In Italia non riusciamo nemmeno a ripulire decentemente  le nostre fogne: ci facciamo sgridare dalla “maestra” (l’Europa) come dei bambini che non hanno fatto i compiti: nota sul registro e punizione (una bella serie di multe!!!). Ma dov’è la politica che dovrebbe progettare il futuro del Paese e cercare di renderlo migliore del presente?!?

http://www.arpat.toscana.it/notizie/notizie-brevi/2012/le-acque-reflue-in-italia-e-il-sistema-dei-depuratori/?searchterm=depuratori

Le acque reflue in Italia e il sistema dei depuratori

Una recente trasmissione di Raitre ha fatto il punto sull’argomento (questo il LINK).
Il sistema dei depuratori in Italia copre il 70 per cento del servizio e di questo solo l’80 per cento è conforme ai requisiti comunitari. Non a caso sul paese pesa un richiamo dall’Europa, ma per correre ai ripari servirebbero 64 miliardi.Di questo argomento si è occupata la rubrica Fuori Tg di Raitre del 24/11/2011.
Alla trasmissione sono stati invitati il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani e il dirigente di ARPAT Alessandro Franchi.Legambiente ha recentemente pubblicato il Rapporto Mare Monstrum 2011 che descrive e denuncia proprio il tema della cattiva depurazione: in tutte le regioni italiane si registra una generale inadeguatezza del servizio di depurazione; l’Italia è un paese che, a dispetto del ruolo che riveste fra i grandi paesi industrializzati del pianeta, fa registrare un inquietante 30% di deficit depurativo, pari a circa 18 milioni di italiani che scaricano i propri reflui più o meno tal quali, senza un servizio di depurazione appena accettabile. Per questo il nostro paese rischia, dopo una serie di procedure d’infrazione, d’essere addirittura deferito alla Corte di Giustizia Europea. La trasmissione di Raitre, oltre a presentare alcuni di questi casi di inefficienza depurativa (si è soffermata sul caso del litorale cosentino in Calabria, sull’inquinatissimo Fiume Sarno in Campania e sul caso del Comune di Imperia, unico capoluogo italiano a non avere ancora un impianto di depurazione delle acque), si è interessata al sistema dei controlli delle acque reflue e alle Agenzie per la protezione ambientale che in Italia svolgono questo tipo di accertamenti.A questo proposito è stato ascoltato Alessandro Franchi del Dipartimento ARPAT di Firenze, che ha riportato l’esperienza dell’Agenzia Toscana per quanto riguarda i controlli delle acque di scarico e ha descritto il sistema autorizzativo previsto per quelle aziende che nel loro ciclo produttivo utilizzano le acque e che quindi necessitano di un adeguato impianto di depurazione prima che queste acque siano scaricate.

L’interesse della rubrica Fuori Tg è stato anche quello di capire come è recentemente cambiata la normativa relativa ai controlli delle acque di balneazione; anche su questo aspetto è stato ascoltato Alessandro Franchi che ha raccontato l’esperienza toscana per il controllo delle acque ai fini della balneazione.

Ultimo richiamo dell’EU all’Italia: 143 città italiane fuorilegge sulle acque reflue

20 maggio 2011 – Published by Staff Spesa 2.0

Arriva un ultimo richiamo dalla UE all’Italia sul mancato trattamento delle acque reflue in oltre 143 città italiane. Il commissario europeo per l’Ambiente Janez Potocnik ha avvisato che l’Italia è nella seconda e ultima fase per una procedura di infrazione che, se non si adempirà entro due mesi, porterà il nostro Paese alla Corte di Giustizia, con rischio di una ‘super multa’. All’Italia è contestato il fatto che sono almeno 143 le città che non sono ancora collegate ad un impianto fognario adeguato, sono prive di impianti per il trattamento secondario o non hanno la capacità di gestire le variazioni stagionali di carico delle acque reflue. L’Esecutivo europeo esorta quindi il nostro Paese a conformarsi alla normativa UE sul trattamento delle acque reflue urbane, trattamento e relativa normativa, che dovevano essere istituiti già dal 1998. Il tema è ‘caldo’, perchè proprio grazie a questa mancanza dobbiamo l’inquinamento di molte spiagge e litorali e il rischio di inquinamento anche di falde acquifere. Inoltre, i soldi non spesi per questi interventi, rischieranno di finire per esser utilizzati per pagare una super multa che potrebbe arrivare all’Italia nei prossimi mesi. Il servizio di depurazione in Italia copre il 70,4% del territorio. I livelli di copertura più bassi si registrano in Sicilia (53,9% e dove è presente il numero più alto di abitanti non coperti dal servizio di depurazione), la Toscana (62,7%), la Campania (67%), la Sardegna (68%). Calcolando il numero di abitanti non coperti dal servizio di depurazione, si scopre che sono 2,3 milioni in Sicilia, 2,1 milioni nella Lombardia e 1,9 milioni nella Campania.

