Andiamo ora alla ricerca delle motivazioni per cui il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia è così ampiamente diffuso e così drammaticamente grave.

Nell’articolo del “Sole 24 Ore” di seguito riportato, viene preso in analisi l’aspetto morale dell’evasione fiscale, trattandosi a tutti gli effetti di un atto di tradimento nei confronti dei propri concittadini e di truffa ai danni dello Stato, quindi di nuovo a danno dei propri concittadini. Sembra che il metodo più efficace per “combattere” l’evasione fiscale sia quello di sradicarla nel modo meno sanguinoso e più semplice che si possa immaginare, agendo preventivamente sulla condotta morale dei cittadini stessi, ovvero istruendoli al patriottismo e alla legalità. Tuttavia, come viene spiegato in una puntata del programma Report, la soluzione concretamente migliore sarebbe invece quella di disincentivare l’uso del contante e di incentivare l’utilizzo di bonifici, bancomat e carte di credito.

Nei due articoli a seguire, scoprirete altri dati sulle stime di evasione fiscale in Italia, distinti per regione e messi a confronto con i dati relativi ad altri Paesi. In particolare, mette quesi paura leggere l’ultimo articolo dedicato al caso della Grecia: sembra che l’evasione fiscale sia stato uno degli ingredienti del cocktail micidiale che sta portando una Grecia ormai agonizzante verso il suo definitivo KO economico… la paura deriva dal fatto che, per molti versi, la situazione italiana sembra avere molti punti in comune con quella greca…

__________________________________________________________________

Aggiornamento del 7 settembre 2012:

Da una bozza del dl crescita, contenente misure per l’Agenda digitale, si legge che dal primo luglio 2013  “i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, per gli importi superiori a 50 euro sono tenuti ad accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito. Inoltre, con successivo regolamento, “sarà disciplinata l’estensione anche a importi inferiori” a 50 euro e “anche a strumenti di pagamento con tecnologie mobili”.

__________________________________________________________________

http://www.ilmessaggero.it/economia/bancomat_pagamenti_50_euro/notizie/217966.shtml

«Obbligo pagamenti bancomat da 50 euro». Il governo frena: nulla di definito

Tracciabilità totale degli acquisti che, anche sopra i 50 euro, dovranno essere fatti con moneta elettronica. Bancomat o Carta di Credito. La norma è prevista dall’ultima bozza del decreto Sviluppo,messa a punto dagli uffici del ministri Corrado Passera che dovrebbe essere approvata entro fine mese. Ma al momento si tratta di una sola ipotesi che scatterebbe dal primo luglio 2013 e che potrebbe essere modificata decisamente già prima di vedere la luce: aumento dell’importo, riduzione delle commissioni e slittamento almeno al 2014. Anche perché la data di luglio lascerebbe da gestire una patata bollente al governo futuro, appena insediato. […]”

6 Settembre 2012

__________________________________________________________________

Già dal primo febbraio 2012 è stato FISSATO A 1.000 EURO IL LIMITE PER LA TRACCIABILITA’, ovverossia tutti i pagamenti che ammontano a cifre superiori a 1.000 euro NON POSSONO essere effettuati in contanti, ma solo ed esclusivamente tramite STRUMENTI DI PAGAMENTO TRACCIABILI (assegni bancari/circolari o postali muniti della clausola di non trasferibilità, bonifici, carte di credito, libretti di deposito nominativi, bollettini postali, Rid bancari o postali, Remote Banking o Home Banking, cambiali o tratte, Ricevute Bancarie), anche per quanto riguarda i pagamenti frazionati, pena delle sanzioni di importo compreso tra l’1 ed il 40% dell’importo trasferito per cifre comprese tra 1.000 e 50.000 euro e tra il 5 ed il 40% per cifre superiori a 50.000 euro. In entrambi i casi, la sanzione avrà un importo minimo pari a 3.000 euro e potrà interessare sia chi versa che chi riceve il denaro contante (per i dettagli puoi consultare la relativa circolare n. 2 del 16 gennaio 2012 del Dipartimento del Tesoro).

