Purtroppo, anche per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, in Italia possiamo “vantare” delle situazioni veramente tragiche, in special modo nel sud Italia. Nel nord siamo, a quanto pare, un po’ più diligenti. Tuttavia, siamo ancora agli albori di una nuova cultura volta a considerare i cosiddetti “rifiuti” non come degli “scarti” ma piuttosto come delle “risorse”. La strada è ancora molto lunga da percorrere, ma possiamo contare su dei casi esemplari che stanno aprendo prospettive innovative e molto vantaggiose per tutti.

Le responsabilità dei disastri a cui oggi dobbiamo far fronte sono sicuramente delle amministrazioni e della politica in generale, tuttavia anche noi cittadini dobbiamo far fronte alle nostre mancanze: dovremmo tutti cercare di impegnarci di più. Riduzione degli sprechi, acquisto consapevole, corretto smaltimento e differenziamento dei rifiuti, queste sono le linee guida che dovremmo conoscere ed imporci di seguire nel miglior modo possibile. Se i politici non sono sufficientemente bravi nell’informarci, tocca a noi darci da fare per cercare le informazioni necessarie.

In questo articolo troverete molti argomenti. Il percorso parte dalle situazioni più umilianti e denigratorie per il nostro Paese, per poi volgere lo sguardo verso le poche ma importanti realtà virtuose che già possediamo e che rappresentano le strade da perseguire in futuro.

Indice:

(1) Rifiuti nella regione Campania

(2) Discarica di Malagrotta (Roma)

(3) Progetto Last Minute Market (LMM)

(4) Centro Riciclo Vedelago

(5) L’educazione comincia da piccoli…

(6) Asine per la raccolta differenziata!

L.D.

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Crisi dei rifiuti in Campania

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
La crisi dei rifiuti in Campania si caratterizza per lo stato di emergenza relativo allo smaltimento ordinario dei rifiuti solidi urbani (RSU). Nel 1994 il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e nominato un commissario straordinario. Nel 2009 il governo ha stabilito la fine dello stato di emergenza tramite un decreto legge. Ciò nonostante, l’emergenza rifiuti è ancora ben lungi dall’essere risolta.
Dal sito www.governo.it
17 Dicembre 2009:

“Con un decreto approvato nella riunione odierna, termina ufficialmente lo stato di emergenza rifiuti in Campania. Lo ha annunciato il sottosegretario Bertolaso – nel corso della conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri -illustrando i progressi compiuti e sottolineando l’efficienza degli impianti di smaltimento realizzati.”

[Nota: ad oggi, 26 gennaio 2012, il problema dei rifiuti in Campania non è stato ancora per nulla risolto…]

Ancora da wikipedia:

Cause

Le cause alla base dell’emergenza rifiuti in Campania sono complesse: vi è una commistione di errori tecnico-amministrativi e di interessi politici, industriali e malavitosi. Di fatto, esse possono essere in parte individuate nei ritardi di pianificazione e di preparazione di discariche idonee, avvenute solamente dal 2003; nell’inadeguato trattamento dei rifiuti urbani nei sette impianti di produzione di combustibile derivato dai rifiuti (cdr), originariamente costruiti e gestiti da società del Gruppo Impregilo;nei ritardi nella pianificazione e nella costruzione di inceneritori, dovuti anche a prescrizioni della magistratura sui progetti in essere e finalizzate ad una maggiore tutela dell’ambiente e a contrastare la camorra; nei ritardi nella pianificazione e nella costruzione di impianti di compostaggio della frazione organica dei rifiuti proveniente da raccolta differenziata, ed infine nei bassi livelli medi della stessa, che nel 2007 nella Provincia di Napoli si fermava ad un misero 8%.

Al di là delle cause tecniche ed amministrative, va però anche sottolineato come lo stato di emergenza rappresenti di per sé una situazione economicamente vantaggiosa non solo per la criminalità organizzata campana – che con la gestione illecita dei rifiuti raccoglie profitti anche maggiori che con il traffico di droga o le estorsioni – ma anche per larghi settori dell’imprenditoria legale (dietro la quale si cela spesso comunque la camorra), che da un lato approfitta del sistema di smaltimento illegale per abbattere i costi, e dall’altro entra direttamente nella gestione della crisi.Ciò determina quindi il perpetuarsi di una situazione in cui, di fronte a forti interessi economici, più o meno criminali, stanno istituzioni politiche dimostratesi finora incapaci di contrastarli, quando non li abbiano addirittura favoriti.

È stata infine criticata la natura stessa del Commissariato il quale, essendo col tempo diventato di fatto un ente “ordinario”, con una certa autonomia di spesa e soprattutto con un certo numero di dipendenti, si è trovato in una situazione di oggettivo conflitto di interessi rispetto al fine stesso per il quale era stato costituito. Infatti, una soluzione definitiva della crisi avrebbe portato anche alla liquidazione del commissariato.

[…]

Sanità e igiene

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano.

La Protezione Civile nel 2004 ha commissionato uno studio scientifico sulle conseguenze sanitarie della mancata gestione dei rifiuti in Campania ad un’equipe di specialisti provenienti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal Centro Europeo Ambiente e Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall’Osservatorio Epidemiologico della Regione Campania e dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambiente.

L’analisi dei dati epidemiologici raccolti tra il 1995 e il 2002 ha consentito ai ricercatori di mettere in correlazione diretta i problemi osservati sulla salute pubblica con la mancata gestione del ciclo dei rifiuti urbani e con la presenza di discariche abusive, gestite dalla criminalità organizzata, dove sono stati versati enormi quantitativi di rifiuti industriali, provenienti prevalentemente dall’Italia settentrionale e talvolta dall’estero. In particolare, è stato misurato un aumento del 9% della mortalità maschile e del 12% di quella femminile,nonché l’84% in più dei tumori del polmone e dello stomaco, linfomi e sarcomi, e malformazioni congenite.