 

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/fogne-schifose-la-ue-ci-multa/2172937

‘Fogne schifose’, la Ue ci multa

La disciplina comunitaria prevede, in caso di violazione delle norme, una penalità di mora, che per l’Italia va da un minimo di 11.904 euro, a un massimo di 714.240 euro, per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento

di Alessandro Agostinelli – 31 gennaio 2012

L’Italia dovrà pagare oltre un miliardo se non metterà in regola il suo sistema di acque reflue e di depuratori. Perché troppi comuni scaricano ancora i loro liquami direttamente nei fiumi e nei mari. Sul banco degli imputati anche città grosse come Napoli, Genova e Vicenza

Le fogne italiane non hanno le carte in regola. Non abbiamo mai costruito sistemi di depurazione adeguati e adesso l’Europa ci stanga. E non a torto, a quanto pare.La mancanza è tutta nostra: un’eredità velenosa che vede tre italiani su dieci ancora privi di fognature e depurazione, e il 40 per cento di fiumi e laghi inquinati da scarichi urbani in libertà, per non parlare del mare.Per anni la politica ha rimosso il problema o solo annunciato grandi progetti ma non si è fatto nulla.? Così stanno per arrivare pesanti multe europee a 820 aggregati urbani, cioè gruppi di comuni corresponsabili per la mancata depurazione e per l’inquinamento di fiumi, mare e campagne.L’elenco degli enti locali messi sotto accusa dalla Ue è impressionante […] «Ormai si aspetta solo di capire in tanti territori di quanti milioni al giorno saranno le sanzioni che si abbatteranno sull’Italia con la sentenza definitiva che scatterà per tutti dal 1° gennaio 2016. Si sa che la sanzione sarà costituita da un importo una tantum da pagare subito e da un importo giornaliero proporzionale al numero di giorni di continuato inadempimento successivo alla pronuncia della sentenza, al numero e alla consistenza degli agglomerati». […]Nessuno ne ha parlato perché il governo Berlusconi ha tenuto tutto nascosto nei cassetti e il governo Monti, su questo tema, i cassetti non li ha ancora aperti. Eppure già nel 1998 Milano venne multata per 9 miliardi di lire al mese per mancata depurazione delle acque reflue. […] è possibile che la messa in mora per alcune zone della penisola cominci già a partire da quest’anno: «Per non aver adempiuto ancora alla direttiva europea 271 del 1991» spiega ancora Drusiani», ci sono aree a rischio multe nel 2012. La depurazione nel nostro paese non è mai diventata una priorità nazionale. Nemmeno nella battaglia referendaria della scorsa estate. Eppure ogni giorno ci sono quartieri, paesi e città che scaricano direttamente nei fiumi e in mare, spesso senza alcun controllo delle autorità. E mettendo a rischio della salute pubblica.

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Libro “Il valore dell’acqua – Chi la gestisce, quanta ne consumiamo e come possiamo salvarla” di Erasmo D’Angelis, Alberto Irace