Dal nostro punto di vista, un’ulteriore riduzione, ad esempio a 50 o 100 euro, di tale soglia per i pagamenti in contanti, sarebbe lesiva della libertà personale di noi cittadini: chi non possiede infatti carte di credito o di debito sarebbe costretto infatti a dotarsi almeno di una delle due carte e ad accollarsi dei costi aggiuntivi, sia per il possesso della carta che per le commissioni addebitate per ogni pagamento effettuato nel caso della carta di credito (per informazioni a riguardo: “L’offerta delle carte di credito: servizi e costi a confronto” Il Sole 24 ore, 1 marzo 2010). Sarebbe quindi necessario fare due cose:

  1. mettere a punto ed introdurre rapidamente degli incentivi economici al pagamento elettronico, ad esempio riducendo le commissioni per gli utenti ed il costo del servizio POS a carico degli esercenti;
  2. potenziare la rete e gli strumenti a disposizione per effettuare pagamenti elettronici, ad esempio attraverso l’uso dello smartphone.
__________________________________________________________________

http://www.businessmagazine.it/news/sell-by-cell-la-fotografia-dei-pagamenti-mobile-in-italia_42743.html

Sell by Cell, la fotografia dei pagamenti mobile in Italia

23/06/2012 – Andrea Bai

” […] il mercato italiano della telefonia mobile è ancora una volta ai primi posti mondiali nel 2011 per penetrazione e qualità dell’offerta. Vi sono 48 milioni di italiani che sono in possesso di almeno un telefono cellulare e sono 21 milioni quelli che possiedono uno smartphone, per una penetrazione pari al 44% circa dei telefoni cellulari. Il popolo italiano si dimostra però ancora abbastanza refrattario all’uso della moneta elettronica per gli acquisti quotidiani, come viene confermato dal ridotto numero di transazioni annue per abitante rispetto all’area euro (25€ in italia, 63€ in Europa) e dall’elevato valore medio della singola transazione (80€ contro i 52€ in Europa). […]”

__________________________________________________________________

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-09-28/studio-spiega-perche-evasione-170100.shtml

Uno studio spiega che l’evasione fiscale è inversamente proporzionale al patriottismo

«Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come la salute, la sicurezza, l’istruzione e l’ambiente». […] È un circolo vizioso quello del fisco nel nostro paese. L’evasione, secondo le ultime rilevazioni del Centro Studio Confindustria, si aggira oggi intorno ai 125 miliardi di dollari. «Valori sbalorditivi», nonostante i buoni risultati della lotta al «nero». L’economia sommersa è pari al 20% del Pil.

«Pagare meno tasse pagarle tutti» è un ritornello che si sente ripetere da tempo nel nostro Paese ma nessuno finora è riuscito a trovare un sistema efficace per metterlo in pratica. Perché? In tanti hanno provato a rispondere. C’è per esempio chi ha tirato in ballo la scarsa severità con cui la politica (soprattutto i governi di centrodestra) ha affrontato il problema. Basti pensare ai condoni e allo scudo fiscale voluto da Giulio Tremonti, giudicato troppo generoso rispetto a quello di altri paesi da un rapporto di Nens (l’associazione fondata dal Pier Luigi Bersani e Vincenzo Visco). Altri invece segnalano il basso livello del nostro sistema di Welfare, messo a confronto con quello di altri paesi europei. Come dire: pago le tasse se indietro ho dei servizi. Se questi latitano, preferisco evadere.

Le letture possono essere tantissime. Una molto originale si trova in uno studio del Centro sulle scienze sociali di Berlino che mette in relazione la fedeltà fiscale con il patriottismo dei cittadini. Secondo Kai A. Konrad e Salmai Qari, che lo hanno curato, i due fattori vanno di pari passo e sono direttamente proporzionali. In particolare i due studiosi hanno constatato che i paesi che sono riusciti a coltivare l’attaccamento alla patria, soprattutto gli Stati Uniti, sono anche quelli in cui il fenomeno dell’evasione e del sommerso sono meno diffusi.

