A proposito dello Stretto di Messina: è meglio costruire un pressochè inutile e costosissimo ponte oppure realizzare un utilissimo impianto per la produzione di energia rinnovabile con un potenziale bilancio costi/ricavi in positivo? Noi opteremmo volentieri per la seconda ipotesi, anche perchè ci sono molte persone che lavorano grazie all’attraversamento dello stretto (www.trasportisullostretto.it). Inoltre, anche con il ponte l’attraversamento sarebbe a pagamento (probabilmente anche a prezzi più salati che non via mare).

L.D.

Stretto di Messina (da Wikipedia)

[…]

Possibile produzione di energia

La consistente energia delle correnti dello Stretto di Messina e l’enorme volume di acqua in transito non potevano non destare interesse ai fini della produzione di energia elettrica pulita ed a basso costo. Così a partire dal 1980 vennero compiute misure in loco ed elaborati studi di fattibilità da parte di strutture dell’ENEL o ad esso collegate. Tale programma venne però abbandonato dopo una valutazione del rapporto costi/benefici per la posa in opera e per la gestione di turbine ubicate sul fondo dello Stretto.

A partire dalla metà degli anni 80, la Ponte di Archimede S.p.A. inizia ad interessarsi del problema con un diverso approccio (posizionamento in superficie su struttura galleggiante ed asse verticale) e con la collaborazione di una ditta specializzata in propulsori per la navigazione ad asse verticale (VOITH GmbH).

I primi esperimenti iniziano nel 1986, passano dal brevetto per la turbina idraulica ad asse verticale KOBOLD nel 1998, per giungere all’impianto pilota ENERMAR posto in attività nello Stretto nel marzo 2002 e collegato alla rete elettrica nazionale nel mese di marzo 2006.

La piattaforma, ancorata 150 m al largo di Ganzirri (Sicilia), ha un diametro di 10 m, è dotata di elica a tre lame alta 5 m ed è in grado di erogare 100 kW con una velocità della corrente di 3 m/s. I risultati sperimentali indicano in circa 22.000 kWh l’energia utile estraibile annualmente. In questo sito, considerata l’area interessata dalle correnti, l’energia totale estraibile dallo Stretto di Messina sarebbe pari a 538 GWh.

Dati e documentazione tratti da: www.pontediarchimede.it

http://www.assoance.it/assoance/index.php?option=com_content&view=article&id=132:energia-marina-dallo-stretto-di-messina&catid=31:ultime&Itemid=46&lang=it

Energia Marina dallo stretto di Messina

Dopo il referendum che ha bocciato il piano dell’energia nucleare varato dal Governo, l’Italia si interroga sul suo futuro energetico con l’obiettivo, ambizioso, di poter essere finalmente indipendenti dal punto di vista degli approvvigionamenti, senza dover più dipendere da altri Paesi politicamente instabili. Oggi l’Italia e gli Italiani si ritrovano a pagare in bolletta il 35% in più rispetto a tutti gli altri cittadini e a tutte le altre famiglie Europee, in quanto nel Paese non si produce neanche la metà dell’energia che viene consumata. L’Italia è costretta ad acquistare l’energia da altri Paesi e ciò influenza  prezzi facendo impennare le nostre bollette. La soluzione per risolvere questo problema, almeno secondo il Governo Italiano, è quella di avviare un percorso virtuoso di mix energetico che riesca a portare l’Italia, entro il 2020, alla soluzione “25-25-25-25” cioè 25% di fonti rinnovabili (oggi all’11,2%), 25% di gas, 25% di carbone e 25% di nucleare. Ma dopo il verdetto del referendum, bisogna capire come sostituire quest’ultimo 25%, possibilmente provando a sfruttare le fonti energetiche più ecologiche.

[…] un nuovo fronte, di cui si è sempre parlato ma mai in modo molto approfondito, è quello dell’energia marina, che interessa molto da vicino lo Stretto di Messina. Anche il mare, infatti, specie dove ci sono forti correnti, può produrre energia. Prendendo come parametro gli 8.000 chilometri di coste italiane, il potenziale di produzione di energia elettrica sarebbe pari all’incirca a 6 impianti nucleari Epr. Solo dal potenziale delle correnti marine dello Stretto di Messina si potrebbe produrre energia elettrica equivalente al fabbisogno di una città di due milioni di abitanti. Con 1.000 chilometri di impianti che sfruttano un valore medio dell’altezza dell’onda del mare, costruiti su opere italiane già esistenti come porti, dighe foranee o dighe frangiflutti o anche costruiti al largo delle coste, si potrebbe ottenere la stessa potenza di produzione energetica di una centrale nucleare Epr da 1.600 Megawatt, la tipologia di impianto prevista nel piano nucleare italiano respinto dal Referendum.

