-importanti-in-quanto-genitori-e-non-perche-maschi-o-femmine/

Madri e padri sono importanti in quanto genitori e non perché maschi o femmine

di Elena Tebano – 15 aprile 2014

I figli di gay e lesbiche crescono bene, perché «né l’orientamento sessuale né il genere condizionano la capacità di essere genitori e di conseguenza lo sviluppo dei bambini». È la conclusione a cui sono arrivati psicologi e ricercatori riuniti mercoledì 9 aprile a Roma nel più grande convegno italiano sull’omogenitorialità, organizzato dalla Facoltà di Medicina e Piscologia dell’Università La Sapienza di Roma e coordinato da Roberto Baiocco, Direttore del servizio di consulenza sugli orientamenti sessuali dell’ateneo capitolino «Sei come sei».

«Ritenere che i bambini abbiano bisogno sia di una madre che di un padre vuol dire presumere che donne e uomini siano genitori in maniera differente e cruciale per lo sviluppo», spiega Anna Maria Speranza, direttore della Scuola specializzazione in psicologia clinica de La Sapienza. Non è così:«Madri e padri sono importanti per i bambini in quanto genitori e non in quanto maschi o femmine – aggiunge Speranza –. Gli ultimi 40 anni di ricerche hanno dimostrato che lo sviluppo dei bambini non dipende dalle cosiddette dimensioni “strutturali” della famiglia: dal fatto cioè se i genitori siano divorziati, single, omosessuali o padre o madri biologici, ma dalla qualità della genitorialità. Dalla relazione che c’è tra genitori e bambini, da quella tra i genitori, dalla disponibilità di risorse economiche e sociali». Corrispondere o meno a una precisa costellazione familiare (la «famiglia tradizionale») non dà insomma garanzie. Né crescere con madri o padri gay pregiudica lo sviluppo. Se esistono dei fattori di rischio per la crescita dei bambini vanno cercati altrove. Uno, appunto, è la povertà sociale ed economica (ma fortunatamente sono lontani i tempi in cui cui, all’inizio del secolo scorso, uomini e donne di buona volontà suggerivano che i poveri non dovessero fare figli). Non è un problema da poco: in Italia, secondo l’Unicef, il 17% dei bambini si trova in queste condizioni.

Gli altri sono le esperienze traumatiche precoci, la depressione di uno dei due genitori, il fatto che usino sostanze, la violenza domestica. «Nessuna ricerca attendibile include tra questi fattori l’orientamento sessuale del genitore né in senso più ampio il genere» chiarisce Anna Maria Speranza. «Non esiste la famiglia del Mulino Bianco, ma neppure quella del Mulino arcobaleno. Esistono tanti mulini – sintetizza Vittorio Lingiardi, psichiatra e professore di Psicologia dinamica alla Sapienza –. Quello che conta sono le relazioni, il pane buono della genitorialità: l’amore come legame, progetto, cura, qualità».

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Aggiornamento del 14 luglio 2014:

http://www.change.org/it/petizioni/abrogazione-mozione-anti-gay-della-regione-lombardia

  • Diretta a Consiglio Regione Lombardia 

Abrogazione mozione ANTI-GAY della Regione Lombardia

Lanciata da Gianmarco Piccone

La Regione Lombardia ha approvato una mozione, presentato dal capogruppo della Lega Nord Massimiliano e votata da tutto il centrodestra (Fratelli d’Italia, FORZA ITALIA e NCD) che di fatto ricorda quello di Putin in Russia, dietro il titolo “Iniziative per la tutela della famiglia naturale” viene istituzionalizzata l’omofobia e la discriminazione.

Tale mozione non solo svuota le relazioni gay di ogni tutela giuridica. Nega di fatto la loro affettivatà definendo la famiglia eterosessuale, da loro erroneamente chiamata “naturale” come più importante e l’unica degna di essere rispettata, la motivazione di tale comma è la seguente: “Non si può negare il principio che un rapporto fra un uomo e una donna è su un piano superiore da qualsiasi altro tipo di rapporto.“ Questo invito all’omofobia è anche una deriva integralista cattolica visto che la mozione prevede anche: “L’impegno per la Giunta regionale a introdurre il fattore famiglia, a individuare in collaborazione con il Consiglio regionale stesso una data per la celebrazione della Festa della Famiglia, fondata sull’unione tra uomo e donna, promuovendone sia direttamente che indirettamente attraverso scuole, associazioni e Enti locali la valorizzazione dei principi educativi, culturali e sociali. Infine impegna la Giunta regionale a chiedere al Governo centrale la non applicazione del Documento Standard per l’educazione sessuale in Europa, redatto dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevede tra l’altro, nella fascia di età tra i 4 e i 6 anni, l’introduzione della masturbazione infantile precoce e l’identità di genere, ovvero la scelta se essere maschi o femmine.”

“La scuola vuole esaltare l’omosessualità e la vita gay. I gay non sono famiglie”

Questa la motivazione che giustifica il fatto che da oggi la Regione Lombardia si propone ad attuare un piano medievale per introdurre nelle scuole, e in altri luoghi pubblici l’educazione all'”omofobia”, insegnando di fatto che la diversità è una minaccia per la maggioranza e che la tolleranza e il rispetto sono valori privi di significato, mentre la violenza omofoba serve a difendere l’amore eterosessuale.