Insomma, per coltivare dei contribuenti fedeli, occorre fargli percepire le tasse come un «volontario contributo al bene comune», facendo appello quindi all’attaccamento al proprio paese. Durante il secondo conflitto mondiale, il governo degli Stati Uniti si servì di Walt Disney per instillare nei suoi cittadini l’idea che le tasse sono belle. Nel cartone animato «The new spirit», la radio spiega a Paperino, nelle vesti del cittadino americano medio, come dare «un aiuto vitale al proprio paese» in guerra: «tasse, tasse, tasse». «Taxes for guns, taxes for ship, taxes for democracy» (tasse per le armi, per le navi, tasse per la democrazia). «Taxes to beat the Axis» (tasse per battere l’asse Germania-Italia-Giappone). Non quindi un dovere, ma addirittura un privilegio.

Anche grazie a questa educazione – si legge nello studio Patriotism and Tax Compliance – gli Stati Uniti sono riusciti a instillare il patriottismo, e di conseguenza la lealtà fiscale nei propri cittadini. […]

di Andrea Franceschi, 28 settembre 2010

__________________________________________________________________

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-130a96d5-03d9-4d08-ba89-9e4a362c7489.html?refresh_ce

Puntata di Report “CONTANTI SALUTI AL NERO”

di Stefania Rimini

[…] L’Italia è il paese del contante: 9 volte su 10 per pagare si tirano fuori i soldi piuttosto che fare un bonifico o usare una carta di pagamento. Non a caso, l’Italia è anche il paese del “nero” secondo l’Eurispes è di 540 miliardi, corrispondente al 35% del Pil, secondo l’Agenzia delle Entrate  invece abbiamo un sommerso intorno ai 300 miliardi, che dà luogo a 120-150 miliardi di evasione favorita proprio dal grande uso di  denaro contante.   

Proviamo solo a pensare cosa potremmo fare con 150 miliardi in più  all’anno:  rilanciare l’occupazione, ridurre le tasse, ripagare il debito…   La realtà è invece che a fare il nero collaborano tutte le categorie, “perché altrimenti non ci si sta dentro”. C’è il padrone di casa che si fa pagare una parte dell’affitto in nero, c’è l’inquilino che paga l’artigiano senza fattura per risparmiare l’iva, c’è il professionista che fa lo sconto al cliente se non gli chiede la ricevuta, c’è il dipendente che si fa dare una parte del salario fuori busta, c’è il fornitore che vuole essere pagato una parte in nero, c’è l’esercente che non rilascia lo scontrino. La microevasione si alimenta proprio grazie ai pagamenti in contanti e all’anonimato che questo tipo di pagamento garantisce. 

Forse non è una coincidenza che circa i 4/5 delle banconote da 500 euro sono localizzate nelle province di Cuneo vicino alla Svizzera, di Forlì vicino a San Marino e nel Triveneto, ovvero i trampolini di fuga dei capitali.  Per non fare la fine della Grecia il Governo Monti ha aumentato le tasse, ma  siccome  le tasse sono troppo alte, la gente evade e siccome la gente evade, non si possono abbassare le tasse. Come si fa a spezzare questo circolo vizioso? Il governo Monti ha puntato sulla tracciabilità, che vuol dire che non conviene evadere perché con un semplice incrocio di banche dati se ne accorgono subito. E quindi ha ripristinato l’elenco clienti-fornitori già abolito da Tremonti, ha potenziato le indagini finanziarie e ha obbligato tutti a pagare in maniera tracciabile per cifre oltre i 1000 euro. Un limite  però insufficiente  e che viene bucato continuamente perché il grosso del sommerso è composto dalle piccole transazioni quotidiane di 10,20,50 o 100 euro…. Certo se per ipotesi si pagasse tutto in modo tracciabile, l’evasione e il sommerso calerebbero drasticamente e disporremmo velocemente delle risorse che ci occorrono da destinare agli investimenti, ai servizi e ai giovani.Ma come si fa a convincere gli Italiani che non ne vogliono sapere di rinunciare al contante, per abitudine o per convenienza? Possiamo immaginare un sistema automatico, che induca tutti i contribuenti a pagare le imposte spontaneamente e che non pesi sui contribuenti onesti? E’ la “tassa sul contante” che metterebbe un granello di sabbia negli ingranaggi dell’evasione. Anche la Tobin tax era considerata un’utopia 10 anni fa, invece adesso è sul tavolo di discussione.

