Pensare che tutto si risolverà per il meglio ma essere preparati ad affrontare il peggio: questo è quello che dovremmo fare in questo momento. La Grecia è ormai allo stremo delle forze ed è praticamente impossibile che riesca ad uscire dalla situazione di crisi in cui versa. Circolano già notizie che parlano di un probabile default nel prossimo mese di marzo, in concomitanza con la scadenza dei titoli di Stato ellenici. La caduta della Grecia potrebbe provocare un’onda d’urto non indifferente in tutta l’Eurozona, colpendo in particolare quei Paesi che sono già di per sè in difficoltà, tra cui anche il nostro (insieme a Portogallo e Spagna). A partire prevenuti di solito non si sbaglia, per questo, in via precauzionale, consigliamo a tutti di allacciare le cinture di sicurezza ed indossare il paracadute….

L.D.

http://www.finanzautile.org/crisi-la-grecia-rischia-di-fallire-ecco-quali-sarebbero-gli-effetti-sui-cittadini-e-mercati.htm

Crisi: la Grecia rischia di fallire. Ecco quali sarebbero gli effetti sui cittadini e mercati

L’esempio che più ci torna alla mente è quello dei Tangobond argentini, che hanno coinvolto milioni di italiani. In Argentina, colpita da una profonda recessione, alla fine degli anni Novanta si innescò una spirale di aumento del deficit insostenibile. Il paese perse rapidamente la fiducia degli investitori con relativa fuga di capitali stranieri. Nel 2001, temendo il peggio, la popolazione iniziò a ritirare i risparmi dai conti bancari, convertendo pesos in dollari e mandandoli all’estero. A questo punto, il debito argentino non fece che aumentare, spingendo alla fine le autorità ad uno scambio volontario di titoli di stato, prendendo degli impegni che tuttavia non riuscirono a rispettare. Poco dopo il governo si dichiarò insolvente sul totale del debito. Come è evidente l’impatto sull’economia reale e sui cittadini è devastante. A questo punto, lo Stato coinvolto nel default non è in grado di pagare i salari, le pensioni, le spese sociali o garantire i servizi.La storia economica mondiale è purtroppo costellata da molti fallimenti di Paesi sovrani. Negli ultimi vent’anni si sono verificati gravi default che hanno messo in ginocchio paesi come il Messico, la Russia, l’Argentina e l’Uruguay. Oggi l’ultima paura arriva dalla Grecia, che rischia seriamente di allungare l’elenco dei paesi finiti in bancarotta. Ma se fallisce un Paese quali sono gli effetti e qual è il prezzo da pagare per i cittadini?

Proviamo innanzitutto a fare chiarezza su cosa voglia dire ‘che un Paese è in default’. Un paese va in default, o fallisce, quando è insolvente ovvero non ha più la liquidità necessaria in cassa per ripagare i propri debiti. Rimborsare il valore dei titoli di Stato e dei relativi interessi diventa dunque impossibile, con la conseguenza che da quel momento i bond emessi diventano carta straccia.

Discorso a parte deve essere fatto sull’impatto dei mercati azionari. Il crac di un paese comporta perdite anche per i creditori, banche in primis, che rischiano di non rivedere più i propri soldi o attendere anni per il rimborso. In uno scenario di questo tipo non solo le stesse banche che detengono dei titoli ormai senza valore a poter fallire, ma si rischia di innescare un effetto domino anche su altri istituti. Nel caso di un default gli istituti di credito rischiano però di trovarsi a corto di liquidità anche a causa delle possibili richieste dei risparmiatori di disinvestire o ritirare il cash per portarlo in lidi più sicuri.

ORA LA GRECIA

[…] Quello che possiamo sperare e che i Paesi Ue stiano cercando una soluzione per un ‘fallimento controllato’, un’uscita ‘ordinata‘, magari temporanea, dalla moneta unica. Perchè un default non organizzato di questo Paese potrebbe scatenare il panico sul mercato dei titoli pubblici, provocare il cedimento di altri Paesi, soprattutto quelli più deboli come il nostro. L’effetto domino provocherebbe nuove tensioni sulle banche europee, creando una instabilità sui mercati finanziari mondiali che avrebbe effetti considerevoli su tutti i sistemi economici per molto tempo.

