Chi sono quelle persone che, nel bel mezzo di una seria crisi economica come quella attuale, non si rendono neanche lontanamente conto che la crisi esiste? Soltanto tre categorie di persone:

  1. gli evasori fiscali – non intendiamo in questo caso i piccoli evasori, coloro che evadono pochi spiccioli per poter sopravvivere alla crisi (evasione per necessità), ma ci riferiamo piuttosto ai veri e propri evasori “seriali” (evasione intenzionale, premeditata), come i dipendenti pubblici che svolgono un secondo lavoro in nero oppure coloro che sono titolari di imprese/società e che evadono il fisco con lo scopo di arricchirsi ingordamente il più possibilie, senza contribuire con le proprie tasse al sostentamento dello Stato;
  2. i politici, i quali ci vengono a raccontare che in tempi di crisi sono necessari dei sacrifici, mentre loro, alla faccia dei sacrifici che chiedono a noi cittadini di fare (anzi, che ci costringono a fare), si concedono vacanze di lusso (evidentemente loro se le possono permettere…) e non rinunciano ad un centesimo dei loro stipendi e rimborsi di varia natura. Grazie davvero, una manifestazione esemplare di comportamento tutt’altro che coerente ed anche un bel modo di esserci riconoscenti per tutti i soldi che gli diamo;
  3. i calciatori (vedi il nostro articolo “Schiavi del Dio Pallone“).

N.B. E’ vero, forse i toni che stiamo usando sono poco diplomatici e troppo accusatori. Ma d’altra parte, di fronte a simili evidenze, anche con tutta la volontà, non ci è possibile fare altrimenti. In nome della “trasparenza della politica”, potremmo chiedere ad esempio di sapere, per ogni politico, quanto spende ogni anno in vacanze e nell’acquisto di beni immobili. Così, tanto per avere un’idea di quanto possono spendere loro e di quanto possiamo invece spendere noi. Tante persone fanno sacrifici un anno intero per potersi permettere qualche cena al ristornate, qualche week-end fuori porta durante l’anno ed una vacanza decente nel periodo estivo. Dopodichè, sempre i soliti politici, ci vengono a dire che se gli italiani possono permettersi di andare al ristorante e in vacanza significa che la crisi non è poi così grave. Non si rendono conto che le persone in qualche modo lottano per mantenere il più possibile stabile il loro livello di qualità della vita. Nessuno vorrebbe sentirsi povero. Per questo ognuno cerca di concedersi, per quanto gli è possibile, questi minimi ma gratificanti piaceri della vita. Non come qualcuno che, al contrario, può permettersi di tutto senza badare a spese e senza dover fare scelte nè sacrifici. Cari politici, vorremmo darvi almeno tre consigli:

1. prima di parlare, informatevi o cercate di entrare nella realtà, invece che ne siete totalmente fuori (vedi un caso esemplare: “Politici da vergogna: non conoscono il prezzo della benzina!“)

2. siate onesti e dimostrateci che siete disposti anche a voi a fare dei sacrifici;

3. cercate di meritarvi, almeno in parte, tutto quello che, grazie a noi cittadini, vi potete permettere.

Grazie.

L.D.

GLI EVASORI FISCALI

http://www.investireoggi.it/fisco/controlli-fiscali-a-cortina-numeri-del-blitz-anti-evasione-fiscale/

Controlli fiscali a Cortina: numeri del blitz anti evasione fiscale

9 gennaio 2012

di Danilo L., redazione Investireoggi.it

[…] I risultati sono abbastanza sorprendenti: su 251 auto di lusso di grossa cilindrata 42 sono di proprietà di contribuenti che sia nel 2009 che nel 2010 hanno dichiarato circa 30 mila euro lordi di guadagno annuale, mentre ben 119 di queste auto sono intestate a società (in 19 casi tali società dichiaravano bilanci in perdita, mentre in 37 casi le società denunciavano un reddito inferiore ai 50 mila euro). […]

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/436951/

Befera: “Nessun atto discrezionale. Ci saranno altri controlli”

«In Italia scarso senso civico, amareggiato per la speculazione politica»

Alessandro Barbera – 5 gennaio 2012

La stima più attendibile «oscilla fra i 120 e i 130 miliardi» di euro l’anno. Una montagna di soldi che da sola basterebbe a coprire l’intera spesa sanitaria e a introdurre il quoziente familiare sul modello francese. Un tasso di evasione enorme, che non ha pari in Europa e contro il quale, fino a vent’anni fa, non c’era governo che tenesse. Non c’erano gli strumenti di oggi e nemmeno la volontà politica. […]

