Vi presentiamo qui alcuni dati sullo stato di salute degli italiani nel biennio 2009-2010 (Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010). Una situazione apparentemente paradossale balza immediatamente agli occhi: mentre da un lato la nostra prospettiva di vita è più che invidiabile (siamo infatti il terzo Paese più longevo d’Europa), sembra che siano in aumento malattie psicologiche come ansia, depressione e attacchi di panico. Situazione che risulta piuttosto preoccupante in quanto coinvolge profondamente e in particolar modo le giovani generazioni.

La nostra opinione è che in parte la colpa sia sicuramente da attribuire al pessimismo genererato da questa fase contingente di crisi economica. La disoccupazione ed il lavoro precario rientrano tra le principali cause. Da prendere in considerazione è anche la spirale negativa del continuo rialzo dei prezzi e quindi della pressione fiscale, che indirettamente viene aumentata e che grava sempre più pesantemente sulle nostre buste paga. Dal nostro punto di vista, questo sempre più diffuso malessere sociale, che spesso sfocia in manifestazioni di autolesionismo e violenza, non dev’essere sottovalutato da chi si trova al governo del Paese. Il principio è lo stesso che si può applicare ad un’impresa: si ritiene che un lavoratore sia più motivato e produttivo se l’ambiente lavorativo è positivo, se c’è collaborazione tra colleghi e se c’è la possibilità di ricevere delle gratificazioni, non necessariamente di natura economica, da chi si trova in posizioni gerarchiche più alte. Allo stesso modo dovrebbe funzionare il rapporto tra lo Stato ed i suoi cittadini.

In Italia, invece, ci troviamo da anni/decenni in una situazione diametralmente opposta: uno Stato che ci prende continuamente a mazzate in testa, ricompensandoci con servizi risicati al minimo e anzi spesso inutilizzabili e con agevolazioni inesistenti su qualunque fronte. I giovani, le donne, le famiglie, tutti quanti avremmo bisogno di uno Stato più efficiente… non credete che ciò potrebbe migliorare il nostro benessere? Trovare più facilmente un percorso lavorativo adeguato ad un’età decente (senza essere precari sfruttati fino a 30-40 anni) e di conseguenza avere la possibilità di metter su famiglia ad un’età decente (senza dover aspettare di avere 40 anni e senza che le donne debbano rinunciare al loro posto di lavoro). Questo sarebbe il minimo di ciò che potremmo chiedere allo Stato di fare per noi, dopodichè ci sarebbero molte altre cose a cui pensare: servizi pubblici, ospedali, viabilità, cultura, sport etc. Pensiamo a realtà che già esistono all’estero, di cui nei nostri articoli cerchiamo ogni tanto di dare visibilità, confrontando queste realtà, che ci sembrano così lontane, impossibili ed irraggiungibili, con le condizioni inesorabilmente vecchie e permanentemente statiche che troviamo in Italia. Non stiamo pensando ad un Paese dei balocchi, ma ad un Paese efficiente, tutto qui. Un Paese che semplicemente sappia pensare ai suoi cittadini, che metaforicamente sappia considerare questi suoi  figli/cittadini non come dei limoni da spremere ma come delle mele da coltivare.

L.D.

http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/434362/

La relazione sulla salute degli italiani: in aumento ansia, malattie croniche e ricoveri inutili

PAOLO RUSSO – 14/12/2011

Viviamo di più, ma viviamo peggio. Perché sono tanti gli anni di «disabilità» che ci attendono: 16 per gli uomini e 22 per le donne. Un dato su cui riflettere quando si parla di aumento dell’età pensionabile. Crescono le persone che vivono con patologie croniche. Mutamenti che richiederebbero meno ospedale e più assistenza domiciliare, che invece ancora latita.

È un Paese che invecchia ma è tutto sommato in buona salute quello fotografato dalla Relazione sullo stato sanitario del Paese 2009-2010 presentata ieri dal ministro della salute, Renato Balduzzi. Siamo il terzo Paese più longevo d’Europa e dal 1980 abbiamo ridotto del 60% la mortalità per malattie cardiocircolatorie mentre il cancro fa meno paura, con decessi in calo del 20% dagli anni ‘90. Però siamo ancora troppo pigri e amanti delle sigarette che mietono tra le 70 e le 83 mila vittime l’anno. E poi c’è quel malessere dell’animo, segnalato dal boom del consumo di antidepressivi, raddoppiato in dieci anni secondo il Osmed dell’Agenzia italiana del farmaco.