04 / 10 / 2011

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Aggiornamento del 21 dicembre 2013:

http://www.formiche.net/2013/11/25/si-dice-grecia-si-legge-tagli-pensioni-giu/

Si dice Grecia, si legge tagli

25 – 11 – 2013  Francesco De Palo

Come ovviare a un miliardo e mezzo di mancate entrate senza le quali la Grecia non otterrà l’ulteriore tranche di aiuti finanziari dalla troika? […] ecco la proposta del “metodo Ika”, dal nome del servizio sanitario nazionale ellenico: ovvero un’altra sforbiciata a pensioni e indennità di servizio, utile per fare un po’ di cassa […] ma non certo per risolvere a monte la voragine finanziaria del Paese.

PENSIONI GIU’
Per pensioni superiori a 1000 euro ecco che si fa largo un taglio dell’8% dei contributi: lo Stato otterrà cento milioni di euro, una goccia nel mare del debito ellenico, ma toglierà ancora diritti pregressi conquistati con il versamento contributivo effettuato dai lavoratori nel corso degli anni. E dopo che gli stessi hanno già hanno subito una serie di tagli a pensioni, indennità e servizi nell’ultimo triennio. Un esempio: un lavoratore con 35 anni di contributi che avrebbe preso una pensione di 1.750 € in caso di applicazione del modello” IKA ne prenderà 1.475. […]

COMPITI A CASA
Il capo progetto del Fondo monetario internazionale per la Grecia insiste sui licenziamenti nel settore pubblico, forte del fatto che nel passato decennio il numero delle assunzioni è stato spropositato rispetto alle reali esigenze, senza contare il numero elevatissimo di municipalizzate, società dello stato, enti e uffici vari dislocati sui territori. E affonda il colpo sui grandi proprietari
che fino ad oggi rappresentano una buona parte di quel “bottino” di tasse non pagate. […] Anche se di fatto fino ad oggi si continua a pretendere altri sacrifici da dipendenti pubblici e privati, da pmi, da commercianti e imprenditori senza toccare chi nel corso degli anni ha contribuito non poco a provocare il quasi default, con finanziamenti europei elargiti a pioggia e senza i necessari controlli, con espropri milionari effettuati dallo Stato per costruire le autostrade, con sprechi diversificati: che oggi gravano sulle spalle dei soliti noti.

NUOVE TASSE
Annuncia che la strategia per il quadriennio 2014-2017 prevede la nuova tassa di proprietà su immobili, terreni e fabbricati, con un assurdo balzello (già in vigore da quest’anno) applicato sulle auto a metano. […]

NEL PAESE
Nel frattempo il Paese arranca: il ceto medio sta scivolando verso sacche di indigenza come dimostrano migliaia di condomini che rinunciano all’approvigionamento del combustibile per il riscaldamento, l’aumento esponenziale dei caminetti nuovamente accesi in città e villaggi (con l’aumento dell’inquinamento), la ridotta circolazione automobilistica per via della benzina verde a due euro, l’allarme sanitario con cittadini che rinunciano alle visite specialistiche evitando di fare prevenzione, i casi segnalati dalle organizzazioni mediche di bambini che vanno a scuola denutriti. Mentre le privatizzazioni hanno sempre più il sapore di svendite di Stato (o regali agli amici, come osserva più di un commentatore): basti pensare al miliardario Melissanidis, fresco proprietario del Totocalcio ellenico (l’Opap) come unico partecipante all’asta, che qualche giorno dopo l’acquisizione ha ospitato sul suo jet privato il Presidente del Taiped, l’Ente Nazionale per le Privatizzazioni creato per volontà della troika. E che, immortalato dalla hostess di bordo in uno scatto poi finito su facebook, si è dovuto dimettere. Ma senza invalidare quella dismissione.

