Ecco un ottimo esempio di ciò che è possibile realizzare con le innumerevoli bellezze offerte dal nostro territorio. Ha dovuto pensarci un imprenditore che è solo per metà italiano e che dalla Svezia è venuto a darci il buon esempio. Noi italiani dovremmo sentirci un po’ somari al suo cospetto… certo non sono moltissimi coloro che avrebbero la forza economica di investire in un progetto del genere, ma NEMMENO UNO di questi italiani ci ha mai pensato. Si preferisce forse investire in squadre di calcio, in televisioni, in non so che cosa. So che NESSUN ITALIANO ha mai pensato prima di fare una cosa del genere. Questo fa riflettere sulla scarsa considerazione e rilevanza che diamo al nostro territorio.

L.D.

http://www.luxury24.ilsole24ore.com/GustoMete/2010/10/santo-stefano-sessanio-hotel_1.php

Santo Stefano di Sessanio, il borgo abruzzese salvato da un hotel (e da un visionario)

Stava per essere abbandonato, quando l’imprenditore Daniele Kihlgren se ne è innamorato: e con l’hotel Sextantio gli ha ridato nuova vita

di Michele Fossi

«Fu una visione intrisa di sogno. Sembrava che il tempo si fosse improvvisamente fermato. Niente all’interno del borgo medievale né tanto meno nel paesaggio circostante recava traccia del passaggio del ventesimo secolo su quella terra. Nessuna palazzina in cemento armato. Nessun capannone industriale. Davanti a me si apriva la visione di un villaggio abbandonato, costruito con la pietra del posto, inserito perfettamente nel suo contesto paesaggistico». È con queste parole che il filosofo/imprenditore di origini svedesi Daniele Kihlgren rievoca il fatidico giorno in cui, per pur caso, scoprì Santo Stefano di Sessanio, un piccolo borgo abbandonato sulle pendici dell’appennino abruzzese, a circa mezz’ora di auto da L’Aquila. Un incontro che cambiò per sempre la sua vita. «Fu come una fulminazione sulla via di Damasco – prosegue – Davanti a questa epifania, non potei fare a meno di scendere di sella e fermarmi a contemplare, in silenzio. Davanti ai miei occhi si trovava infatti una vera rarità: un gioiello architettonico di epoca medievale interamente conservato, e perfettamente inserito nel paesaggio circostante. A preservarne il fascino ancestrale, per assurdo, erano state le stesse trasformazioni socio-economiche che nel corso del XX sec. avevano portato al suo completo abbandono».

Kilghren è il terzo figlio di una ricca famiglia mista, metà italiana e metà svedese. Suo nonno fu l’uomo che portò la Ericsson in Italia e ricoprì la carica di console svedese a Genova durante la guerra. Per aver aiutato molti ebrei a fuggire le persecuzioni naziste, il suo nome oggi è ricordato nel “Giardino dei Giusti” di Gerusalemme. La nonna invece era la rampolla di una famiglia-bene del Bergamasco, proprietaria di una florida industria del cemento. Come molti nipoti di nonni molto ricchi, la biografia di Kihlgren è tutt’altro che noiosa e prevedibile: abuso di stupefacenti, 25 anni di sieropositività che fino ad oggi gli ha causato solo lieve spossatezza e qualche mal di testa, prostitute a gogò, notti passate in prigione, una lunga serie di botte e cazzotti ricevuti in massima parte da fidanzate gelose. L’attrazione fatale di Kihlgren per il dark-side della vita lo rende decisamente più simile a un personaggio di un romanzo di Bukowski che a un tipico hotelier, una natura crepuscolare che convive con sconcertante disinvoltura con la volontà di lasciarsi dietro un mondo migliore: da molti anni è attivo in Rwanda con una ONG da lui fondata che si batte per estendere anche alle fasce più povere della popolazione il diritto all’assicurazione sanitaria. E dal giorno in cui avvenne l’incontro con Santo Stefano di Sessanio, Kihlgren vive per proteggere l’integrità estetica dell’Appennino Meridionale.