Fino a dieci anni fa, fino a quando l’Amministrazione fiscale non è stata organizzata in Agenzie, la lotta all’evasione era una parola priva di significato. Solo cinque anni fa la riscossione era affidata a società controllate delle banche. Per dirla con le parole di un predecessore di Befera – Giorgio Benvenuto – «si accertava 100, si riscuoteva cinque e lo Stato per tutto questo pagava nove». Ora invece c’è Equitalia, una macchina da guerra al 100% dello Stato: solo l’anno scorso ha fatto partire 14 milioni di cartelle per contestare multe, bollette, mancati pagamenti Ici e irregolarità di vario tipo. Forse troppe? Befera scuote la testa. «Gli italiani devono decidere che cosa vogliono. E lo dico a chi, come Beppe Grillo, sull’argomento mi pare in confusione. Perché a parole tutti sono d’accordo a fare la lotta all’evasione, ma solo quando non li riguarda». Una sorta di sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel mio giardino) applicata al fisco. «Probabilmente errori ce ne sono stati. E probabilmente in alcuni casi sono state colpite persone in difficoltà economica. Ma i grandi numeri non cambiano. Capisco che tutto questo avviene in un momento di crisi economica, ma non è una buona ragione per mettere in discussione il nostro lavoro». Per un fenomeno così esteso «servono misure forti». In alcuni casi «particolarmente forti».

Le comparazioni fatte dall’Agenzia dicono che all’estero strumenti come l’ipoteca e il fermo amministrativo sono considerati blandi. Altrove il dovuto «viene direttamente preso dai conti bancari». «Da noi purtroppo non c’è lo stesso senso civico sviluppato in altri Paesi», ammette Befera. «Le ragioni sono molte, e dipende anche dal cattivo rapporto fra cittadini e amministrazione. Ma per migliorare le cose, e migliorarle per tutti, è bene aver chiaro che pagare le tasse non è una facoltà, ma un obbligo di legge. Quale strumento meglio della sanzione può servire a capirlo?». […]

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1113&ID_sezione=56

Se il cinepanettone diventa realtà

Di Massimo Gramellini – 5 gennaio 2012

Gli economisti del mondo intero sono già in viaggio con i Re Magi verso Cortina d’Ampezzo per visitare la culla del nuovo miracolo italiano. Stavolta la realtà ha superato il cinepanettone.

I dati dell’Agenzia delle Entrate riferiti al prodotto interno lordo del 30 dicembre descrivono una crescita impetuosa.

Farcita di percentuali che si impennano da un anno all’altro e addirittura – ecco la grandezza di questo indomito Paese – da un giorno all’altro. Ristoranti: più 300% rispetto al Capodanno precedente e più 110% rispetto al 29 dicembre. Beni di lusso: più 400 e più 106.

La sera del 29 Cortina languiva ancora, fra strade spoglie e locali deserti. I commercianti erano andati a letto distrutti. L’universo rideva di loro. Li dava per spacciati. Ma nella notte è partita la riscossa e l’alba sulle Dolomiti è stata salutata dal canto dei registratori di cassa che sputavano scontrini come petardi e dondolavano fatture fiscali come palline dell’albero di Natale.

Qualche maligno penserà che il nuovo boom sia rimasto circoscritto ai cortinesi. Niente di più falso. I generosi valligiani lo hanno voluto condividere con centinaia di turisti approdati in città la sera prima, probabilmente su slitte di fortuna. Il mattino del 30 quei derelitti si sono svegliati a bordo di una Porsche. Lavoratori che dichiaravano di guadagnare mille euro netti al mese o, peggio, di appartenere a società sull’orlo del fallimento. E’ giusto che la tanto sospirata crescita abbia premiato anzitutto i più bisognosi.

Come in ogni impresa eroica, anche nel supercinepanettone di Cortina non mancano episodi apparentemente inspiegabili che la mente semplice degli uomini derubrica a miracoli. Un commerciante, per esempio, ha venduto oggetti di lusso per un milione e mezzo senza che ne rimanesse traccia nei documenti fiscali. Ma io diffido delle spiegazioni extrasensoriali. Semplicemente gli si sarà rotta la biro. O la stampante del computer, cribbio.