LIBRO: “Monnezzopoli. La grande truffa” di  Chiariello Paolo

C’è un’industria al Sud che non conosce crisi: i rifiuti. In Campania la fabbrica della monnezza macina ogni anno profitti record destinati ad arricchire politici corrotti e ingrassare camorristi imprenditori. Da più di 15 anni, in nome dell’emergenza rifiuti, la Campania assorbe centinaia di milioni di euro. Denaro che alimenta un circuito economico spesso in odore di camorra. Le immagini devastanti di una regione in ginocchio, sommersa dalla spazzatura, sempre sull’orlo del disastro igienico-sanitario, con proteste e rivolte popolari, producono altri devastanti effetti collaterali: la fuga dei turisti e la condanna dell’Unione europea. Dopo anni di disattenzione finalmente la magistratura penale e quella contabile hanno acceso un faro sul business della spazzatura. Il libro si conclude con il grido d’allarme del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Aiutate Napoli ad uscire da questa tragedia”.

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http://www.greenme.it/informarsi/rifiuti-e-riciclaggio/6759-immondizia-zero-presa-diretta-rifiuti-malagrotta

Immondizia Zero: PresaDiretta sui rifiuti di Roma e lo scempio di Malagrotta

Lunedì 23 Gennaio 2012

Scritto da Francesca Mancuso

Ancora una proroga alla chiusura della discarica di Malagrotta. In attesa delle contestatissime discariche provvisorie di Riano e di Villa Adriana, i rifiuti di Roma finiranno di nuovo a Malagrotta. Secondo l’ultimo piano, obiettivo principale sarebbe quello di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, ma non è affatto semplice. E nell’incertezza la patata bollente è finita tra le mani del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che ha disposto l’apertura delle due nuove discariche provvisorie.

A denunciare quanto sta accadendo appena fuori da Roma è stato il servizio Immondiziazero di Presa Diretta andato in onda ieri, che ha evidenziato come davanti ad un’emergenza così seria il governo regionale abbia fatto come Ponzio Pilato. E il Governatore Polverini, anzi, ha accusato Veltroni e le passate gestioni. Veltroni, a suo dire “ha consegnato a questa città una situazione di emergenza vergognosa”.

Ma Malagrotta ormai è stracolma, dopo aver raccolto per 35 anni 4.500 tonnellate di rifiuti al giorno. Che fare allora? La discarica doveva essera già chiusa dal 2007, ma la sua attività è stata prorogata ogni sei mesi, fino al 31 dicembre del 2011, ultima data. Forse. Ma in attesa che vengano aperte le nuove discariche provvisorie (Riano e Villa Adriana),  la sua chiusura è stata di nuovo rinviata. “A Malagrotta, spiega Iacona, l’immondizia una volta versata sulla collina viene schiacciata dalle ruspe e poi coperta di terra”.

Presa Diretta – Discarica Malagrotta Prima Parte – 22/01/2012

Presa Diretta – Discarica Malagrotta Seconda Parte – 22/01/2012

I limiti sono già stati tutti superati e la discarica è ormai al collasso. “Siamo in emergenza immondizia nel Lazio, con gli stessi numeri di quelli della Campania. L’unica differenza è che noi abbiamo un’enorme discarica, la più grande d’Europa, che si chiama Malagrotta, che da 35 anni raccoglie 4mila e 500 tonnellate di rifiuti romani. Ma quella discarica sta per chiudere, è uno scandalo internazionale, l’Europa ha aperto una procedura d’infrazione perchè una simile discarica è fuori legge” ha detto Iacona.

A rendere ancora più grave la cosa è che l’80% dei rifiuti riversati a Malagrotta è indifferenziato e finisce sotto terra. E se chiude Malagrotta succederà quello che abbiamo visto a Napoli. “La politica alza le mani, non fa un piano da qui a dieci anni per risolvere la cosa, passa la palla ad un prefetto. Quest’ultimo ha deciso due siti provvisori, uno a Riano e uno vicino a Villa Adriana, a 800 metri dalla Villa dell’Imperatore Adriano, come mettere l’immondizia dentro al Colosseo, e poi si parla di un’altra discarica definitiva e di altri inceneritori”. Villa Adriana, patrimonio dell’Unesco, puzzerà della nostra immondizia. Per non parlare dei rischi legati alla salute.

E di Riano. Recentemente infatti, un servizio delle Iene ha mostrato che il sito candidato a diventare Malagrotta 2 non sarebbe a norma. Secondo quanto accertato, infatti, la scelta sarebbe ricaduta sull’ex cava di tufo dismessa, che in realtà non lo è affatto ma è ancora operativa.

Inoltre, la discarica dovrebbe sorgere ad una distanza non proprio idonea, secondo quanto previsto dal piano di gestione dei rifiuti approvato dalla stessa Regione. La discarica dovrebbe essere a non meno di 1500 metri dai centri abitati e a 700 dalle case sparse. E in questo caso, il centro abitato di Monteporcino sarebbe ben al di sotto di tale cifra.

Una discarica è una bomba ad orologeria. Per quanto si possa gestire bene, è impossibile tenere isolata una collina alta 46 metri fatta di organico, così le sostanze finiscono nelle falde acquifere e queste ultime a casa nostra. Ci sono molte evidenze di aumento dei tumori. Sono state trovate su un capello di una persona morta a Malagrotta delle quantità di cadmio, diossina, metalli” continua.

