L’Italia ha uno dei patrimoni naturali più belli del mondo e lo divora. Come mai??????

Cosa volete che vi dica, quando vedo che le distese di nuove villette a schiera e capannoni invadono i terreni agricoli che rappresentano l’ossatura del paesaggio naturale nelle mie zone, mi si stringe e il cuore e provo un profondo senso di tristezza. Il paesaggio naturale (in cui sono compresi comunque i terreni agricoli, poichè non deturpano il paesaggio), purtroppo per noi, è una RISORSA NON RINNOVABILE, stampatevelo bene in testa. Quindi, una volta distrutto e cementificato, non potrà più tornare come prima. Una volta distrutte le aree verdi… non le rivedremo mai più. Questo, per me, è come un lutto. E’ Natura che muore

L.D.

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/6841-consumo-suolo-dossier-wwf-fai

Consumo del suolo: 75 ettari al giorno di “terra rubata”

Mercoledì 01 Febbraio 2012

Nei prossimi 20 anni rischiamo di perdere altri 75 ettari al giorno. A denunciarlo è stato il dossier “Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare” presentato ieri dai FAI e WWF a Milano. Le prospettive per il futuro nel nostro paese, sotto questo profilo, non sono molto rosee. Stando a quanto riferisce lo studio, entro i prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600mila ettari, che in media equivalgono a 75 ettari al giorno, raffigurabile come un quadrato di 6400 kmq. Il rapporto ha preso in esame 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale, in cui l’area urbana in Italia, negli ultimi 50 anni, ha subito una brusca impennata, aumentando di 3,5 volte. Non solo. Dagli anni Cinquanta al 2000, tale incremento ha raggiunto, come abbiamo anticipato, circa 600mila ettari, con valori medi oltre il 300% e picchi di incremento fino al 1100% in alcune regioni, pari all’intera regione del Friuli Venezia Giulia. Se consideriamo la fascia temporale che va da l1951 al 2011, anche i comuni la cui popolazione è diminuta a causa dell’emigrazione, sono cresciuti di oltre 800 mq per ogni abitante perso. Ma da dove deriva tale disastro? In primo luogo occorre guardare all’abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi ha contato 4,5 milioni di abusi edilizi, 75mila l’anno e 207 al giorno. Segue poi il problema delle cave, che solo nel 2006 hanno mutilato il territorio escavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. A peggiorare il tutto ci pensano anche i progetti per le grandi infrastrutture, che attualmente stanno minacciando 84 aree protette,192 Siti di Interesse Comunitario e 64 International Bird Area. Dall’altro lato, diminuiscono le aree coltivate. Secondo il dossier, nel periodo dal 2000 al 2010 vi è stata una consistenze diminuzione della Superficie Aziendale Totale (SAT), pari all’8% e della Superficie Agricola Utilizzata (SAU), del 2,3%. Problema affine anche per le aziende agricole e zootecniche, diminuite nello stesso periodo del 32,2%. Stabilite le cause e i fattori che stanno seriamente minacciando il suolo del nostro paese, passiamo ad analizzare le conseguenze. Frane e smottamenti, in primis. Lo abbiamo visto in occasione delle alluvioni che si sono abbattute sul nostro paese di recente, dalla Liguria a Messina. Secondo il rapporto, in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane. Queste ultime, nel 50ennio esaminato hanno provocato 6439 vittime. A preoccupare è anche il rischio desertificazione: il 4,3% del territorio italiano è considerato “sensibile a fenomeni di desertificazione” e il 12,7% come “vulnerabile”.

Per questo, le due associazioni hanno proposto una serie di misure per arginare il problema tra cui:

  • severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici e la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale;

  • il censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio su scala comunale per contrastare più efficacemente il fenomeno;

  • dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali, ma procedere al contempo ai Cambi di Destinazione d’Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità;

  • rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia;

  • difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico;

  • farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.

Un problema molto sentito anche dagli italiani, che proprio qualche giorno fa hanno eletto il Personaggio Ambiente del 2011: il sindaco di Cassinetta di LugagnanoDomenico Finiguerra, da tempo in prima linea nella difesa del suolo. Finiguerra infatti si è fatto promotore del movimento nazionale “Stop al Consumo di Territorio” partito proprio dal suo Comune. Inoltre, come si legge sul suo sito, ha realizzato un piano regolatore che “esclude la possibilità di edificare occupando nuove superfici”, trasformando di fatto il suo piccolo Comune in un modello, valido non solo per i piccoli centri ma anche per le grandi città.