L’idea di Kihlgren è molto semplice. Tesori dimenticati come Santo Stefano hanno il potenziale di essere riconvertiti in mete turistiche non convenzionali, a patto che ci si impegni a proteggere scrupolosamente l’integrità estetica del paese e del territorio circostante negli anni a venire. Un’idea non dissimile da quanto professato, e ampiamente dimostrato, dai fautori del turismo sostenibile: proteggere un luogo d’interesse turistico equivale a porre le basi per uno sviluppo economico della regione non solo sostenibile, ma anche duraturo nel tempo. «A conferire a questo paese di montagna il suo inconfondibile fascino, non è un singolo palazzo medievale, una chiesa, o una piazza», spiega Kihlgren. «Quando si tratta di borghi medievali, il fascino verte tutto sul fragile equilibrio tra elemento umano e naturale. Un solo edificio costruito a sproposito, una sola voce fuori dal coro, e l’incantesimo è spezzato». Fu così che Kihlgren intraprese la sua battaglia con le autorità locali, ottenendo il primo documento ufficiale nella storia del Meridione dove si afferma esplicitamente che non solo un villaggio, non solo un paesaggio, ma l’integrità della relazione tra i due costituisce di per sé un prezioso added-value da preservare e da proteggere dalle insidiose seduzioni della speculazione edilizia.

Non molti anni dopo la firma di quel documento, l’hotel Sextantio vide la luce: ventotto stanze ricavate all’interno di sei edifici medievali, arredati con mobili e artigianato rigorosamente locali, splendidi camini in pietra e viste mozzafiato sulla vallata sottostante. Soggiornarvi equivale a un viaggio nel tempo: ogni presenza dei tempi moderni, dai termosifoni all’internet wifi, è programmaticamente nascosta, con mille accorgimenti, all’occhio del visitatore, così da preservare l’antica austerità di quegli ambienti. Ma l’hotel Sextantio è soprattutto un’esperienza olfattiva. Ogni stanza è pervasa dal rassicurante odore del legno antico, quello dei mobili d’epoca e delle travi a vista; le stradine che circondano il ristorante dell’albergo sono invece invase dagli aromi della cucina tradizionale abruzzese, gli stessi che un tempo segnavano l’agognato ritorno a casa di uomini e donne esausti dal lavoro nei campi, che nel cibo trovavano uno dei pochi momenti di piacere della giornata.
Qui, per la gioia dei seguaci dello Slow Food, si servono unicamente ricette della tradizione contadina Abruzzese realizzate con ingredienti ricavati sul posto – come le diciassette varietà di grano indigeno che, dopo mesi di ricerca, l’hotel Sextantio ha rimesso in produzione nei territori vicini.

Il modello di sviluppo conservativo promosso da Kihlgren si è rivelato un gran successo economico: l’hotel è visitato tutto l’anno, il numero di attività commerciali nel paese e dintorni è cresciuto esponenzialmente così come il prezzo per metro quadro delle proprietà, che nel giro di pochi anni è salito alle stelle. Basta un visionario con una visione, e nel paese fantasma è tornata a scorrere la vita. A Santo Stefano adesso vivono stabilmente 120 persone. Per il momento le promesse sono state mantenute: l’armoniosa relazione con il paesaggio non è stata compromessa. La pietra della montagna, come un tempo, continua a respirare sulle nude pareti degli edifici. «La notizia si è sparsa», racconta soddisfatto, facendo riferimento alle decine di sindaci di piccoli comuni del Meridione che negli ultimi tempi lo hanno contattato per ripetere il “Miracolo di Santo Stefano”. Il piccolo paese abruzzese, nella visione di Kihlgren, costituisce infatti solo il primo di una serie di esperimenti analoghi da ripetersi in altri borghi abbandonati o semi abbandonati dell’appennino Meridionale. Dopo l’hotel diffuso ricavato all’interno dei Sassi di Matera, e inaugurato all’inizio di quest’anno, un altro è in costruzione nel comune di Martese sui monti della Laga, in provincia di Teramo.