Gli esperti in arrivo a Cortina dovranno spiegarci le ragioni di questo boom abbastanza inatteso. Cosa potrà mai essere successo, nel breve volgere di una notte, per raddoppiare gli incassi dei ristoranti, i guadagni degli alberghi, le entrate delle gioiellerie? Sono sul tavolo diverse ipotesi. C’è chi attribuisce il merito della svolta a una folata improvvisa di ottimismo, diffusa nell’aria da qualche sciatore berlusconiano in discesa libera. Altri tirano in ballo una profezia finora sconosciuta dei Maya: il 30 dicembre 2011 l’asse della Terra si sarebbe allineato per un attimo con il bancomat della piazza principale di Cortina, producendo una serie di effetti a catena, fra i quali la trasformazione delle utilitarie in bolidi superaccessoriati. Ma esiste anche una teoria più eccentrica. Per tutta la giornata del 30 qualcuno avrebbe visto aggirarsi fra i ristoranti e le gioiellerie un gruppo di alieni in divisa da finanzieri. La semplice presenza di questi simpatici visitatori avrebbe stimolato l’economia, meglio della Fase 2 del governo Monti.

Resta da capire il perché dell’ingratitudine dei cortinesi. I quali, sindaco in testa, invece di ringraziare gli alieni per il supporto morale, li hanno duramente contestati. Un autentico mistero. Chiederò lumi a qualche persona di rinomata sobrietà. Magari a Schifani, Rutelli e Casini, che dopo aver visto in tv il messaggio di Napolitano sulla necessità dei sacrifici sono saltati sul primo aereo per andare a sacrificarsi in un resort delle Maldive.

http://www.ternimagazine.it/10021/economia-e-lavoro/le-fiamme-gialle-scoprono-una-vasta-realta-di-doppio-lavoro-in-nero-di-dipendenti-pubblici.html

LE FIAMME GIALLE SCOPRONO UNA VASTA REALTA’ DI DOPPIO LAVORO IN NERO DI DIPENDENTI PUBBLICI

24 dicembre 2009 – Enrico Cardinali

[…] Secondo i dati elaborati dall’Istat sono oltre 3,5 milioni gli italiani con due occupazioni. Per il centro studi dell’Eurispes si arriva invece a 6 milioni. Ma in queste statistiche sono compresi casi radicalmente diversi. C’è la “generazione mille euro”, che per mettere insieme il pranzo con la cena è costretta anche ad un terzo lavoro, nella maggior parte dei casi manuale e pesante. C’è chi la sera serve birre in un pub, scarica cassette ai mercati, lavora nelle discoteche come buttafuori, nei ristoranti come cameriere, o si improvvisa istruttore in palestra e baby-sitter. Si tratta per lo più di giovani con lauree anche toste, ma si trovano anche ricercatori universitari con la necessità di arrotondare. Il caso di Terni riguarda invece ingegneri, architetti, geometri e altri tecnici ben remunerati e con tutte le garanzie previste dai contratti a tempo indeterminato. Tutta gente che non ha certo il problema di sbarcare il lunario e probabilmente insegue il Suv più recente e costoso o l’ennesimo cellulare dalle mille inutili funzioni. A questi si addice sicuramente l’appellativo di “furbi”, mentre i “mille euro” sono poveri diavoli, che guadagnano la metà e lavorano il doppio. Ricattati dai contratti a termine e privi di ogni tutela. In Italia i lavoratori in queste condizioni sono tra i 5 e i 6 milioni.

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I POLITICI

Bè ormai sui politici ogni giorno se ne scopre una, questa è una delle tante:

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/436956/

I tre politici e le suite esotiche. E’ un caso il Natale alle Maldive

Rutelli, Schifani e Casini. Il capo Api: era il viaggio di nozze mai fatto, querelerò

5 gennaio 2012

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Aggiornamento del’11 aprile 2013:

Ma vogliamo parlare anche dei manager??

http://cambiailmondo.org/2012/09/20/manager-italiani-sempre-piu-ricchi-lavoratori-sempre-piu-poveri/

Manager italiani sempre più ricchi, lavoratori sempre più poveri

POSTED BY CAMBIAILMONDO ⋅ 
di Alfiero Grandi

Sono stati pubblicati i compensi ufficiali dei manager italiani nel 2011. Il dato è impressionante. L’indice della borsa italiana è sceso del 25 % ma i manager delle stesse aziende hanno aumentato le loro retribuzioni. In particolare i 100 più pagati hanno incassato nel 2011 ben 352 milioni di euro complessivi. Con un aumento di 50 milioni sull’anno precedente, pari al 16,5 % di aumento su base annua. Una voracità non comune.

