Proprio così, sembra essere ormai finita l’era del consumismo sfrenato, d’ora in poi dovremo essere più rispettosi ed attenti alle esigenze dell’ambiente, cosa che migliorerebbe nettamente anche la nostra stessa qualità della vita. In questo articolo vi proponiamo una lettura dell’argomento su tre livelli:

1. Le strategie che si stanno discutendo e realizzando a livello europeo;

2. Ciò che si sta realizzando nelle città più all’avanguardia nel mondo nell’ambito della “tecno-sostenibilità”;

3. Ciò che potremmo cominciare a fare anche noi in Italia, a partire dalla tutela di una nuova “specie” protetta, quella dei ciclisti.

Alla fine, toverete anche il link ad un video-documentario che illustra come sono nate e si sono diffuse le piste ciclabili in Olanda, negli anni ’70. Non è mai troppo tardi per raccogliere la sfida e darsi da fare anche qui in Italia, anche se, rispetto a loro, siamo indietro “solo” di una trentina di anni…

L.D.

http://www.greenme.it/informarsi/green-economy/6946-dalleuropa-una-strategia-integrata-per-una-bioeconomia-post-petrolio

Dall’Europa una strategia integrata per una “bioeconomia” post-petrolio

Lunedì 13 Febbraio 2012 – Scritto da Redazione

Un’economia più sostenibile fondata sulle risorse rinnovabili. In termini di energia, ma non solo. La Commissione Europea ha adottato oggi un piano d’azione per far fronte all’aumento esponenziale della popolazione mondiale e al contemporaneo, quanto inevitabile, esaurimento delle risorse. “L’innovazione per una crescita sostenibile: una bioeconomia per l’Europa” questo il nome della strategia messa a punto a Bruxelles con l’obiettivo di “creare una società più innovatrice e un’economia a emissioni ridotte, conciliando l’esigenza di un’agricoltura e una pesca sostenibili e della sicurezza alimentare con l’uso sostenibile delle risorse biologiche rinnovabili per fini industriali, tutelando allo stesso tempo la biodiversità e l’ambiente”.

Al di là del petrolio. Alla base della bioeconomia dovranno esserci risorse biologiche rinnovabili in grado di produrre alimenti e mangimi sicuri, ma anche materiali, energia e altri prodotti. Il termine stesso si riferisce ad un economia che si fonda su risorse provenienti dalla terra e dal mare, ma anche dai rifiuti. Perciò la strategia sarà incentrata su tre aspetti chiave a partire dallo sviluppo di nuove tecnologie e prodotti, oltre che lo sviluppo di mercati e competitività nei diversi settori e lo stimolare una maggiore collaborazione tra i responsabili politici e le parti interessate. In particolare queste le assi principali:

1) Investimenti in ricerca, innovazione e competenze per la bioeconomia: ciò dovrebbe includere risorse UE, nazionali, investimenti privati e la promozione di sinergie con altre iniziative politiche.

2) Lo sviluppo dei mercati e della competitività nei settori della bioeconomia, attraverso un’intensificazione sostenibile della produzione primaria, la conversione dei flussi di rifiuti in prodotti con valore aggiunto, nonché meccanismi di apprendimento reciproco per una migliore efficienza produttiva e delle risorse. Lo smaltimento dei rifiuti alimentari, ad esempio, costa al contribuente europeo tra 55 e 90 euro per tonnellata e produce 170 milioni di tonnellate di CO2.

3) Un più stretto coordinamento delle politiche e un maggior impegno delle parti interessate, ottenuti attraverso la creazione di una piattaforma sulla bioeconomia e di un osservatorio sulla bioeconomia e l’organizzazione, a intervalli regolari, di conferenze destinate ai soggetti attivi in questo settore.

Anche perché già attualmente la bioeconomia europea vanta un fatturato di circa 2mila miliardi di euro dando lavora ad oltre 22 milioni di persone (il 9% dell’occupazione complessiva europea) nei diversi settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentari, ma anche dall’industria chimica, biotecnologica ed energetica. Si calcola, inoltre, che per ciascun euro investito in ricerca e innovazione nella bioeconomia, “la ricaduta in valore aggiunto nei settori del comparto bioeconomico sarà pari a dieci euro entro il 2025”. […] Alcuni Stati membre dell’UE come la Finlandia, la Danimarca, la Germania, l’Irlanda e i Paesi Bassi hanno già elaborato delle strategie nazionali per la bioeconomia, come hanno fatto, a livello mondiale, Canada, Cina, Sud Africa e Stati Uniti. E per questo verrà aumentato il finanziamento pubblico per la ricerca e l’innovazione in materia di bioeconomia come previsto nell’ambito del futuro programma di ricerca Orizzonte 2020.

«L’Europa deve passare a un’economia post-petrolio. Un maggiore utilizzo di fonti rinnovabili non è più solo una scelta ma una necessità.ha affermato Máire Geoghegan-Quinn, la commissaria responsabile per la Ricerca, l’innovazione e la scienza – Dobbiamo promuovere il passaggio a una società fondata su basi biologiche invece che fossili, utilizzando i motori della ricerca e dell’innovazione. Si tratta di una mossa positiva per l’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e per la competitività futura dell’Europa“.