I record di longevità (76 anni per gli uomini, 84 per le donne) fanno dell’Italia un Paese sempre più vecchio, con un quinto della popolazione «over 65». E nel nostro Paese il suicidio è una delle più frequenti cause di morte, la quarta, tra i ragazzi tra i 15 e i 24 anni.

[…]

Intervista allo psicologo Giancarlo Ricci (La Stampa, 14 dicembre 2012, di Rosalina Salemi)

Il consumo di antidepressivi è più che raddoppiato dal 2001 al 2009. Come mai? Lo psicologo risponde che “negli ultimi anni la depressione è diventata quasi una vera e propria emergenza sociale. C’è un disagio diffuso che non risparmia i giovani, si esprime in forme variegate, sfocia in ansie, disturbi dell’alimentazione, attacchi di panico e viene affrontato con l’uso di alcol ed euforizzanti. Gli studi più recenti sono arrivati alla conclusione che la società postmoderna è portata a creare depressioni…”.

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Aggiornamento del 24 aprile 2012:

http://www.diariodelweb.it/Articolo/Salute/?d=20120423&id=246890

La crisi aumenta l’uso di antidepressivi

ROMA – Aumenta il disagio psicologico degli italiani, anche a causa dell’attuale congiuntura economica negativa, e con esso il ricorso ad aiuti psichiatrici o psicologici e l’uso di antidepressivi in Italia è cresciuto di oltre quattro volte in 10 anni, passando da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010. E anche quest’anno prosegue il trend di aumento del consumo di farmaci antidepressivi: è quanto emerge dal rapporto Osservasalute 2011 presentato oggi al policlinico Gemelli di Roma […] Oltre al maggior consumo di antidepressivi tout court, sia in Italia sia negli altri paesi europei c’è stata una notevole crescita della percentuale di persone che hanno ritenuto nell’anno di avere necessità di aiuto psichiatrico e/o psicologico: la richiesta di aiuto è aumentata del 10% negli ultimi 5 anni, soprattutto tra gli over-40, lavoratori manuali e disoccupati. All’aumentare delle consulenze psichiatriche e psicoterapeutiche, aumenta quindi il consumo di antidepressivi che «purtroppo deriva anche dalla tendenza, sia da parte dei medici di medicina generale, sia da parte degli psichiatri, a prescrivere l’antidepressivo alla prima richiesta del paziente, che sempre più spesso ne fa domanda, erroneamente in cerca di una «cura rapida» al suo disagio».

RIPRESA NEI SUICIDI – E, sempre sul fronte del disagio sociale e psicologico, in Italia si registra anche una ripresa dei casi di suicidio che, rispetto al minimo raggiunto nel 2006 (3.607 casi) nell’ultimo anno preso in considerazione in questa edizione del Rapporto salgono a 3.799 casi.

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Aggiornamento del 14 agosto 2012:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/e-vero-aumentano-suicidi-con-crisi

E’ vero: aumentano i suicidi con la crisi

Roberto De Vogli

[…] Io e i colleghi Michael Marmot (Department of Epidemiology and Public Health, University College di Londra) e David Stuckler (Department of Sociology, Università di Cambridge) ci siamo posti queste domande arrivando alla conclusione che sì, i suicidi a causa economica sono effettivamente aumentati in Italia dal 2008 a oggi e potrebbero essere riconducibili in parte alla crisi economica.

La nostra ricerca (pubblicata in questi giorni sul Journal of Epidemiology and Community Health) ha analizzato le tendenze temporali dei dati sui suicidi e tentati suicidi per motivi economici tra il 2000 e il 2010. Per far questo abbiamo utilizzato i dati provenienti dall’Istituto Nazionale di Statistica. La figura 1 mostra che, nonostante sia i suicidi che i tentati suicidi per motivi economici fossero in aumento già prima dell’inizio della crisi finanziaria, dal 2008 in poi sono cresciuti a un ritmo sicuramente più rapido.

Figura 1. Tendenze temporali dei suicidi e dei tentati suicidi per motivi economici in Italia, 2000-2010 (ISTAT).

Poiché i suicidi sono un evento raro, per aumentare la precisione delle stime abbiamo considerato insieme suicidi e tentati suicidi (che seguivano un andamento simile) e, con le dovute elaborazioni statistiche, abbiamo osservato che i suicidi e tentati suicidi sono cresciuti ad un tasso di 10,2 suicidi l’anno prima della crisi finanziaria, ma dopo questo periodo la percentuale è salita a 53,9 suicidi l’anno. Abbiamo così stimato un numero di 290 suicidi e tentati suicidi in eccesso imputabili alla Grande Recessione.