Chi governa l’acqua in Italia? Perché per il bene comune più prezioso ancora non c’è l’Autorità nazionale, e tutto è affidato al fai-da-te locale? Perché nessuno potrà mai privatizzare o svendere l’acqua e in bolletta è gratis? Quali sono le isole felici e le tragedie idriche italiane? Chi sono i responsabili? Come e perché è nata la mobilitazione del popolo dell’acqua e la case history che nell’ultimo decennio ha cambiato la percezione della proprietà della risorsa? I gestori sono privati o tutti pubblici? Perché per acqua e depurazione non c’è un euro nelle manovre finanziarie? Quanta acqua perdiamo, quanta ne consumiamo e quante migliaia di chilometri di tubazioni sono da rottamare o costruire? Perché l’83% delle nostre abbondanti risorse potabili lo Stato le regala a industrie e agricoltura, e resistono i falsi pregiudizi contro l’acqua degli acquedotti? Come mai siamo terzi consumatori al mondo di acque minerali e senza scandalo? Quanta occupazione produrrebbe l’investimento nella blue economy? Ecco le domande alle quali nessuno ha mai risposto con chiarezza, senza demagogia né slogan. L’industria dell’acqua come non è mai stata raccontata. Un libro con scomode verità per tutti, fuori dagli schemi, che descrive i guai del pianeta blu e propone strategie per risolverli e lasciarsi alle spalle l’Italia che non funziona con leggi inapplicate, sprechi, caos legislativo, mancate riforme, con 15 italiani su cento ancora privi di fogne e 30 su cento senza depurazione, con rubinetti a secco al Sud. Pagine sorprendenti e intriganti che invitano a riflettere e cambiare. Dopo la stagione referendaria, ciò che serve per chi vuole documentarsi e battersi concretamente per l’acqua, superando la lunga guerra simbolica tra privatizzatori e ripubblicizzatori.
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Aggiornamento dell’8 ottobre 2014:

Tutti uniti contro la fogna di Torre Guaceto, una delle aree marine protette più belle d’Italia deturpata dal malfunzionamento degli scarichi in cui ora non è possibile nemmeno la balneazione. Ma come siamo arrivati a questo punto? Quali soluzioni auspicabili?

La Puglia, dopo anni di consapevoli ritardi è stata sottoposta a procedura di infrazione UE poiché era prassi consolidata scaricare i reflui in falda o sul suolo senza trattamento. Quindi, nel dotarsi di un moderno sistema di depurazione e avendo necessità di scaricare in ogni caso, ha scelto “il male minore”, ovvero far confluire tutto nell’ Area Marina Protetta di Torre Guaceto. Necessità fa virtù, è vero. Sì, ma non in questo caso!

Dopo lo scoppiare delle polemiche, petizioni e appelli da parte di molti fronti, compreso il WWF, che chiedono di bloccare gli scarichi, ieri il Presidente Vendola (assente, per giunta) ha indetto un incontro con i rappresentanti di Acquedotto pugliese, della direzione della Riserva, dell’Autorità idrica pugliese e del Consorzio di bonifica. . L’obiettivo del vertice in Regione è stato discutere appunto della situazione relativa al depuratore consortile dei tre comuni interessati che, dopo il sopralluogo all’impianto di un rappresentante del Ministero dell’Ambiente, non può assolutamente continuare a scaricare reflui nel Canale reale della riserva naturale e quindi risolvere al più presto questa maleodorante situazione, sulla quale pesano già diverse denunce e persone indagate.

Le azioni che l’Acquedotto dovrebbe urgentemente attivare sono l’aumento della capacità di filtraggio del depuratore e l’avvio dei lavori delle condutture sommerse, anche se prima di due anni sarà difficile vederle realizzate.

Intanto però dai prelievi analizzati, i campioni di acqua presentano concentrazioni di E.coli, azoto totale e solidi sospesi oltre i limiti consentiti previsti dalla legge. Per l’Acquedotto Pugliese è tutto regolare poiché la situazione migliorerà mano a mano con la messa a regime del depuratore, in vista appunto delle condotta sottomarina.

Peccato che l’Acquedotto non sappia di cosa parla, visto che, essendo in una riserva integrale, gli impatti devono essere praticamente pari a zero e che la situazione può compromettere il benessere di un’area marina importantissima come rifugio per la biodiversità. I timori dei biologi dell’Università del Salento sono altissimi soprattutto per la Posidonia oceanica, una pianta che contribuisce all’ossigenazione delle acque e sito di alimentazione e riproduzione di moltissima fauna ittica che potrebbe essere compromessa dall’aumento di torbidità e di sostanze organiche fognarie.