Presa Diretta – Riciclaggio a San Francisco Prima Parte – 22/01/2012

Presa Diretta – Riciclaggio a San Francisco Seconda Parte – 22/01/2012

E davanti all’impossibilità, in Italia, di attuare politiche che facciano a meno di discariche e termovalorizzatori, l’esperto ribatte citando l’esempio di San Francisco, città ben più grande di Roma che, attraverso il programma Rifiuti Zero è riuscita a raggiungere il 78% di raccolta differenziata, senza inceneritori. Entro il 2020, punta inoltre a non far confluire nelle discariche neanche un chilo di rifiuti.

Qui inoltre sono stati banditi i contenitori di plastica per il cibo, sostituiti da materiali completamente biodegradabili. In questo contesto ha grande rilevanza la cosiddetta raccolta differenziata spinta, che secondo Iacona spingerebbe a cambiare il packaging.
Una simile soluzione è perfettamente realizzabile, se anche una grande città come San Francisco, è riuscita a farlo. Perché non provarci anche in Italia?

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http://www.greenme.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3277&Itemid=370

Last Minute Market: il Km zero dello spreco

Nella cultura contadina, era pratica comune non racimolare tutto il raccolto ma lasciarne una minima porzione a terra per i contadini, i passanti e i bisognosi. Chi oggi si permette più di raccogliere lo scarto? Anche solo la parola riecheggia mondi di esclusione e di rifiuto: “lo scarto della società”, “essere scartati da qualcuno”. La parola “scarto” è andata a occupare territori che hanno a che fare con la dignità sociale, diventando un tabù. Eppure c’era un tempo in cui lo scarto era segno di ricchezza e dunque era spesso usato come strumento di generosità nei confronti dell’altro. Poi è arrivata l’Era dell’Abbondanza: abbiamo iniziato a rincorrere il più nuovo, più bello, più buono, più bianco, più colorato e lo scarto ha perso ogni attrattiva diventando prima “rifiuto” e poi “spreco”.
In Italia ogni anno vanno sprecati prodotti alimentari ancora perfettamente consumabili per un ammontare di 1,5 milioni di tonnellate, pari a un valore di mercato di 4 miliardi di euro. Finiscono ogni giorno in discarica o nell’inceneritore 4000 tonnellate di alimenti, il 15% del pane e della pasta che gli Italiani acquistano, il 18% della carne e il 12% di frutta e verdura. Secondo l’Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori (ADoc) , ogni nucleo familiare in Italia getta via 584 euro di prodotti alimentari. E gli altri Paesi non sono certo in una situazione migliore. Negli Stati Uniti si arriva a gettare il 25% dei prodotti ancora consumabili.
Forse più  efficace dei numeri è pensare a quanta materia da buttare si accumula nei retrobottega dei supermercati alla fine di ogni giornata. E’ sufficiente fare la spesa in un ordinario tardo pomeriggio per capire quanto pieni sono ancora gli scaffali della panetteria, dei latticini, della carne, del pesce, delle verdure. Prodotti che domani non potranno essere lì perché gli standard estetici e di palato ai quali ci siamo abituati presuppongono che il pane sia sempre fresco, la carne appena tagliata e lo yogurt appena impacchettato.
Dove va a finire tutto quello scarto che appena esce dal supermercato diventa subito spreco? Normalmente diventa una massa informe nascosta dentro camion diretti verso le discariche.
C’è qualcuno però che ha pensato che invece quella materia, ancora in gran parte utilizzabile, potesse essere utile. Si tratta di un gruppo di ricercatori della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna che, guidati dal Prof. Andrea Segré, ha iniziato a studiare la possibilità di gestire in modo diverso il processo di distribuzione del cibo e a pensare che il ciclo di vita di un prodotto non debba per forza fermarsi alla fine del primo stadio di consumo, ma possa essere prolungato. Da questa intuizione è nato il Last Minute Market, un’idea diventata ormai una start-up con iniziative attive in tutta Italia.
Il Prof. Segré, nel suo ultimo libro intitolato “Lezioni di ecostile”racconta così il progetto: “Last significa ultimo, ma con un doppio senso: l’ultimo minuto perché dobbiamo fare in fretta, i prodotti scadono, sono danneggiati, li dobbiamo consumare presto, ma ultimo anche perché i beneficiari sono gli ultimi della società.”
Il meccanismo virtuoso studiato dal Last Minute Market mette in collegamento l’impresa che vuole donare il prodotto con le Associazioni no profit che lo possono ricevere per fornire pasti a persone in condizioni di disagio economico o sociale. I primi ci guadagnano perché non devono sobbarcarsi i costi di trasporto e smaltimento, i secondi perché non devono acquistare la materia prima pur potendo assicurare alimenti validi e buoni. E’ una soluzione win win in cui entrambi gli attori in campo vincono. E non solo loro. Se pensiamo che ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2, è facile capire come il prolungamento della filiera produttiva equivale anche a un grosso sconto sui costi dell’ambiente e sui costi della collettività.
Come sia possibile coniugare risparmio in termini ambientali ed economici lo dimostra il caso della Provincia di Ferrara che fin dagli inizi ha aderito al progetto LLM. In base al decreto Ronchi che trasforma la tassa sui rifiuti in tariffa di igiene ambientale, facendo pagare non in base alla superficie degli esercizi ma in base alle quantità smaltite, è stato possibile applicare degli sconti a quei dettaglianti che recuperavano il cibo invece di gettarlo. Si è passati così dagli 8.1000 euro recuperati nel 2005 ai 15.900 euro del 2010. Gli esempi di imprese e istituzioni che negli ultimi anni hanno richiesto l’aiuto del LLM per attivare processi di recupero dello spreco si sono moltiplicati con casi virtuosi che vanno dagli 800 kg di frutta e 1100 kg di pane provenienti dalle 19 scuole del Comune di Bologna ai 20.000 kg di alimenti recuperati nella provincia di Ancona tramite il coordinamento tra centri commerciali, piccola distribuzione e mense ospedaliere nel corso dell’ anno 09/10.
“Per lottare contro lo spreco – prosegue Andrea Segré – bisogna promuovere un’azione di sviluppo auto-sostenibile a livello locale che sfrutta la prossimità riducendo lo spazio e il tempo in modo che siano evidenti i benefici diretti e indiretti di quest’azione e le sue ricadute positive ”. In pratica si raccoglie e si consuma sempre in una zona ristretta di territorio ed entro un raggio di pochi chilometri in modo da non avere costi di conservazione e di trasporto, abbattendo l’impatto che questi hanno sull’ambiente. Nel corso di questi dieci anni di sperimentazioni e successi, il progetto LMM non si è fermato a considerare solo il ciclo degli alimenti. Si è declinato il modello anche nel settore dei libri (Last Minute Book), dei prodotti farmaceutici e parafarmaceutici (Last Minute Pharmacy), dei raccolti (Last Minute Harvest). Ognuno di questi ambiti sta conoscendo una sua applicabilità reale: nella provincia di Parma si sono raccolti circa 4.000 libri da destinare a Biblioteche per anziani, mentre a Cesena si è attivato un percorso di recupero dei prodotti agricoli sul campo destinato alla Comunità Papa Giovanni XXIII.
L’obiettivo del Last Minute Market è ben più alto, però. E’ culturale. Portare agli occhi della gente lo scarto, quantificare lo spreco, valorizzarlo in termini di costi significa spesso creare le condizioni per diminuirlo. In questa direzione si moltiplicano anche le cene degli avanzi che tanto successo stanno riscuotendo in giro per l’Italia: si è iniziato con quella aperta in piazza per 1000 invitati durante il Festival Torino Spiritualità e si prosegue con quella organizzata da Slow Food al termine del Salone del Gusto.
Come dice Andrea Segrè, però, questo non basta. “Dobbiamo agire a monte prima dello spreco”. Esiste infatti un concetto di sufficienza che nel tempo la società ha perso per strada a favore del concetto di accumulo: lì in quel luogo dove “più non è uguale a meglio” sta un nuovo modello eco-nomico ed eco-logico che riduce la propensione al consumo senza modificare il livello di benessere.
Pamela Pelatelli