Francesca Mancuso

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Puntata di Presa diretta “Terra violata” (andata in onda il 29/01/2012):

Il clima è impazzito? E’ colpa dell’uomo e della corsa allo sviluppo? Si può ancora fare qualcosa per rimediare? Genova, la Liguria, la Sicilia e poi più lontano le Filippine, il Brasile la Tailandia, l’Australia, gli Stati Uniti. Vi mostriamo le immagini sconvolgenti delle ultime catastrofi climatiche che hanno sconvolto le nostre regioni e gli angoli remoti del mondo e che hanno causato decine di migliaia di morti.. Le conseguenze dell’effetto serra e del riscaldamento del pianeta provocano disastri sempre più frequenti. Eppure a Durban, nell’ultima conferenza sul clima, Silvia Bencivelli ha potuto constatare che i rappresentanti di tutti gli stati hanno solo litigato senza decidere nulla di operativo. Elena Stramentinoli è tornata in Liguria, teatro delle ultime alluvioni, dove si continua a costruire come se nulla fosse accaduto invece di lavorare per rimediare ai danni e mettere in sicurezza il territorio. E poi in Abruzzo si ricostruisce là dove le case erano crollate senza considerare la sismicità del territorio, come se nulla si fosse imparato dal terribile terremoto del 2009. Un racconto di Riccardo Iacona, Silvia Bencivelli e di Elena Stramentinoli.

Puntata di Presa diretta “Cemento” (andata in onda il 12/02/2012):

Perché ancora cemento?  Perché ancora nuove case, uffici, grattacieli, centri commerciali, appartamenti?  Gru e betoniere girano  a pieno ritmo anche se  le costruzioni recenti sono vuote.  Ma tutti questi nuovi edifici  servono o serviranno?  A chi? In “CEMENTODomenico Iannacone a Milano svela il patto fra grandi gruppi di potere attorno ai lavori per l’EXPO: sono in arrivo 1 milione di metri quadri. Eppure a un passo da dove si costruirà svettano vuoti  i grattacieli fantasma del quartiere Stevenson. Che senso ha? Chi ci specula? E intanto per costruire serve la sabbia si scava e si mangia altro territorio. E poi la vicenda di Ischia, l’isola dell’abusivismo: 1 casa non in regola ogni 2 abitanti. Come è stato possibile? “Cemento” racconta tutti i retroscena della corruzione e delle complicità che hanno deturpato uno dei luoghi più belli del Mediterraneo. Affaristi e politici si sono alleati per il nuovo Auditorium di Isernia i cui costi sono lievitati in una notte da 4,5 milioni di euro a 55: miracoli compiuti dalla cricca grazie anche all’emergenza per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Sabrina Carreras è andata in provincia di Reggio Emilia, dove anche le campagne che sono la culla  del prezioso parmigiano sono sotto assedio. In questo quadro devastato “Presadiretta” offre anche un esempio positivo, una cittadina: Colorno, in provincia di Parma.  Lì l’amministrazione ha scelto di non cementificare, di non incassare i soldi dei permessi di costruzione, ma di pensare ad uno sviluppo nella conservazione e nella salvaguardia degli edifici esistenti. “Cemento” è un racconto di Domenico Iannacone con Elisabetta Camilleri e Sabrina Carreras.

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http://greenme.it/abitare/bioedilizia-e-bioarchitettura/6217-legambiente-cave

Legambiente: ridurre le cave puntando sul riciclo degli inerti

Venerdì 11 Novembre 2011

Riutilizzare materiali di scarto provenienti dall’edilizia invece dei prelievi dalle cave. È questo l’auspicio di Legambiente che ha diffuso il Rapporto Cave 2011. E il nostro paese, ancora una volta, si trova indietro su questo fronte rispetto ad altri stati europei. E mentre in Germania è ormai diffuso l’utilizzo di materiali provenienti dal riciclo degli inerti edili per infrastrutture e costruzioni, toccando quota 86,3%, in Italia siamo ancora al 10% nell’utlizzo dei materiali riciclati. Fanno molto meglio di noi anche l’Olanda a quota 90%, il Belgio (87%) e la Francia che in appena 10 anni è passata dal 15% al 62,3%. Se ci si muove a favore di tale pratica, evidentemente esistono dei vantaggi. Basti considerare che le prestazioni dei materiali estratti dalle cave e quelli derivanti dal riciclo degli inerti di scarto sono pressoché identiche. […] Dal Rapporto Cave 2011 emerge che nel nostro paese vi sono ancora 5.736 cave attive e 13.016 dismesse. Tale cifra si riferisce comunque alle regioni dove esiste un monitoraggio. A queste ultime si devono aggiungere quelle abbandonate in Calabria, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia, che porterebbero il dato ben oltre 15 mila unità. Ogni anno inoltre vengono estratti 90 milioni di metri cubi estratti tra sabbia e ghiaia, com’è accaduto nel 2010, ma anche 41,7 miliondi metri cubi di calcare utilizzati nel ciclo del cemento e 12 milioni di metri cubi di pietre ornamentali. Solo considerando sabbia e ghiaia, si parla del 59% del totale tra tutti i materiali cavati in Italia. […]