 

Figura 2. Eccesso di suicidi e tentati suicidi per motivi economici in Italia imputabili alla crisi finanziaria, 2000-2010.

[…]

n.d.r. E’ possibile consultare il paper del lavoro pubblicato su JECH, in allegato all’articolo originale

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Aggiornamento del 9 dicembre 2013:

Il film di Checco Zalone, appena uscito nelle sale cinematografiche, è il film italiano più visto di tutti i tempi. Si è trattato di un fenomeno che ha davvero dell’incredibile, considerando che si tratta di un film comico realizzato senza troppe pretese. A cosa è dovuto tale inaspettato successo? L’ipotesi più accreditata è che abbia costituito uno sfogo per gli italiani: ormai stanchi e spossati dalla crisi, gli italiani hanno dimostrato di avere una gran voglia di tornare a ridere e di dimenticarsi della crisi, anche se soltanto per la durata di un film. I nostri complimenti al simpaticissimo Checco: grazie di aver portato un po’ di sorrisi e buonumore tra le ombre di una crisi così buia.

L.D.

http://www.vanityfair.it/show/cinema/13/10/31/sole-a-catinelle-film-checco-zalone-foto

Checco Zalone: «La crisi? Ridiamoci sopra»

In uscita il 31 ottobre, Sole a catinelle affronta una doppia sfida: fare ridere gli «italiani in crisi» e bissare il successo di Una Bella giornata. La ricetta di Zalone? Affrontare i «tempi difficili» con ottimismo, da vero «super papà», nel film e nella vita (con la sua Gaia)

[…] Con leggerezza, senza troppo approfondimento, come aggiunge Zalone: «Ridere della crisi non è facile, ma questo è un film, non un’analisi sociologica».

Effettivamente nella pellicola la crisi c’è: l’ascesa del protagonista, venditore di aspirapolveri di successo — grazie all’ampio parentado (non si offendano i rappresentanti porta a porta con famiglie meno numerose) — e la sua caduta, con la moglie operaia che sciopera e si incatena alla fabbrica che vogliono chiudere. Nel film ci sono anche i brutti costumi italiani: la corruzione delle classi dirigenti e nell’ipocrisia dei «vip», ma a questo Checco oppone la sua abituale veracità. Così, quando il figlioletto, stufo della «truffa vacanziera», intona un convinto «Hai rotto il cazzo, papà!», papà Checco sorride commosso: «Ma allora sei sano! Pensavo di portarti dal logopedista». […]

Ma nella pellicola ci sono anche e soprattutto le risate, secondo la ricetta dell’umorismo di Checco Zalone, e le battute scandiscono in velocità il ritmo dell’intero film, accompagnando rapidamente gli spettatori verso l’atteso lieto fine: in fin dei conti, forse, c’è bisogno anche di questo, di ridere e avere, almeno al cinema, un happy ending completo, senza compromessi, anche se, forse, poco realistico. […]

http://www.lettera43.it/cultura/checco-zalone-da-record-suol-il-film-italiano-piu-visto-di-sempre_43675113830.htm

Checco Zalone da record: suo il film italiano più visto di sempre

18 novembre 2013

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Aggiornamento del 16 febbraio 2014:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/15/crisi-economica-un-suicidio-ogni-due-giorni-e-mezzo-149-nel-2013/882448/

Crisi economica, un suicidio ogni due giorni e mezzo: 149 nel 2013

Secondo i dati del laboratorio di ricerca Socio Economica dell’Università degli studi Link Campus University i casi di morti “per motivi economici” cresce rispetto al 2012, quando furono 89. Il fenomeno coinvolge tutte le aree geografiche d’Italia. Uno su due è tra gli imprenditori, salgono anche tra i disoccupati

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 15 febbraio 2014
[…] L’indagine esamina anche le cause che portano al suicidio. Al primo posto rimane la mancanza di denaro o una situazione debitoria insanabile (108 suicidi), che stacca notevolmente chi si è ucciso dopo la perdita del posto di lavoro (26). Non manca anche chi si è tolto la vita per debiti verso l’erario: 13 casi, calcola il Link Lab. Ad allarmare, segnando l’acuirsi della crisi sul fronte sociale e lavorativo, è anche il dato relativo ai tentativi di suicidio: lo studio ne ha contati 86 contro i 48 del 2012, tra loro una cinquantina di disoccupati ai quali la crisi ha portato via il lavoro ma anche la speranza di ricostruire altrove il proprio percorso professionale.

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