C’è chi fa shopping di scarpe, gioielli e vestiti firmati: Daniele Kihlgren, e in questo è davvero originale, lo fa di borghi abbandonati. Quelli acquistati, al momento, sono già dieci, in Abruzzo, Molise and Basilicata. «Non importa se con Santo Stefano ho probabilmente speso più di quanto ho guadagnato», rivela. «L’hotel Sextantio deve servire da modello per altri borghi del Meridione. I numeri ormai parlano chiaro: una politica lungimirante incentrata sulla preservazione assoluta di un luogo d’interesse turistico, piuttosto che sul suo sfruttamento selvaggio, ripaga. La nascita di un flusso turistico colto e raffinato può servire a convincere le autorità locali ad impegnarsi per la salvaguardia dell’integrità estetica del paese e del territorio circostante negli anni a venire». Il vocabolario che Daniele Kihlgren utilizza per parlare della sua missione, più consono a un pastore in cerca di proseliti che di un business man immobiliare; la sua maniera di gesticolare; il concitato modo di parlare; lo sguardo a tratti assente a tratti infuocato, tutto concorre a tratteggiare la figura di un “Rasputin” dell’Hôtellerie. Un eroe moderno che, c’è da scommetterci, non avrà pace fino a quando non passerà sul cadavere del suo nemico, la speculazione edilizia, e vedrà realizzata la sua visione.
8 ottobre 2010

A questa storia è dedicata anche la puntata di Report del 22 maggio 2011, questo è il link:

Daniele Kihlgren

Daniele Kihlgren è un imprenditore italo svedese che 10 anni fa ha deciso di investire tutto il suo patrimonio nel recupero di Santo Stefano di Sessanio (AQ), trasformando un’intera borgata in un albergo diffuso, dove atmosfera, mobili, tessuti e ricette riportano indietro di oltre 100 anni. Un progetto che ora sta trainando la ripresa economica dell’intero paese, nonostante il terremoto. Il suo sogno è ora quello di salvare altri borghi abbandonati del centro-sud Italia.

Questo invece è il link turistico

Santo Stefano di Sessanio

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Aggiornamento del 26 settembre 2012: qualcosa si è mosso e si sta muovendo, ma chissà quanto ancora si potrebbe fare. Riportiamo qui altri casi di borghi recuperati ed in fase di recupero in Italia. Oltre al recupero di territori e paesi in fase di abbandono, il turismo in modalità slow in questi borghi potrebbe costituire davvero un incentivo economico interessante…

L.D.

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http://www.greenme.it/abitare/bioedilizia-e-bioarchitettura/8538-sadali-eco-villaggio

Ripopolare Sadali: da comune abbandonato a ecovillaggio

14 Settembre 2012 – Scritto da Marta Albè

Da borgo abbandonato a ecovillaggio. Questo potrebbe essere il futuro di Sadali, località in provincia di Cagliari, al momento popolata da circa 1000 abitanti, per lo più anziani, dopo che le generazioni più giovani hanno scelto di abbandonare la Sardegna alla ricerca di una sede differente in cui costruire il proprio futuro. E’ probabilmente giunto però il momento di comprendere che la bellissima isola non merita di essere dimenticata e che può trasformarsi nella nuova terra di giovani e famiglie che vogliano lasciare la frenesia della città per adottare uno stile di vita slow.

Ecco dunque nascere l’idea di trasformare Sadali in un vero e proprio ecovillaggio, il più possibile basato sull’autosufficienza alimentare ed energetica, oltre che sul rispetto dell’ambiente. A Sadali è legato un progetto di ripopolamento, basato sul ritorno alla natura ed alla socialità. Ne è portavoce il blog “Ripopola Sadali”, attraverso il quale una giovane coppia si rivolge ai sardi che vogliano traslocare in campagna o a chi ha intenzione di trasferirsi in Sardegna al fine di riuscire nel tentativo di ripopolare Sadali. Viene sottolineata prima di tutto la collocazione di Sadali, un meraviglioso paesino di montagna definito come una vera e propria oasi naturalistica […].