Sito ufficiale www.lastminutemarket.it

Chi Siamo

Last Minute Market è una società spin-off dell’Università di Bologna che nasce nel 1998 come attività di ricerca. Dal 2003 diventa realtà imprenditoriale ed opera su tutto il territorio nazionale sviluppando progetti territoriali volti al recupero dei beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi. LMM si avvale di un team operativo giovane e dinamico affiancato da docenti e ricercatori dell’Università di Bologna. Con oltre 40 progetti attivati in comuni, provincie e regioni Italiane, LMM ha consolidato un metodo di lavoro efficace ed efficiente che permette di attivare in maniera progressiva il sistema donazioni/ritiri tenendo sotto controllo gli aspetti nutrizionali, igienico-sanitari, logistici e fiscali. Nella fase di sviluppo dei progetti, oltre al coinvolgimento dei soggetti donatori e beneficiari, lavoriamo a stretto contatto con gli assessorati alle attività produttive, alle politiche sociali e culturali degli enti locali, con prefetture e ASL in modo tale da garantire la perfetta conformità con le normative vigenti, la trasparenza delle procedure, il monitoraggio e la quantificazione dei risultati ottenuti. Progetti con alto contenuto innovativo, studiati su misura degli interlocutori, si realizzano così grazie allo stretto contatto tra il mondo universitario della Facoltà d’Agraria dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e attori imprenditoriali e istituzionali. […]
Nel corso degli anni il modello è stato esteso ad altre tipologie di beni e di attività commerciali e produttive, intervenendo ovunque si “producano” sprechi.
Oggi, le attività di LMM si articolano intorno alle seguenti tipologie di prodotto:
LMM-FOOD: prodotti alimentari, eccedenze di attività commerciali e produttive;
LMM-HARVEST: prodotti ortofrutticoli non raccolti e rimasti in campo;
LMM-CATERING: pasti pronti recuperati dalla ristorazione collettiva (es. scuole, aziende);
LMM-PHARMACY: farmaci da banco e parafarmaci prossimi alla scadenza;
LMM-BOOK: libri o beni editoriali destinati al macero;
LMM-NO FOOD: tutti i beni non alimentari.

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http://www.terranauta.it/a514/rifiuti_e_riciclo/centro_riciclo_vedelago_la_raccolta_differenziata_al_99_per_cento.html

Centro Riciclo Vedelago: la raccolta differenziata al 99 per cento

Sito ufficiale www.centroriciclo.eu/

“Io non voglio più nemmeno chiamarli rifiuti, per me sono materiali”. Queste parole sintetizzano meglio di qualunque altra il pensiero che in questi anni ha animato Carla Poli, titolare del Centro Riciclo Vedelago, situato in provincia di Treviso. “In questi anni ne abbiamo dovuti affrontare di ostacoli!”, assicura al pubblico venuto ad assistere alla due giorni sui rifiuti organizzata dalla Macro Edizioni. “Ma adesso ci stanno richiamando tutti”. Eh sì, persino in Italia, seppur lentamente, si sta insinuando la logica della raccolta differenziata e della riduzione dei rifiuti. Ma Carla Poli è già oltre, e non vuole sentir parlare di rifiuti nemmeno per il cosiddetto residuo secco, quello cioè che avanza una volta separato l’umido dalla plastica, dal metallo, dall’alluminio e dalla carta. Per lei il rifiuto non esiste. Al suo posto una straordinaria risorsa, nonché un’opportunità di business tutta da sfruttare.