A fronte di questi compensi ci sono le retribuzioni dei lavoratori dipendenti che non recuperano neppure l’inflazione. […]

Quindi il rapporto tra la retribuzione del più pagato (Tronchetti Provera) pari a 23 milioni lordi e la retribuzione media lorda dei lavoratori è circa 1.000 volte. Qualche tempo si stimava il rapporto 1: 400, ormai questo rapporto è stato superato di slancio.

[…]

In realtà oggi le risorse crescenti che le classi dominanti si attribuiscono, in totale controtendenza all’andamento dell’economia e delle aziende, è talmente ingente che solo introducendo una tassazione adeguata di queste ricchezze si possono ottenere le risorse per rilanciare l’economia. L’alternativa è un abbassamento ancora più drastico del livello retributivo e di vita dei lavoratori, perché solo così si può creare il margine necessario a loro spese.

[…] L’Italia avrebbe bisogno di una politica economica espansiva mirata a sostenere i redditi da lavoro e le pensioni e gli investimenti in innovazione, prendendo le risorse da chi palesemente le ha, con tutti i mezzi legali disponibili. Mezzi di cui si discute da tempo: patrimoniale, tassare le rendite finanziarie come gli altri redditi, abolire i privilegi fiscali, accordo con la Svizzera per tassare almeno un poco i capitali con targa italiana, ecc. Un esempio ulteriore: perché non introdurre anche in Italia la normativa a cui sta pensando Hollande, con un prelievo sui redditi alti portato al 75 %? Chi guadagna 23 milioni all’anno ha ancora margine, o no?

La produttività è un problema del sistema paese, tanto più in presenza di una classe dominante che nella sua maggioranza ha perlomeno un atteggiamento di tutela esclusiva dei suoi interessi, in barba ad ogni interesse collettivo. Infatti i lavoratori si impegnano duro mentre i manager traggono sempre maggiori introiti da aziende in difficoltà. Per i manager evidentemente il problema del risultato del loro lavoro non esiste. […]

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Aggiornamento del 5 aprile 2014:

https://www.leoniblog.it/2014/04/03/befera-ridifende-i-controlli-blitz-fiscali-ecco-perche-sono-sbagliati/

BEFERA RIDIFENDE I BLITZ FISCALI, ECCO PERCHÉ SONO SBAGLIATI

di Oscar Giannino – 3 aprile 2014

Ieri il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ascoltato in commissione Finanze al Senato, è tornato sui controlli fiscali “blitz” che animarono le cronache tempo fa, da Cortina a Porto Rotondo a Courmayer. Ed è tornato a difenderli come successi. Il blitz di Cortina ha fruttato allo Stato 2 milioni di euro di maggiori incassi, tra imposte dirette, IVA e sanzioni.

[…] Non intendiamo qui parlare degli effetti più macroscopici, quelli sui quali l’Agenzia delle Entrate è incolpevole. Esempio numero uno: ieri Befera ha giustamente vantato come un successo l’aumento anche nel 2013 di incassi da accertamenti, giunti a 13,1 miliardi di euro rispetto ai poco più di 3 miliardi di un decennio prima. Ma i contribuenti italiani continuano a sentirsi ripetere dallo Stato che meno evasione significa meno tasse per chi le paga, eppure anche nel 2013 i contribuenti onesti non hanno visto un euro di tasse in meno, dagli incassi aggiuntivi ottenuti dallo Stato attraverso i controlli. Esempio numero due: ancora ieri Befera ha aggiornato a 90 miliardi di euro la differenza annuale tra ciò che lo Stato dovrebbe ricavare dalle aliquote oggi in vigore per tutte le imposte, e ciò che lo Stato incassa davvero. Ma è difficile immaginare che questa stima davvero venga apprezzata da chi di imposte onestamente ne paga troppe, finché lo Stato non restituisce  sia pur  almeno qualcosa. In entrambi in casi è la politica, non Befera e l’Agenzia delle Entrate, ad avere la responsabilità di non aver mai attivato davvero il fondo di restituzione ai contribuenti di almeno una parte dei proventi della lotta all’evasione. Tuttavia è ovvio che, per imprese e famiglie stremate dalla crisi, dalle tasse e dalle banche, il mancato rispetto di tale pluriennale promessa conti eccome. Lo Stato è il primo, a non mantenere la parola.

