Vi proponiamo un articolo di Alessandro Vespignani pubblicato sul “La Stampa” del 21 dicembre 2011. La crisi economica non è una novità nella storia dell’uomo moderno. In passato ci furono molte crisi. Ora il mondo è notevolmente cambiato, quindi le ricette che sono state utilizzate dai nostri predecessori non necessariamente funzionerebbero anche nella situazione di crisi odierna. Tuttavia, in alcuni casi lo studio delle crisi economiche che sono state efficacemente superate possono fornire spunti per la realizzazione di strategie che potrebbero rivelarsi vincenti. Questo articolo offre un esempio concreto di tutto ciò. Coerentemente con il nostro punto di vista, siamo convinti che la crisi non vada solamente subìta ma che essa debba essere affrontata con scelte politiche decise ed aggressive. Come fare? E’ necessario puntare sul futuro. Come potrete leggere nell’articolo proposto (che qui sotto potete scaricare), nel XVI secolo l’Olanda superò una forte crisi economica grazie alla fondazione dell’Università di Leida,”una università che facesse da supporto e pilastro per la libertà e lo sviluppo futuro del Paese“. In seguito, “la città divenne uno dei centri pensanti della nascente nazione, all’origine dello sviluppo tecnologico che ha portato l’Olanda ad essere una delle grandi potenze coloniali. Ancora oggi questa Università è una delle grandi istituzioni accademiche del mondo e uno dei motori dell’economia olandese“.

In Italia non abbiamo certo la necessità di fondare nuove università, ma abbiamo sicuramente l’urgenza di riformare quelle che abbiamo: “oggi l’unica speranza per superare la crisi italiana è rappresentata dal coraggio di un cambiamento radicale del sistema università-ricerca-innovazione. E voglio essere chiaro: quello di cui c’è bisogno non è di far cadere qualche spicciolo in più sulla ricerca. Il vero problema in Italia non è la mancanza di fondi, ma una vera riforma strutturale che latita da mezzo secolo: una riforma che accetti che in Italia non tutte le Università sono uguali. […] Una riforma che, introducendo sistemi di incentivi, meritocrazia e selezione, curi il problema dei salari inadeguati e le carriere bloccate nel mondo della ricerca. Una riforma che dia spazio e faccia tesoro dei centri di ricerca privati per ricreare un tessuto connettivo tra ricerca, innovazione e imprenditoria. Una riforma che passa per la comprensione che il nuovo millennio ha definito un nuovo modo di fare ricerca e innovazione e che sempre più spesso vive in laboratori: qui la commercializzazione delle nuove tecnologie è n simbiosi con la ricerca e il processo innovativo male si adatta ai classici ambienti dei dipartimenti disciplinari universitari“. Noi crediamo fortemente in questo: che la ricerca e l’innovazione saranno le uniche armi che sapranno portarci fuori veramente dalla crisi.

Ecco a voi l’articolo:

Prima parte

Seconda parte 

L.D.

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