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http://www.greenme.it/informarsi/citta/6931-smart-city-quali-sono-le-citta-piu-intelligenti-del-mondo

Smart city: quali sono le città più intelligenti del mondo?

Venerdì 10 Febbraio 2012 13:17    Scritto da Pamela Pelatelli

Intelligenti o, come amano dire gli inglesi,  smart. Quelle che ci accoglieranno ogni mattina uscendo di casa non saranno più le vecchie città polverose e trafficate a cui ci siamo abituati. Saranno luoghi in cui sarà più facile muoversi in bici, evitare le code agli uffici postali, accedere alle informazioni utili e far crescere i figli. Sembra uno scenario troppo distante dalla nostra realtà per essere realizzabile. Eppure ci sono numerose città che stanno facendo strada in questa direzione.

A stilare la classifica è stato Boyd Cohen, climate strategist (la definizione è presa dal suo blog). […] Per Cohen, le smart city sono città che usano l’information & communication technology (ICT) insieme con internet, per essere più efficienti nell’uso delle risorse, che risparmiano quindi denaro e sprechi, migliorano i servizi e la qualità della vita dei cittadini e riducono l’inquinamento. […] le città stanno intravedendo nel cosiddetto “clean-tech” l’ultima ancora di salvezza prima dell’implosione. […]

1. Vienna

E’ ai primi posti in numerose categorie: innovazione, politiche ambientali, qualità della vita e digital governance. Per raggiungere questi risultati in poco tempo la città si è data una time-line molto stringente composta da una serie di programmi di sviluppo come l’Energy Vision 2050, il Roadmap 2020 e l’Action Plan 2012-2015. Si tratta di progetti strategici di medio e lungo termine che definiscono fin nel dettaglio i passi da fare. Per attuarne lo sviluppo la città chiede la collaborazione di tutti i soggetti portatori di interesse: dalle imprese edili a quelle del trasporto.

2. Toronto

Dopo essere entrata a far parte del gruppo delle 40 metropoli, monitorate dalla Clinton Foundation, che stanno compiendo un percorso di transizione, è entrata nel mirino di IBM che ha aperto lì il suo Business Analytics Solution Center. La città sta lavorando in particolare sul miglioramento del traffico e sull’uso di gas naturale derivato dalla trasformazione dei rifiuti urbani per far muovere i mezzi municipali.

3. Parigi

Grazie all’ottimo sistema di bike sharing inaugurato in tempi non sospetti, Parigi si aggiudica un comodo terzo posto. Nel corso di questi anni, oltre alle innumerevoli piste ciclabili, la capitale parigina ha anche migliorato il suo livello di innovazione interna e ora si prepara a introdurre un massiccio sistema di car sharing dedicato ai veicoli elettrici.

4. New York

La grande mela è innovativa, tecnologicamente avanzata, green ma in quanto a qualità della vita ha ancora molta strada da fare. Anche qui IBM ha costruito una sua sede operativa con la quale è stata investita dell’obiettivo di aiutare il comune a risparmiare circa 100 mln di dollari grazie a progetti di monitoraggio delle case e controllo fiscale.

5. Londra

Che la capitale londinese avesse da tempo iniziato un suo percorso verso la sostenibilità era testimoniato dalla sola congestion tax, l’Area C all’inglese, che tanta polemica aveva sollevato qualche anno fa. Successivamente, il comune si è dotato di un suo Research Center che ha il compito di progettare piani per la governance dei trasporti, dell’amministrazione e del commercio. La pioggia di denaro arrivata grazie alle Olimpiadi ha sicuramente accelerato un processo già in fieri. Recentemente è stato anche comunicato che O2, la nota compagnia telefonica, lancerà nel centro di Londra la più grande area wi-fi d’Europa.

6. Tokyo

Invece di modificare l’esistente Tokyo ha deciso di attivare una grande sperimentazione nella periferia della città, creando una smart town in partnership con Panasonic e Tokyo Gas per la generazione di un modello urbano ideale in cui le case saranno alimentate a pannelli solari, dotate di batterie elettriche e servizi per l’efficienza energetica.

7. Berlino

Ottima in ogni prestazione, la capitale tedesca sarà una delle prime a sperimentare un sistema tecnologico vehicle-to-grid che consentirà ai veicoli elettrici di ricaricarsi in città. Il test vede la collaborazione di BMW e Vattenfall.

8. Copenhagen

Ha ricoperto il ruolo di prima della classe per molto tempo e sempre a ragione. La città si è  messa in testa di arrivare alla neutralità energetica entro il 2015 mentre già il 40% dei cittadini si muove in bicicletta. A sollecitare il raggiungimento di questi obiettivi è proprio l’amministrazione che vede nel clean tech la chiave di crescita della città.

9. Hong Kong

Se l’ex colonia inglese è all’avanguardia in materia di digitalizzazione delle infrastrutture, non si può dire la stessa cosa per la qualità della vita offerta ai suoi cittadini stressati dal traffico e dalla cattiva aria che si respira. In compenso però possono affidarsi a RFID distribuiti ovunque per avere informazioni utili in tempo reale e smart card per l’abbonamento ai mezzi pubblici, l’accesso alle biblioteche, ai palazzi comunali e ai parcheggi.