Noi e l’Europa. In controtendenza rispetto a gran parte dei paesi europei, dove la crisi economica ha fatto letteralmente crollare il consumo di cemento nel 2010, noi deteniamo un vero e proprio primato continentale, con oltre 34 milioni di tonnellate di cemento consumati in un periodo di crisi, per una media di 565 chili per ogni cittadino a fronte di una media europea di 404. Ma da cosa deriva un consumo così elevato di cemento? Sicuramente a farla da padrone è il numero di nuove case costruite in questi anni (oltre 260mila tra abitazioni e fabbricati non residenziali costruiti nel 2009) e il largo uso che viene fatto del cemento nell’edilizia italiana, anche per i ritardi nella innovazione tecnologica del settore. Segue poi un uso eccessivo nelle opere pubbliche spinto da un quadro normativo arretrato e governato, secondo Legambiente, da evidenti interessi economici oltre che da un ritardo culturale della progettazione rispetto agli altri Paesi europei che ne utilizzano molto meno a parità (o maggiori) interventi realizzati. […]

A tal fine, Legambiente ha riassunto alcune delle soluzioni da attuare per risolvere o quantomeno limitare il problema:

  • Promuovere l’innovazione nel settore riducendo il prelievo di materiali e l’impatto delle cave nei confronti del paesaggio

  • Ridurre il prelievo da cava puntando sul recupero degli inerti provenienti dall’edilizia

  • Rafforzare la tutela del territorio e il controllo dell’attività

  • Aumentare i canoni di concessione

[…]

Francesca Mancuso

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http://www.greenme.it/approfondire/interviste/6884-domenico-finiguerra-personaggio-ambiente-2011

Domenico Finiguerra, il sindaco che non consuma il territorio. Intervista al Personaggio Ambiente 2011

Lunedì 06 Febbraio 2012

BLOG:  domenicofiniguerra.it

[…] Si cominciano a diffondere Piani di Controllo del Territorio a livello comunale e provinciale. Forse ne servirebbe uno nazionale. E’ d’accordo?

Certo. Dovrebbe esserci una moratoria nazionale come accade in Germania o in Francia. Se il consumo di suolo fosse considerato un’emergenza nazionale si potrebbero trovare dei sistemi di compensazione degli oneri di urbanizzazione per i comuni, per esempio, che permetterebbero di non usare il suolo pubblico come ultimo strumento di contrattazione. Per questo, uno degli obiettivi del Forum è proprio quello di portare una legge in Parlamento che almeno ponga il problema. Vedere i deputati parlare di questi argomenti sarebbe il mio sogno.

Uno degli output del Forum Salviamo il Paesaggio è la realizzazione di un Censimento in tutti i comuni d’Italia. Partendo dal fatto che fino a ora non è stato possibile farlo. Come pensate di riuscirci?

Con lo strumento della mobilità  pubblica. E rendendo impopolare l’atteggiamento di tutti coloro che usano il territorio in maniera irresponsabile. Così come tutti ormai si professano difensori dell’aria o dell’acqua, così dovrà essere fatto con il suolo. Per raggiungere questo scopo dobbiamo mettere gli amministratori di fronte al fatto compiuto: il suolo non è una risorsa illimitata, l’abbiamo già consumata troppo, è inutile costruire senza una domanda a supporto dell’offerta. Chi avrebbe mai immaginato un uomo che pur avendo una casa se ne costruisce un’altra lasciando la prima vuota e abbandonata: eppure è quello che stiamo facendo. Ci serve il senso dell’economia delle cose.

Si parla del fatto di non sprecare cibo, di non sprecare l’acqua. Ma non si parla di non sprecare territorio eppure è una risorsa finita anche quella. Come mai secondo lei?

E’ dovuto al basso valore che viene riconosciuto alla terra in sé. A un pezzo di terreno ormai si aggiudica solo un valore monetario calcolato in funzione dei servizi che lì si andranno a installarsi o al consenso determinato dalla sua vendita. Il PIL è positivo sia se il capannone costruito lì dove c’era un campo è utilizzato, sia se è abbandonato: questo significa non dare alla terra il suo valore reale, calcolato sulle effettive opportunità di crescita che da essa possono venire. Il luogo comune vuole che solo se ci edifico sopra, quell’appezzamento di terreno sarà per me fonte di ricchezza, mentre non è così.