__________________________________________________________________

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7370&ID_sezione=&sezione=

L’inguaribile malattia italiana

19/5/2010 – ALBERTO BISIN

In Italia, ad ogni occasione in cui i governi hanno qualcosa da farsi perdonare dai cittadini, il ministro delle Finanze di turno promette fuoco e fiamme contro l’evasione fiscale. […] Purtroppo l’evasione in Italia è elevata ed è rimasta abbastanza costante negli anni. Per quanto le stime statistiche di fenomeni per loro natura sotterranei, come l’evasione e l’economia sommersa, siano necessariamente imprecise, si può dire che in Italia il sommerso sia nell’ordine del 26% del Prodotto interno lordo (al 2003), e che sia leggermente cresciuto nel corso del decennio precedente (23% nel 1990). Si può anche osservare che queste percentuali sono paragonabili a quelle di Grecia (28% al 2003) e Spagna (22%), mentre sono enormemente superiori a quelle ad esempio degli Stati Uniti (8-9%).

Sulla maggior efficienza del fisco americano rispetto a quello italiano pesano certo molti fattori: dalla qualità generale della pubblica amministrazione Usa allo specifico sistema di raccolta dati e di controllo delle dichiarazioni fiscali, dalla severità (e, ancora, l’efficienza) del sistema giudiziario americano al sistema di valori dei cittadini americani stessi, che non sono certo dei santi ma hanno più senso civico di noi italiani.

Ma la questione dell’evasione e del sommerso in Italia non si spiega solo con una certa inettitudine della nostra amministrazione fiscale e giudiziaria, ma piuttosto con una carenza di volontà politica. Questo perché l’evasione e il sommerso in Italia non sono distribuiti più o meno omogeneamente sulla popolazione. Più che altrove, infatti, in Italia sono i lavoratori indipendenti ad essere in grado di evadere o eludere le tasse. La lotta all’evasione significa quindi scontrarsi con lobby potenti come ad esempio quelle dei commercianti e delle professioni. Ma i disincentivi politici alla lotta all’evasione sono ancora più netti se si considera la distribuzione geografica dell’evasione. La realtà, per quanto «incorretta politicamente», è che una larga parte dell’evasione, soprattutto dell’evasione totale, è al Sud del Paese, e cioè nelle regioni più povere. Una indagine dell’Agenzia delle Entrate stima, per il periodo 1998-02, che l’imponibile Irap evaso sia nell’ordine del 38% per Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna (e addirittura del 48% per la Calabria), mentre sia nell’ordine del 17% in Piemonte, Emilia Romagna, Veneto (e addirittura del 11-12% in Lombardia), in linea con Francia e Germania. Per quanto si prendano questi dati con le pinze, si capisce come il problema dell’evasione sia intimamente legato a un problema ancora più vasto e complesso come la questione meridionale (e la connessa questione del controllo criminale di una parte significativa dell’economia del Sud). Il federalismo fiscale potrebbe senz’altro essere almeno in parte una soluzione, ma purtroppo poco si intravede di buono nella Legge Delega approvata il maggio scorso dal Parlamento.  […]

__________________________________________________________________

LIBRO “L’evasione fiscale. Quanto, come e perché” di Alessandro Santoro

Un’economia sommersa che secondo le stime Istat assorbe circa 250 miliardi di euro, ovvero il 17% della ricchezza nazionale, un fenomeno di massa legato anche alle disfunzioni dell’amministrazione pubblica e alla struttura del nostro sistema produttivo, nonché alla cultura e alla storia del nostro paese. Il volume espone tutto quello che si sa su un secolo di evasione fiscale in Italia: chi, come, quanto, perché, e indica i possibili rimedi a questo grave problema economico e sociale.