http://www.normanno.com/Dalle-correnti-dello-Stretto-energia-elettrica-per-una-citt%C3%A0-di-due-milioni-dabitanti-1288021346.html

Dalle correnti dello Stretto energia elettrica per una città di due milioni d’abitanti

Messina, 16.06.2011

[…] Secondo le stime dell’Iea, l’International Energy Agency, il potenziale teorico di energia dal mare è compreso tra i 20.000 e i 90.000 TWh/anno. E già Regno Unito, Portogallo, Norvegia, Stati Uniti, Giappone e Canada investono significativamente in questo settore tecnologico dagli anni ’70. Ma se l’esperienza italiana “è sicuramente più recente” non per questo è “meno importante” […]. “Nella produzione di energia elettrica il mare ha potenzialità enormi. Basti pensare alla corrente Levantina che scorre nel Mediterraneo e fuoriesce dallo Stretto di Gibilterra. Questa corrente sposta miliardi di tonnellate d’acqua trasportando con sè energia che dovremmo sfruttare” ha detto l’oceanologo Marco Marcelli dell’Università della Tuscia e del comitato scientifico di www.marescienza.it. Marcelli, da ecologo, ha messo però un paletto. “Sulle coste -ha avvertito- ci sono enormi attività ed ecosistemi da salvaguardare, sono dei beni che il progresso deve tutelare. Per questo va rivisto il vecchio Piano nazionale difesa mare e coste del 1982”.

“Questa verifica andrebbe fatta subito, visto l’esito del referendum e la conseguente necessità di un mix energetico che, oltre al sole e al vento, può contenere anche la forza del mare nel rispetto dell’ambiente” ha proseguito Marcelli spiegando che la verifica del Piano “costerebbe appena 1 mln di euro e, se si aggiungono le boe per le misure sperimentali, i costi non superano i 4-5 mln di euro per progredire più velocemente su questa nuova prospettiva energetica”. L’Enea, intanto, da alcuni mesi sta mappando le acque italiane e del Mediterraneo, grazie a un finanziamento di 500 mila euro del ministero dello Sviluppo Economico.

Al workshop Enea, inoltre, é stato presentato il progetto Enermar, il primo prototipo di una turbina marina ad asse verticale denominata Kobold, installata nello Stretto di Messina. Inoltre, grazie ad un brevetto italiano, in ulteriore via di sviluppo, di una diga a cassoni denominata Rewec3 (Reasonant Wave Energy Converter), è stato realizzato un dispositivo avanzato per lo sfruttamento dell’energia ondosa. E progetti più recenti vedono un nuovo sviluppo di questo brevetto. […]

Informazioni sul plurisdiscusso progetto del ponte:

Storia del progetto “Ponte sullo Stretto di Messina” (Wikipedia)

Pro-ponte: www.pontedimessina.it [N.B. Vorremmo sapere quanto è costata e soprattutto CHI ha pagato la realizzazione di questo sito…]

Anti-ponte: www.nopontestrettomessina.it

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Aggiornamento del 9 novembre 2012:

A me piacerebbe solo sapere chi sono i privati che investiranno nel progetto del ponte… mi basta solo che a pagare non sia, come sempre, lo Stato italiano con i nostri soldi…

L.D.

http://messina.blogsicilia.it/ponte-sullo-stretto-ciucci-progetto-tecnico-pronto-ma-servono-capitali/108757/

Ponte sullo Stretto, Ciucci: “Progetto tecnico pronto ma servono capitali”

di Redazione

9 novembre 2012 – “Il progetto tecnico e’ pronto, i cantieri potrebbero essere aperti a breve, ma l’opera deve essere finanziata dal mercato e quindi bisogna capire se sara’ in grado di farlo in un momento di crisi. Il provvedimento del Consiglio dei Ministri e’ opportuno ma  prevede una verifica di fattibilita’ tecnico-finanziaria”.

L’amministratore delegato di “Stretto di Messina Spa” Pietro Ciucci, intervenuto a “Codice a Barre” su Raitre, e’ tornato a commentare la proroga di due anni da parte del Governo al progetto del ponte sullo Stretto di Messina.

Il Ponte viene finanziato per gran parte dai privati – continua – con un rimborso nel tempo attraverso le tariffe, che saranno uguali a quelle del costo dei traghetti. […] “Il Ponte ha avuto il parere positivo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, approvato dal Cipe, valutato da una serie di esperti internazionali, da un comitato scientifico, viene apprezzato da tutte le comunita’ scientifiche mondiali, solo qui si parla di fattibilita’ tecnica”. […]

L.A.

