C’è da rimanere stupiti ed affascinati dal senso di responsabilità dimostrato dagli svizzeri nel rinunciare ad un aumento delle ferie, per paura della possibile perdita di competitività per il loro paese che avrebbe potuto derivarne. Sono la dimostrazione vivente di quanto possa diventare nobile la considerazione dell’uomo per il proprio lavoro. Incredibile, penso che gli svizzeri (ma anche i tedeschi non sono da meno) possano considerarsi alla stregua di una razza umana intellettualmente più evoluta! Lo scrivo provocatoriamente, ma è ovvio che gli svizzeri sono di gran lunga più avanti di noi: sappiamo tutti più che bene quanto la “razza” italiana sia propensa alla truffa ed alla corruzione, nonchè alla denigrazione ed alla scarsa considerazione del proprio posto di lavoro. Peccato che poi, una volta perso……..

L.D.

http://www.leggioggi.it/2012/03/12/svizzera-italia-li-un-referendum-per-dire-no-alle-ferie-qui-si-discute-di-art-18/

Pubblicato da Maria Giuliana Murianni il 12 marzo 2012

Svizzera-Italia: lì un referendum per dire no alle ferie qui si discute di art.18

Gli svizzeri si “riducono” le ferie, noi stiamo per eliminarle… insieme al lavoro!

Incredibile! Mentre in Italia non si sa perché si facciano i referendum sui massimi sistemi e, soprattutto, si perde per strada il senso ed il motivo per cui lo si è fatto, nella iper-civilissima Svizzera il ricorso ai referendum è un normale esercizio di rappresentanza, anche soltanto per stabilire quanto lunghe debbano essere le ferie per i lavoratori.

E se, in Italia, le polemiche sulla durata del lavoro e l’inizio del periodo del pensionamento tengono banco da mesi, nonostante recessione in atto e manovre economiche al limite dell’umana sopportazione, ecco che, nel paese di Heidi, del Rolex e della cioccolata, i cittadini hanno risposto un secco “no” all’ipotesi di prolungare di ulteriori due settimane il già previsto periodo minimo di vacanze retribuite di 4 settimane.

Stranezza? Stupore? Novità? Ma no! E non è nemmeno la prima volta che succede! Già nel 1985 e nel 2002 iniziative analoghe hanno avuto la stessa sorte ed i sondaggi avevano previsto quello che il responso delle urne ha confermato.

Ma perché gli svizzeri rinunciano convinti a ben 6 settimane di vacanze pagate?

Lo stupore arriva ora… udite, udite…

E’ una minaccia per la competitività elvetica!

In tempi di crisi, in Italia, questa motivazione ha quasi del sovrannaturale…e così mentre si discute (?) sull’art.18 e si è in attesa dei provvedimenti del Governo Monti in tema di crescita, gli svizzeri scelgono di lavorare di più, rinunciando a provvedimenti migliorativi del loro stress lavorativo…

Sarà per essere sicuri che al ritorno dalle ferie il loro posto di lavoro è ancora lì?

O perché così si risparmia sulle parcelle di psicologi e sociologi sulle conseguenze nefaste dello stress da non lavoro?

Noi italiani stiamo per eliminare il problema alla radice… tra poco, non solo non ci saranno più le ferie ma nemmeno il lavoro!

E in Italia? Sembra che le ferie non siano mai sufficienti e che ogni scusa sia buona per assentarsi dal lavoro… Penso che a nessuno venga richiesto lo stacanovismo, ma sarebbe il minimo avere almeno l’onestà e la serietà di assentarsi dal lavoro giusto il necessario. Ad ognuno il suo esame di coscienza…

L.D.

http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/perugia-assenteisti/dossier-assenteisti/dossier-assenteisti.html

Travet, 45 giorni di assenze l’anno
Il 50% in più rispetto ai privati

di LUCA IEZZI

Assenteismo nelle aziende pubbliche: enti previdenziali e agenzie fiscali in testa

ROMA – Sette settimane lontano dalla scrivania. Le statistiche confermano il luogo comune del dipendente pubblico meno presente al lavoro rispetto ai colleghi del settore privato: i dati annuali della Ragioneria dello Stato, aggiornati al 2005, dicono che per gli uomini l’assenza media è di 47 giorni e per le donne di 52. Cifra complessiva che comprende ferie, malattie e permessi vari. Visto che la quota delle vacanze può essere considerata identica sia nel settore pubblico che nel privato, la differenza è consistente: quasi il 50% in più. Nella Pubblica Amministrazione il 20% del periodo lavorativo lo si passa da assenti più o meno o giustificati contro il 16% registrato nell’industria e il 12,3% dei servizi.

La tendenza è al peggioramento: nel 2000 i giorni di lavoro complessivamente persi per malattia e permessi erano 65.209.385, cinque anni dopo sono saliti a 66.368.095, con l’aggravante che nel quel monte assenze è diviso tra un totale di impiegati più basso di 29 mila unità. Se si guarda alla malattia, in cinque anni ogni dipendente pubblico in media ha chiesto un giorno in più di riposo, facendo pagare allo Stato 3 milioni di giorni lavorati in meno. Confermata inoltre che sono le dipendenti donne a chiedere mediamente più tempo per rimanere lontano dall’ufficio.

Ministeri e Pa. Nel dettaglio il confronto può non essere omogeneo per l’enorme differenza di dimensione tra i vari enti, comunque tra i più “cagionevoli” spiccano gli oltre 2400 addetti alla presidenza del consiglio con quasi 16 giorni di malattia a testa. Nei ministeri si passa dai 22,5 giorni di media per i dipendenti della difesa fino ai soli 4,6 del ministero degli Interni e i 6,8 degli Esteri. Nelle altre istituzioni si segnalano gli alti tassi di assenza delle Agenzie fiscali e degli Enti pubblici non economici (Aci, Inail, Inps, Inpdap), una tendenza storica per queste istituzioni che peggiora anziché migliorare. Infine la palma di stakanovisti invece va a diplomatici e magistrati, i primi stanno lontano dal lavoro solo 25 giorni all’anno, i secondi addirittura 13, ferie comprese. La toga inoltre sembra garantire una salute di ferro visto che i certificati di malattia coprono appena 3,4 giorni per addetto.

Enti locali. Tra comuni, province e regioni emergono differenze Nord-Sud solo sulle motivazioni dell’assenza dall’ufficio. Nella provincia di Treviso per esempio l’addetto medio è lontano dalla scrivania per 35 giorni l’anno escluse le ferie, nel comune di Bolzano per 38,9 giorni. In entrambi i casi pesano i permessi retribuiti (i giorni di malattia a Treviso sono appena 8), negli stessi uffici di Reggio Calabria i motivi di salute rendono inabile gli addetti per 26 giorni di media. L’uso smodato dei permessi malattia non è solo meridionale: ai primi posti spicca Alessandria (22 giorni), mentre tra i più virtuosi ci sono le province di Catanzaro e gli impiegati comunali di Avellino.

Oltre le rilevazioni statistiche, per scoprire i reali abusi servono dati puntuali, fino al caso singolo. La Ragioneria ha promesso già dal 2006 dati più dettagliati, e le stesse amministrazioni hanno aumentato i controlli. E quando non basta, come a Perugia, interviene la magistratura.

(18 luglio 2007)

 

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