Sono usciti di recente i dati pubblicati da FAI e WWF sui livelli inquietanti di consumo del suolo nel nostro paese. Pensa che usare un po’ di allarmismo sia un buon modo per sensibilizzare la gente?

E’ necessario far emergere l’allarme, nella misura in cui, ovviamente, sia fondato su dati scientifici. Questo è l’unico modo per tenere botta a tutti gli scettici che vorrebbero negare il problema. Personalmente però penso che l’arma migliore sia un mix tra pessimismo e ottimismo: coniugare la denuncia con forme più leggere di comunicazione che facciano sorgere il dubbio. Per me, parlare a Striscia la Notizia, o portare in giro uno spettacolo come “Un nuovo mondo è possibile” con Luca Bassanese sono strumenti per entrare in contatto con un pubblico diverso, che magari non ha mai sentito parlare prima di cambiamento climatico.

Nazioni come Francia e Germania hanno estrema cura del proprio territorio. L’Italia ha uno dei patrimoni naturali più belli del mondo e lo divora. Come mai?

Sicuramente, complice di questo meccanismo è la sciatteria della classe politica che, di fronte al degrado di certe bellezze, non ha saputo o voluto intervenire. In secondo luogo, il fatto che noi Italiani non consideriamo il patrimonio come una fonte di reddito. Per noi il turismo si è velocemente trasformato in guadagno immediato per il turista mordi e fuggi, magari da ingannare con scontrini più alti, ma certo non da accogliere affinché torni l’anno successivo. Dell’avidità parlava già Pasolini e penso che sia uno dei problemi che ancora oggi ci contraddistingue. Di fronte a questo, la politica non ha posto freni, al contrario ci si è immersa a piene mani facendo buon viso a cattivo gioco. Di contro so e mi piace rivedere ogni volta di fronte a me tutti quegli italiani che al patrimonio ci credono e lo vorrebbero protetto, curato e diverso.

Alcuni amministratori dicono che la politica non può permettersi di dire “no”, al massimo può decidere di assumere in sé una tendenza. Quali sono gli step che l’amministrazione potrebbe cominciare a mettere in atto?

Se tornare indietro è ormai difficile, si potrebbero cominciare a dire dei piccoli no, mettere dei paletti e decidere di gestire il pregresso, ciò che c’è già, oppure iniziare a dichiarare la non possibilità di trasformare un terreno agricolo in edificabile. Un altro punto potrebbe essere quello di ridefinire il concetto di utilità pubblica: quando si espropria per fare un’autostrada è a quel diritto che ci si appella. Se decidessimo che la sovranità alimentare è la priorità, allora probabilmente si potrebbe identificare la terra come un’utilità pubblica da preservare. Infine si potrebbe cominciare a pianificare: riuscire a identificare le terre in cui è possibile edificare, perché rocciose o non fertili rispetto a quelle di classe più alta e quindi dense di ricchezza produttiva.

Pamela Pelatelli

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Film: “Il suolo minacciato” (www.ilsuolominacciato.it)

Negli ultimi anni nella pianura padana si sono perduti migliaia di ettari di suolo agricolo ad opera di una dilagante espansione urbana ed infrastrutturale. Nella sola Food Valley parmense, luogo di produzioni agroalimentari di eccellenza, lo sprwal urbano, con i suoi capannoni, le sue gru, le sue strade, il suo cemento consuma un ettaro di suolo agricolo al giorno. Partendo da questo caso emblematico e paradossale, il film “Il suolo minacciato” mostra senza veli quanto sta accadendo al territorio e al paesaggio evidenziando l’importanza di preservare una risorsa finita e non rinnovabile come il suolo agricolo. Per quanto ambientato nella pianura parmense, il film, attraverso il montaggio di interviste ad esperti ed agricoltori locali, affronta il problema nazionale del consumo di suolo e della dispersione urbana, analizzandone costi e cause per poi proporre modelli alternativi di sviluppo urbano sulla scorta delle esperienze di altri paesi europei, come la Germania e la Francia, o di piccoli Comuni italiani, come Cassinetta di Lugagnano (MI).

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Libro “Paesaggio Costituzione cemento – la battaglia per l’ambiente contro il degrado civile” di Salvatore Settis

Il paesaggio è il grande malato d’Italia. Quello che fu il Bel Paese fa scempio di se stesso, è sommerso dal cemento. Che cosa sta succedendo agli italiani, che cosa ci acceca? È ancora possibile indignarsi, recuperare memoria storica, riguadagnare spazio all’insegna della Costituzione?