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Aggiornamento del 15 dicembre 2014:

Fortunatamente sembra che l’economia Greca si stia riprendendo: le riforme sono in corso ed il il governo greco, con l’aiuto della Troika, è riuscito ad evitare un possibile fallimento nonchè l’eventuale uscita del paese dall’Euro. La nostra crisi, invece, sembra essere ben lungi dal farci scorgere la luce fuori dal tunnel…

Dalla puntata di Focus Economia (Radio24) del 12-12-14, intervista a Giulio Sapelli:

“[…] I greci sono messi economicamente peggio di noi ma politicamente molto meglio […] questi giovani hanno un programma che dovremmo avere tutti noi persone di buon senso: riforme strutturali, rispetto dei trattati nella loro forma originale […].

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/la_grecia_alza_lo_sguardo_la_cura_amp_8203_da_cavallo_ha_funzionato/notizie/786904.shtml

La Grecia alza lo sguardo: la cura da cavallo ha funzionato

di Marco Ventura – 8 Luglio 2014

[…] La Grecia nel 2014 crescerà dello 0,6 per cento grazie a riforme strutturali imposte dalla Troika e messe in atto con coraggio dal governo di Antonis Samaras (e dai greci, ovviamente), poi si attesterà al 2,9 per cento nel 2015 rispetto all’1,3 dell’Italia, salendo nel 2016 fino al 3,7. «Nel 2010 siamo partiti in Grecia da un deficit alto, un debito alto ma non altissimo, una bilancia commerciale in deficit e una elevata domanda interna – spiega un economista di Bruxelles che lavora sui dossier – I tassi d’interesse sul debito di oltre il 20 per cento non erano sostenibili e la Grecia è dovuta ricorrere agli aiuti. Il programma ha ridotto il deficit al netto del rifinanziamento delle banche. Il debito ovviamente è aumentato per via dei prestiti dell’Europa, ma in quattro anni il deficit di bilancio che era meno 15 per cento sul Pil è stato colmato, e il disavanzo commerciale da meno 20 si sta riequilibrando grazie a minori importazioni e a maggiori, anche se di poco, esportazioni». È vero che i greci sono più poveri di prima della crisi e la disoccupazione più alta. «Ma sono state fatte le riforme strutturali, la crescita è stabile, l’economia competitiva». Le agenzie di rating, Fitch e Standard & Poor’s, hanno attribuito a Atene rispettivamente la B e la B-, con prospettive stabili. «Fatta la riforma del lavoro, gli investimenti stranieri sono tornati convenienti». I salari privati sono scesi del 35 per cento, quelli pubblici del 25.

[…] Gli economisti della Troika hanno lavorato gomito a gomito coi tecnici del governo Samaras (e con le banche oggi ricapitalizzate e a prova di stress). Riforme strutturali e lotta agli sprechi le parole d’ordine. Noi parliamo di riforma della giustizia, loro l’hanno fatta con un nuovo codice di procedura civile. Noi parliamo di spending review, loro l’hanno applicata censendo le pensioni d’invalidità per farle rientrare nel tetto del 10 per cento sul totale. Tutti i presunti disabili hanno dovuto ripresentare la documentazione per dimostrare di averne realmente diritto: nel 2012 i primi 30 milioni di euro di risparmi, con una previsione di tagli a regime, su base annua, di 170. Nel segno dell’equità.
Capitolo a parte la spesa sanitaria. Noi parliamo di costi standard. I greci hanno trasferito le competenze dei fondi pensione a un solo gestore. Risultato: da 4 miliardi di spesa nel 2010 si è scesi a 2, la metà, nel 2014, grazie a un accordo con le case farmaceutiche e ai nuovi limiti di rimborso pubblico (le aziende hanno dovuto stringere un patto tra loro per spartirsi la torta). In più, la consegna ai medici di un computer inserito in una rete di controllo elettronico delle prescrizioni. E così, fine degli abusi e restaurazione del sano dialogo tra Stato e ditte farmaceutiche. Non tutto è rose e fiori, ovviamente. Ma qualche speranza in più c’è, ora, per la “generazione Telemaco” doc, ellenica. Un’impresa “titanica”. La tredicesima fatica di Ercole. Targata Troika.

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