La consigliera del M5S Iolanda Nanni , oltre a ricordare che questa mozione è di stampo punitivo verso il PD, Sel, M5S e un esponente Lega che hanno votato a favore del patrocinio regionale per il Gay Pride tenutosi qualche giorno fa a Milano, denuncia l’interpretazione falsaria di alcuni documenti istituzionali, anche sovranazionali come quello europeo.
“La mozione contiene numerose falsità e libere interpretazioni di documenti istituzionali come il documento dell’OMS sulla promozione dell’educazione sessuale in età infantile. Non è vero che il documento invita a insegnare la masturbazione ai bambini, come asserito nella mozione. Questa e’ una bufala, peraltro anche datata, senza alcun fondamento in quanto il documento in questione fa solo riferimento alla necessita’ di educare il bambino senza che si senta colpevolizzato da questo atto naturale e istintivo. Ma possibile che il Consiglio Regionale debba scadere nel bieco bigottismo del pregiudizio e del ridicolo?  Questa non è una mozione che difende le famiglie, è una mozione ipocrita contro le varie tipologie di famiglie, fra cui quelle omosessuali. Francamente, certi consiglieri dovrebbero forse aprire gli occhi al mondo reale e all’interno dei loro stessi partiti, dove ad esempio, Salvini, il segretario di Lega Nord, e’ divorziato, convivente di fatto e da questa unione ha un figlio. Questa per la Lega non sarebbe famiglia, dato che per loro lo e’ solo se benedetta dalla sacralita’ del vincolo matrimoniale.”, conclude Nanni.

Numerose le dichiarazioni omofobe durante la discussione in aula di tale mozione liberticida, ne cito solo alcune fior da fiore:

• “Non si può negare il principio che un rapporto fra un uomo e una donna è su un piano superiore da qualsiasi altro tipo di rapporto.”

• “Lo spot della Findus è un’esagerazione.”

• “Esaltare l’omosessualità e la vita gay portano alla perdita del valore del ruolo paterno che risulterebbe attaccato nella sua autorità.”

La scuola vuole esaltare l’omosessualità e la vita gay. I gay non sono famiglie.”

• “Non comprendiamo che senso abbia l’introdurre nelle scuole delle fiabe che invitano a contrastare quello che è il concetto di famiglia naturale. Libro a forte impronta omosessuale e a tratti pornografico, che incita all’omosessualità”.

In breve la mozione prevede che:

1. La Famiglia eterosessuale viene definita come l’unica “naturale”, degna di tutela e più importante di qualsiasi altro tipo di affetto.

2. Piano nelle scuole e tutti gli altri settori pubblici per attuare tale discriminazione sociale

3. Pressioni sul Governo Centrale affinchè respinga legislazioni gay friendly, ma anzi si impegni a sostenere una politica retrograda e conservatrice.

4. Fondamentalismo religioso sostenuto dall’introduzione di una Festa dell’unioni Uomo-Donna, per ribadire ancora una volta la loro supremaziona

5. Blindata la regione, e quindi l’impossibilità per comuni aperti come Milano, a riconoscere i matrimonio gay contratti all’estero come hanno fatto altre città come Napoli

6. Libera e sbagliata interpretazione di alcuni importanti documenti, anche Europei, sull’educazione sessuale. Di fatto non si capisce come intende cambiare le cose la Regione su questo tema importantissimo per la maturità dei bambini e ragazzi che vanno istruiti su questi temi come fanno tutte le nazioni civili d’Europa e del mondo.

7. non danneggia solo le famiglie omosessuali, che già esistono in tutti gli strati della società e che meritato di essere rispettate e tutelate, ma crea FIGLI DI SERIE A (quelli che vivono in famiglie eterosessuali) e FIGLI DI SERIE B (quelli delle famiglie omoparentali che per la legge lombarda da oggi sono dei fantasmi privi di DIRITTI GIURIDICI.

Chiediamo pertanto ai Gruppi della Regione Lombardia di cancellare questo triste mozione e in contemporanea alla Corte Costituzionale di dichiararla incostituzionale  in virtù dell’articolo 2 e 3 della costituzione contenuti nei PRINCIPI FONDAMENTALI: 

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Inoltre questa mozione va anche contro alcune sentenze della stessa Corte Costizuionale e della Cassazione in materia di Diritti Gay. Ricordo la  sentenza n. 170/2014,  la n. 138 del 15 aprile 2010 della Costituzionale e la sentenza numero 601 di quella di Cassazione in cui viene istituzionalizzata la necessità di un impegno del Governo Centrale a approvare almeno le Unioni Civili e a legiferare in tema di contrasto all’omofobia. Non solo si ritiene necessario anche legiferare sulle adozioni gay visto che come dice bene la Cassazione “non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”.

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Aggiornamento del 4 agosto 2015:

http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/unioni-oliari-italia-fanalino-083618-gSLAaTtUIB

Unioni gay. Oliari: “L’Italia fanalino di coda in Occidente”

I giudici di Strasburgo hanno condannato l’Italia perché non ha ancora legiferato per garantire le unioni gay. La condanna riguarda la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali, e in particolare per quanto riguarda l’articolo 8 della Convenzione europea: il diritto al rispetto per la vita privata e familiare. Il giudizio è stato emesso all unanimità nell ambito del caso sollevato da Enrico Oliari e altri contro l’Italia. Oliari, 45 anni, presidente di Gaylib, l’ associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra, ha fatto ricorso a Strasburgo nel 2009 contro l’ impossibilità di vedersi riconoscere in Patria l’unione. […]

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