Ma andiamo con ordine. Il Centro di Riciclo di Vedelago si occupa di separazione e riciclaggio di rifiuti. Non sembrerebbe nulla di straordinario, ma la peculiarità di questo impianto è data dalla percentuale di rifiuti che riesce a riciclare. Circa il 99%. Sembra impensabile in un’epoca contrassegnata dall’invasione della spazzatura nelle strade di Napoli, dalle difficoltà crescenti incontrate dalle diverse amministrazioni per aprire nuove discariche e dalle polemiche (motivate) che sempre più si accompagnano alla presenza degli inceneritori. Impensabile, eppure reale. Certo, siamo nel nord-est, nell’Italia del fare. Eppure…

È la stessa Carla Poli ad infuriarsi quando le amministrazioni da lei contattate le dicono che il contesto culturale non permette risultati analoghi in altre regioni d’Italia. “La gente non è mica stupida! I sindaci dicono ‘qui da noi non c’è la cultura’. Io dico: signor sindaco lei sta dando del deficiente ai suoi cittadini! Non credo che nel suo paese le persone non sappiano distinguere tra un giocattolo e una bottiglia!”. Proprio dai cittadini e dalle amministrazioni che li governano deve partire il processo virtuoso proposto dal Centro di Riciclo Vedelago. Perché il miracolo che Carla Poli propone si compia, infatti, è necessaria un’accurata separazione dei rifiuti, ma soprattutto una raccolta differenziata che sia mirata al riciclo. Troppe volte, invece, si misurano le percentuali di raccolta, senza controllare, poi, quanti di questi “materiali” raccolti vengano effettivamente riciclati.

“Spesso più che di comuni ricicloni bisognerebbe parlare di comuni raccoglioni!” ha affermato la dottoressa Poli durante il suo intervento. “Quando si fa una raccolta differenziata finalizzata al riciclo bisogna capire perché va fatta, quali sono gli obiettivi, e intervenire quindi concretamente realizzando impianti adatti alle esigenze dell’utenza presa in considerazione. In molti, invece, fanno la raccolta e si fermano lì. Quando si decide di fare la raccolta differenziata per il riciclo, questa deve mirare al 100%. In questo caso, infatti, andremo a raccogliere l’umido attraverso gli impianti di compostaggio, i vari materiali in modo separato, ma soprattutto raccoglieremo in modo sensato gli imballaggi. Questi soggiacciono all’accordo nazionale ANCI-CO.NA.I. Ma molti sindaci non sanno neppure cos’è! Eppure l’ANCI è l’Associazione Nazionale Comuni Italiani! Questo accordo prevede che quando una persona va al supermercato e compra le bottiglie d’acqua, paga l’acqua, paga l’imballaggio e paga anche il costo per portare gli imballaggi all’impianto di riciclo! Lo paga già. Se poi nessuno si occupa della raccolta di quegli imballaggi, il cittadino paga due volte perché l’imballaggio finisce in discarica o nell’inceneritore”.

Queste amministrazioni, quindi, nella loro ignoranza, assegnano i fondi destinati alla raccolta di questi imballaggi ai trasportatori che però, per la loro intrinseca natura, hanno come prima finalità quella di impiegare poco tempo e “ottimizzare le risorse”, finendo quindi col far caricare molti rifiuti schiacciandoli e rovinandoli. Quando questi materiali arrivano all’impianto di riciclo sono molto danneggiati ed hanno così una frazione di scarto (non riciclabile) molto grande. Basterebbe quindi far applicare le leggi e gli accordi già esistenti per incentivare notevolmente la quantità e la qualità del riciclo dei rifiuti e la contestuale eliminazione del bisogno di nuove discariche o inceneritori.

Nel caso delle proposte di Carla Poli, alle parole sono seguiti i fatti. La sua azienda è riuscita a realizzare, a Ponte nelle Alpi, un riciclo del 98,5% dei rifiuti raccolti. Ma non si è fermata qui. In questi mesi, infatti, sta cominciando ad operare in Sardegna, a Colleferro (a sud di Roma) e persino a Torre del Greco, che non è esattamente un paesino veneto. Ma partiamo dal principio e vediamo come la dottoressa Poli ha risposto alle nostre domande.

Carla Poli, perché la vostra iniziativa è partita proprio da Ponte nelle Alpi?

“A ponte nelle Alpi il comune si è mosso di buona lena. I cittadini sono venuti alle nostre riunioni e hanno capito le nostre motivazioni. Ci siamo detti, vabbé – siamo i primi – proviamo a vedere se ci arriviamo. È stata un po’ una sfida. Oggi a Ponte nelle Alpi fanno una raccolta differenziata che sfiora il 100% perché tutti i materiali raccolti, divisi per flussi, vanno a riciclo. Certo, dovranno ancora un po’ migliorare, bisogna sempre migliorare il mondo. Ma come inizio non è male….” Partire dalla sensibilizzazione delle persone è quindi fondamentale. Per questo, oltre ad occuparsi degli impianti di riciclaggio, il Centro Riciclo Vedelago è impegnato in prima linea anche nella diffusione dell’informazione sul tema dei rifiuti, specie nelle scuole.

Che tipo di iniziative state portando avanti nelle scuole?

“La scuola è da sempre la nostra avanguardia è lo strumento che noi usiamo per entrare nella società. Se nella scuola i bambini acquisiscono le cognizioni necessarie si fanno paladini in famiglia e nella società per la realizzazione della raccolta differenziata. Abbiamo quindi elaborato un progetto chiamato “Educare lo sviluppo sostenibile” che noi portiamo nelle scuole a nostre spese. Per noi questo è un investimento redditizio. Educando i bambini e tramite loro le famiglie, infatti, ci siamo trovati con rifiuti differenziati in modo consapevole e quindi – ad esempio – non ci sono più capitate le vaschette di plastica che hanno contenuto un pasticcio con mezzo pasticcio dentro o con la muffa sopra. Un rifiuto pulito è un materiale più facilmente ed efficacemente riciclabile. Queste piccole attenzioni da parte delle famiglie, quindi, ci fanno risparmiare.