 

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Aggiornamento del 6 marzo 2013:

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/9834-i-5-motivi-no-ponte-sullo-stretto

I 5 motivi per dire no al ponte sullo stretto

Scritto da Francesca Mancuso

[…] Cancellato dalla Legge di Stabilità 2012, il ponte dopo 11 anni dal varo della Legge Obiettivo e del fallimentare Primo Programma delle infrastrutture strategiche nel dicembre 2001, torna ancora nei dibattiti politici.

Piccola premessa. La cancellazione del progetto graverà, salvo miracoli, per 300 milioni di euro sulle nostre tasche (senza aver messo neanche un mattoncino del ponte). Il 1° marzo scadeva il termine per la presentazione dell’atto aggiuntivo al contratto vigente, che doveva essere redatto dalla concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA e dal General Contractor Eurolink capeggiato da Impregilo.

Ma FAI, Italia Nostra, Legambiente, MAN e WWF, hanno ricordano che nel caso non sia stato presentato un atto aggiuntivo valido formalmente e controfirmato dalle due parti interessate, in base alla norma voluta dal Governo Monti non solo dovranno essere “caducati tutti gli atti che regolano i rapporti di concessione, nonché le convenzioni ed ogni altro rapporto contrattuale” ma anche che si proceda con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri alla liquidazione della Stretto di Messina Spa: “Vogliamo sapere subito dal Presidente del Consiglio Mario Monti se l’atto è stato consegnato o no, e se risulta che qualcosa sia stato trasmesso di conoscerne immediatamente i contenuti e sia possibile verificarne la validità“. Ribadiscono gli ambientalisti che quella del ponte è stata una storia caratterizzata da costi insostenibili, stimati attorno agli 8,5 miliardi di euro.

Ed ecco i cinque motivi per cui dire no al ponte sullo stretto.

1. I costi

Considerato “ingiustificato”: 8,5 miliardi di euro, più del doppio di quello con cui il General Contractor Eurolink, capeggiato da Impregilo, ha vinto la gara (3,9 miliardi rispetto ai 4,4 miliardi di Euro posti a base di gara). E il 39% in più rispetto al valore di partenza se si considera l’importo lordo di 6,1 miliardi di Euro, ripetutamente indicato dai progettisti.

2. I ricavi

Secondo le previsioni degli stessi progettisti basate sulle stime e sugli scenari intermedi del progetto preliminare, un incremento di costo del progetto nell’ordine del 15% avrebbe determinato un Valore Attuale Netto negativo. Inutile dire che tale cifra portata al 39% farebbe sorridere. Secondo le previsioni, a regime, l’utilizzo del ponte si aggirerebbe attorno all’11% della capacità complessiva “configurando un evidente, colossale spreco di risorse” dicono le associazioni.

3. I limiti tecnici

Dal punto di vista strettamente tecnico, il ponte non è da prendere sotto gamba. Quello sullo stretto sarebbe il ponte più lungo del mondo. Si tratterebbe di costruire, in una delle aree a più alto elevato rischio sismico del Mediterraneo, un ponte sospeso, ad unica campata di 3,3 km di lunghezza, sorretto da torri di circa 400 metri di altezza, a doppio impalcato stradale e ferroviario. Oggi, il ponte più lungo esistente con analoghe caratteristiche è quello del Minami Bisan-Seto in Giappone, di 1118 metri di lunghezza.

4. I vincoli paesaggistici

Non se la prendano gli ingegneri né gli economisti, ma la fattibilità e i guadagni legati al ponte sono nulla se messi a confronto con lo straordinario valore paesaggistico dell’area, ampiamente vincolata severamente tutelata dall’Unione Europea. Il ponte, non ultimo, ricadrebbe interamente nell’area di due ZPS – Zone di Protezione Speciale (“Costa Viola”, in Calabria e dei “Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennammare e Area marina dello Stretto”, in Sicilia) e interferirebbe in entrambe le regioni con 11 Siti di Interesse comunitario.

5. Carenze tecniche

Infine, il progetto ‘definitivo’ presenta delle gravi carenze tecniche rilevate già dalla Commissione VIA – Valutazione Impatto Ambientale con ben 223 richieste di integrazione, secondo cui: “gli studi relativi [ad alcuni] interventi … non hanno un livello di approfondimento tale per essere parte di un progetto definitivo”.

Di che stiamo parlando?

 

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