LIBRO “Evasori. Chi. Come. Quanto. L’inchiesta sull’evasione fiscale” di Roberto Ippolito 

Forse non tutti sanno che i soldi non versati in Italia al Fisco corrispondono a 7 punti percentuali del Prodotto interno lordo. Se tutti gli evasori pagassero le tasse, infatti, gli italiani avrebbero in tasca 100 miliardi di euro in più all’anno, circa 8 miliardi e mezzo al mese. Ma, soprattutto, non tutti conoscono l’inesauribile fantasia creativa di chi froda il fisco: esiste un paese, Antartictland, paradiso fiscale virtuale per chi non vuole pagare le tasse, fondato nel cuore del polo Sud, con tanto di bandiera e moneta; si è arrivati ad allegare materassi ai giornali per sfruttare il favorevole regime fiscale concesso all’editoria; il settore delle pompe funebri tocca livelli record di evasione tanto che si dovrebbe dedurre che al Nord un morto su due si sotterra con le proprie mani mentre al Sud si sale a due su tre. Tragedia e commedia, dunque. Un campionario surreale di giochi di prestigio e trucchi diffusi in tutta Italia, regione per regione, nessuno escluso, privati, sia famosi che sconosciuti, e aziende, sia piccole che grandi. La prima inchiesta puntuale, rigorosa, documentata, che racconta un malcostume talmente diffuso da non essere neppure più percepito. Anzi, che sembra perfino legittimato.

LIBRO “Le basi morali dell’evasione fiscale. Tutto quello che c’è da sapere sul tallone d’Achille del nostro paese” di Andrea Leccese 

Questo testo prende le mosse dall’amara considerazione che in Italia ogni anno sfuggono al fisco oltre 100 miliardi di euro. L’Autore si domanda quale possa essere la causa di un evasione cosi massiva, assolutamente incompatibile con l’essenza della democrazia. Tanto che a dispetto dell’art. 53 della Costituzione, sembra esistere una diversa etica peculiarmente italiana, capace di incoraggiare gli evasori, e di farli sentire addirittura orgogliosi del loro comportamento.

LIBRO “L’economia sommersa e lo scandalo dell’evasione fiscale” di Giancarlo Ferrero  e Daniela Bauduin 

L’annosa questione dell’evasione fiscale, significativamente definita in prima pagina “maxirapina” dal quotidiano cattolico Avvenire, è stata più volte al centro del dibattito sindacale e dei movimenti di tutela dei cittadini, senza peraltro trovare adeguato riscontro nelle forze politiche. Come è noto, il Parlamento si sta occupando in maniera prevalente di uno degli aspetti della materia, il federalismo fiscale, che, di certo, così come delineato, non inciderà in modo rilevante sulla lotta all’evasione, accentuando invece la sperequazione già esistente tra le diverse aree geografiche. Gli autori affrontano dal punto di vista giuridico e con una visione moderna e globale il problema dell’evasione, che coinvolge anche l’economia sommersa nei suoi complessi e diversi risvolti. Avanzano inoltre proposte concrete per una incisiva lotta contro “lo scandalo dell’evasione fiscale” mediante una più stretta collaborazione tra le autorità tributarie centrali e quelle locali. Il saggio è corredato di una serie di dati forniti dalle principali istituzioni che si occupano di evasione fiscale, così da offrire un quadro completo della gravissima situazione in cui è precipitato il paese.

LIBRO “Evasori d’Italia. La cura per sconfiggere il male del nostro Paese” di Giuseppe Bortolussi 

La lotta all’evasione fiscale è uno dei temi caldi di cui il nostro governo si sta occupando, anche attraverso clamorosi controlli e sanzioni. Nel frattempo si alzano, con sempre maggior forza, le voci dei fautori di una “soluzione miracolosa”, ovvero la creazione di un sistema – definito “contrasto di interessi” – che ponga in competizione chi, non emettendo fattura, evita il pagamento delle imposte (il fornitore) con chi potrebbe ricavare da quella stessa fattura una diminuzione del proprio carico fiscale (il cliente). Ma attenzione alle “bufale”: in realtà dove questo sistema è stato introdotto non ci sono stati risultati positivi e, al contrario, l’evasione fiscale non è diminuita, mentre sono aumentati i costi amministrativi per Stato. Giuseppe Bortolussi, con rigore e dati concreti, ci mette in guardia dai rimedi apparentemente semplici e illustra i vari fallimenti delle misure antievasione, spiegandoci che, contrariamente a quanto di solito affermato dai sostenitori di questo e altri espedienti-panacea, il sistema fiscale in Francia, Germania e negli Usa non è molto diverso da quello italiano. Il problema non risiede nella ricevuta fiscale o nello scontrino non emessi, e un’equa tassazione non si ottiene demonizzando piccolo artigiano, il commerciante o il professionista. Così facendo si rischia una sola cosa: distogliere l’attenzione dalla vera evasione e dalla vera elusione.