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http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/1888-eva-leco-villaggio-di-pescomaggiore-autoricostruito-dagli-abitanti-dopo-il-terremoto

EVA: l’eco-villaggio di Pescomaggiore autoricostruito dagli abitanti dopo il terremoto

18 Marzo 2010 – Scritto da Lisa Vagnozzi

[…] In una situazione tanto complessa, segnata da ritardi, intoppi burocratici e da una gestione fortemente verticistica dell’emergenza, che ha limitato o scoraggiato qualsiasi azione autonoma dei cittadini, spicca la bella iniziativa promossa dagli abitanti del borgo montano di Pescomaggiore, situato a una decina di chilometri da L’Aquila, nella suggestiva cornice naturale del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

Già prima del sisma, il paese era caratterizzato da una fortissima emigrazione, tanto da contare appena 45 abitanti: per questo, tra i cittadini si era formato spontaneamente un Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore, con l’obiettivo di recuperare il centro storico e di migliorare la qualità della vita. […] Nasce così EVA, il progetto Eco Villaggio Autocostruito […] EVA è parte integrante di un ammirevole piano di rinascita del borgo, rispettoso del territorio e delle esigenze di chi lo vive quotidianamente, e i cui obiettivi sono ben sintetizzati dall’acronimo ALMAAbitareLavoroMemoriaAmbiente. […]

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http://www.greenme.it/muoversi/eco-turismo/1177-come-rivalutare-i-paesi-abbandonati-e-riscoprire-i-borghi-piu-belli-ditalia

Come rivalutare i paesi abbandonati e riscoprire i borghi più belli d’Italia

12 Novembre 2009 – Scritto da Massimiliano Andriolo

[…]

Il Club de “I Borghi più belli d’Italia” ogni anno tiene un festival che mira a promuovere la valorizzazione di queste aree dimenticate della penisola. […]

Un ricercatore di un’Università del nord est d’Italia che intende restare anonimo ci dice: “ho fatto di tutto per avere informazioni sulla società di trasformazione urbana (STU) che si era costituita per riqualificare quel tratto di costa, in Puglia, ma dopo tante telefonate, lettere e contatti, non sono riuscito a parlare con nessun responsabile, nè in Comune, nè in Provincia, nè in Regione. Alla fine ho lasciato perdere. A distanza di anni ho saputo che non se ne è fatto niente e non se ne farà niente perchè mancano i soldi e mi è stato detto che forse ci sono legami con delle organizzazioni mafiose locali. E’ un peccato, perchè si sarebbero potuti coinvolgere dei potenziali investitori dall’estero per creare un grande resort turistico“.

I capitali dall’estero sono importanti come testimoniano alcune esperienze in Toscana dove un gruppo Canadese ha riqualificato 600 ettari a Montingegnoli (SI) e altri 120 ettari a Castelletto Mascagni (SI).

Speriamo allora che sempre più amministrazioni si appoggino ad organizzazioni come il “I Borghi più belli d’Italia” o a professionisti, enti, società che si occupano di riqualificazione territoriale per incontrare persone competenti per la rivalutazione delle aree più segrete della penisola, da riscoprire e valorizzare (magari anche sull’esempio della Wye Community Farm inglese) per un turismo che non si accontenta delle visite mordi e fuggidalle piazze di Venezia e Firenze, ma capace di andare alla scoperta dei sapori e dei colori delle campagne e delle colline.

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http://www.greenme.it/vivere/country/1453-ghost-cities-e-borghi-abbandonati-da-recuperare

Ghost cities e borghi abbandonati da recuperare

24 Dicembre 2009 – Scritto da Marco Onorati

Ghost cities, così si chiamano quelle città o quei Paesi che per vengono abbandonati a causa di eventi naturali, come colate laviche, alluvioni, terremoti o perché la principale o l’unica fonte di reddito e di lavoro scompare. […] in Italia ce ne sono molte e alcune amministrazioni e alcuni privati si stanno attivando per salvarle o, addirittura, ridare loro nuova vita. Le città fantasma nostrane sono sparse un po’ in tutta la penisola, ma le regioni che ne contano di più sono quelle meridionali. Una particolare fortuna hanno i borghi abbandonati toscani. Grazie all’appeal che il marchio “Tuscany” ha all’estero, specialmente nei Paesi anglosassoni, sono molti i paesetti che sono stati riqualificati a fini turisticiPentolina (SI) sono state recuperate 21 case per un totale di 125 appartamenti da parte di gruppo turistico svizzero mentre a Montingegnoli (SI) e a Castelletto Mascagni (SI) è intervenuta una società canadese. La provincia di Lucca è in essere il programma di riqualificazione “Borghi Vivi […]. In Provincia di Pisa, è stato il Comune di Peccioli ad intervenire direttamente grazie alla società finanziaria del Comune che ha ristrutturato 34 case coloniche. […]