I danni al paesaggio ci colpiscono tutti, come individui e come collettività. Uccidono la memoria storica, feriscono la nostra salute fisica e mentale, offendono i diritti delle generazioni future. L’ambiente è devastato impunemente ogni giorno, il pubblico interesse calpestato per il profitto di pochi. […] La qualità del paesaggio e dell’ambiente non è un lusso, è una necessità, è il miglior investimento sul nostro futuro. Non può essere svenduta a nessun prezzo. Contro la colpevole inerzia di troppi politici, è necessaria una forte azione popolare che rimetta sul tappeto il tema del bene comune come fondamento della democrazia, della libertà, della legalità, dell’uguaglianza. Per rivendicare la priorità del pubblico interesse, i legami di solidarietà che sono il cuore e il lievito della nostra Costituzione.

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Aggiornamento del 28 maggio 2015:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/giuseppe-nucera/consumo-di-suolo-litalia-perde-terreno/maggio-2015

Consumo di suolo: l’Italia perde terreno

Mille chilometri quadrati: ecco quanto abbiamo irreversibilmente perso in termini di suolo tra il 2008 e il 2013 in Italia, in media 55 ettari al giorno.  Nemmeno le cosiddette aree protette sono state risparmiate, se è vero che in cinque anni 34.000 ettari sono stati nel frattempo destinati a qualche uso che ne ha comportato l’impermeabilizzazione. A mappare la copertura artificiale del Paese è ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. I dati sono stati pubblicati all’interno del rapporto “Il consumo di suolo in Italia” (edizione 2015).  […]

ITALIA A DUE VELOCITÀ

L’area più colpita in Italia dal consumo di suolo è il settentrione, con il primato del Nord-Ovest che nel 2013 raggiunge l’8,4% di suolo consumato (il Mezzogiorno si attesta al 6,2%), con un incremento dell’1,2% negli ultimi cinque anni rispetto a un aumento dello 0,2% nel resto del Paese.

LA CLASSIFICA DEL CONSUMO DALLE REGIONI AI COMUNI

Nella rapporto ISPRA si possono apprezzare anche le situazioni regionali. Il primato spetta a Lombardia e Veneto, uniche a superare il 10% di suolo consumato. Seguono Campania, Puglia, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte, con valori tra il 7% e il 9%. Soltanto 5 le regioni con un consumo di suolo stimato non superiore al 5% (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Molise, Basilicata e Sardegna). Tra le regioni che hanno registrato un consumo di suolo più rapido dagli anni ’50 a oggi spicca il Lazio che passa da 1,9% degli anni ’50 a al 7,4% di superficie consumata nel 2013.

A livello provinciale è quella di Monza e Brianza a detenere oggi la percentuale più alta di suolo consumato, con circa il 35% del proprio territorio. Seguono Napoli e Milano, con valori tra il 25 e il 30%. […]

AUMENTA IL RISCHIO IDROGEOLOGICO

Attraverso la mappatura ad alta risoluzione riferita al 2012 e realizzata da Copernicus, il programma europeo per l’osservazione della Terra, ISPRA ha calcolato il consumo di suolo nelle aree entro i 150 metri dai corpi idrici permanenti. In Italia circa il 5,2% delle aree più prossime a fiumi e laghi sono artificializzati. La Liguria registra un valore quasi 4 volte superiore a quello nazionale, con un 19,2%. Quest’ultimo è un dato molto interessante se confrontato con la mosaicatura ISPRA delle aree a pericolosità idraulica media, con tempi di ritorno fra 100 e 200 anni (alluvioni poco frequenti). Da questa rilevazione emerge, infatti, che in Liguria circa il 30% del suolo in aree a pericolosità idraulica è consumato, valore che a livello nazionale non raggiunge i 9 punti percentuali. L’Emilia Romagna, benché limiti a un 11% il consumo di suolo nelle aree a rischio idraulico, detiene il primato in numero di ettari assoluti consumati in aree a pericolosità idraulica: oltre 100.000 ha, circa la metà del valore assoluto nazionale.

NON CRESCE LA POPOLAZIONE MA AUMENTA L’URBANIZZAZIONE DIFFUSA

Il rapporto ISPRA mostra inoltre come nella storia del nostro Paese ci sia stata una forte antinomia tra andamenti demografici e conversione urbana dei suoli: le città sono cresciute anche in presenza di stabilizzazione, in alcuni casi di decrescita, della popolazione residente. […]

27 maggio 2015 – Giuseppe Nucera

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