__________________________________________________________________

http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=28550

Grecia. Malgoverno, sprechi e corruzione Ora serve un esame di coscienza

Maria Giovanna Maglie – 06 maggio 2010

Non è mai stata solo una crisi economica, è politica e morale prima di tutto, e duole dirlo perché la nostra vicinanza alla Grecia è dolorosamente fisica, anche se siamo certi di non correre gli stessi rischi in questo periodo della nostra economia, e perché nei difetti micidiali di quel Paese almeno un po’ ci possiamo e dobbiamo specchiare, e se noi italiani non siamo delle cicale, certo siamo anche noi abituati a mungere lo Stato come fosse una mucca dal latte inesauribile. Tanto che ci converrà guardarla bene la crisi greca oggi che ha fatto le prime vittime bruciate vive, c’era anche una donna che aspettava un figlio, ci converrà guardarla come si fa per un vecchio vizio dal quale non si è mai completamente liberi, specialmente mentre al congresso della Cgil un elefantiaco sindacato succhia sangue insiste nelle sue richieste pericolose, nelle sue istigazioni settarie, mettendo ancora una volta giovani contro vecchi, non garantiti contro garantiti. In Grecia è scoppiato un gigantesco caso di malgoverno fondato sugli sprechi.

Qualche esempio perché i numeri sono noiosi ma necessari a capire le dimensioni del fenomeno. Ci sono sessantamila morti che ancora prendono la pensione perché i familiari non avvertono l’ente previdenziale del decesso, e nessuno si preoccupa di fare dei controlli. Ma ci sono numerosi casi in cui prendere la pensione del parente morto è proprio legale, se sei la figlia nubile o la moglie divorziata di un dipendente statale. L’evasione fiscale è altissima, un quarto delle tasse dovute non viene pagato grazie alla corruzione dei funzionari delle imposte. Meno di cinquemila contribuenti, su undici milioni di abitanti, dichiarano redditi superiori a 100mila euro, e solo duemila denunciano più di 250mila euro. Il quarantatre per cento dei pensionati svolge un’attività lavorativa in nero. Fino a qualche tempo fa era normale andare in pensione a meno di cinquant’anni, dopo solo venticinque anni di servizio, e numerosi ministeri hanno avuto la geniale trovata di pagare un’indennità extra ai dipendenti purché arrivino in orario al lavoro.

La corruzione costa alla Grecia l’8% del Pil, ovvero 20 miliardi l’anno, in un fenomeno gigantesco fatto di grandi tangenti, come nello scandalo Siemens e nell’immobiliare del Monte Athos, ma fatto anche di una rete capillare di micro corruzione in cambio di vita quotidiana. Nel 2009 le famiglie hanno pagato bustarelle per un valore di 1.355 euro ciascuna. Il debito pubblico è il più ingente d’Europa, pari al 120 per cento del Pil, destinato a raggiungere rapidamente il 130 per cento. In molti siamo stati ingannati dalla crescita di qualche anno fa, sostenuta dalla bolla del credito immobiliare e dall’alta domanda di beni di consumo dovuta al credito facile alle famiglie. Il Pil pro capite greco così è salito di continuo, ma in modo artificioso. La Grecia ha pure una disastrosa bilancia del commercio estero, perché importa per tre volte tanto quanto esporta e nonostante i proventi importanti del turismo ha un forte passivo della bilancia corrente dei pagamenti, pari al 10 per cento del Pil, dovuto al fatto che consuma molto di più di quel che produce. […]

__________________________________________________________________

Aggiornamento del 25 ottobre 2014:

http://www.wired.it/economia/lavoro/2014/10/20/poveri-evasori-mappa-dellitalia-guadagna-meno-10mila-euro-lanno/

Poveri o evasori? La mappa dell’Italia che guadagna meno di 10mila euro l’anno

[…] L’immagine che emerge, guardando al 2012, da un certo punto di vista non sorprende: è un paese fortemente diviso fra nord e sud, e quest’ultima è l’area in cui si concentrano più spesso i redditi più bassi.