Anche all’estero sono molti i programmi di riqualificazione che sfruttando risorse europee e nazionali che mirano a potenziare l’offerta infrastrutturale e i servizi per impedire l’inurbamento della popolazione. Si cerca così di offrire nuove opportunità di lavoro, servizi per i giovani, divertimenti, spazi per lo svago e gli acquisti, garantendo sempre comodi mezzi di trasporto verso i centri principali. […]

Per il recupero, possono essere considerati degli specifici strumenti finanziari, come società di trasformazione urbana o fondi immobiliari, appositamente creati per la loro riqualificazione. L’importante è però che ci sia l’appoggio e l’aiuto da parte delle amministrazioni locali. Talvolta accade che tratti di costa siano occupati da aree smilitarizzate e restino immobili per vari interessi politici locali o che aree potenzialmente riqualificabili, magari a ridosso di aree cittadine, restino in stato di abbandono. In realtà, ci sarebbe un fiorente mercato immobiliare interessato ad operazioni immobiliari per la realizzazione di strutture turistiche, SPA, centri congressi, residence e periodicamente vengono organizzati degli show room in cui i rappresentanti di ogni Paese mostrano le bellezze in vendita. […]

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Aggiornamento del 12 giugno 2013:

Sembra che la riqualificazione dei borghi per la realizzazione di alberghi diffusi stia prendendo piede, ne sono già sorti diversi in tutta Italia: speriamo di continuare così!

http://www.greenme.it/viaggiare/eco-turismo/10584-alberghi-diffusi

I 10 migliori alberghi diffusi d’Italia

Scritto Da Marta Albè – 06 Giugno 2013

Gli alberghi diffusi rappresentano delle strutture ricettive che permettono di alloggiare avendo a disposizione le stesse comodità degli Hotels, ma ricavati e pensati per valorizzare strutture già esistenti, a partire da edifici di antichi borghi o vecchi immobili rurali, senza dover dunque ricorrere all’edificazione di nuovi alloggi. Si tratta di una formula tutta italiana che permette di recuperare e riportare in vita paesi e borghi abbandonati offrendo al turista un’esperienza di totale integrazione con il  territori visitato.

[…] Ecco una selezione degli alberghi diffusi italiani che varrebbe davvero la pena di visitare.

1) Sauris – Friuli Venezia Giulia

L’albergo diffuso di Sauris, in Friuli Venezia Giulia, è il primo esempio di tale struttura ricettiva in Italia. Grazie al progetto dell’albergo diffuso, un antico borgo delle Alpi Carnie è tornato a vivere in un contesto di sostegno allo slow tourism ed alla mobilità sostenibile. Si alloggia in appartamenti o camere ubicati nel cuore del borgo, quasi come se ci si trovasse a casa, potendo però usufruire di tutti i servizi alberghieri, compresa la ristorazione tipica locale, l’accoglienza e gli spazi comuni situati a pochi metri dagli alloggi.

Leggi anche: Albergo diffuso per la rinascita del borgo: il progetto di Sauris

2) Santo Stefano di Sessanio – Abruzzo

Santo Stefano di Sessanio, località abruzzese in provincia dell’Aquila, l’albergo diffuso si è trasformato in uno strumento di sviluppo sostenibile. Alcuni edifici del centro storico del borgo sono stati ristrutturati con scrupolosa attenzione e trasformati in alloggi turistici. L’albergo diffuso stesso e l’attento progetto di recupero architettonico e culturale ha portato ad una crescita dell’interesse turistico verso questo borgo da parte dei viaggiatori più attenti e desiderosi di scoprire una realtà unica nel suo genere.

3) Locorotondo – Puglia

Nella località di Locorotondo, in provincia di Bari, trova spazio l’albergo diffuso Sotto le Cummerse. E’ costituito da dieci appartamenti con cucina collocati nel centro storico del borgoed arredati in arte povera. L’alloggi nella struttura è comprensivo di pernottamento e di prima colazione in bar convenzionato. Il progetto è nato per valorizzare il centro storico ed allo stesso tempo per offrire agli ospiti alloggi dotati di ogni comfort ed all’insegna della tranquillità e della ricercatezza.

