Evviva gli eroi che lottano per difendere il loro territorio! In questo articolo vi portiamo un significativo esempio  di persone che hanno capito il vero valore delle terre in cui abitano, terre che sentono nel cuore come di propria appartenenza, terre che stanno cercando di difendere dallo scellerato consumismo che ha ormai rovinato ambienti e paesaggi splendidi, un fenomeno a cui dobbiamo assolutamente porre un freno.

Vedi anche il nostro articolo: “Territorio: un prezioso patrimonio da tutelare

L.D.

http://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/6679-langhe

Consumo di territorio: il documentario che racconta gli eretici delle Langhe

Giovedì 12 Gennaio 2012

Il primo viso che appare sullo schermo quando si pigia play è quello di Giorgio Bocca: le rughe messe lì a ricordare che la vita, quella vera, pretende di lasciare segni. Come le parole: ne bastano poche per incidere sul rumore quotidiano come un bisturi sulla pelle.

Nel breve spazio della mia lunga vita l’Italia è cambiata in una maniera spaventosa. E’ tutta una corsa contro il tempo. Bisogna riuscire a diventare civili prima che il disastro sia completo. Bisogna vedere se arriviamo ancora in tempo per salvare questo paesaggio, per me in gran parte lo abbiamo già distrutto”. Inizia così “Langhe DOC. Storie di eretici nell’Italia dei capannoni“, il documentario di Paolo Casalis prodotto dalla piccola casa di produzione Stuffilm di Alba (CN).

Un film gentile che in maniera intelligente denuncia la svendita di un territorio. Inizia con una sequenza di immagini fotografano file di capannoni, villette a schiera, discount, outlet, palazzoni e complessi residenziali. Un catalogo di prodotti derivati dal cemento armato che si fanno spazio tra pendii di colline dolci e vitigni preziosi, coltivazioni di nocciole uniche al mondo e vecchi casolari. E’ l’Italia dei capannoni: quella degli orrori architettonici sovvenzionati dalla promessa di “infinite sorti e progressive” oltre che dall’assenza di piani regolatori e di amministratori incapaci di venir meno a qualche voto “sporco”.

Quello che ha toccato queste terre negli ultimi quarant’anni è un cambiamento lento. Da povera ha cominciato a conoscere il benessere, la spesa dal contadino si è trasferita nelle migliaia di metri quadrati di un supermercato, quella nel negozio di paese dentro un negozio in franchising. Un percorso che ha interessato tutto il mondo occidentale. Ma un territorio che ambisce a diventare Patrimonio dell’Unesco cosa ci fa con i capannoni?

Abbiamo girato la domanda a Paolo Casalis, autore del film e langarolo “impuro” (da queste parte i territori sono segnati da profondi solchi che delimitano le aree nonché le appartenenze). “Il langarolo è tanto legato alla terra quanto al denaro. Sarebbe stato facile quindi andare a trovare i colpevoli, chi in questi anni ha contribuito ad approvare cementificazioni vandaliche, le imprese edili che hanno lucrato sulla disponibilità di terreno, gli architetti che ci hanno costruito e così via… Ho preferito piuttosto raccontare tre storie positive e, per contrasto, far emergere il negativo”.

Ecco allora che dopo i capannoni arrivano le pecore al pascolo di Silvio Pistone, lo sguardo disincantato di Mauro Musso e l’esile figura di Maria Teresa Mascarello in mezzo alle sue vigne. Tre “matti” come li definisce la società del “pret-a-manger”. Silvio Pistone conduceva, insieme con il padre, una piccola ma redditizia attività di piastrellista quando ha deciso di comprare una trentina di pecore e iniziare a produrre formaggio. Mauro Musso ha lavorato quattordici anni in un supermercato prima di decidere di darsi alla produzione dei tajarin, una pasta tipica di queste parti. A Maria Teresa Mascarello invece il vino scorreva nelle vene. Proveniva da quel padre considerato a sua volta un eretico della produzione vinicola locale e davanti a quel destino segnato non ha potuto tirarsi indietro. La loro eresia sta nel non voler allinearsi a una vita dedicata al guadagno, alla furberia e dunque all’assalto della natura al solo scopo di ricavarne profitto. Tutti e tre producono ciò che è possibile, senza forzare tempi e quantità, dedicando attenzione alla qualità e al benessere di chi ne godrà. E chi se ne frega se il formaggio finisce, se la pasta costa di più di quella del discount o se le bottiglie sono limitate. Sono uomini e donne che si sono rimpossessati della propria vita o che in fondo non l’hanno mai noleggiata al miglior offerente. Per comunione di valori si frequentano e attorno alle loro tavole ci sono sempre più persone. La terra, messa nelle loro mani, parla la lingua della storia. […]

www.langhedoc.it

Un pastore, un produttore di pasta artigianale, una produttrice di vino. Tre personaggi, tre eretici perchè pensano e agiscono in modo diverso, tre storie per raccontare il degrado sociale, culturale e paesaggistico della nostra penisola, l’Italia dei capannoni, secondo la definizione data nel film da Giorgio Bocca. Quelle di Maria Teresa Silvio e Mauro sono storie di chi ha intravisto un futuro che non gli piaceva e lo ha rifiutato. Piccole sfide in cui tuttavia è possibile intravedere una dimensione ben più ampia. Sfide ancora aperte, non ancora del tutto vinte e che forse non lo saranno mai: loro si muovono in una direzione, il mondo in un’altra, del tutto opposta.

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Aggiornamento del 21 gennaio 2015:

http://www.greenme.it/spazi-verdi/radici/2167-terre-originali-bando-giovani-agricoltori

Terre Originali: recuperiamo le terre incolte, un bando per i giovani agricoltori

Inviato da Marta Albe’ il

Recuperare le terre incolte per incrementare la superficie agricola in Italia. Terre Originali è un bando dedicato ai giovani agricoltori delle Langhe che parte da un dato molto importante. In Italia sono presenti oltre 4 milioni di ettari di terreni incolti.

Una parte di questi terreni, circa 338 mila ettari, sono di proprietà pubblica. Per rilanciare l’agricoltura è arrivato il momento di mettere a disposizione ai giovani agricoltori i terreni abbandonati.

Il bando Terre Originali ha l’obiettivo di facilitare l’interazione tra i giovani imprenditori agricoli e la presenza di terreni abbandonati che meriterebbero di essere coltivati. Mira ad incoraggiare il ricambio generazionale in agricoltura e a favorire il ritorno dei ragazzi alla terra.

Il bando è destinato a singoli individui, a gruppi di persone che intendono formare una società o una cooperative, a giovani organizzazioni attive da non più di quattro anni, ma anche a consorzi e reti d’imprese o ad altri raggruppamenti di soggetti giuridici.

In particolare il bando si rivolge a imprenditori agricoli o aspiranti tali di età inferiore ai 40 anni, con particolare riferimento a giovani appassionati della natura e del settore agroalimentare.

I luoghi coinvolti riguardano le Langhe Monregalesi, tra Ceva, Mondovì, Dogliani, Clavesana, Carrù e Cherasco. La selezione dei 10 finalisti è prevista per il 15 febbraio 2015.

Scopri qui il bando, i criteri di selezione e come partecipare. Segui su Facebook il progetto Terre Originali per rimanere sempre aggiornato.

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