Cosa fate con i cosiddetti rifiuti indifferenziati?

“A Ponte nelle Alpi, la frazione residua secca non la chiamiamo indifferenziata perché se uno dice indifferenziato già pensa alla discarica. Se invece dico frazione secca, composta per l’82 per cento da materiale plastico, è cosa ben diversa: giocattoli, attaccapanni, carta del prosciutto. Quello è il secco! E perché devo seppellirlo visto che è roba buona e me la pagano?”

Come vi ponete rispetto alle altre iniziative presentate durante questo convegno come, ad esempio, quelle dei comuni a rifiuti zero?

“Noi veniamo dopo. Cioè diciamo, se c’è il modo di risparmiare, di non produrre, di fare meno… va tutto bene; io non ho paura di rimanere senza lavoro perché, per quanto uno risparmi, ci sarà sempre qualcosa da riciclare. Questo qualcosa, questa frazione residua che viene conferita nel servizio pubblico, non si deve né bruciare, né seppellire, ma è tutta riciclabile. Ecco noi ci poniamo lì.”

NOTA

Centro Riciclo Vedelago riceve le frazioni secche riciclabili dei rifiuti urbani e assimilati, seleziona i materiali in base alla composizione merceologica, compie le operazioni necessarie per la riduzione volumetrica, gestisce la fase di destinazione in uscita delle singole tipologie di materiali che vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che li impiegano nei loro cicli produttivi.

30 Ottobre 2008

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Castelbuono, asine “porta a porta” per la raccolta differenziata

 http://www.ilcambiamento.it/riuso_riciclo/castelbuono_asine_porta_porta_raccolta_differenziata.html

Il piccolo comune siciliano di Castelbuono, in provincia di Palermo, è stato il primo in Italia ad utilizzare delle asine per la raccolta dei rifiuti porta a porta. Un’iniziativa virtuosa che si colloca in una più ampia politica sostenibile intrapresa dagli amministratori locali e dai cittadini e che ha reso Castelbuono uno dei comuni italiani più attenti alle buone prassi relative al rispetto dell’ambiente.

di Dario Lo Scalzo – 23 Marzo 2012

Immerso in una splendida vallata tra il verde delle querce, degli agrifogli, dei frassini e le rocce del parco delle Madonie, il piccolo comune siciliano di Castelbuono in provincia di Palermo è stato il primo in Italia a utilizzare delle asine per la raccolta dei rifiuti. Sin dal Marzo del 2007, infatti, il Sindaco Cicero ha adottato una speciale squadra di pulizia come mezzo di trasporto dei rifiuti, un team costituito da pregiatissime asine di razza ragusana. L’idea di utilizzare degli animali rientra in un più vasto progetto dal nome tanto emblematico quanto ambizioso di Salvare il mondo e che la dice lunga sulla volontà dei virtuosi amministratori di questa cittadina di 9000 anime.

Dati alla mano, il primo cittadino elenca con fierezza i benefici apportati dall’utilizzo delle asine nella raccolta differenziata: in termini di economico-finanziari un rilevante risparmio deriva dal non acquisto di furgoni o autocompattatori, il cui costo stimato è di circa 30.000€; conseguentemente si risparmia sulla manutenzione, sul pagamento di bolli, di assicurazioni, di rifornimento di gasolio con delle economie annuali medie intorno ai 7/8 mila euro a fronte di costi notevolmente inferiori per il mantenimento delle asine (acquisto, alimentazione, stalla, cure, pulizia e attrezzatura rappresentano un costo di circa 2.000€).

Evidenti sono inoltre i benefici legati alla salute del cittadino sia per il fatto di avere eliminato i cassonetti dalle strade di Castelbuono – ricettori di agenti inquinanti e dannosi per i cittadini – che per la riduzione dell’inquinamento acustico ed ambientale connesso al passaggio dei mezzi meccanici di raccolta per le vie del paese. Durante la raccolta effettuata dalle asine porta a porta nelle sei zone nelle quali è stata suddivisa la cittadina, vengono anche recuperati gli oli esausti provenienti da fritture miste domestiche, se ne stima una produzione media per famiglia di circa 6 litri.

Il Sindaco Cicero bada bene a sottolineare altri due elementi di soddisfazione per la sua amministrazione. Dal un lato il fatto che gli operatori ecologici che quotidianamente accompagnano le asine provengono dal disagio sociale, persone con problemi di alcol, droga, disabilità motoria e psichiatrica, organizzati in cooperativa e monitorati dai servizi sociali del comune, e che adesso si sono reintegrati nel mondo lavorativo e sociale. Dall’altro, il recupero, la rivalutazione e la reintroduzione degli asini ragusani, animali a rischio di estinzione.

L’originalità dell’idea e la presenza delle asine hanno contribuito fortemente a coinvolgere e ad avvicinare la cittadinanza alle tematiche ecologiche ed ambientaliste e, quindi, a capirne l’importanza e gli impatti sul vivere quotidiano.

Dei reclami, invece, sono stati manifestati inizialmente da alcune associazioni animaliste preoccupate per un eventuale sfruttamento degli asini. Il primo cittadino si è fatto garante e vigile del buon trattamento offerto alle infaticabili “eco-asine”, che godono di un “servizio dedicato” di attenzioni e di cure oltre che di un monitoraggio sulle ore di lavoro e su eccessivi sovraccarichi. Meritevole e lodevole un simile approccio e una tale sensibilità rispettosi della dignità degli animali.