Torniamo invece ai blitz. Da metà degli anni Duemila in avanti – prima assai meno, va riconosciuto che la politica per decenni ha vissuto una sorta di patto implicito con ampie fasce di evasione – sotto i morsi del necessario riequilibrio della finanza pubblica, il legislatore ha nel tempo disposto un ingente e progressivo rafforzamento degli strumenti a disposizione per la lotta all’evasione. Dalla sinergia tra tutte le banche dati pubbliche a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, fino alle ultime norme oggi in vigore sul nuovo redditometro, e alla totale acquisizione da parte degli uomini di Befera di ogni movimentazione bancaria. Su molti di questi siamo stati critici, perché l’inversione dell’onere della prova e la mancata tutela dei diritti nel contenzioso è più regola che eccezione, ma fatto sta che l’arsenale di armi per la lotta all’evasione è diventato munitissimo.

Tutto ciò consente oggi controlli e accertamenti proprio sulla base dell’incrocio dell’immensa mole di dati attingibili con un clic dall’Agenzia, e adottando di conseguenza il metodo delle verifiche  individuali, ad personam e per così dire ad aziendam. E’ questo il metodo da seguire, per contenere ed eliminare ogni “esternalità negativa” dell’accertamento, cioè ogni effetto indotto improprio di freno e contrazione dei settori o delle aree locali in cui si interviene. Al contrario i blitz pubblici con grande dispiegamento di forza, i controlli “a strascico” porta a porta, massimizzano proprio l’effetto negativo indiretto. Se si parla con i rappresentanti delle categorie economiche attive nell’offerta di servizi turistici a Cortina, ai 2 milioni di incasso aggiuntivo per lo Stato generati dal blitz pubblico va affiancato nei mesi successivi un effetto negativo stimato tra 2 e 4 volte per alberghi, ristoranti, taxi, guide, impianti di risalita, prodotto dallo spostamento verso Austria e Svizzera di  turisti non solo italiani, ma soprattutto stranieri appartenenti al più alto segmento di reddito e consumi. Un effetto negativo verificatosi anche in Sardegna e in Valle d’Aosta, a seguito dei blitz. Su tutte queste attività sfumate, lo Stato ha perso gettito, non ne ha guadagnato.

Se alziamo lo sguardo, è esattamente ciò che si è verificato in intere filiere economiche per effetto degli aggravi sul “lusso”, decisi in quel caso dal legislatore. L’aggravio dell’imposizione patrimoniale sui natanti ha allontanato migliaia di barche dai porti turistici italiani verso quelli di Spagna, Grecia e Croazia. L’aumento di tassazione sulle auto di elevata cilindrata ha finito per spostare verso Svizzera e Austria una bella fetta della filiera dei ricambi come dell’assistenza, oltre che della vendita. In parole povere, mettendo nel mirino proprio servizi e prodotti del “lusso” giustamente abbinati al brand Italia per un segmento elevato di consumatori, italiani e soprattutto internazionale, e facendolo in maniera indiscriminata invece che caso per caso, ci diamo la zappa sui piedi. Perdiamo flussi rilevanti per l’intera economia italiana, e facciamo pagare il conto non ai ricchi che si spostano altrove, ma ai dipendenti e autonomi a basso reddito che lavorano in alberghi e ristoranti, officine e porti.

Non è di questo che ha bisogno l’economia italiana. Ma di tre altre cose. Controlli sì ma come sono oggi davvero possibili, cioè mirati e non indiscriminati. Incentivi ai dirigenti delle Entrate che premino incassi aggiuntivi ma da dove davvero si concentra l’evasione – società di capitale se si parla di redditi, aree geografiche dove si concentra l’evasione IVA  – senza premiare allo stesso modo chi genera invece contenzioso, aggravando la richiesta a chi le tasse già le paga. E infine una politica che sappia disboscare ed evitare i troppi eccessi fiscali, dalla corresponsabilità fiscale e contributiva degli appaltatori verso i subappaltanti, fino ai troppo ridotti tempi di esecutività degli accertamenti rispetto ai tempi della giustizia tributaria. La lotta all’evasione deve essere fatta senza rinunciare alla civiltà, e ai diritti del contribuente.

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