Proprio qui troviamo comuni dove anche il 70% delle persone dichiara di guadagnare meno di 10mila euro l’anno. È invece Basiglio, 7mila anime in provincia di Milano, il luogo dove è più alta la percentuale di chi supera i 120mila euro […].

I dati del ministero dell’economia si basano sulle dichiarazioni fiscali dei cittadini, il che non può che farci domandare quanto in effetti siano affidabili. Un conto però è sapere – come sappiamo tutti – che la fedeltà fiscale non è esattamente la prima caratteristica degli italiani, un altro è capire quanto.

Eppure qui la questione si fa più complicata: intanto perché, nonostante i tentativi, calcolare il valore dell’evasione fiscale è molto difficile; al limite esistono delle stime. Stime che però non possono essere ignorate perché comunque l’evasione incide: e su questo non ci sono dubbi.

L’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini, in un’audizione parlamentare, ha affermato che nel 2008 l’economia sommersa era fra “il 16,3 e il 17,5% del Pil”. Di questa, l’evasione fiscale come sotto-dichiarazione del fatturato o nella forma di costi gonfiati era la parte principale. Valeva, da sola, circa 160 miliardi di euro.

E oggi? Un’analisi più recente della corte dei conti – anno 2013 – ha prodotto risultati simili: “fino al 18% del Pil” è sommerso, e questo ci colloca al secondo posto nel mondo dopo la Grecia. […]

__________________________________________________________________

Aggiornamento del 17 giugno 2015:

http://www.corriere.it/economia/15_giugno_13/fisco-10-milioni-italiani-versano-55-euro-anno-446a4af8-118e-11e5-8b3a-62b7e966c494.shtml?refresh_ce-cp

Fisco, più di dieci milioni italiani versano solo 55 euro all’anno

Le due facce del Paese: il 4,01% dei contribuenti paga il 32,6% dell’Irpef, mentre oltre 10 milioni di italiani versano in media 55 euro l’anno

di Alberto Brambilla e Paolo Novati – 13 giugno 2015

[…]  in pratica si lavora per i 2/3 per lo Stato e solo per 1/3 per la propria famiglia; si capisce il perché ogni anno questo numero di «vacche da mungere» diminuisce sempre più, anche perché a costoro sono precluse quasi tutte le agevolazioni tariffarie e sanitarie. Nell’immaginario collettivo sono quelli da spremere con patrimoniali e, se pensionati, con blocchi delle indicizzazioni, prelievi forzosi e, secondo alcuni movimenti, da espropriare oltre un certo livello di pensione. In un Paese normale, dove il merito conta ancora qualcosa, sarebbero da citare come esempio.

Ci sarebbero molte osservazioni da fare; preferisco che siano i lettori a giudicare: a) se questa fotografia impietosa corrisponde al Paese che ha il record di case in proprietà, telefonini, auto e altro pro capite e una ricchezza pro capite stimata dalla Bundesbank doppia rispetto a quella dei tedeschi; b) se non sia necessario, come peraltro accade nella maggior parte dei Paesi che spesso citiamo a sproposito quali modelli di welfare, che la nostra Agenzia delle entrate e l’Inps – che pure dispongono di tutte le informazioni e codici fiscali – procedano alla convocazione dei soggetti che dichiarano poco o nulla da molti anni per domandare come fanno a vivere.

In tanti casi, vista anche la pesante crisi economica, la povertà sarebbe reale ed effettiva. Ma forse si scoprirebbero anche molti lavoratori irregolari. E in qualche caso associati alla criminalità organizzata.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,