4) Ortignano Raggiolo – Toscana

Ortignano Raggiolo, in provincia di Arezzo, ospita l’albergo diffuso Borgo dei Corsi. E’ composto da 11 appartamenti con cucina, di varie dimensioni, da 2 a 5 posti letto. Gli alloggi sono stati ristrutturati nel pieno rispetto delle caratteristiche tipiche dell’architettura toscana e mediante l’impiego di materiali tradizionali, come pietra, legno e mattoni a vista. Il contesto è costituito da un borgo medievale interamente in pietra, immerso nel verde dei boschi toscani.

5) Orosei – Sardegna

Anche in Sardegna non mancano gli alberghi diffusi. Ad Orosei troviamo l’Albergo Diffuso Mannois, che offre camere dislocate in tre differenti edifici del centro storico. Oltre al pernottamento, è possibile noleggiare biciclette, cenare o pranzare nei ristoranti convenzionati e ricevere consulenza riguardo ad attività ed escursioni da svolgere sul territorio, tra gite in canoa e visite ai villaggi nuragici. L’albergo diffuso è nato dalla ristrutturazione di immobili di pregio, antiche dimore storiche e tipici edifici a corte.

6) Montescaglioso – Basilicata

Siamo in Basilicata, in provincia di Matera. La località di Montescaglioso ospita l’albergo diffuso Il Borgo Ritrovato, con alloggi dislocati nel centro storico del paese, tra camere ed unità abitative con angolo cottura. Esso è situato in una zona particolare del borgo, accessibile da un’unica via, segnalata da un arco a tutto sesto. La struttura è nata dalla ristrutturazione di complessi abitativi ed artigianali ed offre la possibilità compiere escursioni presso Metaponto, città della Magna Grecia, e Matera, la città dei “Sassi” patrimonio dell’Unesco.

7) Porrona – Toscana

L’albergo diffuso Castel Porrona si trova in Toscana, nella Provincia di Grosseto. I 22 appartamenti che lo compongono sono sparsi in tutto il borgo. Si tratta di uno dei borghi più caratteristici e meglio conservati della Toscana, adagiato tra le dolci colline senesi e la Maremma. E’ il perfetto punto di partenza per visitare numerose località di interesse della regione e per degustare i suoi prodotti tipici, dall’olio extravergine al vino.

8) Colle d’Anchise – Molise

La Piana dei Mulini è una struttura facente parte degli alberghi diffusi del Molise, situata nella località di Colle d’Anchise, in provincia di Campobasso. La struttura principale è nata dalla ristrutturazione di un mulino ad acqua risalente al Settecento. L’accoglienza avviene in camere confortevoli nate da un attento recupero degli edifici preesistenti, ora posti sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali.

9) Perotti di Ferriere – Emilia Romagna

La località di Perotti di Ferriere, in provincia di Piacenza, ospita un albergo diffuso dal suggestivo nome di Casa Delle Favole. Il richiamo è alle favole di Esopo, dalle quali prende il nome ognuno degli alloggi recuperati e ristrutturati per la creazione dell’albergo diffuso. Abbiamo ad esempio così la Casa del Tasso e la Casa dello Scoiattolo. Giardini, muretti in pietra e un orto botanicocontribuiscono a rendere preziosi gli spazi tra gli alloggi, ognuno situato a breve distanza dalla sede centrale dell’albergo diffuso.

10) Assisi – Umbria

Assisi ospita dal 1989 l’albergo diffuso Malvarina, una struttura ideale per coloro che desiderino trascorrere una vacanza in campagna ed immersi nel verde delle colline dell’Umbria. Malvarina è inoltre il nome dell’azienda agricola biologica che ospita gli alloggi destinati ai viaggiatori, all’interno della quale si trovano a disposizione dei visitatori prodotti ecocompatibili. Oltre che dalla certificazione IMC, il rispetto dell’ambiente è garantito dall’impiego di energia da fonti rinnovabili, possibile grazie al ricorso ad un impianto fotovoltaico.

Per conoscere la mappa di tutti gli aberghi diffusi: albergodiffuso.net

Per scoprire cos’è davvero un albergo diffuso, si consigli di leggere il Manuale di Giancarlo Dall’Ara

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