10. Barcellona

La seconda città spagnola ce la sta mettendo tutta. Fu pioniera ormai un decennio fa nell’emettere un’ordinanza che andava a sollecitare l’introduzione del solare termico e oggi si prepara a lanciare un’infrastruttura per il caricamento dei veicoli elettrici.

Cohen cita anche altre città  che meriterebbero di essere tra i primi posti di questa classifica: Amsterdam Melbourne, Seattle, Sao Paulo, Vancouver e Stoccolma. Nessuna città italiana gli sfiora la mente, tantomeno la penna.

In effetti, l’Italia è decisamente indietro in questo percorso di transizione. Sollecitate dal programma Europeo dedicato alle Smart Cities soltanto Torino, Genova e Bari stanno cominciando a muovere i primi passi verso forme di progettazione che vadano in questa direzione. Milano, città dell’ICT italiana per eccellenza, rimane ancora ai margini, anche se le prospettive aperte dall’Area C e dall’Expo sollecitano soluzioni di questo genere. Per Roma, un primo passo è stato la redazione di un piano per la mobilità, anche se lontana è la prospettiva di un piano strategico integrato.

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Per approfondire:

Programma di Radio24 “Smart City, la città intelligente” di Maurizio Melis:

Oltre la metà della popolazione mondiale vive nelle città, ed è una percentuale destinata a crescere velocemente. Circa quattro quinti dell’energia, secondo la commissione europea, viene consumata nelle città dove si concentrano i luoghi della produzione. E per uno sviluppo sostenibile affrontare i problemi dell’urbanizzazione è cruciale. Una delle strade da percorrere è quella identificata oggi come ‘smart city’: interventi di progettazione sistematica che vedono la città come un insieme coordinato e che utilizzano le tecnologie ‘intelligenti’ per rendere i centri urbani sostenibili sia dal punto di vista energetico ed ambientale che dal punto di vista sociale. […]

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http://www.greenme.it/muoversi/bici/6904-salvaciclisti-campagna-times-sicurezza-

#salvaiciclisti: la campagna per la sicurezza della bici in città sbarca anche in Italia

Mercoledì 08 Febbraio 2012 13:08    Scritto da Francesca Mancuso

Nelle città italiane, come in quelle inglesi, di bicicletta si muore. Stragi silenziose, ma che fanno paura, visti i numeri che si registrano in tutto il mondo. Ed è per questo che il Times ha deciso di avviare una campagna a favore della sicurezza in bici in città. E dopo il successo conquistato oltre la Manica, la campagna “Save our cyclists è giunta grazie al passaparola sul web anche in Italia.

Sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della sicurezza sulle strade per chi va sulle due ruote, ecologiche ma spesso mortifere, loro malgrado. Secondo alcuni dati diffusi dalla Fondazione Ania, oggi in Italia circolano oltre 11milioni di biciclette ma il nostro paese, a livello europeo, nel 2010, è finito al terzo posto per la mortalità stradale dei ciclisti con 263 decessi. Peggio di noi hanno fatto solo la Germania con 462 morti e la Polonia (280). […] nel 2010 sono morti 263 ciclisti (6% del totale dei morti), 2.556 nel corso dell’ultimo decennio. Più del doppio di quelle registrati in Gran Bretagna. […]

Tali cifre, quelle degli incidenti, fanno davvero paura, ma al tempo stesso fanno montare la rabbia visto che tutte queste morti sono evitabili, con poche semplici accortezze, suggerite dal manifesto del Times e indirizzate a politici e istituzioni:

1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la volta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.

4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.

5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.

6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays.

8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

E in Italia? Questo l’invito rivolto ai quotidiani del Paese per sostenere la campagna del Times:

Cari direttori, il manifesto del Times è stato dettato dal buon senso e da una forte dose di senso civico. È proprio perché queste tematiche non hanno colore politico che chiediamo un contributo da tutti voi affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento. Vi chiediamo di essere promotori di quel cambiamento di cui il paese ha bisogno e di aiutarci a salvare molte vite umane. Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questa lettera attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l’hashtag #salvaiciclisti e, ovviamente, inviandola via mail ai principali quotidiani italiani”. […]

AGGIORNAMENTO: la campagna salvaciclisti è ora diventata proposta di legge!!

Disegno di legge: “Interventi per lo sviluppo e la tutela della mobilità ciclistica” (PDF)

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VIDEO: Olanda, così sono nate le ciclabili

http://video.repubblica.it/mondo/olanda-cosi-sono-nate-le-ciclabili/89068?video

Ecco il video- documentario che racconta l’evoluzione della mobilità nei Paesi Bassi. Per un lungo periodo le strade erano completamente invase dal traffico delle auto, e il numero delle vittime, soprattutto bambini, saliva. Poi la crisi petrolifera, le proteste negli anni Settanta, e la decisione politica di privilegiare la bicicletta e far nascere le piste ciclabili.

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