Ma Castelbuono non è solamente raccolta differenziata. Da anni il Comune ha avviato diversi percorsi virtuosi prestando una particolare attenzione alla politica ambientale ed energetica. Oggi è senza dubbio tra i comuni siciliani e italiani più attenti alle buone prassi relative al rispetto e al recupero dell’ambiente e alla conservazione dell’habitat.

Dal 1994 si è dotato di un depuratore che permette di scaricare acqua pulita in mare, di diversi impianti fotovoltaici e di impianti solari termici presso scuole ed altre strutture, di impianti di compostaggio dove viene prodotto concime dai rifiuti umidi che vengono distribuiti ai residenti come fertilizzante in maniera da contrastare la desertificazione; altre iniziative sono in corso come per esempio il lancio del turismo responsabile.

“Le buone pratiche si possono effettuare anche in questa terra; basta avere una classe politica disponibile a credere in un futuro migliore”, sostiene il Sindaco Mario Cicero che, dopo essersi rallegrato della partecipazione dei suoi cittadini e, fiero della comprensione della sua comunità, auspica uno spirito di emulazione da parte di altri comuni affinché si possa consegnare un mondo migliore ai nostri figli, continua. L’esperienza della raccolta differenziata di Castelbuono comincia ad essere imitata da altri comuni siciliani, calabresi e toscani e la nostra speranza è che si agisca sempre con il dovuto riguardo anche per gli animali.

Per avviare dei percorsi virtuosi non è sufficiente disporre di amministratori illuminati ma anche e soprattutto di cittadini responsabili, informati, lungimiranti, maturi, vogliosi e pronti a cambiare marcia in nome di un benessere onnicomprensivo. È la sfida della nostra epoca, nella quale corre l’obbligo in capo a ciascuno di noi di contribuire con cambiamenti concreti anche a costo di dovere modificare le proprie abitudini. È un nuovo tipo di sfida, quella individuale per la collettività, per la pluralità degli esseri viventi e per la salute del pianeta.

“Abbiamo avviato tante altre iniziative per fare di questo paese un laboratorio di buone pratiche. Questa è la Sicilia che vogliamo” (Mario Cicero)

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Aggiornamento del 14 gennaio 2014:

Ringraziamo il Sig. Silvano Saltalamacchia per il seguente contributo:

http://www.notiziarioeolie.it/opinioni-del-notiziario-eolie-lipari/161-lipari-benvenuti-sull-isola-dei-famosi.html#.UtO8bRanh5w.gmail

Lipari, benvenuti sull’Isola dei Famosi… Le reazioni nel web

Credo che non ci siano parole o frasi scritte..che possano dimostrare o giustificare un cosi evidente degrado civico e anche ambientale nell’isola di  Lipari ( Isole Eolie ).

Lascio giudicare ai media..e a tutti quelli che ne prendono atto…sperando che qualche televisione o sede giornalistica prendano in considerazione tali vergogne simili.

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LE REAZIONI NEL WEB.

Salvatore Agrip: Penso proprio che ad essere famosi sono coloro che occupano negativamente le nostre istituzioni.

Raffaele Pacifico: Piuttosto nell’isola dei fumosi perche’ fumano e girano a vedere queste cose, basta chiamare l’addetto e quello viene a ritirare sotto casa a volte.

Girolamo Casali: …a volte!

Raffaele Pacifico: Intendevo, se dici di essere in zona cassonetto di San Vincenzo ti dicono l’ora per portarli li, si prendono i rifiuti subito dopo che uno li ha depositati mentre dovrebbero essere raccolti in giorni prestabiliti.

Giacomo Biviano: È inutile che c’è la pretendiamo con la politica, questo è ciò che siamo e quello che siamo abituati a fare, ed a non avere rispetto per il posto in cui viviamo.

Salvatore Agrip: Sono d’accordo che la maggior parte dei cittadini di Lipari vuole questo. Ma senza fare giri di parole qui dobbiamo cambiare il “sistema” di questa politica, perchè non tutti vogliamo ciò.

Giacomo Biviano: Da come parli forse mi stai scambiando con un’altro Giacomo, comunque incominciamo noi, quando ci accorgiamo, di qualcosa riprendiamo le persone è facciamo vedere materialmente che ci teniamo alla pulizia, dentro e fuori. Diamo esempio.

Salvatore Agrip: No, non ti scambio per il consigliere comunale ho capito chi sei, forse non hai capito quello a cui mi riferivo. Visto che si parla di pulizia………… ci sono anche le spiagge!! https://www.facebook.com/media/set/…

Marco Batista Natoli: Pulizia dentro e fuori? Si si vede l’Isola e’ talmente pulita che i netturbini non sanno cosa fare per che e’ troppa pulita l’isola. C’e una lavatrice che e’ da 3 anni che e’ buttata nel torrente di San Vincenzo e ogni anno che passa gli festeggio il compleanno alla lavatrice…

Caterina Persiani: Sono senza parole per quel materssato legato… Ed io mi lamento di Messina…..

Sabrina Mandina: Lipari è peggio! Ma tutti i materassi cambiano a Lipari?

Caterina Persiani: Male….molto male…

Guy Giuffre’: posto letto…!

Angelo Sidoti: Almeno non vola….Nei punti di raccolta vicino al ristorante il Ficod’india durante le feste c’era il telaio di un scooter…

Maurizio Vulcano: Caso mai dovesse prendere un colpo di vento…

Giovanni Martello: Certo che la comunita’ di Lipari ama molto il proprio paese…Si si fa di tutto per decorare le strade…la gente di Lipari è proprio brava.

Giancarlo Puleo: Bravo Bartolino, fai notare tutti i mezzi abbandonati nelle spiagge. Non ti dimenticare all’inizio di Pignataro vicino ai pontili uno scenario particolare per chi sosta con uno yachts costoso. Per il resto in fondo al porto e’ super pulito da qualche anno. Tra la lima e la raspa non cambia molto…

Roberto Scaglione: Gettato anche un televisore, che programma danno?