Sono state subito visibili le conseguenze di questa penosa decisione: acque schiumose e torbide, maleodoranti che hanno contaminato per giorni (siamo ormai all’ 8 ottobre) una zona delicata.

In quel luogo, a Torre Guaceto è preclusa addirittura la presenza dei bagnanti nonostante sia considerata da sempre una perla della sostenibilità e riconosciuta a livello europeo per una gestione esemplare. Così virtuosa che le è valsa il riconoscimento di Area Speciale di Interesse Mediterraneo ed è stata individuata dal ministero dell’Ambiente come buon esempio da portare a Expo 2015.

Con 2200 ettari di riserva marina protetta, 8 chilometri di costa (che era) incontaminata, ulivi secolari, pescatori consapevoli dei benefici della pesca sostenibile e area di tradizioni legate alla terra, ha anche un presidio Slow food per la tutela di antiche varietà di pomodori. La stessa Slow Food ha lanciato una petizione per la protezione di Torre Guaceto che già conta moltissime adesioni.

Passano i giorni, ne sono passati 17 e altri ne passeranno prima che, forse, si faccia qualcosa di concreto. Parole, parole, per ora solo parole dall’alto degli scranni e intanto il tempo passa e non si può fare a meno di rivolgere il pensiero a quel grosso tubo. Sembra quasi di sentire il rumore di quel gorgoglio continuo che fa la schiuma. Ma noi siamo lontani, mentre laggiù quei dannati scarichi ci stanno portando via un gioiello della natura.

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Aggiornamento del 5 febbraio 2016:

http://www.ecodallecitta.it/notizie/384598/acqua-sporca-in-un-terzo-del-paese-dal-2016-multe-salate-allitalia-per-fogne-e-depurazione-inadeguate

Acqua sporca in un terzo del paese. Dal 2016 multe salate all’Italia per fogne e depurazione inadeguate

L’Europa presenterà un conto di circa 500 milioni di euro l’anno dal 2016 fino al completamento delle opere, che dovrebbero sistemare depuratori inadeguati, insufficienti o del tutto assenti, in modo che i liquami non finiscano in mare, nelle falde acquifere e nella terra come avviene adesso

13 gennaio 2016 – Di: Bruno Casula

Nel 2016 l’Italia verrà pesantemente multata dall’Europa “per i gravi ritardi nel rispetto della direttiva comunitaria che prevede da oltre dieci anni la messa a norma dei sistemi fognari e depurativi”. […]

La prima direttiva europea che imponeva all’Italia di restituire all’ambiente acqua pulita è del 1991. Per otto anni è stata sostanzialmente ignorata. Poi nel 2000 una nuova direttiva imponeva di raggiungere un buono stato delle acque entro il 2015 ma anche in questo caso è stato fatto poco o niente. Le conseguenze sono state una prima condanna dall’Ue nel 2012 e una seconda nel 2014. Adesso le multe. […] Ad ottobre Giuseppe Salvaggiulo su La Stampa riportava che negli ultimi 15 anni sono stati stanziati 3,5 miliardi che però non sono mai stati spesi, mentre l’Authority calcola che solo il 55% delle opere necessarie e pianificate è stato realizzato.

Il servizio idrico prima era organizzato dai comuni. Adesso è in capo agli Ato, gli ambiti territoriali ottimali in cui sono divise per legge le Regioni, che si rivolgono ad un gestore unico che organizzi tutto il servizio dalla fonte al depuratore. Come nel resto d’Europa, i cittadini pagano le tariffe che includono anche gli investimenti per la manutenzione, mentre per le opere straordinarie ci sono finanziamenti statali. Il problema è che in Italia ci sono ancora 2500 gestori, come ricorda Salvaggiulo, quando ne basterebbero meno di cento. […] 

“La situazione italiana sul trattamento delle acque reflue ha dell’incredibile, se si considerano le risorse stanziate […], più di 3 miliardi per quasi 900 opere tra depuratori, fognature e acquedotti. Opere per le quali, però, non sono nemmeno partite le gare. La responsabilità di questo disastro è degli enti locali. Per questo, quando arriveranno le multe, presenteremo esposti alla Corte dei Conti per danno erariale, perché a pagare non siano i cittadini”.

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