Sabrina Mandina: Maria De Filippi…

Roberto Scaglione: Ah, ecco….

Maurizio Vulcano: No…. Chi l’ha visto…l’incivile che lo ha abbandonato…

Guy Giuffre’: Il televisore e’ stato abbandonato perche’ si vedeva solo la faccia di Renzi…!…a parte il facile umorismo e’ piu’ semplice lasciare un elettrodomestico vicino al cassonetto che chiamare il servizio preposto alla raccolta dei rifiuti speciali…! Tanti anni fa esisteva a Lipari un servizio raccolta di pile o batterie usate…intendo quelle che si usano per orologi radioline etc etc…avevano dotato ogni negozio di un piccolo contenitore che gli stessi operatori svuotavano regolarmente circa una volta al mese…quando l’appalto fu sospeso non mi preoccupai più di tanto…la solita buffonata alla liparota pensai io…ma si ripresento’ il problema di smaltimento anzi per un certo tempo raccolsi le pile scariche in un sacchetto dato che il cartoncino a disposizione era ormai ammaccato e pieno di ossido e ruggine…e quando chiedemmo ai vigili urbani ci consigliarono di usare la cassetta per medicine scadute della farmacia che era comunque troppo piccola per le torcia e mezza torcia…tipo C e tipo D per gli addetti ai lavori…e si tratta pur sempre dei residui piu’ inquinanti al mondo…!…l’isola stava precipitando in un clima di incuria e abbandono alla fine del secondo millennio…!…che strano…!…ci voleva la mano dell’uomo per rovinare una perla che brillava sul mare da milioni di anni…!…un giorno decido di interrogare un gestore della cosa pubblica………<ma dove sono finiti quei simpatici ragazzi che gentilmente prelevavano le batterie consumate…?>…la risposta fu laconica…<per riciclare o smaltire quelle sostanze inquinanti servono dei laboratori e dei macchinari molto sofisticati…!>…poi aggiunse <le batterie venivano gettate regolarmente come tutti gli altri rifiuti alla discarica di Lami…!>…!

Laura Gulotta: ci dovrebbero essere anche batterie d’auto lì vicino: ho qualche foto!

Raoul Marco Redditi: Ma un’isola ecologica nessuno sa cosa sia…? Luogo preposto alla raccolta di oggetti che non possono essere smaltiti in maniera “Comune”… Quella sottospecie di micro angolino a Canneto è uno spauracchio… Se oltre a chi di dovere anche il popolo facesse rispettare la legge…tutto andrebbe bene. Iniziare a mettere un po’ di cartelloni con la legge…bello in grande, multe…vedi come andrebbero  a metterlo nell’isola ecologica. Ma un’isola ecologica non esiste…Buoni tumori a tutti. Nessuno sarà esentato perchè nel tempo i materiali rossici girano, girano. Leggete e capirete della pericolosità
http://www.tredcarpi.it/game/schede/scheda_06.pdf

Maurizio Vulcano: E’ quello che dovrebbero essere le isole ecologiche…che non lo potranno mai essere vista l’educazione sia civile che amministrativa…Porta sfiga augurare il tumore sono brutte malattie… A vabbe’ se la metti cosi…guarda la raffineria di Milazzo, che per dare 100 posti di lavoro stanno sterminando di tumori tutto il Milazzese…

Raoul Marco Redditi: Ma è quello che provoca l’elettronica abbandonata….e peggio ancora il tubo catodico che è radioattivo… Il mio è solo : non piangiamo dopo se abbiamo chiuso gli occhi (o siamo colpevoli) prima. Ti si buca una ruota hanno lasciato un set completo a posta per te…non divaghiamo o non la si finisce mai….

Franco Gitto: Non capisco cosa abbiamo da lamentarci… abbiamo, un televisore ogni cento metri per le strade… Due tre frigoriferi per Contrada… e se proprio cerchi qualcosa di preciso; se giri bene tra le maestose montagne di rifiuti, ci trovi ogni bene! Le lamentele in Italia, sono diventate un abitudine Nazionale…un servizio gratuito e stupendamente assortito come il nostro, dovrebbe essere soltanto invidiato dal resto del mondo.

Girolamo Casali. All’auto abbandonata perché non fanno una contravenzione! Il numero. di targa c’é!

Silvano Saltalamacchia: Credo che non ci siano parole o frasi scritte che possano dimostrare o giustificare un cosi’ evidente degrado civico e anche ambientale nell’isola di Lipari. Lascio giudicare ai media e a tutti quelli che ne prendono atto sperando che qualche televisione o sede giornalistica prendano in considerazione tali vergogne simili. Ringrazio il Notiziario delle Isole Eolie online che se ne prende carico evidenziando dove inizia e dove finisce tale degrado, illustrando e facendo conoscere nel mondo queste vergogne eoliane, divulgando e portando a conoscenza da chi e da quali personaggi siamo governati.

Felice D’Ambra: Gentilissimo Direttore Bartolino Leone, ciò che si vede sul Tuo Notiziario è soltanto un degrado causato dalla inciviltà educativa di alcuni abitanti che non sono degni di chiamarsi liparoti o Eoliani e di conseguenza si offende quegli abitanti di Lipari e dintorni, che dell’educazione ne fanno buon uso. Quanto si vede, è dovuto alla mancanza di educazione civica, mai esistita nell’animo di questi pseudo individui che diversamente non si possono chiamare tali. Nonostante tutto, l’inciviltà continuerà ancora sino a quando l’educazione civica, non si prenda in seria considerazione e s’inizi a insegnarla, sin dalla scuola dell’infanzia.

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